IL CONDIZIONAMENTO SOCIALE: esposizione del corpo nudo e di atti sessuali

IL CONDIZIONAMENTO SOCIALE
La società è il risultato sistemico delle conseguenze imprevedibili dell’intersecarsi dei desideri di tutti, e delle imposizioni dei desideri di qualcuno su quelli di qualcun altro, ad esempio di quelli di un/a padre/madre, un fratello/sorella, nei confronti di una figlia, sorella. Pertanto quello che si vede che le persone fanno non coincide automaticamente con quello che le persone vorrebbero fare, e avrebbero fatto se fossero state libere da conseguenze negative nel farlo.
Ogni persona è ricattabile dalle altre che vivono attorno a essa, poiché le persone hanno dei bisogni che si soddisfano solo grazie agli altri, a partire da quelli primari, un lavoro per mangiare, bere, dormire, e stare al sicuro, a quelli secondari, scherzare, sorridere, non sentirsi soli. Possono subire una sospensione (temporanea o illimitata) dal lavoro, delle urla, dei giudizi negativi, degli insulti, delle imprecazioni, degli sguardi rabbiosi, un invito ad andarsene di casa da genitori o parenti. Dunque, nessuno è mai totalmente libero.

Continua a leggere

3 – L’importanza di mostrarsi nudi, e semisvestiti

Oltre al fatto generale che bisogna chiedere il consenso alle persone per poterle fotografare, e che quindi hanno libertà di negare questo consenso, uno dei motivi per cui non basta esprimere il proprio desiderio di far foto ai corpi nudi delle persone per farle è che tutte le persone che si incontrano sono sempre vestite, e se si vestono ci sono dei motivi a cui non possono rinunciare solo perché qualcuno ha il desiderio che ci rinuncino. Infatti, mostrare la propria nudità è più difficile che mostrarsi vestiti in una società in cui la norma è il corpo vestito e non il corpo nudo.

Poiché per strada non si trovano persone nude, a meno che non lo si trovi già nudo da qualche parte, oltre a chiedergli il consenso gli si deve chiedere anche di spogliarsi.

Continua a leggere

2 – L’IMPORTANZA DI COPRIRE LA PELLE DEL CORPO (semidefinitivo)

La natura fa nascere gli esseri umani dal grembo della madre con un corpo la cui pelle visibile, formata da cellule, a livello microscopico e quindi a un livello invisibile agli occhi, è esposta all’ambiente circostante. Questo stato in cui si trova il corpo è in una parola sintetica chiamato “nudo”.

Poco dopo la nascita questo corpo viene coperto dagli altri umani, i genitori, con alcuni materiali flessibili, come la stoffa, al fine di ottenere degli effetti. Da quel momento il corpo è “vestito”.
Continua a leggere

1- L’IMPORTANZA DI AVERE UN CORPO, SENZA PELI E CON UN SESSO (semidefinitivo)

Per prima cosa quando le persone parlano del valore che ha il corpo, bisogna considerare si sbaglia chi pensa e dice che il corpo è “solo un involucro” aggiungendo che se ne farebbe a meno se si potesse, o dicendo che è un “contenitore” che semplicemente contiene e riveste e sorregge ciò che ha veramente importanza, ovvero la “mente”, i pensieri, i ricordi, le emozioni, i sentimenti, le passioni e così via.

Spesso la gente con un’affermazione del genere non si riferisce all’intero corpo, fatto di ossa, muscoli, vene, sangue, pelle e così via ma solo al suo esterno visibile con gli occhi, per grande parte la pelle, poi i capelli, le sopracciglia, gli occhi, e così via. Queste persone sanno che il corpo ha una importanza, ma negano l’importanza del piacere provocato dall’aspetto di questo corpo, e quindi se vogliono sostenere la loro tesi sarebbe per prima cosa più corretto dire “il piacere provocato dall’aspetto del corpo non ha valore” piuttosto che dire “il corpo è solo un involucro senza importanza”.

Riguardo all’ipotesi che l’aspetto non abbia valore bisogna per prima cosa considerare che neanche la pelle, che può somigliare a un involucro del tipo di una bottiglia che contiene l’acqua, in verità non è solo un involucro, perché non ha soltanto la funzione di contenere ciò che c’è sotto di essa, ma anche molte altre, tra cui quella di attrarre gli altri per fare sesso. Spesso chi disprezza la parte visibile del corpo che può suscitare piacere negli altri non si riferisce neanche alla pelle ma solo alle parti del corpo che suscitano desiderio di contatto sessuale, come seno, natiche, vulva, pene, ano.
Continua a leggere

0 – Chiarimenti sullo studio intorno all’esposizione del corpo nudo e dell’attività sessuale (versione semidefinitiva)

Premessa alla lettura dello studio condotto
Chi prende un libro in biblioteca, o in prestito da un amico oppure lo compra, in genere non l’ha ancora letto. Dunque, non può essere influenzato da cosa ci abbia messo l’autore, che può rilassarsi a scrivere cosa gli pare e come gli pare.

Ma i lettori prima di impiegare tempo ed energie nella lettura di uno studio vorrebbero sapere se ne varrà la pena, e dunque vorrebbero per prima cosa sapere cosa descrive o racconta quel testo. Per questo, oltre al titolo, leggono o leggono la sintesi sul retro copertina o le prime righe della prima pagina, e una volta accumulate sufficienti informazioni da poter capire se si tratta di un romanzo o di un saggio, se il testo tratta di pasticceria, microfoni, bambini, capelli o quant’altro, decidono se proseguire o no.

Questo accade anche perché tutti gli umani hanno un tempo limitato e delle energie limitate, e una parte del loro tempo e delle loro energie sono costretti a impiegarle per delle attività necessarie (lavorare, fare spesa, cucinare, mangiare, bere, dormire, ordinare casa, studiare materie universitarie…).
Perciò, devono necessariamente scartare delle possibilità di vita, fare delle rinunce, stabilire che una certa attività occupa troppo tempo o troppe energie e un’altra invece è adatta.
Continua a leggere

DIVERSI USI DEL TERMINE NUDITà: NUDITà FISIOLOGICA E NUDITà CULTURALE

Una conoscenza accurata di tutti i dettagli anatomici necessita anni di osservazione ed è posseduta solo da pochi. Il corpo umano è così complesso, che solo un ristretto numero di anatomisti umani padroneggia tutti i suoi dettagli: molti si specializzano solo su alcune parti interne, come il cervello, le viscere, ecc., accontentandosi di una buona conoscenza generale del resto del corpo.

In fotografia di nudo, sono prima di tutto importanti solo le parti esterne del corpo e non quelle interne, e tra quelle esterne sono più importanti alcune parti del corpo che altre, e dunque ci si può specializzare nella conoscenza accurata di esse: Mammelle (composte da areola e capezzoli), glutei, vulva, pene, ano.

Per prima cosa bisogna chiarire un aspetto linguistico generale. Con il termine “nudità” ci si può riferire a due elementi del mondo diversi. Uno è quello che descrive uno stato dell’intero corpo umano dalla testa ai piedi, affermando che è privo di vestiti, l’altro uso del termine è invece quello di indicare soltanto un insieme di parti del corpo, affermando che sono prive di vestiti.
Il primo uso del termine è puramente descrittivo, il secondo invece indica la differenziazione di diverse parti del corpo (ad esempio viso e seno) e l’esistenza di una norma, contrapponendo lo stato delle cose così come viene percepito con lo stato delle cose come viene immaginato e si pensa dovrebbe essere: vestito.
Quest’ultimo è un concetto culturale creato attraverso diversi fattori, come ad esempio l’abitudine alla visione delle persone vestite e coperte in quelle parti del corpo indicate dall’uso del termine “nudo”. Si nasce nudi, e atei, e si diventa vestiti e religiosi, ma anche ideologizzati riguardo alla propria nudità.
Il viso e le mani sono quasi sempre scoperti in tutto l’anno solare. Le mani d’inverno possono essere coperte con i guanti, ma appena raggiunto un luogo chiuso si sfilano i guanti e si rimane a pelle nuda. Tuttavia, non si considerano il viso e le mani come parti nude. Si considerano alcune parti del corpo più nude delle altre quando scoperte, perché l’esigenza che siano coperte è più forte che in altre come il viso e le mani, la cui esigenze
è puramente strumentale in caso di freddo e neve. E le reazioni delle persone sono molto più forti in base a quale parte del corpo si scopre.
Sia per un senso di “normalità”, sia per una divisione delle funzioni del corpo. La pelle che va da sotto al seno all’inguine non ha una funzione ulteriore a quella di coprire ciò che c’è sotto, mentre la pelle sta sotto l’inguine e copre ciò che c’è sotto la vulva e il pene hanno delle funzioni ulteriori, l’orinare e la riproduzione.
Si può quindi elencare un ordine di nudità delle parti del corpo. Questa differenza di forma, colore e funzione, determina una differente risposta emotiva e cognitiva, un interesse visivo differente. Ci si sente anormali ad avere quelle parti del corpo scoperte in presenza di qualcun altro, se il contesto è in un modo, e ci si sente a proprio proprio agio se il contesto è in un altro modo.

nudità13
Nel proprio corpo e in quello di chi si desidera e ricambia il proprio desiderio esistono potenzialmente tutte le sensazioni possibili. Sono localizzate in alcune parti e non in altre e pronte a circolare nel resto del corpo, che aspettano solo di essere toccate, condivise e liberate. Per questo si infilano le lingue in bocca, pizzicarsi reciprocamente i capezzoli un dato numero di volte, leccarsi i rispettivi organi genitali, e poi fare dentro e fuori fino a che uno dei due non emette dei suoni che onomatopeicamente possono essere scritti come “ooo-ahhh, ooo-ahh” e l’altro fa spruzz, spruzz, spruzz.

Ogni società stabilisce ciò che deve essere coperto e ciò che può restare senza indumenti. In un grande numero di gruppi umani le parti del corpo da coprire sono gli organi genitali. In Giappone la norma secondo la quale i genitali devono restare nascosti è già contenuta nella lingua: la sillaba in, che significa “nascosto, oscurità, ombra”, è presente nei termini inbu: “genitale”, inmo: “peli del pube”, inno: “scroto”, e inmon: “vulva” (Duerr 1988). Se nella cultura occidentale è considerata buona norma coprirsi il seno poiché correlato alla sfera della sessualità, in molte culture africane il seno, maggiormente connesso alla funzione dell’allattamento, viene spesso mostrato, mentre sono le cosce a dover restare coperte avendo un forte legame con il desiderio sessuale. In un’isola del Gaeltacht (Irlanda), convenzionalmente denominata Iris Beag dall’antropologo J. Messenger, la nudità viene considerata un atteggiamento esplicitamente sessuale. Basta essere sorpresi senza calzini per provare un forte sentimento di vergogna; gli isolani hanno orrore della nudità e per questa ragione si lavano soltanto la faccia, il collo, le braccia, le mani e le gambe sotto le ginocchia; molti si rifiutano di farsi visitare durante una malattia per la paura di doversi spogliare, e persino la nudità degli animali domestici (cani e gatti) parrebbe essere causa di angustie e imbarazzo, soprattutto nel periodo dell’eccitamento sessuale.
Dal Rinascimento in poi si è sempre idealisticamente sottolineato il fatto che nella Grecia classica vigesse una forte libertà nel presentarsi nudi in combattimento e durante le gesta atletiche. In realtà il senso del pudore non era completamente svincolato dal concetto di nudità, soltanto che quest’ultima veniva ammessa in determinate occasioni e assumeva significati del tutto particolari, come nel caso della nudità dell’ebreo circonciso che, nei ginnasi, era giudicata inaccettabile (Duerr 1988). I greci erano sinceri ammiratori del pene dei fanciulli, purché questo fosse interamente ricoperto dal prepuzio. Durante gli esercizi fisici solevano legarsi il prepuzio sulla parte anteriore, in modo che non scivolasse inavvertitamente all’indietro. Un prepuzio corto era segno di un’eccessiva attività sessuale e la nudità del glande era, secondo il costume e i canoni estetici greci, riprovevole e imbarazzante. A partire dall’epoca in cui gli ebrei fecero ingresso nei ginnasi venne emanato un provvedimento secondo il quale potevano partecipare ai giochi olimpici unicamente quelli che si erano fatti nuovamente allungare il prepuzio. Come si può notare, il concetto di nudità era connesso non tanto alla mancanza di indumenti ma alla mancata copertura del glande; la nudità non era una questione di abiti ma di abitudini (nel caso specifico il ‘costume’ della circoncisione).

LE VARIE IDEOLOGIE SULLE PARTI DEL CORPO IMMORALI
Poiché l’esposizione di certe specifiche parti del corpo è erroneamente giudicata moralmente da moltissime persone, sia da chi deve scegliere di esporle, che da chi le vede esposte, c’è una maggiore attenzione verso l’apparato genitale rispetto a ogni altra parte del corpo, valutato in dettagli che vanno da un 1 cm a 1 mm, come se ci si avvicinasse con gli occhi a guardare ogni piccola variazione d’aspetto in quella parte del corpo, al contrario delle altre che le si possono valutare anche guardando da 1 a 5 metri di distanza. Per tanto si hanno molte scelte di limitazione nell’esposizione e ogni ragazza può scegliere di arrivare fino a una certa gradazione per rimanere entro quella che crede essere la moralità, la quale la può far pensare di essere nel giusto, di essere pura, di essere artistica, di essere amabile, accettabile, comprensibile al contrario delle altre esposizioni.

Indipendentemente dal come è fatta la foto che ritrae il soggetto nudo, di che tipo di luce che illumina il soggetto, dal tempo di esposizione, dall’inquadratura le fotografie in cui compaiono corpi nudi vengono separate in categorie sulla base del soggetto nella foto e del suo grado di nudità, del tipo di posa in cui è, e delle interazioni con oggetti o altri esseri umani che sta attuando. Per questo non si dice “facciamo foto scure” o “facciamo fotografie mosse” indicando la caratteristica della fotografia ma si dice “facciamo foto di nudo artistico, erotico, pornografico” indicando la caratteristica del soggetto.

Parlare di genere, soggetto e stile significa entrare in un mondo spesso confuso, non sempre ragionato del nostro modo di rappresentare il mondo.
Proviamo a dare alcune definizioni:
Il soggetto è quello che fotografi;
Lo stile è come lo fotografi.
Il genere definisce il modo in cui guardi al tuo soggetto dalla prospettiva del movimento artistico che abbracci o che crei per primo.

Chiariamo un po’ meglio quest’ultimo punto con un esempio, il Gruppo f/64 (Adams, Weston…)
Il loro lavoro si caratterizzava per:
Assenza di manipolazione;
Attenta rendizione di tonalità delicate ed immagini molto dettagliate;
Estrema profondità di campo;
Rifiuto di utilizzare filtri soft o obiettivi soft, carta pesantemente testurizzate e processi di stampa o ritocco che portassero all’alterazione complessiva dell’immagine fotografica.

Un genere, quindi, è indipendente dal soggetto, da quello che indossa, e dal suo grado di nudità. E’ definito da un approccio, da una metodologia.

Il diffuso apprezzamento del genere glamour, per il fatto che non mostra certe parti del corpo, e il diffuso disprezzo per il genere esplicito, per il fatto che mostra certe parti del corpo è il risultato della conformazione collettiva alle leggi morali vigenti nei riguardi dell’esposizione del corpo nudo.

Già l’espressione “lasciare spazio all’immaginazione” usata quasi sempre al posto di “dare spazio all’immaginazione” per descrivere il nudo “erotico” in contrapposizione a quello “pornografico” è tutto un programma, dal momento che il termine “lasciare” ha spesso un valore di insofferenza come quando si dice “lasciami in pace”, ma anche il termine “spazio” nelle espressioni “mi serve spazio” usata nei confronti di fidanzati che non si vuole più attorno, e quindi indica uno spazio che deve normativamente esserci, indipendentemente da quello che uno realmente vuole, e non può esserci o no indifferentemente, perché c’è differenza, lo spazio per l’immaginazione è sottinteso sia benefico, e l’assenza di spazio per l’immaginazione è sottinteso che sia malefico, per sé e per gli altri.

Per fare certe foto a ragazze non basta dire “voglio fotografarti nuda”, e per farsi fotografare in certi modi non basta dire “posso farmi fotografare nuda”, perché per molte ragazze la scelta non è solo tra vestita e nuda, anche se per altre invece è solo questa la scelta, e che si veda o non si vedano i genitali non fa differenza.
Il corpo umano ha delle parti alle quali non è assegnato nessun valore morale negativo e altre sì. Se si escludono volto e mani, che sono sempre scoperti durante la vita (a parte quando è freddo), la nudità può essere ordinata in base alla supposta gravità morale in cui molti credono, le varie esposizioni del corpo che comprendono in modo maggiore o minore certe parti specifiche possono essere ordinate.

1. seno 2. natiche 3. monte di venere 4. vulva 5. labbra vulvari 6. ano

E il termine esplicito ha tanto senso quanto più ci si avvicina al massimo grado di nudità, e ha meno senso quanto più ci si allontana dal massimo grado di nudità.

Praticamente le mani sul seno sono quasi come stare in costume con 1 un centimetro e mezzo di pelle scoperta in più e forniscono l’informazione che il soggetto voleva suscitare emozioni più intense rispetto allo stare in reggiseno.

gradinudità
Il seno, essendo tra le tre parti del corpo (seno, vulva, ano) quella che ha meno probabilità di provocare comportamenti violenti basati su concezioni morali (verbali e fisici) da parte degli altri nel momento in cui lo si espone (perché lo si fa anche durante l’allattamento o, anche se più raramente, in spiaggia, e sulle riviste è l’unica parte del corpo che ogni tanto si vede nuda) è la prima parte che una ragazza è disposta a esporre tra l’insieme delle parti del corpo che secondo alcuni sono moralmente da coprire (seno, natiche, monte di venere, vulva, labbra vulvari, ano), soprattutto se coperti i capezzoli con le mani o qualche oggetto, e lasciata visibile solo la parte attorno del seno che, a differenza dei capezzoli, ha lo stesso aspetto del resto della pelle che è accettabile mostrare.

Allo stesso modo rimanendo senza vestiti, la ragazza è prioritariamente disposta a mostrarsi con le mani che coprono la vulva, lasciando far vedere la pelle nuda ai lati, prima che mostrarla completamente, preferibilmente con oggetti che attenuano il concetto di desiderio sessuale e dissuadono dal dedurre che il soggetto rappresentato o la fotomodella stessa siano favorevoli a un tipo di sessualità separata dall’affettività e disponibile a più rapporti in un arco di tempo ristretto o contemporanea, oltre che senza inibizioni (lasciandola salva dal giudizio di troia nonostante sia infondato, insensato, inutile, a uso e consumo dell’egoismo di chi lo usa).

Oltre a scegliere il genere fotografico escludendone alcuni eventualmente una fotomodella è tenuta a descrivere in modo dettagliato cosa e come non far vedere, perché i nomi dei generi possono essere fraintesi, in modo che lui possa scegliere di fotografarla consapevole di ciò a cui andrà incontro.
Deve quindi conoscere la sua anatomia, la nomenclatura, e scegliere se mostrare tutto o qualcosa.

divisione apparato genitale femminile

Si può scegliere di mostrare il monte di venere, il prepuzio clitorideo, le grandi labbra, le piccole labbra, il perineo, e l’ano. Se non si vuole mostrare il proprio prepuzio clitorideo perché lo si trova esteticamente brutto (ad esempio perché grosso) ma solo il monte di venere, la fotomodella è tenuta a dirlo al fotografo, che sarà quindi costretto a non fotografarle frontalmente a meno che una gamba non lo copra. E non chiedere dopo di far saltare il lavoro. Piuttosto è meglio che non le fa le foto di nudo se non è capace a spiegare cosa si può o non si può fotografare. La responsabilità è maggiormente grave dal momento in cui la fotomodella ha esperienza, e dunque si è vista in foto, e si è valutata esteticamente.

La sottile linea di demarcazione tra bene e male per alcune ragazze è larga quanto le piccole labbra dell’apparato genitale femminile, in quanto mostrarle in foto, attraverso pose che ne permettono la visione, al contrario di mostrare le grandi labbra è giudicato “troppo”, “sbagliato”, “disprezzabile”.

La stessa espressione “aprire le gambe” è interpretata come negativa, e basta dire di una ragazza che è una “che apre le gambe” per provare dentro di sé un sentimento di disprezzo. Non c’è nessun altro movimento del corpo oltre a quello di aprire le gambe, come può essere sollevare un braccio, piegare una gamba, ruotare il collo, al quale viene attribuito un giudizio morale. Non si è mai sentito dire “quella è una che alza le braccia” o “è una che ruota il collo” o “è una che piega l’avanmbraccio” per schernirla con disprezzo, anzi, farebbe ridere. Al contrario si sente continuamente dire “quella lì è una che apre le gambe” e non si sa perché quest’unico atto compiuto da un’unica parte del corpo dovrebbe essere giudicato moralmente, e usato come sineddoche (sostituzione di un termine con un altro che ha con il primo una relazione di carattere quantitativo, cioè la parte per il tutto, il genere per la specie, il singolare per il plurale) di un pensiero o di uno stile di vita o un sentire.

C’è chi fa nudo esplicito ma rifiuta di far foto con chi vuole obbligatoriamente fare anche nudo esplicito durante il set, pur pagando, e non è disposto a far foto, o a pagare per farle se non ha sicurezza di avere la disponibilità della fotomodella a farle. Questo fenomeno non succede mai per gli altri generi fotografici. Se uno dice, ti pago solo se ti faccio foto beauty, oltre a fashion, nessuna dice “non ci scatto con te allora”.

LIMITAZIONE ALL’ESPOSIZIONE DEI GENITALI VALIDA SOLO PER ALCUNI DETTAGLI 
A differenza di generi fotografici in cui non c’è nudo, e anche di generi fotografici in cui pur essendo nudo il corpo, non espone le labbra della vulva e l’ano, in foto con labbra della vulva e ano visibili le categorizzazioni che le ragazze fanno si complicano millimetricamente in sottocategorie.

Paradossale e divertente il fatto che “mostrare ano, e piccole labbra” sia sputtanare certe parti del corpo, svenderle, svalorizzarle, e dunque sia implicito che ciò che vale deve essere tenuto o segreto o per pochi, mentre allo stesso tempo tutti dicono che il viso, o gli occhi sono la parte più importante di sé e del corpo, eppure sono perennemente esposti, dunque, secondo questa logica “sputtanati” e “svalorizzati”, che mostra una totale ignoranza per la logica.

A includere o escludere dalla categoria di nudo esplicito accettabile certe fotografie per alcune ragazze influiscono l’apertura delle gambe, la posizione del corpo, soprattutto della schiena (da dietro), gli oggetti, le espressioni del volto (di godimento, o di finta cattiveria), per altre invece dire “sono disponibile per nudo esplicito” significa includere ogni possibilità, ovvero mostrare tutto l’apparato genitale con le sue strutture (prepuzio clitoride, grandi labbra, piccole labbra, perineo e ano).

Per quanto riguarda i gradi di apertura delle gambe, quando le cosce sono a contatto, la vulva appare come una fessura di pelle lunga, dove le labbra, sono attaccate. La rima vulvare è chiusa a riposo (cioè le grandi labbra nascondono del tutto le altre strutture della vulva). Quando invece la donna si trova a cosce divaricate, la vulva si presenta di forma ovoidale ad asse verticale, e le labbra sono separate, mostrando anche una fessura tra le due.

Poi si possono distanziare le natiche manualmente tirando con loro anche le grandi labbra e la pelle dell’ano, oppure con le dita si possono tirare le grandi labbra e scoprire le piccole labbra.

gradiEsposizioneGenitale.jpg
Ci sono almeno due scuole di pensiero nella scelta di limitare l’esposizione dell’apparato genitale e categorizzarlo come “soft”.

VersioniEsplicitoSoft.jpgLe gambe chiuse non fanno automaticamente in modo che non si vedano le piccole labbra, perché queste hanno una lunghezza variabile di donna in donna, in alcuni casi se le possono inserire dentro manualmente. ma a parità di posa, a gambe chiuse, le piccole labbra si possono vedere come non vedere.

piccoleLabbra_posa.jpg

Se il limite posto all’esposizione dell’apparato genitale è che non si vedano le piccole labbra, allora le foto in cui le grandi labbra e l’ano si devono vedere le può fare solo chi per natura le ha corte, e chi le ha lunghe e vuole rimanere nel concetto di soft deve optare per foto in cui la rotazione delle natiche è di tre quarti rispetto alla fotocamera, oppure, la schiena non è totalmente piegata ma solo leggermente. Anche il grasso corporeo influisce nel nascondere ano e piccole labbra.
Se invece il limite è il rimando a posizioni sessuali anche così è accettabile. Variando la premessa al giudizio morale varia cosa includere o no nell’insieme delle esposizioni morali o immorali, nell’accettabile o nell’eccessivo.

Questa semplice e minima e dettagliata differenza visiva anatomica, la visibilità o non delle piccole labbra, o dell’apertura della vagina, per identificare la quale ci vuole molta attenzione, per molte cambia tutto, e rappresenta la linea di demarcazione tra il bene il male, dove il male è l’essere zoccola, volgare, sessuale, e dunque evitare tutto ciò è una difesa anti-zoccola, spesso inconsapevole.
La scelta del come e quanto il proprio corpo viene esposto in modo esplicito viene fatta per distanziarsi da quei comportamenti associati a certi concetti come quello di “chi fa certe cosa è troia/porco” ed evitare così di essere giudicate tali e subirne le conseguenze sociali.
Ci si distanzia da quel concetto con centimetri di pelle in meno, centimetri di apertura di gambe in meno, centimetri di curvatura di schiena in meno dal concetto di “donna per male”, ma è una ideologia, e non una sensazione istintiva.

Nudo esplicito soft: gambe chiuse con ano e vulva visibili.
Nudo esplicito hard (o Met-art): gambe spalancate con la possibilità di inquadrature strette.

E in fotografia molte ragazze basano questa distinzione tra generi fotografici di nudo esplicito, si può chiamarlo nudo esplicito soft e nudo esplicito hard, anche se la parola “hard” potrebbe portare a ulteriori fraintendimenti facendo pensare ai rapporti sessuali della pornografia chiamata appunto “hard”. Giudicando così il primo tipo di nudo esplicito, quello soft, come artistico ed elegante da donna per bene, e il secondo tipo di nudo esplicito, pornografico e volgare da donna per male.

A causa di questa diversa attribuzione di valore morale a certe esposizioni del corpo le fotografie pubblicate in siti web come come Met-Art si differenziano spesso da siti web come Suicide Girls, nonostante siano molto simili, proprio per i gradi di apertura delle gambe, e il grado di visibilità e illuminazione dell’ano di molte fotomodelle (che a volte permette la visione l’orifizio vaginale) ma anche per la maggiore attenzione suscitata allo sguardo dell’osservatore sul soggetto, ottenuta dall’isolamento del soggetto dalla scenografia con un fondale neutro, o con una inquadratura che lascia poco spazio all’ambiente e non distrae dal corpo.

EmilyBlackBallPart1-poster-240x
EmilyElectric-poster-240x

Così anche quando le cosce sono a contatto, e la vulva appare come una fessura, e non ha una forma ovoidale, se a quest’esposizione del corpo si uniscono oggetti ritenuti simbolicamente sessuali (da abbigliamento e scarpe di un colore e un tessuto associato al sadomaso, come la pelle nera o il latex, a simboli sostitutivi del pene o della vulva, come una banana o un’arancia tagliata a metà) l’esplicito diventa hard, secondo alcune ragazze che vogliono evitare di essere giudicate per le loro scelte espressive inerenti al sesso, e quindi evitare di essere considerate troie (da genitori, fidanzati, fratelli, amici, conoscenti, edicolanti).

TECNICA FOTOGRAFICA E ABBIGLIAMENTO COME FONTE D’IMMORALITà NEL NUDO
A volte una tecnica fotografica può attenuare il nudo esplicito, ad esempio facendo una polaroid (che è rende la vulva e l’ano fisicamente piccolo per l’occhio umano) e usando dei flash a una potenza elevata che schiariscono tutta la foto, oppure colorano lo sfondo con delle gelatine colorate, rendendo la foto meno oscura o provocante (perché non associata al colore nero o rosso). Per questo i fotografi che non conoscono questa differenziazione tra nudo esplicito soft e hard, quando chiedono a una fotomodella di fare per loro nudo esplicito possono rimanere sorpresi, confusi, e anche insoddisfatti (soprattutto se hanno pagato il servizio) nel momento in cui solo durante il set, e non prima, la fotomodella fa presente che è disposta a fare nudo esplicito con delle regole molto rigide per renderlo soft. Chiedendo indietro i soldi nel caso abbiano pagato, o rifiutandosi di pagare nel caso non lo abbiano ancora fatto.

Un esempio sono le foto fatte da Terry Richardson a Miley Cyrus, dove mima con le dita e la lingua l’atto di fare cunnilingus, e indossa uno strap-on. Uno strap-on dildo (anche detto strap-on, o dildo indossabile) è un dildo disegnato per essere indossato (mediante un’imbracatura) per rapporti anali, orali, vaginali e per quant’altro provochi desiderio e/o piacere, a prescindere dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere e dal sesso dei partecipanti.

Miley-Cyrus-52

Miley-Cyrus-71
Miley-Cyrus-121

Le limitazioni all’esposizione delle nudità possono essere oltre che per motivi morali anche per motivi estetici. Oltre a scegliere il genere fotografico escludendone alcuni eventualmente una fotomodella è tenuta a descrivere in modo dettagliato cosa e come non far vedere, perché i nomi dei generi possono essere fraintesi, in modo che lui possa scegliere di fotografarla consapevole di ciò a cui andrà incontro.
Deve quindi conoscere la sua anatomia, la nomenclatura, e scegliere se mostrare tutto o qualcosa.

E facendo una lista anatomica ordinata dei vari generi di foto esce fuori questo:

1.Mani o braccia sul seno (Handbra),
2.Seno visibile (Topless),
3.Seno-natiche visibili, vulva nuda ma coperta con mani od oggetti (Nudo totale ma censurato nei genitali – Covered Nude, o Implied nude cioè nudo implicito contrapposto a esplicito)
4. Seno-natiche-vulva visibili (Nudo integrale)
5. Seno-natiche-vulva, labbra della vulva-ano visibili (Nudo esplicito soft)
6. Nudo esplicito hard (come MET-ART)
7. Erotico
8. Pornografico (il quale viene diviso moralmente a sua volta in diversi sottoinsiemi di categorie più o meno problematiche ordinata in base alla maggiore intensità di sensazioni fisiche provocata da quest’interazione. Leccare e succhiare non da l’intensità di sensazioni che da farsi penetrare o penetrare: Masturbazione autonoma, Toys, Cunnilingus e Fellatio, Penetrazione vaginale, Anale, Eiaculazione nella vagina, Gang Bang e così via)

Inserendo anche l’insieme delle condizioni in cui si trova il soggetto fotografato durante l’interazione con i propri genitali o l’interazione genitale con gli altri corpi (pornografica) lo schema completo diventa questo:

gradinudità+esposizionesessuale

Proprio perché la pornografia è un evento eccezionale nella società attuale, nell’ambito della pornografia, al contrario della fotografia di nudo in cui non ci sono le nudostar, sono nate le pornostar, come Sasha Grey, Stoya e così via.

pornstars
A sua volta, l’insieme delle ragazze che accettano di farsi fotografare nude e di condividere queste foto nel web, si differenzia in due sottoinsiemi di ragazze. Quelle si mostrano in foto esplicite con delle regole precise e altre che non hanno queste regole.

Poiché l’esposizione di certe specifiche parti del corpo è erroneamente giudicata moralmente da moltissime persone, sia da chi deve scegliere di esporle, che da chi le vede esposte, ogni ragazza può scegliere di arrivare fino a una certa gradazione per rimanere entro quella che crede essere la moralità. Ma poiché un fotografo non può sapere cosa può volere, lo deve comunicare prima.
Se una ragazza vuole una intensità della luce più bassa perché sennò si vedono troppo i capezzoli sotto la camicetta semitrasparente, mentre li vuol far vedere ma poco, o se una vuole mostrare una sola tetta invece che due, o se una vuole solo le natiche invece che anche la vulva, o le labbra della vulva nella posizione della pecora mo solo se con le gambe chiuse invece che aperte, la sua fede religiosa nel fatto che più o meno esposizione del proprio corpo nudo abbia qualche significato metafisico deve essere rispettata, ma deve organizzarsi e comunicarlo al fotografo prima di fargli spostare un solo piede. Il problema è che neanche le fotomodelle professioniste sanno cosa non vogliono, soprattutto perché sono ignoranti di fotografia e non conoscono tutte le possibilità di fotografare. Poiché amano tanto dire “l’immagine è mia” o “il culo è mio” in modo sprezzante quando un fotografo tenta un ragionamento logico volto a stabilire dov’è il giusto e dov’è lo sbagliato nel pretendere di non usare delle foto scattate (a volte la maggioranza) allora è un problema loro capire cosa mostrare o no, perché appunto immagine e culo non sono del fotografo.

AVVISARE IL FOTOGRAFO PREVEDENDO COSA SI DOVRà ESPORRE O NO

Al di là della sensatezza di questa esclusione dalla moralità di certe parti del corpo esposte, una persona può credere anche a principii morali insensati, ma non deve provocare problemi agli altri per questi principii. Così come chi crede che gli omosessuali siano impuri, immorali e contronatura non deve imporre questi pregiudizi medievali a loro.

Ma poiché un fotografo non può sapere cosa può volere, lo deve comunicare prima.
Se una ragazza vuole una intensità della luce più bassa perché sennò si vedono troppo i capezzoli sotto la camicetta semitrasparente, mentre li vuol far vedere ma poco, o se una vuole mostrare una sola tetta invece che due, o se una vuole solo le natiche invece che anche la vulva, o le labbra della vulva nella posizione della pecora mo solo se con le gambe chiuse invece che aperte, la sua fede religiosa nel fatto che più o meno esposizione del proprio corpo nudo abbia qualche significato metafisico deve essere rispettata, ma deve organizzarsi e comunicarlo al fotografo prima di fargli spostare un solo piede. Il problema è che neanche le fotomodelle professioniste sanno cosa non vogliono, soprattutto perché sono ignoranti di fotografia e non conoscono tutte le possibilità di fotografare. Poiché amano tanto dire “l’immagine è mia” o “il culo è mio” in modo sprezzante quando un fotografo tenta un ragionamento logico volto a stabilire dov’è il giusto e dov’è lo sbagliato nel pretendere di non usare delle foto scattate (a volte la maggioranza) allora è un problema loro capire cosa mostrare o no, perché appunto immagine e culo non sono del fotografo.

I giudizi etici sulla fotografia come sex toy

L’USO DELLA FOTOCAMERA COME SEX TOY O PRELIMINARE SESSUALE O SUPPORTO SESSUALE
Sin da quando nel 1816  Joseph Nicéphore Niépce ottenne la sua prima immagine fotografica (che ritraeva un angolo della sua stanza di lavoro) utilizzando un foglio di carta sensibilizzato, forse, con cloruro d’argento, scoprendo così come si ottengono le fotografia, gli umani hanno iniziato ad avere la possibilità di fare centinaia di cose diverse con quella tecnologia, che ha moltissime funzioni.
Continua a leggere

Il luogo comune che nel sesso promiscuo/occasionale “il maschio è considerato figo mentre la femmina è considerata troia”

Partendo dal presupposto che c’è chi pensa che il giudizio “troia” sia emesso a causa del maschilismo e che il maschilismo sia l’unica causa possibile di un insulto sessuale rivolto a una donna, e che quindi sia allo stesso tempo un insulto che rientra nella categoria più ampia chiamata “sessismo”, ovvero una forma di discriminazione tra gli esseri umani basata sul genere sessuale, che in questo caso è a sfavore del sesso femminile, certe persone deducono che per questo motivo:
Continua a leggere

Baratto e tfcd: La pseudo-collaborazione nell’epoca della figa d’oro e del cazzo di cane

L’ESISTENZA DI SERVIZI AD ALTO COSTO E A BASSO COSTO

Poiché non tutte le merci e i servizi hanno lo stesso costo economico ma si dividono in quelle che hanno costi maggiori o minori di una certa cifra, la soddisfazione, le emozioni, i desideri che si hanno e si vuole soddisfare attraverso merci e servizi possono avere un basso costo economico o un alto costo economico.
Continua a leggere