0 – Chiarimenti sullo studio intorno all’esposizione del corpo nudo e del sesso (versione semidefinitiva)

Chi prende un libro in biblioteca, o in prestito da un amico oppure lo compra, in genere non l’ha ancora letto. Dunque, non può essere influenzato da cosa ci abbia messo l’autore, che può rilassarsi a scrivere cosa gli pare e come gli pare.

Ma i lettori prima di impiegare tempo ed energie nella lettura di uno studio vorrebbero sapere se ne varrà la pena, e dunque vorrebbero per prima cosa sapere cosa descrive o racconta quel testo. Per questo leggono le prime righe della prima pagina, e una volta accumulate sufficienti informazioni da poter capire se si tratta di un romanzo o di un saggio, se il testo tratta di pasticceria, microfoni, bambini, capelli o quant’altro, decidono se proseguire o no.

Questo accade anche perché tutti gli umani hanno un tempo limitato e delle energie limitate, e una parte del loro tempo e delle loro energie sono costretti a impiegarle per delle attività necessarie (lavorare, fare spesa, cucinare, mangiare, bere, dormire, ordinare casa, studiare materie universitarie…).
Perciò, devono necessariamente scartare delle possibilità di vita, fare delle rinunce, stabilire che una certa attività occupa troppo tempo o troppe energie e un’altra invece è adatta.

Per prima cosa dunque è necessario dire al lettore che quanto segue è il risultato di un lungo e faticoso tentativo volto a descrivere il maggior numero di eventi che accadono durante i rari momenti in cui i corpi delle persone, solitamente vestiti, si trovano nella condizione di stare nudi davanti agli occhi degli altri, oppure quando vengono visti nudi attraverso riproduzioni, soprattutto fotografie e video, o quando vengo visti nudi davanti a un fotografo che utilizza la fotocamera per produrre foto da far vedere agli altri, e quest’ultima è la condizione su cui si concentrerà di più questo studio poiché l’autore nella sua vita si è occupato di fotografia di corpi nudi.

La descrizione e l’analisi includerà anche informazioni operative e tecniche, che includeranno discipline come l’illuminotecnica, la chimica, la fisica e l’informatica: Ovvero, il come si possono fotografare persone nude e come si può farsi fotografare nudi da qualcuno.

Durante i momenti in cui i corpi altrui vengono visti, direttamente o indirettamente, all’interno dei corpi e delle menti delle persone coinvolte accadono reazioni emotive, come lo stupore, il desiderio, l’eccitazione, l’ansia, la paura, la frustrazione, ma anche interpretazioni, giudizi, dubbi, scelte, comportamenti, espressioni verbali, scelte sociali dei quali si tenterà di trovare delle spiegazioni, cioè descrivere le cause che producono certi fenomeni riguardo alla nudità. Il testo quindi includerà anche gli aspetti biologici, sociologici, psicologici ed etici.

Poiché quando si fa sesso in genere ci si denuda, anche solo tirandosi giù pantaloni e mutande in modo da poter penetrarsi a vicenda con i genitali, nel termine “nudità” sono comprese anche le situazioni più rare e problematiche a livello emotivo per i valori e le credenze dominanti nella società. La pupilla è l’unica parte del corpo umano che può diventare cento volte più grande, ed è proprio con l’occhio che spesso inizia la stimolazione che porta a modificare i genitali maschili e femminili.
Dunque verranno analizzati: Il caso in cui si è nudi e ci si masturba o si fa sesso con qualcuno davanti gli altri, o ci si masturba e si fa sesso con qualcuno davanti a un fotografo che fotografa l’evento e poi condivide le foto per lo sguardo altrui, o anche il caso in cui si fa sesso col fotografo/regista che riprende l’evento, modalità di ripresa che tecnicamente viene chiamata P.O.V (Point Of View) che consiste nell’effettuare inquadrature e riprese dal punto di vista del protagonista da parte di operatori foto e video posizionati dietro o sopra la sua testa. Tale tecnica è diventata essa stessa sinonimo del genere pornografico che la adopera, realizzato senza trama, e spesso in presa diretta.
E nel caso delle foto e dei video rientra anche il caso in cui gli altri possono masturbarsi a loro volta guardando foto e video e immaginando di vivere l’esperienza che vedono.
In sintesi, nello studio dell’esposizione del corpo nudo e del sesso rientra anche quella particolare attività la cui esposizione agli altri viene dettagliatamente regolata dalla legge e dalla morale, e vorrebbe essere proibita in modo assoluto da molti, chiamata pornografia.

Leggendo si troveranno informazioni utili a quelle persone che hanno piacere e quindi desiderio di produrre e guardare fotografie di corpi nudi di donne e uomini che giudicano molto attraenti, registrando l’immagine del corpo nudo per poterla rivedere a piacimento, in quanto quel corpo nudo piace e attrae, e  che quindi si scoprirà come si possono fare queste fotografie, con quali tecniche e procedure.

Si troveranno anche informazione sul desiderio e il godimento nell’usare la fotocamera in modo slegato dall’interesse per la tecnica fotografica che è invece un fattore che solo secondariamente può generare piacere in chi mette in pratica conoscenze e principii fotografici, e non è quindi necessaria alla soddisfazione dell’autore delle fotografie fatte ai corpi nudi scelti. Al di là delle capacità fisiologiche del soggetto di mostrarsi in pose che accentuano la bellezza del coro, magari apprese in anni di esperienza, sulle quali può avere un merito evidente, legittimando anche il suo potere di suscitare sensazioni ed emozioni estetiche e la sua attrattività di base sulle quali probabilmente non ha nessun merito, oppure pochi. Così come nel fare foto a genitori, fratelli, parenti, fidanzati, amici con la compatta o lo smartphone per chi fa le foto, ciò che conta di più è chi viene fotografato e non come lo si fotografa, anche se sfocato o mosso, posizionato male, illuminato male o inquadrato male.

Gli eventi relativi allo stato di stare nudi o fare sesso davanti gli altri, direttamente o indirettamente, che verranno presi in considerazione riguarderanno prevalentemente la civiltà moderna, soprattutto delle civiltà occidentali, dal momento che l’autore di questo studio è nato nel 1987 e vive in Italia, situata nell’Europa meridionale, e quindi è stato per lui più facile studiare ciò che più gli era vicino nel tempo e nello spazio.

Il valore di uno studio sull’esposizione del corpo nudo e del sesso nella vita di una persona

Una volta descritto cosa contiene questo studio bisogna procedere considerando che si può essere convinti che qualche argomento non abbia valore per sé stessi mentre lo ha. Quando si sceglie su cosa impegnare la propria attenzione e il proprio tempo, anche nello scegliere se leggere un libro, che è l’analogo di un viaggio fatto a piedi ma interiore, bisogna considerare che il tempo da impiegare per qualcosa è giudicabile troppo o poco in base a ciò che si ottiene. Il problema è che se anche se nella scelta si vuole considerare ciò che si ottiene spesso non si sa cosa si ottiene dal compiere una determinata azione. Perciò nonostante l’imprevidibilità del futuro molte persone credono che leggere riflessioni inerenti alla nudità e alla sessualità esposta agli occhi altrui (soprattutto gli occhi di chi non ha un certo ruolo nella vita di chi espone il suo corpo nudo), dal vivo o tramite foto e video, non possa essere loro utile, ad esempio perché queste persone non si sono mai fatte fotografare nude, e non hanno in progetto di farlo, o perché non hanno mai scattato foto a qualche persona nuda, e quindi sulla base di questa assunzione arrivano alla conclusione che sia preferibile fare altro, come guardare la propria bacheca Facebook nella quale non si possono vedere nudità a causa delle regole del social, vedersi un telefilm in cui nudità e sesso sono spesso censurati, leggersi un romanzo in cui le nudità e il sesso sono totalmente attenuati dalla mancanza di percezioni visive e uditive, giocare con un videogame, bersi una birra e così via, lasciando il tema nudità a specifici momenti della vita, quelli in casa col partner o al massimo dal medico. Ma in realtà, queste persone possono giungere a questa conclusione perché non hanno considerato tantissimi elementi che ne fanno parte, e perché l’immaginazione non può tutto, bisogna prima conoscere qualche elemento per immaginare nuove possibilità.

Ovviamente il fatto che un testo tratti un argomento specifico, o comunque alcuni argomenti specifici, e non tutti gli argomenti del mondo, comporta che alcune persone possano esserne interessate e altre no. Ma a volte, un argomento specifico è collegato a tantissimi altri argomenti e chi si disinteressa completamente dell’argomento – esposizione del corpo agli altri – spesso non considera la possibilità che a questo specifico argomento siano collegati altri argomenti diversi che sicuramente interessano loro.

Non verrà indagato solo l’atto di fotografare e di farsi fotografare, ma ad esempio anche l’atto di guardare le foto, su riviste e siti web, cosa che fanno, o possono fare, appunto anche le persone che non si fanno fotografare e non fanno fotografie e che sono in netta maggioranza.
E già il solo guardare foto, ed eventualmente provare sensazioni ed emozioni, può richiedere riflessioni, se si è interessati a capire il perché degli eventi della vita che si vive. Perché è guardando il corpo dell’altro, dalla testa ai piedi, ma soprattutto alcune specifiche parti del suo corpo, che ci si sente attratti da qualcuno, o ci si innamora, e anche le persone che non sanno niente di fotografia e non ne vogliono sapere provano attrazione e si innamorano ogni tanto guardando gli altri, ad esempio guardando i loro corpi nudi, oppure immaginando i loro corpi nudi, quando non possono vederli direttamente, (in questo caso l’immaginazione funziona un pò come accade quando si guarda la foto di un corpo nudo che però non si può guardare direttamente, sostituisce il corpo nudo reale).

E questo guardare può produrre problematiche che possono produrre l’esigenza di trovare soluzioni oppure spiegazioni per accettare situazioni inevitabili.
Quali problemi può provocare il guardare delle foto?
Ad esempio nelle relazioni sentimentali monogame (va specificato perché non tutti sanno che esistono anche relazioni di altro tipo rispetto a quelle monogame) la partner può dire al fidanzato “stai guardando quella puttana?!! Te la vuoi scopare??!!!” se lo coglie a osservare la scollatura, o i centimetri di natiche scoperti dagli shorts di una ragazza che cammina per strada. E per analogia il guardare foto di corpi virtuali è simile al guardare corpi reali, e infatti è un’attività che può produrre gelosia nella fidanzata del fotografo come nel fidanzato del soggetto fotografato come accade con i corpi visti a occhio nudo.

Inoltre, anche se le persone che fotografano corpo nudi o si fanno fotografare nude rispetto ai 7 miliardi di abitanti del pianeta terra sono poche, ad esempio qualche centinaia di milioni, possono comunque risultare tante a un singolo individuo che si rapporta con 300 o 400 o massimo 1000 persone, e in ogni caso dagli anni del 2000 il fenomeno è aumentato, soprattutto attraverso l’uso  di internet, la creazione di social network, l’invenzione degli smartphone e poi dei tablet.
Inoltre, le persone che guardano le fotografie di corpi nudi prodotte da altri sono sicuramente in numero maggiore, soprattutto grazie al web che le diffonde al costo della connessione internet, e quindi potresti far parte di quell’insieme di persone, alle quali potrebbe interessare saperne qualcosa di più.

Di testi che evidenziano le capacità tecniche del fotografo ce ne sono tanti nelle librerie cartacee e virtuali, anche se non ci sono quelli che evidenziano le capacità fisiologiche dei fotomodelli, ma non ci sono testi che evidenziano l’aspetto attrattivo e sessuale pur essendo, il fenomeno dell’uso della fotocamera a fini psicosessuali, un fenomeno reale ed esistente e diffuso, e questo perché pur essendo diffuso è nascosto:
Ma la verità è che molte persone nel mondo vogliono fotografare strafighe/i nude/i per il fatto che sono strafighe/i e che sono nude/i, e qualcuno nel mondo vuole farsi fotografare nudo perché pensa di essere strafigo/a e si piace nudo/a e gli piace farsi vedere nudo/a.

LA NECESSITà DI CONOSCERE LA SESSUALITà E L’ESPOSIZIONE DELLA NUDITà E I GIUDIZI MORALI INERENTI

Tutti gli umani hanno bisogno di acquisire gli strumenti mentali necessari per affrontare più preparati le loro scelte di vita, e il rapporto col proprio corpo nudo e il corpo nudo degli altri, il suo aspetto, la funzione sessuale sono eventi della vita.
La condivisione di un linguaggio permette agli umani di appropriarsi dei contenuti custoditi nelle diverse tradizioni in cui si è nel corso dei secoli articolata la cultura umana. Veicoli per eccellenza, in questo processo di trasmissione, nei Paesi avanzati sono le scuole. Prolungamento istituzionale del cammino di apprendimento cominciato in famiglia, necessariamente eterogeneo data la estrema varietà di condizioni sociali e culturali che lo orientano e condizionano, il percorso scolastico si pone come obiettivo primario quello di mettere i futuri cittadini nelle condizioni di appropriarsi almeno in parte del tesoro di conoscenze e di pratiche che costituiscono la loro civilità e cultura di riferimento. Perciò è fondamentale decidere non solo che cosa insegnare ma anche le strategie per insegnarlo al meglio, e ogni epoca e ogni Stato hanno ripetutamente ponderato e calibrato i loro sforzi per mettere a punto programmi e metodi didattici adeguati.

Dal momento in cui le modificazioni puberali consentono di godere dei propri genitali, nasce anche il problema di poter godere liberamente dell’uso del proprio corpo in autonomia e dell’uso del corpo altrui che interagisce col proprio, perché questa libertà, a seconda delle società, è più o meno contrastata, in modo più o meno violento, dal desiderio altrui di esprimere giudizi morali riguardo alla quantità, alla modalità, alla frequenza in cui si gode della propria sessualità, e di sottoporre gli altri che non seguono certe norme a delle punizioni psicologiche.

Ci sono problemi sollevati dalle persone che non riguardano solo i problemi oggettivi che si possono avere cercando piacere sessuale ovvero la possibilità di incorrere in dolore fisico durante la penetrazione anale, odori e sapori sgradevoli, le malattie trasmissibili, le gravidanze indesiderate, o le possibili violenze sessuali che alcune persone possono praticare su di sè e come evitare tutto ciò. I ragazzi vogliono fare sesso in luoghi insoliti, in cui altre persone possono essere contrariarate o la legge può punirli se qualcuno denuncia il fatto, durante la ricreazione a scuola, ad esempio nei bagni, o all’uscita dalla discoteca, soprattutto se ubriachi, in auto, al cinema, nei boschi, nei parchi, in ascensore.

Moltissime persone credono giusto assegnare restrizioni di ogni tipo ai comportamenti inerenti al godimento sessuale. La quantità di volte in cui ci si masturba, cosa si guarda quando lo si fa, quante volte si fa sesso, con quante persone, in quali occasioni, in che modalità, di quale sesso è l’altra persona che lo fa, che età ha, che ruolo ha, il denudarsi o fare sesso mentre ci si fa foto o video.

I comportamenti sessuali vengono divisi in giusti e sbagliati a seconda di quale si crede siano sani per sé stessi e innocui per gli altri. Il problema di sottostare a questa legge è che chi emette il giudizio può dire qualcosa di falso, dire che è giusto ciò che è ingiusto e che è ingiusto ciò che è giusto.

I giovani, in età adolescenziale, incominciano ad avere un forte interesse per le tematiche legate alla sessualità, spesso sono il loro unico interesse. Le informazioni da acquisire non sono solo di tipo anatomico e biologico, ma anche psicologico, sociologico e morale. Perché è un tema pieno zeppo di superstizioni, preconcetti, moralismi, divieti e leggi. È molto importante che ci siano temi come la masturbazione, il sesso, l’omosessualità, la poligamia proposti dal governo nelle scuole, ma anche in tv invece che lasciare alla volontà del singolo di andare a ricercare le informazioni online, ad esempio su wikipedia, perché in questo modo un adolescente, per pigrizia e distrazione, può anche scegliere di non informarsi e rimanere così ignorante.

IL VUOTO DI CONOSCENZA SUL SESSO E L’ESPOSIZIONE DELLA NUDITà
Nonostante la necessità di conoscere moltissime cose riguardo al sesso, la scuola e la famiglia, spesso non trasmettono nessuna conoscenza in proposito. Anzi, a scuola sono vietate immagini reali di corpi nudi, soprattutto eccitati, e soprattutto in atti sessuali, spesso i genitori cambiano canale in tv quando si parla di sesso anale o altre cose. E dunque ci si può ritrovare senza sapere se credere o no ai giudizi morali ricevuti nei confronti di proprie esternazioni sessuali e nel dubbio conformarsi.

I corsi di educazione sessuale nelle scuole, spesso brevissimi, difficilmente approfondiscono il problema morale (ma anche legale perché si può aver voglia di fare qualcosa senza sapere se è legale o no), e si limitano a descrivere cosa avviene all’interno del corpo, e come evitare gravidanze indesiderate o malattie veneree.

Uno Stato può scegliere, sbagliando, di fare molto poco in questa direzione, soprattutto per quanto riguarda l’educazione alla sessualità che, invece, dovrebbe essere una cosa fondamentale.

Dunque, uno Stato, degno di questo nome, dovrebbe cercare di istruirli, dovrebbe cercare di indirizzarli aiutandoli a non compiere degli errori che gli cambino la vita, come una gravidanza indesiderata. Invece che spostare in seconda serata su una rete pubblica la trasmissione televisiva di documentari sul sesso. Tuttavia, se fare sesso per il gusto di farlo è un tabù, che è una conseguenza dell’ignoranza in materia, va da sé che portarsi con sé gli esami del sangue per fare sesso con tranquillità è un tabù, o va da sé che non ci sia l’educazione sessuale nelle scuole e così via. Se una persona vive il sesso come qualcosa di secondario e irrazionale, non andrà a informarsi su niente. Inoltre sul web non ci sono libri interi, e molti ragazzi hanno paura di andare in libreria a comprarli. Ed è inoltre molto difficile che ci sia uno Stato razionale quando ci si trova di fronte a interferenze di organismi come la Chiesa cattolica che è un organismo retrogrado, nonostante tutti i continui tentativi di far vedere che c’è un vento di novità.

In Italia si obbligano gli studenti ad un’ora di religione che li accompagna dall’asilo fino alla fine delle scuole superiori, ma non li si obbliga all’educazione sessuale. Quest’ora di religione viene presentata come facoltativa, ma in realtà è una finzione. Per esempio andare al cinema è facoltativo, se uno vuole ci va, ma nel caso in questione facoltativo vuole dire: a meno che uno non faccia domanda di esenzione deve andare all’ora di religione. Sarebbe come dire oggi non voglio andare al cinema, allora devo fare una domanda al governo per non andare, altrimenti ci devo andare. Una cosa assurda.

CONTRASTI IDEOLOGICI NELL’EDUCAZIONE SESSUALE COME CAUSA D’IGNORANZA

Dal fatto che le persone possono credere giuste o sbagliate le stesse pratiche sessuali, e che non c’è univocità di giudizio, gruppi di persone propongono tipi di educazione sessuale diversi e opposti tra loro come giusti metodi.

Il vuoto di conoscenza sul sesso è determinato anche da persone che volontariamente pensano sia meglio che giovani e adulti non sappiano certe cose per “non indurli in tentazione”, in modo che non scelgano liberamente tra avere una relazione monogama o poligama, avere rapporti sessuali a tre o più persone invece che con una sola, o vivere il sesso in momenti dal donare amore.

Alcune associazioni ONLUS (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) si preoccupano di pubblicare online i parametri secondo i quali si dovrebbe fare educazione sessuale, tentando di influenzare il mondo a conformarsi ad essi, e di contrastare modi diversi od opposti di fare educazione sessuale.

Alcune associazioni si basano si principii religiosi, come l’associazione ProVita Onlus, dedicata a Chiara Corbella-Petrillo, che vuole promuovere la procreazione e la famiglia come valori da perseguire, contrastando quindi il sesso scisso da quello che viene chiamato amore, e promuovendo il dominio consapevole dei propri impulsi sessuali, insegnando a voler vivere una donazione completa di sé stessi e che ogni centimetro del proprio corpo esclusivamente a una sola persona e quindi tacendo e nascondendo l’esistenza della poligamia nel mondo.

PORNOGRAFIA A FINE SCIENTIFICO
Per pornografia s’intende la raffigurazione esplicita di atti erotici o sessuali effettuata in diverse forme: letteraria, pittorica, cinematografica, fotografica.
Ma quando la gente utilizza questa parola non pensa quasi mai a un materiale con finalità conoscitive. Tuttavia, la visione è una forma di conoscenza immediata, rispetto al linguaggio, e infatti viene largamente utilizzata nei documentari o nelle foto scientifiche che si possono trovare su tante riviste.
L’utilizzo degli abiti, soprattutto per coprire i genitali, impedisce di vedere e conoscere i corpi altrui nella vita reale, e quindi spesso una persona cresce sapendo solo come il proprio corpo è fatto, man on quello degli altri, meno che mai come può funzionare, soprattutto durante il sesso, ma la fotografia e il video possono sostituire i corpi reali e colmare in parte questa lacuna conoscitiva.
Nonostante il potere della fotografia e del video di sopperire alla mancanza di conoscenza visiva diretta la produzione e l’esposizione dell’immagine del corpo nudo, e soprattutto del corpo nei suoi vari atti come quello sessuale, è stato ed è un problema anche in ambiente scientifico.

Portrait Of Masters & Johnson

Il ginecolo e sessulogo Statunitense William Masters, che documentò insieme a Virginia Eshelman Johnson ne L’atto sessuale nell’uomo e nella donna (1966) uno studio approfondito sulla fisiologia sessuale umana, preparò una presentazione per mostrarla durante degli incontri all’università.
I relatori riferivano i risultati delle proprie ricerche con la massima franchezza, davanti ai professori di Ostetricia e ginecologia della Washington University. Per illustrare i concetti, alcuni ricorrevano alla lavagna oppure alle diapositive. Nessuno aveva mai visto un filmato in cui veniva mostrata l’erezione di un capezzolo durante l’orgasmo e l’ingrossamento dei vasi sanguigni del collo e del petto.
Ingrandita su uno schermo cinematografico, l’immagine a colori di un torso femminile galvanizzò i medici riuniti in una buia sala conferenze dell’ospedale. Fissarono le gigantesche areole mammarie, gli enormi capezzoli congestionati che si indurivano e due mastodontiche masse muscolari arrossate, indice che i seni di quella donna di celluloide erano eccitati.
Dopo il primo piano dei seni tremolanti, ai quali erano applicati degli elettrodi, seguirono inquadrature molto ravvicinate dei genitali femminili, quindi l’obiettivo mostrò il cavernoso interno della vagina.
Ma ciò che per il rinomato ginecologo era un’ovvietà, dopo cinque anni di osservazioni della fisiologia sessuale umana, risultò invece abbastanza scioccante per i colleghi, e il contenuto della sua presentazione fece scalpore e produsse molte proteste.
Così dopo vent’anni alla Washington University, Masters giunse alla conclusione che doveva andarsene. Rinunciò alla cattedra e al prestigio della sua posizione accademica e conservò solo un’affiliazione nominale.

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Proprio perché la fotografia ha il potere di far conoscere la realtà, nel film del 2004, di Bill Condon intitolato Kinsey a dedicato ad Alfred Charles Kinsey, la telecamera lo in quadra da lontano mentre mostra foto di peni e vagine eccitati o nel momento della penetrazione proiettate su un maxischermo davanti a un centinaio di studenti universitari seduti ad ascoltarlo spiegare come si modificano durante l’eccitazione e cosa questa modificazione permette. Poi la telecamera inquadra direttamente la foto del pene nell’atto inizia della penetrazione mentre si ascolta il professore parlare. Alcuni studenti sussultano, e alcuni lasciano l’aula, ma poi molti si abituano e il loro punto di vista sul sesso comincia a cambiare grazie a queste nuove conoscenze ma soprattutto all’approccio distaccato, parlare e guardare sesso anche solo per conoscere e non per prepararsi a farlo.

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Cresciuto in una famiglia fortemente conservatrice (il padre era un pastore metodista), studiò all’Università Harvard e finì con l’orientarsi verso la sessuologia, alla quale si dedicò per un ventennio. Il suo nome resta legato alla prima vasta inchiesta statistica condotta nel campo del comportamento sessuale umano: ben 18.000 interviste, di cui 7985 condotte personalmente da Kinsey, formano il materiale del famoso rapporto Kinsey, ossia due volumi intitolati l’uno Il comportamento sessuale dell’uomo (1948) e l’altro Il comportamento sessuale della donna (1953).

I risultati del suo lavoro ebbero un’enorme risonanza presso la gente comune e furono immediatamente considerati controversi e sensazionalistici. Essi sfidavano le conoscenze convenzionali sulla sessualità e si occupavano di argomenti che in precedenza erano considerati tabù. La credenza che l’eterosessualità e l’astinenza fossero la norma, statisticamente nonché eticamente, non erano mai stati messi in discussione prima di allora sulla base di una ricerca statistica e scientifica di quelle dimensioni.

In tempi più recenti rispetto a Kinsey e Masters, ma anche grazie al loro aver sfidato le regole imposte nell’esposizione di corpi nudi o atti sessuali, nel 2015 è stato prodotto un programma tv di educazione sessuale con la visione esplicita dei genitali.
Una figura di una parte maschile si mostra nel video, ‘Il pene’’, il primo episodio. Questo episodio istruisce il pubblico sulla complessità del mondo maschile. ‘‘Proprio adesso che sei un bambino, userai il tuo ‘pipo’ per fare pipì. Ma alla fine lo userai per fare qualcosa d’altro’’. Line Jansrud, la presentatrice del programma, saluta il pubblico, adottando un approccio divertente con un tono disponibile. Senza alcuna introduzione preventiva, comincia la lezione.

Argomenti come il cambio di dimensioni del pene, le sue parti diverse, l’aspetto dei peli del corpo, la crescita dei testicoli, la produzione di sperma o seme vengano spiegato con delle illustrazioni, figure prese al microscopio, disegni su lavagne fatti dalla giornalista e dei veri corpi umani che lei mostra e tocca, per scappucciare il prepuzio del pene o scoprire il clitoride spostando le grandi labbra della vulva, senza esitazione. Tutto ciò per non oltre sei minuti.

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Un’altra immagine, stavolta è una vagina, arrivando al capitolo ‘La vagina e le mestruazioni’. Nuovamente, Jansrud sceglie foto e modelle vere in carne ed ossa. Esse contribuiscono mostrando l’anatomia della vagina od a dimostrare tramite disegni sulla pelle dove si trovano le ovaie. Pochi minuti dopo, intendendo mostrare I vari orifizi dell’utero femminile, ‘Pubertet’ mostra un modello di plastica. Per spiegare il processo dell’ovulazione, hanno scelto di usare delle uova.

A riguardo delle mestruazioni, le modelle si scansano un attimo, la presentatrice prende un liquido rosso, alcune compresse ed alcuni tamponi e li usa per fare vedere il loro arrivo, il rischio di gravidanza nel caso che un uovo venga fecondato da uno spermatozoo, cosa fare per quello che concerne il sanguinare ed il motivo per cui il fluido della vagina macchia le mutandine.

Il vantaggio di ‘‘Pubertet” è che è stato trasmesso sulla TV nazionale. Inoltre, alcuni capitoli sono stati caricati su internet. Qualsiasi persona giovane può accedere ad essi’’ aggiunge Argues Normann, che confessa di aver guardato la serie coi suoi ragazzi undicenni. ‘‘A loro sono piaciuti ed io ne ho approfittato per avere l’occasione di parlare di sesso con loro’’.

Come ci si aspettava, e data la sua funzione didattica, lo spettacolo non ha limiti di età. E’ adatto a tutti i tipi di pubblico. ‘‘ Le regole sui media in Norvegia stabiliscono che un limite viene posto solo se il contenuto è reputato nocivo per un pubblico giovane’’. Ecco cosa dice il responsabile di questa produzione , e poi aggiunge: ‘‘Pubertet non fa male a nessuno. E’ proprio il contrario’’.

Nonostante l’epoca scientifica in cui si vive è ancora talmente strano che qualcuno si spogli nudo o che utilizzi il proprio corpo per mostrare disegni degli organi interni umani che i giornali usano questa reattività emotiva per attirare l’attenzione dei lettori scrivendo notizie inutili che potrebbero non essere scritte. Come la notizia e le immagini di Debby Heerkens, docente di biologia della scuola Groene Hart Rijnwoude, nella piccola città di Hazerswoude Dorp (Paesi Bassi) hanno fatto subito il giro del mondo e sono arrivate anche alla Cnn. Nel 2016 l’insegnante, durante una lezione sul corpo umano, è salita in piedi sulla cattedra e ha iniziato a spogliarsi. Ma, sorpresa, sotto i vestiti nascondeva una tuta che riproduceva in dettaglio organi, muscoli e tessuti che compongono il corpo umano. Un modo creativo per spiegare l’anatomia, ha detto la docente  all’emittente americana. Anche perché la Heerkens aveva più strati: sotto quello muscolare aveva indossato un’altra tuta con i particolari dell’apparato scheletrico. Tuttavia un’azione del tutto banale che non giustifica l’interesse per un giornale, addirittura di altre nazioni. Se non per il fatto che qualcuno si è spogliato in un luogo pubblico mostrando virtualmente i suoi organi interni.

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Dallo studio sul sesso allo studio sul guardare corpi nudi che fanno sesso

Uno studio approfondito può essere svolto, oltre che sull’atto di fare sesso, anche sull’atto osservare corpi nudi o che fanno sesso, e sul perché ci vestiamo e ci svestiamo o non ci svestiamo, e soprattutto sul perché ci fotografiamo nudi, perché ci videoregistriamo nudi, perché condividiamo queste foto con altri, perché paghiamo per vederle o produrle, e impieghiamo sofisticate tecnologie per produrle, perché a volte le fotografie di corpi nudi prodotte vengono studiate, con anni di impegno.
Lo stesso Kinsey affermò che il comportamento sessuale può essere compreso sia come contatto fisico sia come fenomeno psicologico (desiderio, attrazione sessuale, fantasia) e dunque dalla fantasia si può passare alla fotografia che è sia memoria di ciò che è accaduto, e a volte costruzione di ciò che non accade (si pensi alla fotografia di nudo professionale dove ci sono fotomodelle che interpretano e la pornografia mainstream dove ci sono attori che recitano).

– Gli ostacoli principali alla lettura di uno studio serio sull’esposizione del corpo nudo e del sesso

Ci sono alcune persone che non avranno nessun problema a leggere un testo in cui ci si interessa di corpi nudi, sesso e riproduzione di corpi nudi e atti sessuali, ma proveranno piacere, conosceranno cose nuove, e saranno d’accordo sulle riflessioni fatte che a loro volta faranno con altre persone, ma altre invece avranno molti problemi.

Ci sono alcune caratteristiche principali dello studio intorno alla fotografia di corpi nudi e ancora di più alla fotografia di atti sessuali che impediranno ad una parte delle persone che esistono di procedere nella lettura.

Per prima cosa, il GIUDIZIO POSITIVO, e poi il METODO d’indagine.

Approfondendo brevemente il perché questi due elementi possano essere degli impedimenti alla lettura si può dire che:
Il testo descrive non solo l’esposizione del corpo nudo ma anche la stimolazione sessuale tramite il senso della vista che vede uno o più corpi nudi, o durante un rapporto sessuale, ponendola come una pratica da approvare e ricercare e non da evitare, dunque dando un GIUDIZIO POSITIVO. Positività che disturba chi al contrario ne da un giudizio negativo, provocando in loro reazioni emotive, perché si tratta di un atto inerente a degli argomenti tabù come la poligamia, in quanto le persone al di fuori del rapporto monogamico non rientrano nelle regole di esposizione del corpo e del sesso, la nudità, l’esposizione pubblica della nudità o il sesso. L’aver puntato l’attenzione sul corpo o l’atto sessuale nella foto piuttosto che sulla foto del corpo irrita molte persone e diverte altre, provocando in loro una esplosione di giudizi, e pensieri sparsi e disordinati.
La fotografia di strafighe nude o in atti sessuali non è puro piacere. Anzi, spesso è sofferenza. E non soltanto perché a volte chi vede foto di nudo prova una sensazione simile a quando si va sull’ottovolante, i battiti cardiaci aumentano, lo stomaco cambia, il petto, e a volte emette espressioni del tipo “porca vacca che figa!” o “che infarto” e a volte bestemmie come “porcamadonna”. Una sofferenza anche se è di quel tipo da sovraccarico di emozioni piacevoli. Come chi muore d’infarto mentre fa sesso, o chi muore mentre si fa di qualche droga.

– L’interesse e l’approvazione nel guardare corpi o atti tra corpi provando piacere sessuale che irrita il lettore

Una volta scoperto il contenuto dello studio, nel pensare all’atto compiuto da qualcuno di far foto per il puro piacere di mantenere visibile un corpo nudo in quanto nudo o in quanto eccitante sessualmente su di un supporto digitale o cartaceo, in alcune persone, si potrà generare nella testa un insieme anche molto complesso di pensieri e giudizi simultanei. Valori, giudizi, principii, regole, credenze, paure, emozioni. Questi giudizi potranno motivare a non iniziare mai a leggere, smettere di leggere, o continuare a leggere.

IL PIACERE VERSO IL CORPO NON ESCLUDE IL PIACERE VERSO LA FOTO: UNA COSA NON ESCLUDE L’ALTRA
Alcune persone possono pensare a proposito dell’argomento del testo molte cose negative, tra le tante: “è offensivo”, “è una presa in giro”, “è degradante”, “non è serio”, “non m’interessa”, o “sicuramente l’autore non ha mai preso in mano una fotocamera” o “sicuramente non sa niente di fotografia”. Ovviamente non tutto ciò che si pensa è vero, e pertanto quanto pensato può non essere vero, può essere invece vero che questo testo non è offensivo, non è una presa in giro, è serio, e può interessare, e devo quindi procedere a spiegare e dimostrare il perché non sia così invece che limitarsi a chiedere di crederci.

Poiché per molti non è chiaro, bisogna chiarire che riferirsi alle persone che rivolgono il centro della propria attenzione sul piacere di registrare il corpo nudo attraverso la tecnologia fotografica, e quindi si disinteressa della tecnologia e delle modalità di usarla, scegliendo ad esempio compatte o reflex di basso valore, ovviamente non implica che nel testo non possa essere analizzato anche il piacere di guardare le caratteristiche della foto fatte da altri, o di fare foto con determinate caratteristiche (che le rendono definibili come “foto strafighe”), fatte magari da nomi riconosciuti nel mondo dell’arte come David La Chapelle, o Helmut Newton. Spesso chi fa foto di un certo livello tecnico, pur facendone anche altre di un livello più semplice evita di mostrarle, e quindi la gente si fa l’idea che non possa essere interessato a farne altre più semplici, ma è difficile immaginare che un fotografo famoso per fare una foto di famiglia ingaggi una squadra di assistenti, probabilmente utilizzerà una compatta e spingerà il pulsante di scatto inquadrando al meglio la famiglia.

Molti potranno pensare che chi è interessato a fotogorafare strafighe non possa essere interessato a fare foto strafighe. Secondo i ragionamenti di queste persone un’altra possibilità non esiste rispetto a una situazione che paia prefigurarne soltanto due: o ti piace fotografare strafighe o ti piace fare foto strafighe. Non ci sono altre possibilità eccetto queste due.
Ma in realtà sarebbe come dire che un fotografo che usa una cabina per fototessere per farsi una foto da applicare alla carta d’identità non può, una volta uscito dalla cabina, usare le sue conoscenze per fare foto d’arte. Ovvero, come se David La Chapelle sulla carta d’identità avesse una foto da lui fatta con uno staff di 15 persone.
Questo è un testo che studia tutte le forme di rappresentazione del corpo nudo fatte con la tecnologia fotografica, dalle più semplici alle più complesse, e dunque comprende anche quelle professionali e dei grandi musei d’arte sparsi nel mondo che espongono foto di nudo e anche foto pornografiche, perché vuole descrivere il fenomeno per cui gli esseri umani fotografano altri esseri umani nudi in generale.

Inoltre, chi è interessato al corpo nudo reale visto con gli occhi non è automaticamente disinteressato alla tecnica fotografica di ripresa del corpo nudo reale, e chi è interessato alla tecnica fotografica che si utilizza per riprendere il corpo nudo non è automaticamente disinteressato al corpo nudo visto con gli occhi. Anzi, chi ad esempio non è interessato alla visione del corpo nudo reale, perché magari avverte disgusto, può facilmente non essere interessato neanche alla realizzazione fotografica (artistica o semplicemente estetica) di foto di corpi nudi.

Infatti, questi due interessi possono coesistere ma non è necessario che coesistano.
E in alcuni casi uno può essere la causa dell’altro.
Chi sente interesse nel guardare il corpo nudo, e nel registrarlo attraverso la fotocamera per il semplice fatto che nella foto c’è un corpo che può essere visto e rivisto più volte, come il corpo della propria partner che si si è abituato a fotografare durante i rapporti sessuali, può conseguentemente sentirsi attratto anche dalla tecnica fotografica per ritrarlo (gestione delle luci, colore, composizione e così via), impararla e in seguito produrre opere di grande interesse, e in altri casi, anche se molto più raramente, chi è attratto dalla tecnica fotografica per ritrarre corpi nudi può conseguentemente sentirsi attratto dai corpi reali che prima magari non apprezzava.

In sintesi, questo titolo pone l’accento su alcune attività in cui il piacere del corpo è al centro degli interessi, ad esempio il fotografarsi le tette, mettere le foto su internet, farsi guardare, ammirare, commentare, senza la pretesa di star facendo altro, ad esempio “arte”, e anche sulla reattività emotiva delle persone, che in molti casi si esprime in aggressività, nei confronti di questo fenomeno.



Indicare il modo in cui riuscire a fare certe foto se si ha il desiderio di fotografare ragazze o ragazzi, donne o uomini, che si ritiene belli o bellissimi, eccitanti o eccitantissimi, non implica minimamente che sia inutile diventare esperte/i nel posare o fotografare e farlo anche per professione. Fotografi uomini o donne desiderando di far foto a persone di cui pensano “è bella/o” o “è sensuale” o “è eccitante” desiderandolo e tentando di metterlo in pratica non impediscono a donne o uomini di diventare fotomodelle/i esperti e professionisti. Tuttavia, molti che crederanno vero un pensiero così stupido e falso si comporteranno di conseguenza evitando di leggere il testo presentato dal titolo FSN.
C’è chi può accusare il titolo di veicolare il messaggio che è sufficiente essere belli o eccitanti per farsi fotografare, ma per essere valida l’accusa dovrebbe essere sbagliato veicolato un certo messaggio. Sufficiente significa che qualcuno può riuscire felicemente a far foto a qualcuno che semplicemente trova attraente senza che questo qualcuno abbia fatto esperienza di posa, e che questo sia possibile è un fatto, e dunque è vero che è sufficiente essere belli per farsi fotografare, e allo stesso tempo è vero quindi che non è necessario saper posare per farsi fotografare, perché tutto dipende da cosa vogliono i due protagonisti della vicenda, fotografo e soggetto. Ma che sia sufficiente questo, non implica che non sia possibile far foto a chi sa anche posare. Dunque è un falso problema quello che si genera nella mente di chi leggendo il titolo lo rifiuta per questo motivo, ed essendo un falso problema potrebbe liberarsene.
Dal fatto che c’è chi non riuscirà mai a capire questa differenza, e rifiuterà ogni contatto con certi tipi di pensieri, si può dedurre che c’è un gran timore a prendere in considerazioni certi fatti della vita come reali, possibili e soggettivamente positivi.
Esistono moltissime persone che amano farsi fotografare solo perché pensano di essere belle o eccitanti, ed esistono moltissime persone che amano fotografare perché ritengono belle ed eccitanti le persone che fotografano. Questo è un fatto. Si pensi semplicemente alle foto di nudo, anche pornografico, che spesso le coppie fidanzate si fanno e scambiano. Ovvero uno dei due ama fotografare una ragazza nuda che considera strafiga senza che abbia mai posato e una ama fotografarsi nuda perché sa che viene considera strafiga da chi la fotografa, il suo partner, senza che abbia mai studiato fotografia.
Tuttavia accettare questo fatto, e che accade, e accadrà ancora, non compromette altre possibilità di far foto in modo più complesso, studiato e con anche altri fini.

“CHI APPREZZA CERTE FOTO NON CAPISCE NIENTE DI FOTOGRAFIA”

Alcuni potranno mettere in dubbio una persona che esprime apprezzamento per i corpi nudi nelle foto che vede o che fa, ma è presuntuoso oltre che illogico supporre che chi apprezza fotografare corpi per il fatto che sono corpi nudi e belli “non ha mai preso la fotocamera in mano”, o se lo ha fatto lo ha fatto male.
Da un titolo del genere non deriva necessariamente una implicazione del genere.
Chi fa questa implicazione parte da alcuni presupposti senza verificarli, come ad esempio: chi punta la propria attenzione prevalentemente sul corpo nudo piuttosto che sulla fotografia del corpo nudo, e quindi le tecniche e tecnologie della fotografia, non conosce e non capisce niente di fotografia.

Il METODO con il quale verrà argomentato l’argomento è logico, scientifico, difficile comprensione, approfondito e quindi con tante parole, che non da nulla per scontato ed evidente ma cerca di verificare le ipotesi fatte, consultando i testi di chi ha fatto ricerche nel mondo su tali argomenti, quindi un testo lungo da leggere, e pieno di informazioni da ricordare.

Fare foto in modo esteticamente bello e capirne il contenuto e il significato sono due cose diverse, vissute in modo diverso. Imparare a fare foto senza capirle richiede meno tempo. Moltissime persone non hanno tempo di confrontarsi, di leggere, di riflettere, di prendere appunti e di correggerli, dunque si limitano a farle. Gli impegni quotidiani e la pigrizia lo impediscono, e spesso la priorità per la propria sopravvivenza è guadagnarci con le foto piuttosto che capirne il funzionamento.

L’argomentare stesso sull’esposizione del corpo nudo è visto come una stupida, falsa, inutilità da milioni di persone, soprattutto ragazze, che quando si parla di riflessioni non riescono a vedere niente se non la materia, cioè seno, sedere, vulva. E quando invece si tratta di giudicare egocentricamente come gli altri si dovrebbero comportare per far piacere a sé stessi, l’esposizione di un sedere non è solo un sedere ma è prima di tutto la dimostrazione che la ragazza è troia, e che fa del male al mondo col suo esserlo, e che dovrebbe smettere, e poi una marea di significati: “volgare” “senza dignità” “immorale” “irrispettoso”. In quei casi scrivono sul web tautologie come “le tette sono tette i culi sono culi” ma se così fosse allora sarebbe molto semplice esporle. Infatti, poiché è quasi impossibile esporle con facilità, le tette per il mondo non sono solo tette, e i culi non sono solo culi.
Magari, per chi non ha nessun problema né nei confronti dell’osservazione di corpi nudi, né nell’esposizione, non ci sono molti significati dietro se non quelli che sanno che gli altri gli danno, ma per il resto del mondo sì. E anche chi non ha nessun problema a riguardo, se vive in società, deve necessariamente avere dei significati contrapposti a quelli inventati dagli altri. La materia di cui sono fatti i culi, le tette, le vulve, i peni rimane sempre lì, indifferente alle opinioni del mondo, ma gli umani hanno bisogno di parlarne.

Oppure l’includere anche cose spiacevoli nella descrizione dei fatti relativi all’esposizione del corpo nudo potrebbe essere un ostacolo.
La gente chiama “essere pessimisti” ed “essere negativi” il pensare a cose che a loro fanno paura, fanno sentire in colpa, vergogna e che cercano di rifuggire col divertimento, il lasciarsi andare al sentimento d’amore, l’alcol e le droghe e tante altre forme di distrazione dalla realtà.

Per altri il CORPO NUDO, e soprattutto l’esposizione del corpo nudo agli altri, sono un elemento che potrà impedire la continuazione della lettura, in quanto per certe persone l’unico comportamento accettabile nei confronti di tale argomento è il rifiuto e il disprezzo.

Per quanto riguarda il metodo, il problema è che la maggior parte delle persone non ha voglia di leggere testi lunghi, difficili da comprendere, che richiedono o di conoscere già certi termini e significati, o di impararli sul momento per proseguire la lettura, e soprattutto la gente spesso non ha voglia di leggere testi che espongono ragionamenti volti a capire qual’è la verità delle cose del mondo, invece che inventare qualcosa da credere perché è rilassante e più comoda.

Chi ha argomentazioni contrarie a un titolo del genere o a un’attività del genere, spesso quando vuole comunicare di averle non le dice, forse senza rendersene conto, ma si limita a dire “x è y”, dove “x” è l’oggetto della discussione, il fatto, e la variabile “y” è un giudizio negativo, e quindi significa giudicare moralmente un certo comportamento nella realtà percepita.
L’espressione “x è y” significa collegare la realtà a un pensiero, ovvero affermare che si crede qualcosa e non perché si crede quella cosa, come chi dice di credere in Dio o di credere che la Madonna abbia partorire pur essendo vergine ma senza spiegare come mai ci crede e come sarebbe possibile che quanto detto sia vero.
Ma questo a chi riceve l’affermazione non fornisce nessuna possibilità di comprendere e magari modificare il proprio comportamento.
Ma una persona non può pretendere che dopo aver comunicato un giudizio a qualcuno “stai sbagliando, quello non è ciò che credi, ma è quello che credo io, ed è sbagliato” chi riceve il giudizio dica “non me ne ero accorto, grazie, ora lo so!” o “scusa, non lo faccio più”. Questo è un tipico esempio di attacco di affermatite senza spiegazione al seguito. Atteggiamento contrastato da questo studio.

La logica come strumento di conoscenza
Il nostro cervello si fa un’idea di  come funziona un certo fenomeno, ad esempio l’esporre il proprio corpo nudo, e poi cerca degli esempi che avvalorino quell’interpretazione, cioè delle conferme. Dal punto di vista della logica invece è fondamentale cercare anche di falsificare quell’ipotesi: provare a vedere se è falsa.
Tuttavia il cervello umano ha molte difficoltà ad accogliere questo punto di vista come spontaneo, ed è anche per questo che il modo di procedere della scienza risulta di difficile comprensione ai più.
La logica, per definizione, è lo studio dei metodi e dei principii usati per distinguere i ragionamenti corretti da quelli scorretti.
I ragionamenti corretti sono quelli in cui vi è un nesso logico tra premesse e conclusioni, mentre i ragionamenti cattivi sono quelli in cui questo nesso non sussiste o è solo apparente.
Essa può essere quindi utilizzata anche per analizzare e correggere tutti gli argomenti avanzati nei confronti dell’esposizione del corpo nudo e della fotografi di nudo in particolare. E si dovrà quindi conoscerne le sue regole, e dunque verranno esposte anche le regole della logica.
Scientifico è invece il pensiero che affianca al percorso logico quello della verifica materiale dei ragionamenti fatti secondo le regole della logica.

La difficoltà a leggere testi lunghi e complessi
Per quanto riguarda la lunghezza del testo, già il filosofo Immanuel Kant nella prefazione alla “critica della ragion pura” notava come “molti libri sarebbero stati più brevi [da leggere], se non avessero voluto essere tanto brevi [da comprendere a causa della mancanza di dettagli]”. Perché nella brevità non possono essere spiegate tantissime cose che il lettore deve quindi dedurre da solo rischiando di fraintendere.

D’altronde, come diceva Albert Einstein, “le cose si devono rendere il più semplice possibile, ma non più semplici del possibile”.
Infatti, è proprio la sconcertante banalità dei vangeli a renderli popolari e comprensibili ai “poveri di spirito”, che certamente non conoscono Aristotele o Kant. La popolarità è la versione generale dell’auditel e delle classifiche, e sono queste cose a ispirare il mondo degli spettatori, non le profondità dei filosofi, e tanto meno degli scienziati.

Usare parole sintetiche ed espressioni fatte può impedire di ragionare fuori dagli schemi, perché la maggior parte delle persone impara parole ed espressioni, a casa e a scuola, senza capirne realmente il significato, e la loro ragione di esistere. Ma se che ripetendole con gli altri, gli altri diranno di aver capito, e saranno d’accordo. La gente parte dal presupposto che ogni parola o espressione appresa abbia un senso e una utilità, e che se esiste la parola deve per forza esistere qualcosa che è indicato da quella parola. Invece certe parole ed espressioni devono essere messe in discussione facendole tornare a essere solo suoni come gli altri, senza senso. Non tutti i suoni sono parole infatti. E alcune parole ed espressioni sono solo suoni. Come la parola “intimità”, è solo un suono al quale si è attribuito arbitrariamente delle regole, delle parti del corpo, degli eventi.
Il parlare prolisso e complicato soddisfa la necessità di evitare nomi ed espressioni sintetiche e descrivere esplicitamente le cose. Come dispiegare un paracadute o una tenda da campeggio, facendolo diventare da piccolo a grande. Quando un paracadute o una tenda sono chiusi uno può anche non capire che si tratta di un paracadute o una tenda.

Bisogna distinguere un linguaggio complesso che veicola contenuti da uno che non ne veicola.
I critici, ma più in generale i filosofi e i teologi, si nascondono spesso dietro l’illeggibilità per mascherare il vuoto dei loro pensieri.
Naturalmente, esiste anche una complessità intrinseca di certi argomenti. Ad esempio, se Newton avesse cercato di essere leggibile, non avrebbe potuto essere preciso. Ma esiste una leggibilità anche nella scienza, ovviamente.

Il senso critico prevede di essere seri e di scrivere riflessioni sufficientemente lunghe,ma questo è faticoso, e se alcuni sono disposti a faticare per lavorare o per per prendere una laurea, quasi nessuno è disposto a faticare al di fuori di questi ambiti.

Moltissimi giovani sono abituati a leggere sms, o status di Facebook e Twitter, quindi testi brevissimi ma non altri testi. E per questo motivo arrivano a credere che ciò che è scritto con tante pagine possa essere tranquillamente scritto con la metà, o meno della metà, senza considerare che ogni parola e ogni informazione ha la sua importanza.

La lunghezza ideale di un testo leggibile per moltissime persone persone di questa società è quella di uno Status di Facebook.
La gente non legge, se legge, legge romanzi.
Oppure se legge qualcosa di realistico non capisce, se capisce non ricorda.
E spesso non pensa neanche, preferisce sentire.
Preferisce, bere, fumare, drogarsi, guardare immagini, giocare con i videogames e così via.
Una prova è che nella musica il contenuto scompare, soprattutto in musiche in cui non c’è il linguaggio ma solo suoni, e infatti la musica viene ascoltata in massa, anche in modo passivo, al contrario dei libri di scienza. Quasi nessuno dice “Porcoddio quanto spacca lo scienziato Oliver Sacks, ce l’hai una pennetta che ti passo un pò di libri suoi?”.

Twitter, ma anche Facebook, da un lato hanno imposto l’idea che l’istantaneità dei commenti e dei post debba essere predominante sulla loro profondità, così come la loro lunghezza e complessità, e chi prova a scrivere riflettendo a lungo e scrivendo periodi complessi e lunghi viene invitato a smettere, e dall’altra hanno sdoganato la figura del “follower”, che altro non è se non un fan(atico) che approva ciò che qualcun altro ha detto, sempre in maniera istantanea: cioè, senza nessuna verifica o rielaborazione.
Questi due meccanismi congiunti possono produrre effetti deleteri.
Soprattutto nella matematica e nelle scienze, i nuovi media rischiano di creare abitudini incompatibili non solo con la ricerca, ma anche con la semplice acquisizione di un sapere che richiede, al contrario, lunga concentrazione e capacità di giudizio autonomo.
Nella politica e nell’entertainment, queste cose possono essere sfruttate facilmente: il passaggio dell’elettorato da una politica fatta ancora di discorsi a una fatta solo di slogan, è emblematico di questo nuovo trend, che è uno degli ingredienti delle dittature soft alla Huxley. Questa è la condizione attuale della politica.
Di fronte a un politico come Carter, ingegnere nucleare, che spiegava agli americani che i problemi erano complessi e non ammettevano soluzioni semplici, e nemmeno facili da spiegare, e l’attore Reagan che andava in tv con un dollaro e qualche monetina, a “esibire” l’effetto dell’inflazione, e la sua ricetta da casalinghe per combatterla, era ovvio che gli americani avrebbero scelto il secondo e pensionato il primo.

Oltre all’istantaneità è importante la brevità.
Molti dicono che bisogna essere sintetici su Facebook, che non è il luogo adatto per conversazioni serie e lunghe.
Bisogna scrivere una riga massimo (puoi anche fare il blogger scrivendo una sola riga). Se la scrivi così è anche meglio: ________________________ .
Certo, scrivere al proprio amico massimo (taggandolo @massimo) e poi “una riga” diventa il colmo.
E alla fine con tutti i post di Facebook in cui la gente scrive massimo una riga diventa difficile leggere tra le righe. Tra l’altro a massimo potrebbero venire le manie di persecuzione con tutti che sulle loro bacheche scrivono massimo una riga. Le righe se le sogna di notte poi.
Se poi Massimo è un cocainomane allora potrà stizzirsi pensando che lo stanno tutti prendendo in giro.

Si tratta di un fenomeno davvero complesso e interessante. Qualcuno dovrebbe scriverci un libro: Facebook e l’arte di argomentare con riga senza compasso.

Oltre all’istantaneità e la brevità è importante la metafora, e la non accuratezza delle descrizioni.
Il parlare di cose indimostrabili, inesistenti, inutili, o al peggio, false e negative trova il suo spazio naturale nei blog, o nei post dei social network, che sono l’analogo moderno dei caffé di una volta, e dei bar e dei pub più di recente, dove la gente si ritrova nel tempo libero per cazzeggiare e chiacchierare del più e del meno. Poi si torna alle proprie occupazioni come studiare, lavorare, cucinare, pulire e tutte le altre, ma non si dimentica totalmente della filosofia e delle chiacchiere, infatti alcune di queste rimangono sedimentate e producono effetti reali. Le persone scelgono di fare o non fare, credere o non credere, accettare o rifiutare qualcosa in base a tutte le idee memorizzate nella testa.

Se si entra in una qualsiasi libreria, dalle più piccole di qualche sperduta località di alta montagna a quelle più grandi con le poltrone per leggere in tranquillità e i bar interni dove sorseggiare un cappuccino, ci si può sicuramente accorgere che la sezione della letteratura, occupa sempre uno spazio importante, con gli scaffali delle novità sempre in bella vista. La sezione di scienza invece, ammesso che ci sia, è quasi sempre molto piccola, spesso relegata tra “esoterismo” e “giardinaggio” e “filosofia”, e sicuramente i suoi scaffali sono meno visitati e aggiornati con meno frequenza di quelli dei romanzieri.
Questo è contemporaneamente un testo scientifico, ma con pochissime formule, e un libro di sulla fotografia di nudo, ma con pochi argomenti specifici sulla fotografia di nudo.

La stragrande maggioranza dei libri di fotografia, così come in generale dei libri che trattano una pratica ad esempio la cucina si sofferma sul quanto “1/60 di secondo, due flash” (“prendete 100 g di olio, due cipolle e un pizzico di sale”) non sempre sul come (“cuocete a fuoco alto”, sì ma a che temperatura esattamente? È importante?) e praticamente mai sul perché (“non fate foto in certe pose”, “fatele dal basso”, sì ma perché?).
Ecco, questo è un testo che spiega i perché delle cose, una sorta di manuale di istruzioni per tutte le pratiche fotografiche già scritte e per quelle ancora da inventare ma che necessariamente seguono gli stessi principi chimici e fisici della vita.

Le fonti dello studio

Studiare un certo fenomeno significa descriverlo, e quindi riprodurlo, crearsi un’immagine mentale di ciò che accade per poi trasmetterla. Una persona che vuole dipingere un paesaggio, o fotografarlo si reca davanti a quel paesaggio e lo ricalca con la matita o col pennello, e lo fotografa con la fotocamera, quando però si fa uno studio di un certo fenomeno attraverso il linguaggio, pur dovendo creare un’immagine mentale, il fenomeno non è detto che lo si percepisca con i propri sensi per tradurlo in parole.

Le verità storiche, cioè degli eventi accaduti nello spazio  e nel tempo si basano su testimonianze di varia mano. Il proprio punto di vista, cioè i propri organi di senso, sono la prima fonte storica che ognuno ha a disposizione per crearsi una rappresentazione mentale di ciò che accade, ma poi si può conoscere gli eventi accaduti attraverso il racconto degli altri, i parenti, gli amici, gli sconosciuti.

Le cose stanno come stanno, e per sapere come stanno non basta una testa, per quanto brillante, ma ci vuole un esercito di teste che procedano in maniera coordinata e sensata. Il che è appunto ciò che fa la scienza. E per conoscere il mondo non basta quindi percepirlo, per anni, e decenni, e segnarsi ciò che si è vissuto, ma si devono quindi utilizzare certi oggetti, che siano libri cartacei o digitali, nei quali i risultati di piu’ esperienze e piu’ teste ragionanti sono stati trascritti.

Non sarebbe possibile un progresso nella conoscenza se ogni nuovo essere umano nato si limitasse a ciò che scopre da solo, perché nessuno, usando semplicemente i propri sensi, la propria memoria, e la propria ragione, singolarmente, può raggiungere una qualsiasi conclusione che sia diversa da quanto gli fanno credere i suoi sensi, né riesce a immaginare l’esistenza delle cellule e degli atomi, o di un cervello, o i tempi dell’evoluzione biologica, ma ha bisogno dei risultati del collettivo umano.

Da soli non avremmo una scienza, prodotto di una continua interazione fra umani e fra umani e cose. Da soli non avremmo una storia né la capacità di conoscere fatti di terre lontane. Da soli non avremmo una logica, che è una costruzione eminentemente collettiva, visto che nessuno è perfettamente logico.

Ma non c’è bisogno che un nuovo nato si limiti a sé stesso e riscopra il teorema di Pitagora, né che si metta personalmente a scavare per ricostruire di nuovo la storia geologica del pianeta o della propria regione, né che che apra crani per scoprire che dentro c’è il cervello.
Per questo il punto di vista di ognuno è frutto di miriadi di teste, e c’è la necessità di leggere i testi giusti per conoscere. I sensi offrono la loro versione della realtà, l’unica possibile per ciascuno, se non ci si confronta con gli altri e con gli strumenti che la collettività umana ha approntato.

Qualunque persona può raccogliere informazioni su ciò che è accaduto in un determinato tipo di accadimenti (l’esposizione del corpo nudo in questo caso), e raccogliere i ragionamenti, propri e altrui, a proposito della fotografia di persone nude nella speranza che possano essergli utili, ad esempio per avere delle base da utilizzare nella decisione di usare la fotocamera per fotografare corpi nudi.

Scriversi i propri e altrui pensieri e raccogliere i fogli o i notepad scritti è spesso un’azione migliore che limitarsi a pensare e ricordare, dato che affidarsi alla memoria non è sufficiente per arrivare a ragionamenti e conoscenze approfondite, le quali richiedono lunghissime concatenazioni di informazioni e inferenze logiche, ed è quindi bene rileggere ciò che si è pensato in precedenza e aggiungere ogni volta ciò che si è scoperto e ragionato.

Inoltre, mettere insieme certe conoscenze mette anche nella condizione di poterle trasmettere in modo completo e preciso, e anche piu’ gradevole rispetto a esporle verbalmente, sperando che possano essere utili anche agli altri, i quali possono non sapere che giocare con i corpi nudi e la loro immagine virtuale può essere come mangiare la mela dall’albero della conoscenza ed essere cacciati dal paradiso. Possono non sapere che chi fa certe cose può vivere in modo piacevolissimo oppure terribile, perché il mondo è fatto di persone che possono essere corrette e benefiche ma anche di persone che possono essere crudeli.

Un/una fotografo/a, un/a fotomodello/a, un fruitore di fotografie, appassionato/a di corpi nudi che voglia crearsi una rappresentazione di ciò che accade e perché accade in ambito di nudità, deve per prima cosa scoprire dove può trovare informazioni che vadano al di là della sua esperienza personale e gli permettano di raccogliere tanto materiale su un argomento come l’esposizione del corpo nudo e le varie reazioni a quest’esposizione, soprattutto inerente all’esposizione mediata dalla fotografia.

Si può procedere in diversi modi: fare esperienza diretta, spogliandosi davanti qualcuno, vedendo gli altri spogliarsi, fotografando corpi nudi, facendosi fotografare nudi, descrivere queste esperienze, catalogarle, ricercare cause, oppure stare centinaia di ore seduti a cercare siti web e blog in cui fotografi e fotomodelle hanno riportato esperienze e riflessioni, leggere notizie di giornali relativi ai corpi nudi, osservare profili dei social in cui qualcuno posta foto di corpi nudi o ne parla, leggere libri di chi ha già raccolto informazioni e riflessioni inerenti all’argomento.

Ma la parte più difficile, e che ha creato più problemi seri nella raccolta delle informazioni, è stata sicuramente la ricerca delle informazioni tramite il dialogo con le persone che vivono l’esposizione del proprio corpo nudo e quindi sono esperte in materia, soprattutto le fotomodelle. Le ragazze che espongono il proprio corpo nudo attraverso le foto non amano parlarne, soprattutto a sconosciuti, anzi, spesso rispondono con insulti a domande inerenti quell’argomento, perché è diffuso il concetto di “argomento personale” o “intimità”, ovvero certe storie devono rimanere nascoste, e molte volte non amano neanche riflettere sulle cause del verificarsi di certi eventi inerenti all’esposizione del corpo nudo.

IPOTESI SULLE CAUSE DEL DISPREZZO DELL’APPREZZAMENTO

Per cercare una spiegazione a certe reazioni psicologiche di stupore e contrarietà nei confronti di chi dà importanza, attenzione e priorità alla visione del corpo nudo altrui, o all’esposizione del proprio corpo attraverso l’uso della fotografia piuttosto che alla visione ed esposizione del corpo vestito, e in maggiore intensità all’avvicinarsi alle zone erogenee (capezzoli, labbra della vulva e ano), si possono formulare diverse ipotesi.

Per prima cosa fotografare un corpo nudo o farsi fotografare nudi è come guardare un corpo nudo con gli occhi e creare un ricordo ma con dalle caratteristiche diverse dai ricordi della mente che sono passeggeri, sbiaditi, sfuocati, che non possono essere condivisi con gli altri, infatti una foto è una immagine permanente e perfettamente dettagliata, che può essere condivisa con gli altri, ad esempio sui social.
Infatti ogni tanto le persone si fanno vedere nude, ad esempio quando fanno sesso, ma molto più raramente si fanno fotografare nude, soprattutto quando fanno sesso. Quindi molte/i hanno bisogno di avere un controllo sull’immagine del proprio corpo nudo, e determinare chi la può vedere e per quanto tempo, i ricordi infatti svaniscono col tempo al contrario delle fotografie.
Esporre il proprio corpo nudo in un night club, per il fatto che è un luogo chiuso nel quale non si fanno foto, fa sentire più sicure le ragazze, e infatti molte che espongono i propri corpi nudi nei night club non si fanno fotografare nude.

Bisogna quindi capire perché certe persone hanno bisogno di avere questo controllo e altre non ne hanno bisogno e possono mostrarsi nudi in foto a chiunque.

Nelle società più vicine alla natura l’esporre integralmente il proprio corpo non ha mai costituito un problema anzi ha significato disponibilità sociale e moralità sessuale.

Vedere corpi vestiti nella società occidentale è una cosa ordinaria, nella norma, normale, e vedere corpi nudi è straordinario, anormale, e gli umani si sentono più liberi e privi di sensi di colpa, nel fare ciò che è normale e conforme agli standard della società in cui vive.

Sentirsi normali, e accettati dal giudizio altrui è una esigenza che viene alimentata dai genitori sin da piccoli a partire dai loro giudizi. Spesso ai genitori se non piace un programma televisivo, il testo di una canzone, il modo in cui le ragazze si pongono in un videoclip musicale, lo dicono a voce alta ai figli e alle figlie, insultano le ragazze viste, e affermano di non condividere quanto visto. Se invece si imbattono in qualche che secondo loro ha un valore positivo affermano che quella cosa gli piace. Ne parlano con i commercianti, a volte i produttori televisivi, i direttori delle riviste. Favoriscono inoltre la raccolta delle impressioni e delle opinioni del gruppo di coetanei, dalle professore, ai fratelli, agli amici.
Le domande che con ansia pongono sono del tipo “Cosa penserebbe la professoressa di lettere di una che indossa un abito del genere?!” poi “E se tua sorella andasse in giro vestita mezza nuda tu che cosa penseresti?!!” poi “Che cosa direbbe il fratello della tua migliore amica di una ragazza che si comporta in questo modo?” poi “Se fossi la protagonista di questo film/spot/video musicale o di queste foto e i tuoi amici ti vedessero mezza nuda come ti descriverebbero a qualcuno che non ti conosce? una troia!”.

Infatti, una persona è ciò che riesce a fare di sé di ciò che hanno fatto di lui. Perché è condizionata da fattori esterni, come la famiglia, il paese, la società in cui cresce e lavora, la tv e  l’intero mondo. Non a caso in determinate nazioni la maggioranza delle persone appartengono a una certa religione, e in altre nazioni appartengono a una religione diversa.

 

Differenze maschile e femminile nell’esposizione del corpo e del sesso
Ma prima ancora dei chiarimenti sul titolo, bisogna chiarire che questo testo è scritto sottolineando e rispettando l’esistenza dei sessi maschile e femminile: lui/lei.
Ed è per questo che leggendolo si ritroverà frequentemente questa forma di scrittura.

Anche se si tratterà quasi sempre di corpi femminili e di fotografi maschili perché così vanno le cose.

Tra maschi e femmine c’è una grossa differenza nelle possibilità di esposizione del proprio corpo e nel conseguente guadagno.

Sono i corpi femminili a essere fotografati in stragrande maggioranza, quasi unicamente, e sulle riviste, nei siti web, nei social network, nei programmi televisivi, nelle immagini pubblicitarie, nei videoclip musicali, nelle varie professioni in cui si guadagna mostrando il corpo o usandolo sessualmente, nella grande quantità di fotografe donne che fotografano donne nude, e in tanti altri posti si vedono corpi femminili.

Per comprende a che livello è il potere di guadagnare dei fotomodelli basta guardare le riviste (non esiste l’analogo della coniglietta di playboy maschile), i motori di ricerca per fotomodelle (sia italiani come modelshoot che stranieri come modelmayhem o purpleport), i gruppi di fotografia modellistica e notare l’onnipresenza di donne e l’assenza di uomini. Un uomo che mette annunci per guadagnare come fotomodello, anche seminudo o nudo, rimarrà a secco, e farà fatica anche a trovare collaborazioni gratuite sentendosi dire da uomini e donne “preferisco fotografare donne”.

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Zac Efron è un attore e cantante che usa il suo fisico per aggiungere valore al suo recitare e cantare, non è un uomo che usa solo il suo fisico per guadagnare come invece riescono a fare milioni di donne. Infatti, esiste la possibilità che alcuni uomini, con un certo fisico possano aggiungere del valore economico a ciò che producono (film, videoclip musicali) ma gli uomini che riescono a monetizzare il proprio aspetto senza aggiungere altro sono pochissimi.

Di spogliarellisti ce ne sono pochissimi, e vengono chiamati solo in alcuni eventi specifici, come la festa della donna.

Il maggiore o minore potere economico che un uomo ha mostrando il proprio corpo dipende appunto dalla quantità di donne che si sentono sufficientemente interessate esteticamente e sessualmente da quello da convincersi a pagare vedere film, comprare musica, o acquistare un prodotto pubblicizzato con l’immagine dell’uomo anche sulla base che l’uomo che recita e canta e pubblicizza è sessualmente figo.
La maggioranza delle femmine etero è attratta visivamente ed esteticamente dal corpo femminile, anche se poi fanno sesso con i maschi, e lo divinizzano ed esaltano rispetto a quello maschile che in diversi casi non considerano nemmeno, anzi, che giudicano brutto, volgare, banale. Gli uomini ricevono pochissimi apprezzamenti sessuali ed estetici, le donne in una quantità enorme, al punto da annoiarle.
E sono infatti i soggetti femminili e non quelli maschili a guadagnarci soldi in generale dall’esposizione del proprio corpo seminudo o nudo. Anche se a qualche minoranza di donne eterosessuali può piacere guardare anche i corpi maschili, ed essere al contempo più interessate a spendere soldi per riviste, film, musica.
Qualunque sia la causa della differenza di potere economico tra uomo e donna nell’esposizione del proprio corpo, è un dato di fatto che la maggioranza delle persone, anche donne etero, hanno interesse verso l’immagine del corpo femminile e non di quello maschile. Tanté che le donne etero, libere di scegliere di fotografare corpi nudi maschili e femminili, sia per piacere che per professione, nella maggioranza dei casi scelgono quelli femminili dicendo esplicitamente che sono esteticamente migliori di quelli maschili.

Infatti, agli uomini, a differenza delle donne, viene attribuita la proprietà di avere un corpo brutto per natura rispetto alle donne, soprattutto il pene rispetto alla vulva, e da questo segue che gli uomini che mostrano il proprio corpo “non hanno buon gusto” e fanno qualcosa di “disgustoso” nella maggioranza dei casi, e di conseguenza sono maggiormente dissuasi dall’esporre il proprio corpo.

Secondo uno studio condotto nel 2003 da Marcello Costa, psicologo dell’Università di Bologna, su un piccolo campione di uomini e di donne. A tutti sono state mostrate foto di persone nude e di oggetti comuni, registrando l’attività cerebrale dei soggetti. Quella degli uomini aveva un picco davanti a foto di donne nude, ma la stessa attivazione non si registrava nelle donne: di fronte a un nudo maschile reagivano più o meno come davanti a un colapasta.

Le donne che si dichiarano eterosessuali sono in realtà spesso attratte dal sesso opposto come dal loro stesso, mentre l’attrazione delle donne lesbiche coincide più spesso con l’orientamento dichiarato. «Le donne sono gay o bisex, mai etero», ha dichiarato per esempio il principale autore dello studio, Gerulf Rieger, dell’università di Essex (GB).

I maschi eterosessuali passano un anno della loro vita a lanciare occhiate alle donne. Lo dice un sondaggio del Kodak Lens Vision Centres effettuato su 3.000 volontari inglesi: secondo i ricercatori un uomo dedica almeno 43 minuti al giorno a guardare le donne. Il luogo preferito per “occhieggiare” è il supermercato (seguito dal pub e dalla discoteca). E le donne? Lo stesso sondaggio dice che loro dedicano alla contemplazione della bellezza maschile “solo” 20 minuti al giorno.
Il dato fa riflettere, probabilmente è mediamente vero, ma va comunque preso con le pinze, perché è calcolato sui dati di un sondaggio non pubblicato su una rivista scientifica.

PROBLEMI DELL’ESPOSIZIONE DEL CORPO NUDO NELLA VITA QUOTIDIANA

A volte, le persone non si aspettano di dover trovare risposte a domande morali sull’esposizione della nudità in fotografia, e pensano che non sia di loro interesse, ma invece può accadere che poi scoprano che questo  evento può capitare anche nella loro vita, e che dunque devono avere anche loro una opinione in merito.
A dimostrarlo è la notizia pubblicata sui giornali di un signore di Lucca che va dal meccanico a far riparare l’auto e vede le foto di sua moglie nuda appesa al muro. La moglie aveva posato per un calendario di nudo sponsorizzato da un’autofficina di Lucca senza però fargli sapere niente: così, furioso, non ha perso tempo e da Firenze ha raggiunto l’officina lucchese per chiederne ragione all’ignaro proprietario. Ma per convincerlo che il meccanico non c’entrava niente è stato necessario l’intervento dei carabinieri.
La giovane moglie si sarebbe fatta fare degli scatti fotografici nuda da un fotografo, il quale l’avrebbe anche avvisata che le foto sarebbero state utilizzate per un calendario, ma diffuso lontano dalla provincia di Firenze. La donna ha accettato il rischio, non potendo prevedere che il calendario o la eco della sua fama potevano però raggiungere il marito. Così invece è stato. E quando l’uomo ha scoperto che la bella Miss Maggio era la moglie è scoppiato il finimondo con l’«incursione» a Lucca dal titolare dell’officina che si era limitato a sponsorizzare il calendario.

L’esposizione del corpo nudo, oltre a poter interessare i mariti poiché le mogli potrebbero esporre il proprio corpo nudo in qualsiasi momento, o perché le mogli potrebbero giudicare negativamente il loro guardare l’esposizione del corpo altrui, può interessare anche i genitori, poiché i figli potrebbero esporre il proprio corpo nudo in qualsiasi momento.
Chiusi nella propria stanza, nascosti dai membri della famiglia, con pochi click sulla tastiera molti preadolescenti e adolescenti accedono a immagini di corpi nudi, e altre volte diventano produttore di foto dei propri corpi nudi che condividono con altri, e i loro genitori, consapevoli di questa possibilità, hanno preoccupazioni, dubbi, e domande alle quali rispondere.

Pertanto una ricerca sulla fotografia di corpi nudi può essere utile ai genitori di figli che sono naturalmente dotati di corpi nudi e del desiderio di mostrarli ad altri e sono naturalmente dotati di occhi e del desiderio di usarli per guardare corpi nudi di altri.

Per alcuni genitori è un grande problema, e possono sentire l’esigenza di comprendere di più rispetto al desiderio di compiere un tale atto, o di cosa accade quando lo si compie, o cosa potrebbe accadere.

Per fare un esempio relativo all’essere genitori di figli che si fanno fotografare nudi e viverlo come un problema si può citare Lorendana Chivu, una sexy modella romena con la passione per lo spettacolo.
A 18 anni il primo passo: posa nuda per la rivista Playboy. Il padre però non ha accettato la scelta della figlia e si è tolto la vita.
“Quando ha visto gli scatti – racconta Lorendana al Mirror – mio padre è rimasto sconvolto. Si è isolato dal resto del mondo e allo stesso tempo voleva che io mi allontanassi dalla nostra famiglia”.

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Il pudore copre i corpi che sente affettivamente vicini, propri, quello della moglie, la figlia, la fidanzata;
Mogli, figlie e fidanzate, nella maggioranza dei casi, evitano con terrore un supposto urto di sensibilità del fratello maggiore, del fidanzato, del padre o il nonno, o addirittura il figlio, evitano che si vergognino di loro, oppure per evitare il litigio, il rimprovero, l’abbandono, o addirittura la violenza fisica.
Nessuna figlia fa pompini lasciando le macchie bianche sull’abito nero, per poi, quando papà le domanda qualcosa, fargli capire cosa è successo mimando l’atto.
A volte così facendo i padri crescono pensando che “se lei si sveste significa che ho il lascia passare per violentarla, guarda le mie figlie come sono perbene”.

Al contrario, si può essere interessati ai ragionamenti dietro alla scelte di esporre la propria nudità, perché avvenuta in modo impensabile. Correva l’anno 2003 e tra le polemiche esce una singolare copertina di Playboy che vede protagoniste madre e figlia, due bellissime donne, Helo Pinheiro, l’eterna “Garota de Ipanema” (a destra) e sua figlia Tatiane, la madre le copre la vulva con una mano.

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Oppure un fotografo ti ha chiesto di farti fotografare nuda/o, o vedendo foto di altre ragazze hai immaginato la possibilità di chiedere a fotografo di fotografarti nuda/o.

Genitori, fidanzati, fratelli, parenti, amici di persone che si fanno fotografare nude o che fotografano persone nude avranno necessità di risposte a domande che preoccupano e potranno trovare informazioni utili a prendere decisioni, o trarre conclusioni in questo testo.
E, cambiando punto di vista, potrebbero anche vivere emozioni diverse, magari non dannose o addirittura positive. Oppure potrebbero convincersi ancora di più che è giusto sentirsi disgustati e contrariati, chi lo sa.

Ma potranno trarre vantaggio dalla lettura anche chi non conoscere qualcuno che fa foto, ma semplicemente è interessato al mondo al di fuori della fotografia in cui il corpo può avere una importanza, ad esempio nel sesso o nell’affettività. Perché la fotografia non è uno strumento separato dalla vita comune, ma può riflettere desideri e problematiche della vita di chi non sa niente di fotografia e non ne è neanche interessato.

Il fenomeno della fotografia è composto da molteplici aspetti diversi, come dalla psicologia di chi ne partecipa, dalla tecnica, dall’etica, dalle leggi che regolano i rapporti umani, dal mercato fotografico, dal bisogno di denaro per produrre foto e così via e ci vuole tempo, energia e continuità intellettuale per conoscere ogni aspetto che compone il fenomeno della fotografia di nudo.
I motivi per continuare a leggere sono davvero tanti.

Se proprio credi che non ti potrà interessare, allora probabilmente smetterai di leggere ora, e ovviamente ci sarà una parte di persone che si fermerà al titolo e non leggerà mai nient’altro di questo testo.

DIFFERENZA TRA FOTOGRAFIA, SCENOGRAFIA, ABBIGLIAMENTO
In teoria fare fotografia è occuparsi della luce e delle sue proprietà attraverso l’uso della fotocamera, e invece fare coreografia o scenografia è occuparsi di ciò che sta davanti alla fotocamera e viene illuminato dalla luce e fotografato con la fotocamera.

Due attività diverse, e uno può farle entrambe nello stesso set. Così come chi trucca, acconcia, e fotografa.
Ma come categorie vanno distinte. Non perché si mettono cose belle o le si mettono in un modo bello all’interno di una foto allora il fotografo è bravo e la foto è bella.
Semmai lo scenografo (che può essere il fotografo che fa anche lo scenografo) è bravo (o ha i soldi per comprare e affittare o le amicizie per farsi prestare) e il soggetto è bello (o strafiga).

Servono comunque competenze differenti per fare certe cose. Posso essere un bravissimo fotografo o postproducer, così come posso saper fare la torta di mele, ma non per questo sono automaticamente capace a costruire certe scenografie, e certi abiti. Spesso si confondono i fotografi con i fotografi E stylist, mua, scenografi ecc. Uno che è fotografo può teoricamente sapere fare anche tutto il resto. Ma se lo chiamo SOLO fotografo è limitante e confusionario.

Tanté che spesso vedo comparate figure diverse, e valutate migliori una delle due in modo totalmente illogico.

Non si può dire che una fotografa sia una fotografa migliore di altri fotografi guardando alla scenografia, e agli abiti. Come fotografa la si dovrà valutare solo in ambito fotografico, e poi passare all’ambito scenografico e così via, senza confondere le cose.

Un pò come quando si giudica fantastica una foto perché la fotomodella è fantastica.

Queste categorie di ruoli vengono costantemente confuse, semplificando tutto nella riduzione a un’unica figura più conosciuta alla maggioranza delle persone, finendo così a fare i complimenti a chi ha fatto la foto come “fotografo/a” ma per il fatto che ci sono cose belle o cose belle messe in modo bello dentro di essa che magari il fotografo non ha toccato neanche con un dito o non ha neanche diretto nessuno a parole dicendogli come fare ciò che si vede nella foto, senza valutare minimamente inquadratura, messa a fuoco, temperatura colore, illuminazione e così via.
A causa di questo fenomeno, sia chi sa che queste categorie vengono confuse ma sono distinte, sia chi ha imparato a confonderle e non ha mai saputo che sono distinte, sceglie infinite strafighe (investendo anche soldi), meglio se contornate da makeup, acconciature, abiti, accessori e scatta in quantità industriale perché ha imparato che questo ha successo.

Uno dei motivi per cui certe argomentazioni, ad esempio sulla nudità fotografica, non interessano è dovuto alla credenza che ciò che c’è da sapere e capire è già evidente, e non c’è bisogno di discuterne e verificare.
Tuttavia, per quanto riguarda l’evidenza delle cose, bisogna considerare che una delle cose più evidenti della vita è che il fatto che il Sole e la Luna girano attorno alla Terra, una volta al giorno. Basta un minimo di osservazione, per accorgersi che entrambi gli astri si alzano, si muovono e si abbassano nel cielo, in maniera perfettamente analoga.
Eppure, oggi sappiamo che questo genere di “evidenze” è inconcludente, per un duplice motivo: non solo, com’è ovvio, per l’appello all’autorità, ma anche, e più sorprendentemente, per quello alla supposta prova dei fatti.
In realtà, benché le osservazioni ci presentino dati paralleli per il Sole e la Luna, il moto del Sole è solo un’illusione ottica, mentre il moto della Luna è una vera deduzione logica.
In altre parole, i fatti sono solo indizi, e ci vuol altro per saltare alle conclusioni:
sostanzialmente, serve una visione scientifica, che permetta di discernere il vero e il reale dal falso e dall’immaginario.
La caratteristica principale di questa visione scientifica sta nella capacità di saper andare oltre le apparenze, per capire le ragioni profonde dei fenomeni, e vedere il quadro generale della Natura.

Come si può facilmente immaginare, le ragioni profonde e il quadro generale contrastano sistematicamente con le ragioni superficiali e i quadri particolari, che costituiscono invece il cosiddetto “senso comune”.

L’ESPOSIZIONE DEL CORPO NUDO COME PROBLEMA SOCIALE

Accennando brevemente, per poi approfondire in modo dettagliato in seguito, al perché l’esprimere interesse nei confronti della nudità (reale o fotografico, e soprattutto alla ricerca di emozioni sessuali più che estetiche, ma anche intellettuale, scientifico e psicologico) abbia in alcuni un effetto inibitorio su di sé e nei confronti di chi se ne interessa, si può considerare che l’esposizione pubblica del corpo nudo agli altri, nei più svariati modi diretti o indiretti, entra in conflitto con i valori, le religioni, le credenze, le sicurezze, gli interessi economici, affettivi, sociali, psicologici di molte persone, e spesso stimola le loro paure, le lo   ro frustrazioni, e dunque le loro strategie di autodifesa.

Sin da piccole le bambine vengono educate dalle maestre alla pudicizia. Le maestre delle elementari possono rimproverare le mamme per l’abbigliamento delle loro figlie dicendo loro che giocando capita che le gonnelline si sollevino e si vedano le mutandine delle bimbe e che i pantaloncini lascino loro troppo scoperte le cosce. E dicendo che è loro compito insegnare alle bambine a non esporre le parti del proprio corpo ed educarle ad un abbigliamento sobrio, per proteggerle e tutelarle dalle aggressioni da parte di maschi di cui non si può avere controllo. Inoltre ci sono bambini maschi già molto maliziosi che ne approfittano per guardare le parti intime delle femminucce appena si scompongono.

Attualmente, la religione non è più il motore principale che contrasta il sesso e tutte le sue forme nella maggior parte degli stati, ma è la morale a limitare quest’attività, che ovviamente usa concetti astratti e spirituali dello stesso tipo della religione. Ma la maggior parte delle persone non va a messa, non prega, non crede nella chiesa e non crede nel concetto di peccato, però si comporta come se ci credesse, usando terminologie e motivazioni diverse.

In alcuni luoghi però, le religioni sono ancora molto forti, e producono effetti sorprendenti riguardo alla nudità.
La convinzione primitiva che dietro la maggior parte delle cause ci sia un agente animato porta a pensare che esistano sempre dei responsabili alla base degli eventi, responsabili che divengono automaticamente colpevoli se gli eventi sono negativi o addirittura catastrofici. Dal momento che l’esposizione della nudità infrange delle regole secolari, alcuni posso addirittura collegare un terremoto a quest’esposizione. Per mostrare quante idee strane e diverse la gente abbia nei confronti dell’esposizione del corpo nudo si può dire che c’è chi crede addirittura che la presenza di corpi nudi  in luoghi in cui altri umani possano vederli ritenuti “sacri” possa provocare terremoti, invece che accettare che essi sono vibrazioni o assestamenti improvvisi della crosta terrestre, provocati dallo spostamento improvviso di una massa rocciosa nel sottosuolo.

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Nel 2015 sono stati espulsi dalla Malesia quattro turisti arrestati per aver posato nudi per alcune fotografie in cima al monte Kinabalu, una località nell’est del Paese considerata sacra da gruppi di religiosi. Davanti al giudice, i turisti sono stati dichiarati colpevoli di comportamento osceno in luogo pubblico e sono stati condannati a tre giorni di carcere. I giovani – una britannica di 24 anni, un olandese di 23 e due fratelli canadesi, di 22 e 23 anni – hanno dovuto inoltre pagare una multa di circa 1.200 euro a testa. L’incidente era avvenuti il 30 maggio, sei giorni prima di un forte terremoto che, nella stessa area, aveva causato la morte di 18 escursionisti. Dopo il sisma, le autorità locali avevano incolpato gli escursionisti che si erano fatti le foto nudi di aver turbato gli ‘spiriti’ del luogo e di aver quindi causato la calamità la storia del fatto che la montagna è ritenuta sacra e si deve rispettare chi la ritiene sacra è davvero una stronzata. I religiosi non si possono appropriare di intere montagne e imporre a tutti gli altri di rispettare la propria idea che quella montagna sia sacra e che non ci si debba fare alcune cose, come spogliarsi.

L’esposizione del proprio corpo nudo agli altri, dal vivo, in foto e in video, è davvero un problema per chi ne ha desiderio, o semplicemente per chi ne riceve una richiesta, o per chi può ottenere dei vantaggi (attraverso il baratto o lo scambio in denaro) e spesso la propria volontà di mostrarlo o di rispondere positivamente alla richiesta ricevuta arriva al fallimento perché si scontra con l’incapacità psicologica, (e non fisiologica), nel farlo.

L’esposizione del corpo, sia dal vivo, che in foto che in video porta con sé molti problemi.
Al contrario di quando ci si sente dire “mi passi il sale?” richieste come “Mi fai vedere come sei fatta nuda/o?” non comporta la stessa facilità per molte persone. Anche se per altre sì, e infatti, foto e video, di nudo e pornografici compensano l’assenza di nudità nel mondo, o non esisterebbero film porno, che addirittura mostrano corpi nudi, in movimento, che fanno sesso, a volte in gruppo, e a volte in condizioni estreme.

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Conoscendo come vanno le cose riguardo all’esposizione della nudità tra gli umani è singolare che sulla placca delle sonde Pioneer 10 e 11, rispettivamente lanciate nel 1972 e nel 1973, siano stati raffigurati un uomo e una donna nudi e che quest’immagine serva a presentare l’umanità agli extraterrestri, soprattutto mentre al contrario sulla terra non si può condividere tra umani neanche un disegno di uomini e donne nudi su un social.

Anche se si può osservare che i genitali della donna non sono rappresentati dettagliatamente ma viene mostrato solo il monte di Venere e si sospetta che la NASA abbia rifiutato un disegno più dettagliato, e perciò giunse ad un compromesso per salvare il progetto.

In ogni caso, sarebbe stato più realistico presentarli con mutande, reggiseni, e veli, ma si sa che gli umani vogliono sempre fare bella figura, indipendentemente dalla sincerità dell’immagine comunicata. Probabilmente, nel caso dell’immagine del Pioneer danno per scontato che “il contenuto dell’immagine da te condivisa NON presenta elementi che possano turbare gli altri” al contrario del messaggio che si riceve in un social quando si condividono immagini contenenti corpi nudi anche solo disegnati in modo stilizzato perché qualcuno le ha viste e si è sentito turbato (o meglio le sue turbe si sono esplicitate).

Effettivamente, le rappresentazioni degli extraterrestri fatte dagli umani li presentano sempre più intelligenti degli umani.

Detto questo, non resta che proseguire questo viaggio conoscitivo entrando nel vivo del problema, cioè perché siamo nudi e perché ci vestiamo.

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