1- L’IMPORTANZA DI AVERE UN CORPO, SENZA PELI E CON UN SESSO (semidefinitivo)

Per prima cosa quando le persone parlano del valore che ha il corpo, bisogna considerare si sbaglia chi pensa e dice che il corpo è “solo un involucro” aggiungendo che se ne farebbe a meno se si potesse, o dicendo che è un “contenitore” che semplicemente contiene e riveste e sorregge ciò che ha veramente importanza, ovvero la “mente”, i pensieri, i ricordi, le emozioni, i sentimenti, le passioni e così via.

Spesso la gente con un’affermazione del genere non si riferisce all’intero corpo, fatto di ossa, muscoli, vene, sangue, pelle e così via ma solo al suo esterno visibile con gli occhi, per grande parte la pelle, poi i capelli, le sopracciglia, gli occhi, e così via. Queste persone sanno che il corpo ha una importanza, ma negano l’importanza del piacere provocato dall’aspetto di questo corpo, e quindi se vogliono sostenere la loro tesi sarebbe per prima cosa più corretto dire “il piacere provocato dall’aspetto del corpo non ha valore” piuttosto che dire “il corpo è solo un involucro senza importanza”.

Riguardo all’ipotesi che l’aspetto non abbia valore bisogna per prima cosa considerare che neanche la pelle, che può somigliare a un involucro del tipo di una bottiglia che contiene l’acqua, in verità non è solo un involucro, perché non ha soltanto la funzione di contenere ciò che c’è sotto di essa, ma anche molte altre, tra cui quella di attrarre gli altri per fare sesso. Spesso chi disprezza la parte visibile del corpo che può suscitare piacere negli altri non si riferisce neanche alla pelle ma solo alle parti del corpo che suscitano desiderio di contatto sessuale, come seno, natiche, vulva, pene, ano.

Da queste persone lo stare a parlare senza sfiorarsi, parlando dei propri ricordi, le proprie emozioni, le proprie passioni come cinema, letteratura, poesia, musica viene così contrapposto al toccarsi, leccarsi, penetrarsi sessualmente, dove la prima attività è positiva, desiderabile, necessaria e la seconda negativa, non desiderabile e non necessaria. Quando in realtà il sesso fa parte dei bisogni primari perché è funzionale alla riproduzione della specie, e l’orgasmo produce moltissimi benefici fisici e psicologici, mentre l’affetto è un fenomeno che è necessario negli anni dello sviluppo in cui l’individuo non è autosufficiente ma dopo gradualmente smette di essere necessario.

Le persone che dicono di disprezzare “ciò che è materiale” identificandolo col sesso sono persone confuse, che avendo tanto bisogno di affetto, in modo assoluto, rifiutano il sesso, che ognuno fa per il proprio piacere personale, e non necessita di affetto per avvenire, e in modo confuso associano al sesso la materia e al resto no. Poiché i sentimenti non sono visibili, quando parlano di essi dicono che non hanno materia, credendo che solo ciò che è visibile ha materia.
Ma questo è falso, ad esempio l’amore le persone lo ricevono con le parole, fatte di voce, e la voce è materia, molecole, corde vocali, apparato fonatorio, o con le carezze, date con una parte del corpo cioè le mani, con i baci, attraverso la bocca, e gli abbracci attraverso appunto le braccia e il petto, e così via. Solo quando si parla di una certa attività si arriva a distinguerla nettamente e sbagliando come “atto materiale”, ovvero il sesso.

Nel parlare del valore e dell’importanza del corpo in generale si può dire che il proprio corpo, è molto più importante rispetto a tante altre cose della vita, anche quelle ritenute bellissime, come una visita in un luogo mozzafiato, un matrimonio, probabilmente ciò che che c’è di piu’ importante e che permette di apprezzare tutto il resto. Il corpo è il metro di misura dell’importanza degli oggetti, degli strumenti, delle persone. Una pentola e un fornello sono importanti perché funzionali al corpo, ovvero a cucinare i cibi che servono per mantenerlo in vita, un ombrello è importante perché funzionale al corpo, ovvero a farlo restare asciutto.
Non è la nostra volontà a stabilire cosa è importante per noi, ma nasciamo già sapendo cosa è importante per noi, ovvero per il nostro corpo, mangiare, bere, dormire, avere orgasmi..E anche quando diciamo che possiamo fare a meno di una persona, o dobbiamo stare lontani da una persona, o abbiamo bisogno di una persona è perché qualche parte del corpo ci dice così, contraendosi, o rilassandosi, provocando piacere o sofferenza.
Infatti, dal momento della nascita al momento della morte il proprio corpo è sempre presente nel vivere le situazioni al contrario delle persone, siano essi genitori, fratelli, partner o amici, ed è esso che può modificare il corso degli eventi che si vivono.

Al corpo si dedica la propria attenzione perché dal corpo si ricevono piacere e dolore, e anche gli altri ricevono piacere e dolore attraverso l’uso del proprio corpo.

In ogni momento l’individuo è immerso in un ambiente fisico, dal quale pervengono in continuazione al corpo un’elevata varietà e moltitudine di stimoli.
Facendo esperienza degli stimoli ambientali ognuno scopre che esistono certi eventi durante i quali si prova qualcosa nel proprio corpo che non si vuole sentire, ed eventi in cui si prova qualcosa nel proprio corpo che vuole sentire. A queste due tipi di sentire viene dato il nome di “dolore” e “piacere”.
Si sente venire spontanea dal proprio corpo una forza che muove ad allontanare fisicamente lo stimolo doloroso da sé, spostando l’oggetto o spostando il proprio corpo da un particolare ambiente, oppure una forza opposta che spinge ad avvicinare fisicamente lo stimolo piacevole a sé, attraverso l’uso delle mani, braccia, gambe, e prolungare la quantità di tempo della sua presenza il più a lungo possibile nel tempo, fino a quando non ci si sente soddisfatti o annoiati.
Esiste anche la sensibilità e la conseguente reattività. Dai più elementari ai più complessi, gli esseri viventi vivono nel mondo, sensibili ad almeno qualche suo aspetto, al quale possono in varia misura rispondere.La gestione della capacità di ricevere stimoli dal mondo circostante e di organizzare un’adeguata risposta diviene il compito principale del sistema nervoso, che si complica e si gerarchizza progressivamente, fino a divenire il centro di controllo fondamentale di una molteplicità di funzioni biologiche distribuite nelle varie parti del corpo.
La sensibilità e la capacità di percepire sono intrinsecamente finalizzate all’azione: ogni organismo di qualsiasi specie percepisce del mondo solo ciò che gli serve per agire o, per meglio dire, per mettere in atto un comportamento adeguato.

IL MOVIMENTO DEL CORPO PER USARE E MODIFICARE L’AMBIENTE ATTORNO
La sensibilità e la capacità di percepire sono intrinsecamente finalizzate all’azione: ogni organismo di qualsiasi specie percepisce del mondo solo ciò che gli serve per agire o, per meglio dire, per mettere in atto un comportamento adeguato.

All’istinto di separarsi e congiungersi alle cose del mondo corrisponde il fatto che l’essere umano possiede un corpo che può interagire con l’ambiente, il quale può essere modificato attraverso il proprio corpo. L’emozione provoca l’azione che causa una modificazione dell’ambiente.

Gli animali, grandi e piccoli, si muovono e muovono alcune loro parti, a tal punto che se si scorge qualcosa che si muove, si è subito portati a pensare che si tratti di un essere vivente.
Gli oggetti inanimati non si muovono, bensì sono mossi, da un vivente, dal vento, dall’acqua, dalla gravità o dal calore. Può sembrare che le piante non si muovano e che facciano perciò eccezione a questa regola, ma non è così. Innanzitutto con il tempo anch’esse crescono, cambiano fronde e fogliame e sostituiscono alcune loro parti; inoltre al loro interno tutto. Utilizzando opportuni strumenti si può notare come al loro interno e dentro alle loro cellule ci sia lo stesso frenetico movimento e incessante flusso di materia che si osserva all’interno delle cellule animali.

La vita non è quindi separabile dal movimento, soprattutto interno, e non potrebbe essere diversamente. Essere vivi vuol dire spostare e convogliare sotto attento controllo quantità minuscole o cospicue di materiale da un punto a un altro.

Anche i vegetali agiscono sull’ambiente, assorbendo acqua e sali attraverso le radici, metabolizzando anidride carbonica con le foglie, crescendo ed espandendosi anche fino a frangere le rocce: ma, non disponendo di muscoli, né in generale di neuroni, fanno tutto per via biochimica, con assai maggiore lentezza e minor varietà di comportamenti.

Grazie ai muscoli, e al loro sofisticato sistema di innesto e gestione, gli animali sono in grado di manifestare comportamenti assenti nei vegetali, come mordere, masticare, digerire e defecare, aspirare ed espirare aria, camminare, correre, saltare, volare o nuotare, afferrare e modificare oggetti, zappare la terra o premere pulsanti di una tastiere digitare un testo, grattarsi ed emettere suoni, masturbarsi e fare sesso.

Fu reso possibile  agli umani da un già elevato coefficente di encefalizzazione, grazie al quale hanno potuto conoscere le leggi che governano i comportamenti della materia, ricavandone poi applicazioni grazie al corpo, e alla disponibilità di articolate estremità prensili, le mani, retaggio della vita arboricola.

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Gli arti superiori hanno la prensilità e quelli inferiori si sono invece dedicati alla locomozione.

Il piede umano è una mano modificata riducendo la lunghezza e la motilità delle dita, allungano e arcuando il palmo e irrobustendo il tendine di Achille, onde usare l’arto a mò di leva per sollevare a ogni passo il baricentro, movimento chiamato più propriamente locomozione.

Le mani si sono specializzate ancor meglio per la presa, con la completa opponibilità del pollice a tutte le altre dita, la fine modulazione della forza e la possibilità di sostenere oggetti conformandosi a coppa.

Di molti movimenti e azioni in genere siamo in grado di distinguere l’intenzione, e quindi la motivazione. Una caratteristica tipica di molti viventi è proprio l’intenzione: essi ci paiono voler fare qualcosa e adoperarsi a compierla. I viventi si muovono e muovono le loro parti con un’intenzione.

Il fare, usando quello che c’è o modificandolo, è un modo per risolvere i problemi, che pure riscontrabile in altre specie, alcuni milioni di anni fa ha assunto un ruolo determinante nel comportamento del ramo dei primati dal quale discendono gli umani.
Per mantenersi vivi il corpo necessita di una certa quantità di energia, che aumenta un pò quando si fa un’attività fisicamente pesante. Perciò si prende dall’ambiente una certa quantità di energia di buona qualità, attraverso il cibo, e per prenderla ci si deve muovere e spostare il cibo da fuori a dentro il corpo.

A causa della costante presenza del corpo, esso è il centro della propria attenzione e degli scopi che ci si prefigge immaginando di compiere azioni e compiendo azioni.

Lo stesso corpo attraverso la sensazione del dolore e del piacere fisico induce a compiere azioni al suo esterno che hanno come scopo finale un effetto su di esso: sfamarlo mangiando cibo, dissetarlo bevendo acqua, lavarlo usando l’acqua e il sapone, riposarlo appoggiandolo sul letto, eccitarlo guardando corpi nudi, stimolarlo, emozionarlo, curarlo, accarezzarlo, coprirlo dal freddo o dalla luce solare.
Queste azioni vengono compiute ciclicamente per tutta la vita, e sono una delle poche cose prevedibili e stabili del proprio futuro, nonostante il futuro non sia prevedibile e stabile a causa della morte, e dunque la cessazione di questa ciclicità di azioni.

Poi, la propria mente producendo un desiderio porta a compiere altre azioni con lo scopo di avere un effetto su di esso, anche se non necessario alla sopravvivenza, come allenarlo o dimagrirlo, al fine di produrre sensazioni estetiche su altre persone che guardano il proprio corpo.
Anche quando si compiono azioni che non hanno effetto sul proprio corpo spesso hanno effetto sul corpo altrui, come aiutare qualcuno a rialzarsi da una caduta a terra, o parlare con qualcuno per fornirgli conoscenze e informazioni su di sé e sul mondo.

L’esistenza del corpo e il suo funzionamento dunque condiziona e direziona l’intera vita degli individui delle popolazioni del pianeta terra, i quali sono costantemente impegnati a percepire ciò che sente (sensazioni, emozioni, sentimenti) e ad agire di conseguenza. Se infatti non esistessero bisogni fisiologici come mangiare, bere, dormire, ripararsi dalle intemperie, non esisterebbe la necessità di compiere centinaia di azioni che abitualmente gli umani compiono.

Infatti gli umani, per tutta la loro vita, dalla nascita alla morte, poiché hanno un corpo, sentono nel corpo sensazioni, emozioni e sentimenti che li portano continuamente a soddisfare dei bisogni.

LA DIPENDENZA DAGLI ALTRI PER LA SODDISFAZIONE DELLE PROPRIE NECESSITà
Dal momento che tutti hanno delle necessità fisiologiche che si soddisfano con qualcosa di esterno a sé che si esiste solo se qualcuno si impegna a farlo esistere tutti dipendono da centinaia, e milioni di persone che usano il proprio corpo quotidianamente, muovendo le braccia, le mani, le gambe, usando il cervello, l’attenzione, la memoria, la ragione per produrre prodotti (come il cibo, il sapone per lavare mani e corpo, le pentole, i frigoriferi…) e fornire servizi (come una casa in affitto, l’energia elettrica, l’acqua in casa, il gas, la connessione internet, le diagnosi mediche..) che soddisfino le esigenze del corpo e della mente degli altri in cambio di soldi coi quali loro stessi possono soddisfare le proprie esigenze dando quei soldi a persone in cambio di prodotti e servizi.
Infatti, nessuno potrebbe prodursi da sé cibo, sapone, pentole, frigoriferi, energia elettrica, acquai in casa, connessione internet e diagnosi mediche).

Ovviamente, da quando gli umani hanno inventato il denaro, per poter dare soldi agli altri e scambiarli con beni e servizi questi soldi bisogna averli sulle mani, sottoforma di banconote o di carte. Poter usare soldi è quindi una esigenza umana fondamentale, così come avere una casa, o avere delle pentole, le scarpe o un cappotto.

COME SI ARRIVA AD AVERE SOLDI
Per un certo periodo di tempo un umano dipende dai genitori anche per il denaro i quali guadagnano e usano i soldi per beni e servizi di cui usufruiscono i figli.
Questo perché per poter passare attraverso un canale del parto ristretto, con un cranio capiente come quello necessario per ospitare il cervello umano, i piccoli della nostra specie devono nascere immaturi rispetto agli altri primati. Una volta nati, dunque, i bambini hanno bisogno di essere accuditi in tutto e per tutto per un lungo periodo. I genitori fanno la spesa, pagano le bollette e l’affitto della casa mentre i figli ne usufruiscono.

I genitori invecchiano diventando progressivamente meno capaci di fare certe attività e muoiono, mentre i figli crescendo aumentano i loro desideri e la loro necessità di denaro. Oppure possono subire incidenti che compromettono la loro capacità di lavorare, e aver bisogno dell’aiuto dei figli.

Progressivamente un umano crescendo deve imparare a ridurre il numero di persone dal quale dipendere sottraendo da questo insieme di persone i genitori, i parenti, i fratelli, e dipendere solo da quelle persone dalle quali è inevitabile dipendere che producono merci e servizi che servono alle proprie esigenze in cambio di soldi.

Il primo compito dei genitori è quindi quello di fornire ai propri figli il modello comportamentale adulto, affinché essi lo memorizzino e possano averlo a disposizione una volta che le condizioni personali e ambientali siano adatte alla sua attuazione.

AGIRE PER GUADAGNARE SOLDI
Nella maggioranza dei casi quindi le persone devono lavorare per ottenere soldi, cioè guadagnarli, e di conseguenza dipendere dai propri datori di lavoro  o dai propri clienti che in cambio del proprio lavoro forniscono i soldi per pagare tutte le persone che producono merci e servizi utili a soddisfare i bisogni fisiologici, e smettere così di dipendere dai propri genitori.

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Per dipendere solo dai datori di lavoro e dai clienti le persone dunque devono imparare a guadagnare soldi, controllando il proprio corpo, il proprio cervello, la propria emotività compiere azioni utili ai datori di lavoro. E inoltre nei gruppi competitivi e conflittuali della nostra società produttivistica, devono imparare a competere con gli altri che hanno le stesse esigenze.

Lavori non specializzati, in cui serve usare mani, braccia, gambe, schiena, attenzione, un pò di memoria a breve termine ma non studi ed esperienze. Come confezionare panini e patatine con le mani, usare le mani per sigillare con lo scotch scatole di cartone, sollevarle con le gambe e trasportarle muovendo i piedi, inserire nella cassetta della posta pubblicità con le mani, come il rifornimento e la pulizia degli spazi espositivi. La loro fatica è prevalentemente muscolare, i loro prodotti, siano essi bulloni fresati o pacchi trasportati o frutti raccolti, sono composti da atomi, non da bit, e possono essere contati: tot prodotti in tot ore. La loro fatica può essere misurata in termini di pezzi/ora e può essere premiata con il cottimo.

Poi ci sono mansioni intellettuali di tipo impiegatizio, cioè esecutivo, standardizzato, ripetitivo.
Svolgere una quantità di pratiche in una determinata unità di tempo e con una certa qualità: cioè cortesia, correttezza, puntualità. In questo caso il lavoratore non tratta atomi ma bit, cioè informazioni trasferibili ovunque in tempo reale e dunque adatte a essere telelavorate, cioè svolte lontano dall’ufficio.

Poi attività di tipo intellettuale e creativo. Poi usando una maggiore quantità d’informazioni memorizzate nel cervello per potare un roseto. Informazioni ottenute attraverso tirocini, diplomi, corsi, lauree, master, tutorial, i lavori specializzati, come comporre un piatto di cucina, estrarre dalla stoffa abiti su misura, creare un disegno in 3D muovendo con la mano il mouse o la penna della tavoletta grafica.

Si tratta di professionisti, studenti, giornalisti, artigiani, artisti, scienziati che non trattano atomi ma trattano bit, non producono bulloni o pratiche ma producono idee. Il cervello del creativo lavora 24 ore su 24. La sua capacità ideativa non mantiene ritmi stabili né qualità costante. Essa non dipende dal controllo dei capi e neppure dalla retribuzione, ma dall’intelligenza, dalla genialità, dalla motivazione, dallo stato d’animo del creativo; perfino dipende dal caso.

Pertanto le persone devono anche possedere strumenti e tecnologie, per fare lavori in cui è necessario possederli, come la patente o l’auto, per fare l’autista di camion, per caricare, scaricare e trasportare merci, il tassista, il conducente di autobus, il venditore che promuove una o più aziende, spostandosi sul territorio con l’auto. Oppure il computer, la fotocamera, la videocamera.

Ed arrivare così a evitare di sentire il bisogno psicologico di dipendere da genitori, fratelli, amici, fidanzati o sconosciuti per risolvere i propri problemi economici (affitto, bollette, cibo, abiti, passioni…).

Quindi imparare ad assicurarsi la sopravvivenza e controllare l’ambiente, iniziando dall’imparare a togliersi e infilarsi i vestiti da soli, allacciarsi le scarpe, lavarsi i denti con lo spazzolino, passando a imparare a cucinare, trovare un lavoro, e lavorare in modo utile per rendere favorevole il datore di lavoro o il cliente a dare soldi in cambio, i quali servono a recarsi in supermercati e negozi a comprare il cibo e i liquidi per sfamare e dissetare il corpo, comprare i prodotti per lavarlo, comprare gli abiti per coprirlo, pagare l’acqua i detersivi per lavare gli abiti indossati, pagare un affitto di una casa per mantenere il corpo alla giusta temperatura, al riparo dalla pioggia, lontano da possibili aggressori che potrebbero provocare ferite oppure la morte, e avere disponibili a breve distanza strumenti e tecnologie utili ai suoi bisogni.

Il proprio benessere dipende dalla capacità del corpo di compiere azioni per qualcuno che in cambio ci dà soldi, perciò incidenti, malattie nervose, disturbi scheletrici e reumatici sono da evitare non solo per la sofferenza fisica, ma anche da prevenire, detenendo risparmi, investimenti, polizze assicurative e pensionistiche per vivere senza lavorare, in caso di ritiro coatto dal lavoro. Affidarsi alla famiglia per sostituire il welfare non è affidabile, perché la ricchezza della famiglia varia nel tempo, ma anche la disponibilità psicologica, e la famiglia può morire.Da bambini sono i genitori a occuparsi delle loro esigenze fisiologiche, i quali forniscono ai propri figli il modello comportamentale dell’adulto, affinché essi lo memorizzino e possano averlo a disposizione una volta che le condizioni personali e ambientali siano adatte alla sua attuazione, e far in modo che l’individuo continui senza i genitori a soddisfare i propri bisogni.

Guadagnare soldi è talmente importante che ci sono diverse tipologie di disturbi psichici legate agli insuccessi professionali o alla perdita del lavoro. Disoccupazione, inoccupazione, underemployment: uno stato di continuo stress che può portare alla depressione e, nei casi più gravi, all’auto-annientamento. La disoccupazione affligge milioni di persone, giovani e meno giovani, magari con famiglie a carico e mutui da pagare. Tale condizione aumenta il rischio di andare incontro a problemi di salute mentale, a una riduzione della qualità di vita e del benessere fisico. Per sopravvivere alla disoccupazione occorre utilizzare tutte le capacità che si hanno, e acquisirne di nuove, per adattarsi alla stessa e trasformarla in un periodo positivo della propria vita.
Gli strumenti psicologici utili ad affrontare al meglio il proprio periodo di disoccupazione e a reagire nel modo più efficace durante quello che potrebbe essere il periodo più difficile della propria vita. Incrementare la propria autostima e non lasciarsi abbattere dallo scoraggiamento, dall’ansia e dalla depressione.

E in questo arco temporale chiamato “vita” il corpo si modifica invecchiando, fino a quando non avranno più la totale capacità di occuparsi dei propri bisogni a causa dell’anzianità, e l’insieme delle persone che compongono un dato territorio chiamato Stato si occuperà in minima parte dei suoi bisogni.

E inevitabilmente si decompone quando il suo muscolo cardiaco smette di battere e muore, anche se in parte qualcuno può intervenire per impedirne la decomposizione di alcuni organi per donarli ad altre persone vive.

MATRIMONIO COME ASSICURAZIONE DELLE PROPRIE ESIGENZE
Poiché tutti hanno esigenze corporali (mangiare, bere, vivere in una casa con determinati comfort, curarsi..) ma a volte può essere difficile o molto improbabile riuscire a soddisfare queste esigenze con il proprio individuale uso della mente e del corpo, chi ama qualcuno può desiderare che la persona amata possa usufruire del proprio denaro o dei propri possedimenti come la casa o l’auto per soddisfare queste esigenze fisiologiche anche quando non può donarglielo direttamente perché malato o deceduto. Per ottenere questo vantaggio nella storia sono stati inventati dei sistemi: persone che lavorano per lo Stato si occupano di far arrivare all’amato la reversibilità della propria pensione, ed ereditare il proprio patrimonio. E per far sì che questo accada si sposa con l’amato, facendo un contratto chiamato matrimonio, in modo che lo Stato, in propria assenza, possa provvedere a far arrivare tutto ciò all’amato/a.

Tutte, o quasi, le azioni che si compiono attraverso l’uso del corpo sono compiute per ottenere uno o più effetti su di esso, anche un effetto cronologicamente lontano nel tempo, oppure un effetto che deriva dalla consapevolezza che esse abbiano fatto un effetto su un’altra persona, la quale consapevolezza può produrre piacere, felicità in chi compie l’azione. Si usa le mani per spingere l’interruttore e accendere una lampadina in casa per far sì che questo effetto abbiano un ulteriore effetto su una parte del corpo chiamata “occhi”, e cioè che essi vedano l’ambiente circostante al corpo, muovendo la testa.

Si creano strumenti, o si modifica il proprio ambiente per rispondere alle esigenze del corpo. Gli umani, ribellandosi alle regole e, avvalendosi delle loro capacità di artefici, hanno finito per conquistare una posizione dominante, e si sono sostituiti alle cause naturali, che sarebbe più corretto chiamare pre-esistenti, selezionando le specie animali e vegetali sulla base di caratteristiche convenienti, e favorendole creando ambienti adatti, nutrendole ed eliminando sistematicamente competitori o gli indesiderati altri fruitori. Stravolgendo quindi, a proprio vantaggio, gli esistenti equilibri biologici e idro-geologici. L’agricoltura e la zootecnica sono da sempre una sistematica “violenza” degli umani contro la natura, cioè quell’insieme di tutte le specie viventi, più i fattori climatici e geologici, che a propria volta è naturalmente ostile agli umani.
L’ambiente pre-esistente al lavoro compiuto dagli umani può essere pericoloso per il corpo. Predatori, insetti pericolosi, o alberi che cadono, oltre all’esposizione al freddo e alla pioggia, e se si rimane vivi dagli incidenti si può rimanere menomati per tutta la vita. Per questo l’ambiente è stato dominato e antropizzato, in modo da diminuire le probabilità di morte in un anno di vita, e aumentare l’aspettativa di vita, giunta a ottanta anni negli ambienti antropizzati, rispetto a quelli naturali, e poter rimediare più facilmente agli incidenti. Anche se le società antropizzate hanno comunque pericoli come il traffico stradale, le cadute dalle scale, il cancro e altre malattie non trasmissibili.

LA MODIFICA DELL’AMBIENTE PER IL BENESSERE DEL CORPO E DELLA MENTE

Gli umani usano il proprio corpo sia per utilizzare il mondo così come lo hanno trovato, spostando pezzi di materia, gli oggetti, nell’ambiente esterno da un luogo all’altro, o introducendoli dentro il proprio corpo come nel caso del cibo, sia modificandolo.

Gli umani hanno da sempre modificato l’ambiente, cioè la materia, in modo che diventasse utile alle loro necessità, aiutando gli umani nella loro eterna lotta contro la fame, la fatica, le intemperie, le malattie, il dolore e la lunghezza della vita. E la maggior parte degli oggetti che gli umani usano esistono perché qualcuno in precedenza ha modificato la materia che ha trovato e li ha prodotti.

Eliminati o allontanati i naturali predatori, gli umani hanno in seguito prodotto cibo in quantità, modificando ai propri scopi specie vegetali o animali risultate utili, e lo stesso ambiente.
La domesticazione è uno dei primi atti contro l’ordine naturale che la nostra specie abbia compiuto.
Domesticare piante e animali selvatici significa privilegiare i caratteri utili all’uomo (come, per esempio, la grandezza di semi e frutti nelle piante o la docilità nel caso degli animali) eliminando quei caratteri che permettono loro di vivere allo stato selvatico. Domesticare, di fatto, vuol dire appiattire la variabilità genetica: per esempio nei vegetali si sono privilegiati i caratteri, e quindi i geni, legati al sapore che l’uomo ritiene gradevole, eliminando i geni responsabili della produzione di sostanze sgradevoli o tossiche che però spesso avevano la funzione di allontanare i parassiti e gli insetti in una sorta di guerra chimica non voluta dall’uomo ma dalla natura.

Dalla scoperta del bisogno che l’ambiente attorno a sé sia in un certo modo consegue la scoperta che esso può diventare nel modo immaginato in seguito al compimento di certe azioni mirate, e che quindi l’insoddisfazione e il disagio provati all’interno del corpo sono una risorsa dell’umanità per essere in grado di accorgersi di poter/voler portare dei cambiamenti nella propria vita all’esterno di esso (dai gesti più frequenti e semplici come cambiare abiti, lavarli, pulire il pavimento al cambiare casa, cambiare città, cambiare lavoro, cambiare fidanzato/a e così via).

Un ciottolo può apparire solo un ciottolo, un ramo solo un ramo, ma può anche non accadere così. Infatti, è possibile che in questi oggetti, magari grazie all’apporto di alcune piccole o grandi modifiche, si vedano strumenti utili al compimento di qualche operazione. Questo particolare modo di vedere con la mente ha portato i nostri antenati remoti, a immaginare un uso appropriato di una delle tante cose che componevano il mondo, realizzandone la conversione da oggetto a strumento. La combinazione di strumenti diversi ha portato poi allo sviluppo di nuovi strumenti complessi sempre più raffinati e potenti.

Infatti, senza la capacità di concentrarsi su ciò che manca o che va migliorato e provare emozioni motivanti all’azione, la specie umana non avrebbe ottenuto niente di ciò che serve per non morire e per gioire, e si vivrebbe ancora in caverne senza riscaldamento, frigorifero, e cellulari. Perciò è necessario osservare, accettare e ringraziare la propria insoddisfazione e chiedersi che cosa si può fare per lei e che cosa lei vorrebbe farci fare per noi stessi.

Amplificare, grazie a utensili e opportune tecniche per impiegarli, le potenzialità del corpo umano e aggiungerne di completamente nuove, è un ricerca portata avanti da tantissime persone in tutto il mondo ogni giorno.
E tutto ciò che circonda i corpi nudi con i quali gli umani nascono, dagli abiti a un millimetro di distanza dal corpo che riscaldano e proteggono, alle pareti di casa a qualche metro di distanza dal corpo, alle strade sulle quali i piedi del corpo camminano, agli oggetti come bici e auto, sono costruiti in funzione dei corpi umani che abitano lo spazio attorno a sé.

Il primo limite fisiologico che i lontanissimi antenati furono costretti seriamente ad affrontare riguardava la “forza”, essendo i loro corpi esili e leggeri, evoluti per muoversi agilmente tra i rami degli alberi.
Per capire da dove proviene la forza bisogna ricorrere all’anatomia e alla fisiologia. Tra gli organismi viventi, gli animali si distinguono dai vegetali, e ancor più da funghi e muffe, per la propensione ad agire, cioè a modificare la posizione e la forma di ciò che è alla loro portata, i loro stessi corpi compresi. Tale capacità consegue da qualcosa che sta al di sotto della pelle, ovvero alla disponibilità di uno scheletro articolato, composto da vari elementi indipendenti e connessi tra loro da giunture, e di muscoli, robusti fasci di neuroni fibriformi, in grado di accorciarsi a comando, esercitando un’azione meccanica.
L’energia necessaria proviene dalla combustione di zuccheri, quindi dal cibo ingerito e dall’ossigeno assunto con la respirazione; i muscoli sono pertanto dei motori lineari, atti a trasformare energia chimica in energia meccanica, più calore. Dal punto di vista termodinamico, sono equivalenti, anche se con modalità di funzionamento completamente diverse, ai motori a combustione interna dei veicoli.

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Si modifica il clima della propria casa o dell’ufficio in modo da evitare le sensazione di caldo e freddo sul corpo, con strumenti costruiti in funzione dei bisogno del corpo. Accendendo termosifoni o la stufa a gas per scaldarlo, o si accende il condizionatore d’aria per raffreddare il clima che raffredda la pelle del proprio corpo.

Le limitazioni del corpo sono molte e alcune insuperabili, ad esempio non si può volare.
Tra le azioni che gli umani possono compiere non possono scegliere liberamente di compierle per tutto il tempo che vogliono perché interviene la sensazione di fatica e stanchezza, non si può correre più di una certa velocità e per un certo periodo di tempo.

La forza muscolare è la capacità della macchina umana di fronteggiare tutte quelle situazioni in cui è necessario vincere una resistenza od opporsi ad essa (come la forza di gravità). La forza muscolare si incrementa già nei primi mesi di vita, permettendoci di effettuare quell’iter obbligatorio che ci porta in tempi brevi alla posizione eretta e successivamente a camminare.

Il cervello assembla una miriade di dati provenienti dalle fibre muscolari, dal tasso di alcuni substrati nel sangue e nel cervello, dalla frequenza del battito cardiaco, dal livello di alcuni gas durante gli scambi respiratori e da molti altri dati, dando origine a una sensazione finale che arriva in coscienza come dato unitario: “ho ancora energia” o piuttosto “non ce la faccio più!”. Si è inoltre limitati dalla sofferenza fisica dovuta a ferite, ustioni, infiammazioni e così via. E rimanere giovani e vivi va contro la seconda legge della termodinamica, dunque si è costretti a vivere la vecchiaia e la morte.

Gli strumenti hanno spesso lo scopo diventare estensioni del corpo e dei sensi. Amplificare, grazie a utensili e opportune tecniche per impiegarli, le potenzialità del corpo umano, aggiungerne di completamente nuove, e utilizzare certe parti del corpo per altri scopi da quelli che avrebbero senza l’intervento umano, come si fa con i profilattici che permettono di attivare il processo riproduttivo fino all’orgasmo all’interno della vagina, provando quindi piacere senza però fecondare e riprodursi.

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Si usano la bici, la moto, l’auto, il treno per spostare il proprio corpo più velocemente rispetto all’uso delle gambe e senza affaticarlo e fargli venire un bisogno di bere, mangiare, riposarsi su un letto, evitare il fastidio del sudore prodotto dal surriscaldamento del corpo causato a sua volta dal movimento prolungato, e anche di evitare la conseguente necessità di lavare gli abiti.

Queste tecnologie infatti simulano il risultato di ciò che il corpo fa deambulando seguendo vie diverse, invece che con degli arti con delle ruote. Oppure, la sedia, le poltrone e i letti per fermarlo e riposarlo, e si usa il microscopio per aumentare le capacità dell’occhio di vedere oggetti piccoli e vedere oggetti più piccoli di quelli che gli occhi vedono senza l’ausilio di strumenti, il telefono per portare alle orecchie i suoni di voci di persone lontane. La robotica “indossabile”, come per esempio gli esoscheletri, pensati sia per la riabilitazione che per l’ausilio di lavoratori o di persone anziane nello svolgere azioni impegnative fisicamente.

Le auto, di tutti i tipi, sono tecnologie pericolose, soprattutto a causa dell’errore umano. Per questo quando si fa una gita in autobus, le regole di sicurezza degli autisti impongono soste di varie ore tra una guida e un’altra, e richiedono la presenza di due autisti su ogni bus per i viaggi lunghi.
Ma questi rischi vengono costantemente sottovalutati.
A volte, la folle corsa al guadagno, e la scusa della crisi, possono radicalmente abbassare i seri controlli e le misure di sicurezza sul lavoro, a vantaggio degli stupidi controlli e delle misure di “sicurezza” negli aeroporti (e ora anche nelle stazioni delle grandi città). Naturalmente tagliare sulla sicurezza nel lavoro ha un costo, che in genere si limita a ritardi e rotture (nei due sensi della parola), ma a volte può arrivare a presentare costi umani molto elevati.

Per sollevare o trasportare pesi ha fatto ricorso a varie forme di “leva”. Anche il gatto se ne avvale, quando agendo con la zampina sull’estremo opposto al cardine, riesce a far ruotare una massiccia porta. Sono leve il badile, i remi e il timone delle barche, il torchio e la zeppa, il piede di porco e le pinze, gli apribottiglie e cavatappi, i pedali e le ruote dentate della trasmissione a catena delle biciclette, il cambio delle automobili.

Volendo invece spostare carichi senza sollevarli, ci si scontra con la resistenza di attrito, dipendente dalle caratteristiche delle due superfici di contatto e dal peso dell’oggetto che si vuole muovere. L’attrito con il suolo si può ridurre spianando il percorso o rendendolo scivoloso con acqua o sabbia bagnata, oppure frapponendo dei cilindri di legno o di pietra, come rulli.
Un notevole passo avanti ai fini dello spostamento, ma per carichi non troppo pesanti, fu rappresentato dalla ruota, il cui segreto consiste nel trasferire l’attrito dal suolo al mozzo, più liscio e più facilmente lubrificabile con grasso e olio, attrito che fu poi eliminato dall’avvento del cuscinetto a sfere.

Alcuni degli strumenti prodotti servono per soddisfare il bisogno di alimentarsi: Le pentole e le padelle sopra ai fornelli per cucinare il cibo da ingerire nel corpo, le posate per mangiare il cibo cucinato, i sacchetti della spazzatura per gettare i rifiuti creati dal cucinare, il detersivo e le spugne per lavare pentole e posate utilizzate, e lo spazzolino e il dentifricio per lavare i quelle parti del corpo chiamate denti utilizzati per mangiare. L’ombrello per riparare il corpo dalla pioggia.

Proprio perché gli umani hanno la possibilità di utilizzare strumenti e modificare il proprio ambiente, hanno il bisogno di imparare a dominare il proprio ambiente: saper trovare il cibo, e cucinarlo, e dunque saper trovare lavoro e mantenerlo, e così via, saper utilizzare tutti gli strumenti necessari alla vita in società.
E nel momento in cui invecchiano, non riuscendo più a utilizzare facilmente il proprio corpo, le persone hanno bisogno di una persona che sostituisca le loro gambe, le loro braccia, le loro mani, per cambiarle, pulirle, alzarle dal letto, nutrirle. Che è l’assistente sanitario o il badante.

LE LIMITAZIONI DELLA MENTE E DEL CORPO

La volontà e il proprio corpo spesso non sono in sintonia, si vogliono compiere azioni per cui il corpo tenta di farci smettere attraverso la sofferenza.
Chi scrive libri automotivazionali ha interesse a far credere ai propri potenziali lettori e ai lettori effettivi che le espressioni “volere è potere”, “se vuoi puoi”, o”basta volerle le cose per ottenerle” siano affermazioni vere, perché così i lettori acquisteranno ancora altri libri, come dimostra il libro “Volere è potere” pubblicato nel 1869 da Michele Lessona, nel quale la tesi dominante era dimostrare che la forza di volontà è in grado di vincere ogni ostacolo e pertanto un individuo volenteroso è in grado sollevarsi dall’oscurità e dalla miseria alla fama e alla ricchezza.

Tuttavia, con buona pace degli scritti di libri motivazionali, la verità è che non si può fare e ottenere tutto ciò che si vuole, ma si può voler ottenere ciò che non si può ottenere (rimanendo frustrati) oppure si può voler ottenere quello che si può ottenere (rimanendo soddisfatti), e dunque certe affermazioni sono apertamente antiscientifiche.
L’espressione “tutto è possibile” è una sciocchezza, così come lo è “tutto è impossibile”. La prima espressione è il motto dei creduloni, non dei dubbiosi, il secondo quello dei disfattisti. Il mondo è più divertente e interessante proprio perché alcune cose sono possibili, e altre no.
Infatti, tutti i corpi e le menti hanno delle limitazioni, e dunque la libertà di un individuo ha restrizioni di ogni genere: non solo storiche e sociologiche (Marx), ma anche psicologiche e fisiologiche (Freud), e ancora fisico-chimiche, e anche economiche e così via.

Non solo tutti gli individui hanno limitazioni di ogni genere, ma ognuno ne ha diverse dagli altri. Di conseguenza quello che può riuscire a fare qualcuno non può farlo qualcun altro, e viceversa.

Partendo dal corpo, tutti devono fermarsi a mangiare, bere, defecare, orinare e dormire e non possono quindi seguire la volontà di compiere altre azioni evitando queste.
Per quanto riguarda le limitazioni fisico-chimiche, ad esempio, polveri, gas, vapori, fumi, radiazioni possono provocare danni e malattie, dunque non si può liberamente volere di starci a contatto perché si vuole stare in qualche luogo.

La mancanza di acqua causa disidratazione, condizione che risulta fatale per l’organismo dopo circa 10 giorni. Senza acqua, infatti, il sangue diventa più denso e vengono compromesse così l’attività cardiaca, quella renale e quella di molti altri organi essenziali alla vita.

Senza alimentarsi ma bevendo regolarmente acqua, secondo osservazioni fatte su digiuni volontari, si può resistere da uno a due mesi. Il tutto dipende anche molto dall’attività fisica che si esercita. Molti asceti, per esempio, resistono più a lungo in quanto restano quasi immobili per giorni.

Dipende dall’alimentazione, dalle fibre ingerite, dallo stile di vita, dall’attività fisica. Secondo gli esperti, un’attività è regolare quando si aggira sulle 3-4 volte settimanali. In casi estremi, come per gli astronauti che hanno una dieta priva di fibre, si può evacuare anche solo una volta al mese.

La soglia considerata critica per evitare danni all’udito è di 90 decibel, quella del dolore intorno a 120 decibel. Suoni di 185 – 200 decibel possono persino uccidere l’uomo: si ritiene infatti che causerebbero emboli d’aria fatali. A questa intensità si giunge vicino a un aereo in decollo.

Se la temperatura corporea supera 42 °C, il nostro organismo rischia l’ipertermia (stati febbrili e danni al sistema nervoso). Succede quando la temperatura ambientale raggiunge i 60 °C e l’umidità è molto elevata, cosa che non ci permette di espellere il calore in eccesso sudando.

Già a quote attorno ai 4.500 metri il corpo umano è in pericolo, perché l’ossigeno inizia a essere insufficiente. Salendo ancora di più si arriva a quella che viene definita Death Zone (circa 8.000 metri), dove solo fisici allenati, e spesso equipaggiati di bombole, possono sopravvivere per brevi periodi.

Il mancato rifornimento di ossigeno ai tessuti porta al decesso in circa 3-4 minuti. Le prime cellule a morire sono quelle cerebrali. In alcune condizioni, come una profonda ipotermia (temperatura particolarmente bassa), il corpo abbassa molto il metabolismo e può resistere parecchi minuti in più.

Un uomo riesce a sopportare un’accelerazione positiva di 5g (cioè 5 volte l’accelerazione di gravità) senza riportare danni, ma solo per pochi secondi. All’aumentare dei g e del tempo cui si è sottoposti, il sangue defluisce verso le gambe e il cervello resta senza sangue e senza ossigeno.

La privazione del sonno, secondo gli studiosi, compromette il nostro benessere fino a danneggiare le prestazioni lavorative e le relazioni interpersonali e soprattutto il funzionamento cerebrale. Se prolungata, causa gravi alterazioni psichiche che, dopo circa 10 giorni, possono causare la morte.

A causa dell’esistenza di limitazioni fisiologiche gli Stati stabiliscono delle leggi apposite per impedire ai datori di lavoro di far usare ai lavoratori il proprio corpo in un modo che non si infortuni o venga colto da malattie professionali. Vengono stabilite misure tecniche preventive di sicurezza, relative alle attrezzature, ai dispositivi di protezione individuali e alle procedure di prevenzione nello svolgimento delle operazioni. Ma non tutti sono allergici alla polvere, o sono celiaci.

Ma anche, da un punto di vista esterno al proprio corpo e alla propria mente, come quello economico a una persona che ha 1000 euro in banca non basta voler comprare qualcosa che ne costa tremila per poterlo fare (secondo il motto “volere è potere”), al contrario di quanto accade a una persona che ha 40mila euro in banca, alla quale basta voler comprare la stessa cosa che ne costa tremila per poterlo fare

Proprio perché il corpo ha molte limitazioni, ed è fonte di sofferenza, spesso le persone hanno un rapporto di amore e odio col proprio corpo.
Lo odiano se il corpo li fa sentire in certi modi spiacevoli, ad esempio stanchi e assonnati quando non hanno un letto a disposizione per sdraiarsi, riposare i muscoli e addormentarsi, o quando sentono chiudersi gli occhi incitano a chiudere gli occhi quando devono stare aperti per lavorare, sdraiarsi quando devono stare in piedi, con la voglia di stare a letto e non fare altro, di camminare piano quando si deve camminare veloce, quando sono accaldati, sudati e appiccicosi, oppure infreddoliti e così via.

Poiché gli umani hanno la libertà di scegliere di fare qualcosa indipendentemente da cosa il corpo comunica loro di fare con le sue sensazioni (lavorare al pc come la testa dice di fare invece che mangiare come la pancia dice di fare, o defecare, o dormire, o masturbarsi al posto di fare qualcos’altro), gli umani hanno bisogno di conoscere consapevolmente cosa è necessario fare per evitare sofferenza e ricercare piacere.
Partendo da obiettivi generici come “evitare sofferenza” e “trovare piacere” passano a dividere il tempo a disposizione (giorni, settimane, mesi) in grandi categorie di azioni da compiere: riposo, manutenzione (casa, corpo), lavoro, risoluzione problemi (denuncia di smarrimento oggetti), piacere (sesso, dialogo, arte, musica), studio della vita, formazione lavorativa (libri, tutorial, blog, youtubers, forum) e così via. E usano agende e calendari, per ricordarsi di fare qualcosa nel futuro, indipendentemente da cosa si sente si vorrebbe fare quel giorno.

Però le persone devono sacrificarsi e vivono il corpo così com’è, soprattutto per ottenere soldi, per lavoro. Devono alzarsi, andare sotto il sole, a piedi, in bici, in motorino, in auto. Poi lo amano anche, quando si mettono a dormire, quando si rinfrescano, quando ascoltano la musica, si fanno una doccia, quando si mangiano un dolce, quando si guardano un bel film, si grattano, si masturbano, fanno sesso.
Molti umani, quelli non ricchi in genere, devono sviluppare autocontrollo fisico per svolgere in modo sistematico e quotidiano delle azioni, indipendentemente da ciò che sentono di voler fare, nella loro professione.
Negli altri momenti della vita fuori dal lavoro sarebbe inaccettabile una tale costrizione fisiologica, anzi, la spontaneità e la naturalità è osannata all’inverosimile. E poi ci si costringe a stare 8 ore o seduti o in piedi con delle pause di 15 minuti ogni 2, per mesi o anni. Anzi, per 40 anni in teoria, che è il tempo che serve per prendere una pensione. Se infatti le persone non avessero un corpo soggetto a stanchezza, sonno, fame, sete, mal di muscoli, di ossa, danneggiamenti, e non fosse neanche soggetto al desiderio di provare piaceri non relativi ai bisogni primari, non avrebbero nessuna difficoltà a lavorare.

 

LA CREAZIONE DI FUGHE VIRTUALI E TEMPORANEE DALLE LIMITAZIONI DEL CORPO

Superman
Proprio perché le limitazioni del corpo sono molte e alcune insuperabili, ma la mente desidera ciò che non ha e anche ciò che non può ottenere con il proprio corpo (l’assenza di stanchezza, l’immortalità, o il resuscitare temporaneamente per far giustizia chi ci ha uccisi e ha ucciso anche chi amavamo e così via), spesso questi limiti sono difficili da accettare psicologicamente, e si cerca dei modi per fingere di superarli.

C’è un certo tipo d’arte (letteratura e cinema) che è da sempre utilizzata in modo illusorio e autoconsolatorio, come fuga mentale dalle limitazioni del corpo, un pò come si fa con gli stupefacenti, e infatti letteratura e cinema di questo genere fanno grandi incassi, come gli stupefacenti. Infatti, se la religione è l’oppio dei popoli, lo possono essere anche la letteratura e il cinema, anche se politicamente corretti.

Questa tipo di letteratura e di cinema rappresentano la realtà abbellendola di gradi molto alti, anche quando racconta situazioni tragiche, e dona così grande piacere alle persone stanche, e annoiate dalle leggi della vita, che dedicano alcune ore delle proprie giornate libere da impegni come il mantenimento del proprio corpo, della propria casa, dal guadagno di soldi, alla visione di questi film, per poi finito il film ricominciare a lavorare per guadagnare soldi, fare spesa, cucinare, riordinare casa e così via.

Questo tipo di cinema mostra persone che col semplice desiderio di fare ciò che è fisicamente impossibile fare col proprio corpo, o psicologicamente improbabile fare, riescono a farlo, al contrario di quello che succede nelle vite di chi li guarda.
A volte rappresenta uomini che allenando i propri muscoli riescono a sollevare carichi incredibili, o a resistere a urti e colpi traumatici, e quasi sempre l’uso dei superpoteri dei fumetti o dei film di fantasia, implica di per sé una chiara violazione delle leggi note della fisica e richiede una sospensione deliberata e volontaria dell’incredulità.
La supervelocità, come Flash e Johnny Quick. Grazie alla sua capacità di correre velocissimo, Flash è stato spesso rappresentato mentre afferra proiettili che gli vengono sparati addosso, nonostante un essere umano senza superpoteri può correre a velocità intorno ai 24 km/h. La capacità di volare, che Batman acquisisce tramite mezzi inaccessibili alle persone, e che Superman ha fisiologicamente, la superforza, che hanno sia Superman che Capitan America, che permette loro di piegare l’acciaio a mani nude. O il superudito, o il superrespiro e così via.

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Anche quando il supereroe non è dotato di superpoteri, come Batman, fa affidamento su uno straordinario allenamento fisico, spirituale e psicologico e un equipaggiamento all’avanguardia che protegge il corpo del supereroe e amplifica le sue capacità, ovvero la più avanzata tecnologia esistente sul pianeta, grazie anche alle sue risorse economiche pressoché illimitate, e rimane comunque qualcosa di irraggiungibile, seppure pensabile. Ma anche in questo caso la recitazione e la resa cinematografica pur rappresentando una situazione possibile risulta essere irrealistica perché inserisce scene impossibili, come cadute da palazzi senza fratture o morti certe.

Non è infatti necessario rappresentare una storia di che viola apertamente le leggi della natura per rappresentare qualcosa di impossibile, ma anche una storia fatta di poliziotti o agenti segreti, che usano armi, usate anche dalle persone reali che sottostanno alle leggi della natura, può essere inverosimile, come accade in moltissimi film d’azione, ad esempio Die Hard, Mission Impossibile, 007, o Speed, dove certe scene sono fisicamente possibili senza schianti d’auto, esplosioni, feriti e morti, solo perché macchine, cavi invisibili, stuntman, e nascosti agli spettatori le rendono possibili.

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A ricordare che gli avvenimenti visti al cinema sono falsi anche a livello di contenuto e non semplicemente falsi perché riprodotti su un sopporto visivo che non è la realtà, c’è il fatto nonostante gli umani siano riusciti a creare dispositivi che per qualche ora danno l’illusione che il mondo sia diverso da come è, al contrario dei personaggi di fantasia, le persone che si fanno riprendere dalle telecamere per fingere di essere supereroi, gli attori, a volte si feriscono o muoiono. E quindi molte persone nella storia sono morte per permettere ad altre persone di poter vedere film al cinema o a casa in cui persone fingono di fare qualcosa che non possono fare.

Da un punto di vista fisiologico, nel cinema, per dare l’illusione che un personaggio faccia qualcosa di fisicamente difficile e rischioso o impossibile vengono utilizzati gli Stuntman, ovvero acrobati particolarmente esperti nel fingere cadute, tuffi, salti e scene pericolose in genere (in inglese stunts). Nei film, in particolare d’azione, i cascatori fanno da controfigura agli attori protagonisti nelle scene più pericolose.

C’è una lunga lista d’incidenti, spesso mortali, nel cinema:

Dopo aver ottenuto il ruolo dell’Uomo di latta nel film del 1939 Il Mago di Oz, l’attore Buddy Ebsen scoprì che era allergico al trucco utilizzato per il suo costume, e dopo aver inalato la sostanza argentea per dieci giorni di riprese, è finito in ospedale con un polmone collassato. Soffrì di problemi di respirazione per il resto della sua vita.
Durante le riprese del film Harry Potter e i Doni della Morte, David Holmes (controfigura di Daniel Radcliffe) è rimasto paralizzato dopo una caduta che ha gravemente ferito la spina dorsale.
Durante le riprese di una scena di lotta per il film del 1989 “Cyborg”, Jean-Claude Van Damme ha accidentalmente pugnalato la sua co-star Jackson “Rock” Pinckney nell’occhio. Pinckney ha perso una vista all’occhio e ha citato in giudizio Van Damme: ha ricevuto 487.500 dollari di danni.

E, come già detto Brandon Lee, figlio di Bruce Lee, è stato ucciso accidentalmente durante le riprese del Corvo.

Da un punto di vista cognitivo, e fonetico, anche le battute dei personaggi sono possibili perché sono state pensate dagli sceneggiatori, che hanno passato del tempo, scritto e corretto, si sono consultati con altri per per stabilire quale fosse la cosa giusta da dire, senza considerare l’abilità nel dirla degli attori e dei doppiatori, che hanno studiato per dire tutto in modo chiaro, e con i tempi richiesti da un film, mentre la maggior parte delle persone reali non riuscirebbe a parlare in modo così affascinante e convincente come nei film.

Sicuramente può affascinare l’idea di poter somigliare a un personaggio di un film come fosse la forma perfetta che un triangolo o un quadrato non potrà mai essere.

Infatti, i bambini spesso pensano che con impegno potrebbero diventare Batman o superman salvo poi scoprire da grandi che anche azioni ritenute infinitamente più semplici rispetto a quelle degli eroi dei film, come fare spesa, cucinare, lavare i piatti, pulire a terra, rifare il letto, lavare i vestiti, andare a lavoro, mantenere il posto, trovare lavoro, sopportare la paura del futuro, le crisi depressive, e la voglia di sparire dalla vita, possono essere azioni difficili da realizzare (tutte insieme o singolarmente e tutti i giorni) e a volte impossibili.

Ovviamente un adulto che a differenza di un bambino ha scoperto l’ulteriore illusione dei film di fantasia rispetto ai film realistici può guardare certi film, allentando la tensione provocata dalla realtà, senza prenderli a modello, né tantomeno crederci, o eclissare gli altri tipi di fruizione attinenti alla realtà. Non solo film realistici ma soprattutto saggi, documentari, e documenti storici.

LA CREDENZA IN POTERI SOPRANNATURALI COME FUGA DALLE LIMITAZIONI DEL CORPO

In certi casi i “poteri” di cui molti personaggi di film sono dotati pretendono non solo di essere creduti reali solo per quelle ore di durata del film, come ogni film di fantasia vuole far credere, ma anche nella realtà al di fuori dei cinema, e questa pretesa ne aumenta la carica emotiva e il sollievo che provano le persona nello sperare che ci sia qualche possibilità che il proprio corpo non abbia le limitazioni che ha e che il mondo non sia come è. Sono spesso poteri indotti da qualche forma di schizofrenia infantile. E si manifestano in una fantasiosa forma di spiritismo voodoo, che permette loro di mettersi in comunicazione con i morti legati a una persona di cui il personaggio abbia toccato brevemente le mani.

Alcuni registi presentano questi film da loro fatti come un atto di coraggio di fronte al silenzio di cui la società moderna circonderebbe l’aldilà.
Ma in molti luoghi, l’atto di coraggio consisterebbe nell’affermare che la credenza nell’aldilà e negli spiriti è una forma di superstizione nel migliore dei casi, e un sintomo di psicosi nel peggiore, come in Hereafter.

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Queste amenità fanno semplicemente ridere le persone di buon senso. Ma sono prese seriamente da chi sia rintontito dai martellanti indottrinamenti religiosi, filosofici e letterari che ripetono in tutte le salse che la realtà sensoriale non solo non è tutto, ma non è nemmeno la vera realtà. E che l’aldilà non solo esiste, ma è popolato di entità con le quali alcuni possono entrare in contatto diretto, ma che tutti possono invocare attraverso pratiche magiche, religiose o laiche.
E dire che, se proprio uno volesse, potrebbe seriamente sperimentare senza tante storie delle vere esperienze paranormali, a prova di Cicap. Prima fra tutte la sensazione di essere fuori dal corpo, che viene indotta dalla cosiddetta camera di deprivazione sensoriale inventata da John Lilly. Lo racconta in dettaglio Richard Feynman in Sta scherzando, mister Feynman, ed è sicuramente meglio leggere un libro di un genio che ha cambiato la fisica, che guardare un film di un attore-regista che produce amenità.

Al contrario del cinema di fantasia la pornografia rappresenta ciò che del corpo si vuole rimuovere dalla memoria (l’esistenza dei genitali, di sperma, saliva, corpi con smagliature, cellulite, peli e così via, e di desideri semplici quanto mangiare, bere e dormire, rispetto a volare, salvare vite umane o l’intero mondo con azioni eroiche).

Nella pornografia, quello che accade non è fatto in computer grafica come in molti film di fantasia, e non ci sono artifici per far credere di fare ciò che non si sta facendo, non ci sono stuntman, e non è il montaggio che fa credere che ciò che si vede stia accadendo, gli attori compiono realmente atti sessuali. E gli atti sessuali mostrati così come avvengono senza censure e vedo non vedo, sono il contrario di costruire e sovrapporre delle idee astratte e magiche alla realtà dei fatti per cui gli umani si uniscono in rapporti sessuali per il potere del godimento.
L’uso del linguaggio nella pornografia non è finalizzato a rappresentare il mondo e le sue leggi, infatti i personaggi non enunciano teorie sull’al di là, sui poteri paranormali, sulle leggi della natura, sulla politica, l’economia ma si limitano a descrivere ciò che sentono e vogliono (“mi piace”, “voglio che fai più forte e più veloce” o “voglio che me lo metti nel culo”) o a chiedere all’altro di dire ciò che sente e vuole (“vuoi scoparmi?” “vuoi mettermelo nella fica?”) e implicitamente mettere nella condizione chi li guarda di dedurre che ritengono moralmente giusto, cioè un comportamento che non provoca danni agli altri, il fare sesso e farsi riprendere e farsi guardare da donne e uomini che si masturbano.

La pornografia per la sua caratteristica di riprodurre la realtà, soprattutto quella amatoriale in cui non c’è montaggio, infatti ha un valore conoscitivo. Guardando i rapporti sessuali si conosce l’aspetto dei corpi, le loro modificazioni, come il diverso colore di vulve e peni irrorati di sangue, si scoprono le possibilità d’interazione tra genitali, gli effetti di certi gesti, come il fare bolle con la saliva accumulata dal succhiare un pene, l’esistenza di certe reazioni come l’eaiculazione maschile e femminile, e si può imparare a fare sesso imitando ciò che si è visto.

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Inoltre, spesso i soggetti si rivolgono allo spettatore, mentre si masturbano, o si fanno penetrare, e a volte invitando lo spettatore a masturbarsi mimando il gesto, interrompendo così l’illusione che egli stia vedendo un fatto realmente accaduto ripreso da qualcuno di invisibile all’insaputa delle persone coinvolte.

La quarta parete è un “muro” immaginario, posto di fronte al palco di un teatro, attraverso il quale il pubblico osserva l’azione che si svolge nel mondo dell’opera rappresentata.
L’idea che l’attore si debba immaginare un muro che lo divide dagli spettatori si trova così formulata nel saggio De la poésie dramatique (1758) di Denis Diderot, e anche precedenti trattati sull’arte drammatica avevano già specificato la necessità di una recitazione più realistica che presupponesse che l’attore dimenticasse la presenza degli spettatori.

Il termine “rompere la quarta parete” viene usato in cinema, teatro, televisione e nelle opere letterarie, prendendo origine dalla teoria di Bertolt Brecht del “teatro epico”, sviluppata partendo da (e in contrasto con) la teoria del dramma di Konstantin Stanislavski. Essa fa riferimento ad un personaggio che si rivolge direttamente al pubblico, o che riconosce attivamente (tramite un personaggio di rottura o tramite il dialogo) che i personaggi e l’azione non sono reali.

IL CORPO USATO PER PRODURRE COGNIZIONI MENTALI

Attraverso l’uso del corpo non sono stati prodotti semplicemente strumenti per la propria sopravvivenza, come pentole e abiti, o per il proprio piacere, come la letteratura o l’arte, ma anche qualcosa di più astratto, come la matematica.

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Non c’è dubbio che la nostra morfologia abbia portato le dita e le mani a rivestire un ruolo privilegiato nell’apprendimento dei numeri e delle operazioni aritmetiche. Non a caso ancor oggi si usano espressioni come “contare a mano” e “calcolo digitale”. Quest’ultimo aggettivo deriva appunto da digitus, che in latino significa “dito”, mentre digit in inglese è passato a significare “cifra”.
Vari popoli hanno direttamente usato le dita per nominare i primi dieci numeri, chiamando ad esempio “pollice destro” l’uno, “indice destro” il due, eccetera. E a volte la numerazione è proseguita con altre parti del corpo, come le mani, i piedi, le braccia e le gambe. Ed è continuata con varie articolazioni, come le nocche, i polsi, i gomiti, le ginocchia e le caviglie, arrivando fino agli occhi, le orecchie, il naso, le narici, i fianchi e i seni, in qualche ordine prestabilito, per arrivare a nominare numeri fino a qualche decina.
Con le dita si può andare anche oltre. Anzitutto, utilizzando segni come quelli del linguaggio dei sordomuti per esprimere numeri anche grandi, dalle migliaia ai milioni. E poi, per fare calcoli anche complessi, come le moltiplicazioni, con una tecnica che si insegna e si usa ancor oggi in varie parti del mondo.
L’antichità di queste rappresentazioni e tecniche è dimostrata da alcune pitture murali egizie, e da una gran quantità di tessere romane che mostrano da un lato posizioni della mano, e dall’altro il loro valore numerico in cifre.
Se si aprono le dita di una mano a ventaglio, il pollice e il mignolo formano una specie di V, che sembra essere stata l’origine del simbolo romano per il 5.
Anche il gioco della morra è un residuo fossile del tempo in cui si contava con le dita.
La leggenda vuole che a inventarlo sia stata Elena, per giocare con l’amante Paride.
Le dita delle mani condussero in maniera naturale all’individuazione del sistema decimale, in cui si conta per dieci. E quelle delle mani e dei piedi al sistema vigesimale, in cui si conta per venti. Ma ci sono altri modi di usare le dita: ad esempio, se ci si serve del pollice per enumerare le falangi delle altre quattro dita di una mano, si arriva al sistema duodecimale, in cui si conta per dodici. E se si enumerano via via le dozzine sulle dita dell’altra mano, si arriva al sistema sessagesimale, in cui si conta per sessanta.
Viceversa se si enumerano le dita su una mano e si tiene conto delle cinquine sull’altra mano si arriva naturalmente a un sistema quinario , in cui si conta per cinque: ne rimangono tracce nel nome greco penta, “mano” o “pugno”, per indicare appunto il cinque. Se invece si usano rigorosamente soltanto le dita, senza nessuna semplificazione, ci si limita a un sistema unario, in cui si conta per uno, che è il fondamento dei sistemi additivi come quello originario dei Romani, con la sola cifra I a rappresentare un dito.
E il sistema binario, meno naturale a prima vista, ma popolare oggi in informatica, e ancora molto diffuso fino a poco tempo fa tra i popoli “primitivi” come i Boscimani e i Pigmei africani, o in alcune tribù polinesiane, in cui si conta per due. Lo spunto, in questo caso, non viene dalle dita, ma dalle varie coppie di organi del corpo umano: mani, braccia, gambe, occhi, orecchi, narici, fianchi, seni…
Il problema delle registrazioni dei numeri effettuate sulle dita è che sono volatili, e si perdono non appena si aprono o si chiudono le mani. Presto o tardi gli umani hanno dunque imparato a usare registrazioni più permanenti, diversificate secondo le disponibilità: tacche intagliate su ossi o bastoni, nodi annodati su cordicelle, grani o semi inanellati in rosari. I reperti archeologici dimostrano che le tacche, che altro non so se non stilizzazioni delle dita, si usavano già decine di migliaia di anni fa, all’epoca dell’uomo di Cro-Magnon.

IL CORPO CHE SI RIPRODUCE
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Non solo attraverso l’uso del corpo viene lavorato l’ambiente pre-esistente, e vengono prodotti strumenti fisici come pentole, e automobili, e strumenti culturali come il linguaggio, la logica, la matematica, l’arte ma vengono anche generati altri corpi umani (nudi). Il corpo è l’origine del mondo umano.
Attraverso il corpo di un uomo, che con una parte del corpo chiamata “pene” introduce gli spermatozooi nel corpo della donna, e attraverso il corpo della donna, che riceve gli spermatozoi dal pene dell’uomo viene fecondata, e nel cui utero tiene il prodotto della fecondazione, nascono altri corpi umani.

Poiché tutti i corpi sono soggetti a pericoli, come incidenti stradali, incidenti sul lavoro, domestici, denutrizione, fatica, ci si preoccupa dei pericoli che può subire il proprio corpo, e di quelli che ha subito o sta subendo, così come ci si preoccupa della salute del corpo della propria madre e del proprio padre, fratello o sorella, amico o amica, amato o amata. E se una parte del loro corpo subisce un danno, un trauma, una frattura se ne soffre, piangendo, o ci si dispera. Proprio perché il corpo e la sua salute sono importanti uno dei parametri per valutare una nazione è la sanità. Infatti una persona è protetta dal sistema sanitario nazionale, e non da un dio. Almeno da viva. Da morta, invece, non ha bisogno di sentirsi protetta da niente.
E proprio perché c’è la necessità di mantenere questa salute si prende il pane di crusca e si fa la colonscopia, si prendono le vitamine e si fanno i pap test, ci si spalma le creme solari e ci si palpa in cerca di noduli.

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Proprio perché per ognuno il corpo è fondamentale, ed è tutto ciò che c’è, ci si preoccupa della sua integrità e della sua salute, e ci si preoccupa anche del corpo degli altri, e per prevenire o curare si fanno esperimenti su animali, infliggendo sofferenza e morte ad esseri diversi dagli umani, come topi e scimmie, per evitare di infliggerla agli altri simili umani.

Proprio perché ciò che gli umani vogliono per sé stessi e i loro figli è vivere al sicuro e in salute e avere qualche opportunità, i flussi migratori sono inevitabili e inarrestabili.

FATTI SENSORIALI DELLA VISIONE DI UN CORPO NUDO
Ovviamente la nudità, non ha solo una funzione biologica di sopravvivenza (la termoregolazione), ma anche di riproduzione della specie, di socializzazione (ad esempio la comunicazione non verbale) ed estetica, ed è su questo livello che il mezzo fotografico può essere utilizzato in relazione al corpo: a fini sessuali, estetici, comunicativi. E dunque, chi si interessa di questo uso del corpo nudo deve innanzitutto partire a conoscere cosa sia la nudità.

Fior di filosofi si sbizzarriscono a dare le loro opinioni sul volto umano e il corpo nudo, ma si può fare da contraltare, riportando i fatti sensoriali.
Il volto altrui, così come il corpo altrui lo si può vedere con gli occhi, anzi ne si vede due: uno per occhio. Il corpo nudo visto è duplice, una doppia immagine: perché i propri occhi sono due lenti, che invertono le immagini e trasmettono il corpo nudo sottosopra, vulva in su e mammelle in giù, glutei in su e schiena in giù. Se si chiude un occhio si vede il corpo nudo a due dimensioni. Se si chiude l’altro occhio il corpo nudo rimane a due dimensioni, ma cambia leggermente. Se si alterna velocemente gli occhi, lo si vede saltellare di qua e di là del proprio naso. Solo quando si aprono gli occhi sul corpo nudo, la sua duplicità scompare e si vede un’unica immagine tridimensionale e diritta, inve che due immagini bidimensionali invertite. Solo nella propria testa il corpo perde la sua piattezza e acquista volume, è solo il proprio cervello che trascende stereoscopicamente ciò che si vede.
A ciascuno dei propri occhi il corpo nudo non appare soltanto piatto e sottosopra, ma anche sfocato. Nella fovea lo si vede con grande acuità visiva e cromatica, ma si tratta soltanto di un’area di mezzo millimetro di diametro. Man mano che si concentra l’attenzione verso zone più esterne del proprio campo visivo, senza però muovere l’occhio, il corpo nudo guardato si annebbia e scolorisce.

Ma la sola parola “corpo” per indicare la fisicità dell’altro è limitante, perciò si usano molte altre parole per indicare le parti di questa totalità chiamata corpo.
E come tutti sanno, queste parole le si memorizzano sin da bambini, ascoltando i genitori, o chiunque stia a contatto col bambino, che indicando con appunto l’indice, o con lo sguardo, frequentemente una parte del corpo ne pronuncia il relativo nome.

ANATOMIA DEL CORPO NUDO

L’anatomia umana è principalmente lo studio scientifico della morfologia del corpo umano adulto.
La parola anatomia viene dal greco anatomè = “dissezione”; formato da anà = “attraverso”, e tèmno = “tagliare”, proprio a indicare il metodo usato per lo studio del corpo.
È suddivisa in anatomia macroscopica e anatomia microscopica.
L’anatomia macroscopica (chiamata anche antropotomia) è lo studio delle strutture anatomiche che possono essere viste senza l’aiuto del microscopio. L’anatomia microscopica è lo studio delle strutture anatomiche minute assistito dal microscopio, ed include l’istologia (studio dell’organizzazione dei tessuti) e la citologia (studio delle cellule).

Human_Body

Prima rappresentante dell’anatomia speciale è l’anatomia umana; questa può essere approcciata da diversi punti di vista.
Dal punto di vista medico consiste nella conoscenza dell’esatta forma, posizione, misura e interrelazione delle varie parti del corpo umano in salute, e a questo studio vengono dati i termini anatomia umana descrittiva o topografica.

L’anatomia topografica deve essere appresa da ogni aspirante anatomista tramite la ripetuta dissezione ed ispezione dei cadaveri. Si tratta di un tipo di conoscenza per certi versi simile a quella di un pilota d’aereo, deve essere precisa e disponibile in situazioni di emergenza.

Dal punto di vista morfologico, l’anatomia umana è un affascinante studio scientifico che ha come oggetto la scoperta delle cause che hanno portato all’attuale struttura dell’essere umano, e necessita la conoscenza di altre scienze: l’istologia, la citologia e la fisiologia.

Per prima cosa, per parlare di ciò che del corpo è visibile a occhio nudo si devono conoscere i nomi delle sue parti, che si differenziano per forma, rilievi e altre caratteristiche.
Conoscere i nomi che gli umani hanno assegnato alle parti del corpo è utile sia per parlare del corpo, sia per indicarlo alle persone con cui si collabora quando si fanno fotografie e si vuole spiegare agli altri cosa si vuole fotografare e come e perché.

Il sostantivo è la parte variabile del discorso che indica una persona, un luogo, una cosa o, più in generale, qualsiasi entità animata, inanimata o pensata. I sostantivi sono anche detti nomi, anche se il primo termine viene preferito in ambito linguistico per il suo significato maggiormente pregnante: significa infatti provvisto di una propria sostanza, di una realtà di cui possiamo parlare, sia essa tangibile, sotto i nostri occhi (tavolo), sia che esista solo nella nostra mente (virtù).

La maggior parte dei nomi delle parti del corpo le si memorizzano sin da bambini, soprattutto perché per i bambini è utile pronunciarli per dire “mi fa male la testa”, “mi fa male la pancia” o “hai le mani sporche”, “mi sono fatto la bua sulla gamba” e così via, ma alcune rimangono sconosciute perché quasi mai utilizzate nella vita quotidiana, perché ad esempio si riferiscono a parti del corpo coperte da vestiti, oppure parti del corpo verso le quali sono si fa attenzione come “arcata sopracciliare”, “pelvi”, “natiche”, “cingolo pelvico”, “arto”, “sterno”, “avambraccio”, “rughe nasolabiali”, “monte di venere”, “piccole e grandi labbra”, “fossette navicolari”, “glabella”, “perineo”, “frenulo”, “glande”, “coccige” e così via. Oppure altre parole vengono scambiate come ad esempio “vulva” e “vagina”, le quali indicano parti differenti, una esterna e una interna.

Ignorare i nomi di certe parti del corpo può portare a fraintendimenti.
Nell’ambito della fotografia di nudo, le fotomodelle dicono spesso “faccio vedere la vagina in foto solo se sei un bravo fotografo”, oppure “io non faccio vedere la vagina”, oppure “faccio vedere la vagina solo se paghi”, tuttavia, ignorando il reale uso della parola vagina, si sbagliano, perché in realtà si riferiscono alla vulva.
Quindi, nella produzione fotografica di nudo diventano utili queste parole, per indicare a cosa ci si riferisce o per indicare quale parte del corpo si deve mettere in una certa posizione a una/un fotomodella/o. Il fatto che qualcosa utile può dissuadere chi sente fretta di fare altro, o chi è pigro e non ha voglia di leggere, a soffermarsi a leggere e memorizzare.
Si tratterà quindi di impararne alcune nuove, e non impararle tutte da zero.
Ma poiché memorizzare un nome senza avere una immagine, reale, o mentale, a cui associarlo non è possibile, bisognerà anche descrivere queste parti collegate a dei nomi.

Anche nominare il tipo di foto di nudo da fare può essere problematico, perché le nominazioni possono essere soggette a interpretazioni.

Ed è per questo la conoscenza della propria lingua di riferimento è utile in tutti gli ambiti.
Anche e soprattutto per chi non è del settore.
Per natura la posizione eretta naturalmente assunta dalle persone non permette agli altri di vedere l’ano o le labbra della vulva, a meno che non ci si sieda o si ci sdrai.
In Italia, la parola “esplicito” significa “espresso chiaramente, senza omissioni”, dunque unita alla parola “nudo” può significare corpo nudo mostrato chiaramente, senza omissioni.

Nell’ambiente fotografico molti fotografi e fotomodelle si sono abituati a usare l’espressione “met-art” per indicare le fotografie di corpi nudi posizionati in modo che si vedano le labbra della vulva e l’ano.
Tuttavia la comunicazione di questo tipo di foto può essere fatta da una semplice parola italiana, e non utilizzarla è scorretto e da ignoranti che seguono le mode.
Come se una ragazza che si spoglia nuda in foto non possa più essere chiamata “ragazza nuda” ma debba essere chiamata “coniglietta di playboy”.
Met-art non è un nome, ma un marchio creato nel 1999, che indica un sito web e non una posizione del corpo tale da mostrare ciò che la posizione eretta non mostra. Inoltre è un nome pubblicitario costruito in modo complesso “Most Erotic Teen Art”. Nelle foto ci devono essere “teenagers” e “art”. Ma si sa che l’arte è ciò che la maggioranza delle persone dice sia arte, ovvero niente, e che non solo le teenagers possono farsi fotografare completamente.
Purtroppo la pubblicità ha rincoglionito moltissime persone, che si sono abituate a parlare per marchi e slogan. Se il termine “esplicito” può assumere vari significati, si può sempre chiedere di specificare all’altro che cosa intende.

COS’è LA PELLE

Prima di passare ai nomi delle parti del corpo, si può partire da una visione più distante e genarale. In tutto il corpo infatti si ritrova un elemento, a differenze degli occhi che si trovano solo in una zona, o delle mani, che si trovano solo in un’altra.

Ciò che del corpo è visibile con gli occhi così come è nato e cresciuto, esposto all’ambiente circostante, è per la maggior parte  “pelle”, insieme a capelli, e peli vari. Nei mammiferi e in particolare nell’umano, è l’organo più esteso.

Se si vuole essere specifici sull’estensione della pelle si deve prima considerare che l’uso della notazione scientifica è fondamentale quando si devono esprimere le misure di grandezze fisiche.
Una grandezza fisica è una qualsiasi proprietà di un sistema che può essere suscettibile di misura. Per esempio, l’altezza di un tavolo, ovvero la distanza tra il pavimento e la sua superficie, è una grandezza fisica dal momento che può essere misurata.
Fare una misura di una grandezza fisica vuol dire confrontare tale grandezza con una analoga usata come riferimento. Affinché due grandezze possano essere confrontate esse devono essere consistenti, ovvero una lunghezza va confrontata con una lunghezza, una superficie con una superficie, un volume con un volume etc etc.
La misura si esprime moltiplicando un numero per una unità dimensionale. Le unità dimensionali associate alle grandezze fisiche sono definite nel sistema internazionale (SI).
La lunghezza è espressa in metri, e la massa in chilogrammi.

Una volta saputo questo si può passare a dire che la superficie della pelle è di circa 2 m² (che si legge due metri quadri) e pesante 3 o 4 kg (che si legge chilogrammi).

Il corpo umano è completamente ricoperto dalla pelle, il primo a formarsi e il più sensibile degli organi, il proprio primo mezzo di comunicazione e anche il più efficiente dei propri mezzi di protezione. Forse, insieme al cervello, la pelle è il più importante degli apparati. Il senso più strettamente associato con la pelle, il senso del tatto, il più importante dei sensi, è il primo a svilupparsi nell’embrione umano. Quando l’embrione è lungo appena due centimetri e mezzo dall testa al coccige, e ha un’età di nemmento otto settimane, una leggera carezza sul labbro superiore o sulle ali del naso provoca l’inarcarsi del collo e del tronco per sfuggire alla fonte della stimolazione. A questo stadio di sviluppo l’embrione non ha né occhi né orecchi. Tuttavia la sua pelle è già molto sviluppata, sebbe in maniera assolutamente non paragonabile allo sviluppo che ancora deve affrontare. Nell’utero il prodotto del concepimento, l’organismo dal momento della fecondazione dell’uovo fino alla nascita, immerso nel liquido materno e avvolto dalle morbide pareti dell’utero stesso, conduce un’esistenza acquatica. In queste condizioni ambientali la sua pelle deve essere in grado di contrastare sia l’assorbimento di troppa acqua, sia l’azione macerante dell’ambiente liquido, e di reagire adeguatamente ai mutamenti fisici, chimici e neurali e alle variazioni di temperatura.
La pelle ha origine dal più esterno dei tre foglietti embrionali, l’ectoderma, dal quale inoltre si formano i capelli, lo smalto dei denti e gli organi di senso (olfatto, gusto, udito, vista e tatto): tutti connessi a ciò che accade fuori dell’organismo. Il sistema nervoso, la cui funzione principale sta nell’informare l’organismo di quanto succede al di fuori, è il più importante degli apparati originati dall’ectoderma.
L’accrescimento e lo sviluppo della pelle procedono per tutta la vita, e lo sviluppo della sua sensibilità dipende in gran parte dal genere di stimolazione ambientale che essa riceve.
Come avviene per il pulcino, il porcellino d’india e il ratto, nel neonato umano il peso della pelle rappresenta il 19,7% del peso totale, pressapoco lo stesso rapporto riscontrabile nell’adulto (17,8%), e questo conferma un dato ovvio: la costante importanza della pelle nella vita dell’organismo.
In altri animali si è scoperto che la sensibilità della pelle è evidentemente più precoce e più completamente sviluppata durante la vita pre-natale. Secondo una legge generale dell’embriologia, una funzione che si sviluppa precocemente è molto probabile che sia una funzione essenziale. Di fatto le funzioni proprie della pelle sono fra le più fondamentali.
La superficie della pelle possiede un numero enorme di recettori sensoriali, che ricevono gli stimoli di caldo, freddo, tatto, dolore. Si ritiene che ogni centimetro quadrato contenga circa 5000 recettori, e i punti tattili variano fra 7 e 135. Il numero di fibre sensoriali che partono dalla pelle, entrando nel midollo spinale attraverso i corni posteriori, è certamente superiore al mezzo milione.
Alla nascita la pelle è sollecitata a molte nuove reazioni di adattamento in un ambiente assai più complesso di quello a cui era esposta nell’utero. Attraverso l’ambiente atmosferico vengono trasmessi, oltre ai movimenti dell’aria, anche diversi tipi di gas, particelle, parassiti, virus, batteri, cambiamenti di pressione e di temperatura, umidità, luce radiazioni e altre cose. La pelle è attrezzata a rispondere con straordinarai efficenza a tutti questi stimoli. Di gran lunga il più esteso apparato del corpo (circa 2500 centimetri quadrati nel neonato, circa 18000 centimetri quadrati nel maschio adulto medio, e complessivamente il 16-18% del peso corporeo totale) la pelle svolge quattro funzioni fisiologiche:
1. difesa del corpo da offese meccaniche, da radiazioni e dall’invasione di sostanze e organismi estranei;
2. organo di senso;
3. regolatore della temperatura;
4. organo del metabolismo e dell’immagazzinamento dei grassi, e del metabolismo dell’acqua e dei sali mediante la traspirazione.

L’IMPORTANZA DI AVERE UN CORPO DI NUDA PELLE PER LA SALUTE E PER IL SESSO

L’enorme quantità di cellule che compongono un individuo si è venuta strutturando a poco a poco a partire da un’unica cellulare, che i biologi chiamano zigote e che è poi la cellula uovo della madre fecondata dallo spermatozoo del padre. Lo zigote si deve dividere in due cellule, queste in quattro, poi in otto e così via fino ad arrivare al numero finale. Nel frattempo devono succedere due eventi di importanza capitale: si devono formare i vari tessuti del corpo e questo deve assumere la sua forma finale, internamente ed esternamente. Il primo evento prende complessivamente il nome di “differenziamento” o “differenziamento cellulare”, mentre il secondo, che si può genericamente chiamare “morfogenesi”, deve apportare alla massa di cellule in via di differenziazione l’informazione posizionale necessaria per formare un corpo funzionale contenente tutte le sue parti.

La natura fa nascere gli esseri umani dal grembo della madre con un corpo la cui pelle visibile agli occhi degli altri, formata a livello microscopico e quindi invisibile agli occhi da cellule, è esposta all’ambiente circostante.

Il corpo che si forma non ha peli. Non abbiamo i peli, probabilmente, perché ci viene meglio regolare la temperatura senza, specialmente in un clima torrido come quello africano, dove l’evoluzione ci ha cesellato.
O almeno, questa pare per ora l’ipotesi più seguita dai biologi. Con il diradarsi delle foreste, i nostri antenati si sono dovuti adattare ad altri ambienti, come la savana.
Comodo allungare un braccio e prendere un frutto, comodo scappare sugli alberi quando arriva un predatore! Ma quando vai nella savana, tutto cambia. In peggio.
A parte che devi stare con la testa alta per vedere oltre l’erba l’eventuale avvicinarsi dei predatori (e questo potrebbe aver influito sull’evolvere la postura eretta), ma devi anche viaggiare molto di più per raggiungere cibo e acqua.
La termoregolazione diventa dunque vitale. L’uomo suda un casino. Proprio tanto! (Altri animali hanno differenti meccanismi di termoregolazione: ad esempio i cani, che raffreddano sfiatando in continuazione). Il pelo ci veniva dunque in ostacolo, e l’evoluzione ha favorito il suo diradarsi.
Mica per niente grossi mammiferi come elefanti e rinoceronti hanno sviluppato una pelle spessa ma non pelosa proprio per evitare un eccessivo riscaldarsi.

Addirittura oggi a molti da fastidio avere i peli sotto le ascelle perché assorbono il sudore e creano un cattivo odore, e dunque si tolgono anche quelli.

Quindi, non solo il corpo è fondamentale per la vita in generale, (per percepire il mondo e agire sul mondo) ma è importante anche che sia nudo, perché se non fossimo nudi, ma ricoperti di peli che non permettono di vedere seno, pene, vulva e sedere, che invece vengono coperti dai vestiti anche per motivi puramente morali, vivremmo peggio, e riusciremmo peggio a far attrarre sessualmente gli altri. Infatti, i vestiti offuscano il potere del corpo di attrarre sessualmente e dunque, quando si è vestiti si devono trovare altre strategie per eccitare l’altro e convincerlo a un rapporto sessuale.

PELLE SENZA PELI
Nel mondo comune abbiamo la tendenza a pensare che il pelo degli animali abbia una necessaria funzione protettiva e di termoregolazione. Seguendo questo ragionamento dovremmo pensare che la coperta pilifera esistente fino alle scimmie e agli ominidi, avrebbe dovuto essere conservata anche nell’attuale livello di evoluzione di homo sapiens sapiens. Eppure, queste funzioni, così necessarie in tutti i mammiferi, e così antiche, sono quasi completamente scomparse nell’uomo. Perché? Cosa ha determinato la scomparsa quasi totale dei peli? La perdita di una importante funzione dovrebbe essere compensata da un vantaggio. Una prima ipotesi, che deriva dall’idea che i primi uomini fossero nati nella savana africana, suggerisce che perdere i peli per una specie che vive al “caldo” (la nostra specie è nata in Africa), avrebbe potuto portare un vantaggio. In realtà la specie umana ha successivamente migrato verso zone sempre più fredde e non verso zone calde, quindi, ad esempio la termoregolazione non sembra essere l’elemento determinante.
Una ipotesi più recente, che deriva dal confronto dell’uomo con le specie di mammiferi che sono poco ricoperti di peli sulla pelle, come cetacei ippopotami ed elefanti, suggerisce che in realtà i primi uomini possano derivare da scimmie adattate al mezzo acquatico. Infatti i cetacei, delfini orche e balene, così come gli ippopotami e gli elefanti si sono adattati, o prediligono il mezzo acquatico. Un secondo fatto significativo importante è che la maggior parte della superficie è composta di lipidi che sono molecole idrofobe e che fungono bene da elemento di protezione in ambiente acquatico.
La domanda se l’è posta evidentemente per primo Charles Darwin, la cui ipotesi è legata alla preferenza sessuale. La sua idea è che il primo essere umano ad avere perso i peli, deve aver avuto una tale preferenza da parte dell’altro sesso, che la sua progenie deve aver “conquistato”, senza peli, il resto della popolazione umana!
Da qui anche l’abitudine della nostra specie a depilarsi, per aumentare l’attrazione sessuale!
Ma forse esistono anche altre spiegazioni. Ad esempio la presenza di peli potrebbe creare un’area in cui i parassiti si nascondono all’ispezione del nostro occhio. E’ noto a tutti che la maggior parte del tempo, le scimmie antropomorfe lo passano a cercare parassiti (e mangiarli!), scambiandosi così anche effusioni sessuali. La perdita di peli potrebbe essere stato un evento che avrebbe dato un enorme vantaggio selettivo, riducendo il tempo necessario a “spulciarsi” alla nostra specie, e garantendo più tempo per la ricerca del cibo ed altri scambi sociali. E l’abitudine alla depilazione nelle donne appare come un’ulteriore adattamento dovuto alla loro maggiore tendenza ad attirare zanzare ed altri tipi di insetti sulla pelle .
L’implicazione funzionale di questo vantaggio immediato (far presto a trovare i possibili parassiti), è che la pelle, esponendosi direttamente all’atmosfera, diviene anche più soggetta a traumi fisici come ferite e lacerazioni. Da qui la necessità che la pelle sia una struttura senza interruzioni di continuità, e la necessità di mantenerla sempre “sana”. Da qui le abitudini delle popolazioni umane, dagli Inuiti agli attuali abitanti dell’Africa, a coprire la pelle con grassi e olii per proteggerla e nutrirla (gli acidi grassi sono costituenti strutturali della pelle).
Hahnemann per primo ha compreso l’importanza essenziale delle alterazioni della pelle dovute ad infezione interna, cosa che chiamò “Psora”.
Due scienziati britannici hanno formulato una nuova teoria per spiegare perché l’uomo è in gran parte privo di pelo, a differenza dai suoi parenti più prossimi, le scimmie. L’ipotesi finora generalmente accettata afferma che la perdita della pelliccia sia stata una scelta evolutiva per permettere di controllare la temperatura del corpo nei climi caldi. Ma Mark Pagel dell’Università di Reading e Walter Bodmer dell’Università di Oxford sostengono che l’uomo abbia perso il pelo per sbarazzarsi di insetti e parassiti e per incrementare la propria capacità attrattiva sessuale. La teoria sul controllo del calore, in effetti, presenta alcuni problemi quando gli scienziati prendono in considerazione situazioni dove fa molto caldo o molto freddo. Secondo Pagel e Bodmer, gli uomini del passato erano in grado di rispondere con flessibilità ed efficienza al loro ambiente producendo fuochi, ripari e vestiario. La perdita della pelliccia a quel punto divenne possibile e anzi desiderabile, visto che i vestiti, se infestati da parassiti, potevano essere puliti o cambiati. In un articolo pubblicato sulla rivista “Biology Letters”, i due ricercatori affermano che la loro ipotesi spiega anche meglio il motivo delle differenze fra uomini e donne. “La perdita di pelo – sostengono – permetteva agli esseri umani di pubblicizzare in modo convincente la loro ridotta suscettibilità alle infezioni da parassiti. Questa caratteristica divenne pertanto un tratto desiderabile in un compagno: la maggiore perdita di peli nelle donne è dovuta a una selezione sessuale più forte esercitata da parte degli uomini”. Pagel e Bodmer sono convinti che la loro teoria possa essere messa alla prova. “È ragionevole attendersi – affermano – che gli esseri umani la cui storia evolutiva si è svolta in regioni con maggiori concentrazioni di parassiti portatori di malattie, come i tropici, abbiamo meno peli corporei di altri”.

I peli sono caratteri sessuali secondari che si sviluppano nel periodo della pubertà (il termine latinopubes significa appunto peli), quando il corpo acquista la capacità di procreare. La loro distribuzione sul corpo, diversa tra maschi e femmine, costituisce un segnale visivo che indica la piena maturità sessuale dell’individuo, rendendo riconoscibili i partner già pronti per l’accoppiamento. La concentrazione in alcune aree del corpo, come pube e ascelle, è però forse da ricercare nel ruolo svolto dai feromoni, particolari ormoni secreti dagli animali, nell’accoppiamento. I maschi di molte specie riconoscono il periodo fertile delle femmine tramite segnali olfattivi. Anche noi siamo stimolati dai feromoni, e i nostri lontani antenati in misura ancora maggiore. I peli, trattenendo e mantenendo più a lungo gli odori, hanno dunque la funzione di rendere più facile la ricerca del partner.

PELI

Per non limitare la propria conoscenza del corpo umano alla parte visibile dagli occhi ci si può avvalere delle scoperte fatte dagli scienziati mediante microscopio per sapere che i peli sono fatti di cheratina (dal greco: kératos = corno) una proteina filamentosa ricca di zolfo, contenuta nei residui amminoacidici di cisteina. E sono fatti di cheratina proprio come i nostri capelli ma questi non sono così appiccicosi. Il segreto è nella struttura esterna, detta cuticola, che forma lo strato esterno del fusto del pelo e del capello.

Negli umani la cuticola è formata da scaglie piatte che si sovrappongono parzialmente una sull’altra: viste al microscopio ricordano la disposizione delle tegole di un tetto.

Non è vero che rasare i peli li fa crescere più grossi. E’ solo una questione geometrica. Il pelo estirpato con la ceretta cresce in modo che la punta è più sottile della base, un po come un filo d’erba. Se è rasato, la base, che è più larga, quando il pelo sarà cresciuto darà l’impressione che il pelo sia più grosso.

IL CORPO IN PARTI
Gli umani, volendo conoscere la Natura al di là del senso della vista, e quindi tagliando la pelle e osservando dietro questa membrana, hanno inventato l’anatomia, che studia l’interno del corpo, a differenza della morfologia, che studia l’esterno del corpo, e hanno scoperto che contiene qualcosa di invisibile agli occhi: il sangue, gli organi del corpo (fegato, polmoni, reni, ossa…), e che quindi, la pelle, coprendo tutte le parti interne mostra solo una singola unità che chiamiamo corpo.
Ma in realtà, ciò che sembra alla vista una singola unità è una moltitudine di parti collegate tra loro. L’esistenza di queste parti sottostanti alla pelle si può comunque intuire dopo l’osservazione, quando si muovono gli arti e si piegano.
Quando non c’è movimento e il corpo è morto, sembra molto di più una singola unità.

Infatti, a livello linguistico c’è un’attinenza con la suddivisione del corpo fisica.
La parola “corpse” in inglese, che somiglia all’italiano “corpo”, significa “cadavere”, cioè corpo morto, e non corpo vivo, che si chiama invece “body”.
I filologi hanno scoperto che nell’Iliade non c’è una parola che indichi il corpo vivo. C’è già la parola soma, che a partire dal -V lo indicherà, ma essa viene usata in maniera singolare: soltanto per indicare il cadavere o “corpo morto”. Così come in sanscrito corpo si diceva murth (ad esempio in trimurti, “tre corpi” o “trinità”). Quanto all’italiano, oggi soma indica “i pesi morti”, e somaro l’animale che li trasporta.

In Omero non c’è neppure una parola che indichi la mente. O meglio, c’è già la parola psyche, che a partire dal secolo -V la indicherà, ma anch’essa viene usata ina maniera singolare: soltanto, cioè, per indicare la vita e il soffio vitale. Un uso che è ancora presente nel Vangelo secondo Giovanni (X, 11), quando Gesù dice: “Il Buon Pastore dà la sua psyche per le pecore”, intendendo dire ovviamente che “dà la sua vita”.

Questo modo di pensare è testimoniato dalla pittura greca arcaica. Ad esempio, dalle raffigurazioni sui vasi, nelle quali il corpo veniva dipinto a pezzi separati e staccati fra loro, che confluivano in giunture puntiformi. E solo verso il -V si arrivò a un concetto di “coscienza” che, come indica il termine latino conscientia, “scienza congiunta”, permette l’integrazione del percepire e del conoscere: cioè, la compresnione, nel senso letterale di “prendere insieme”.

Una dimostrazione definitiva che va al di là della visione a occhio nudo degli arti che si piegano è ottenuta andando a conoscere cosa c’è dietro la pelle che impedisce agli occhi di vedere, attraverso l’osservazione diretta di ciò che sta dentro il corpo ( con la vivisezione, raggi x e altro ) si scopre che le sue parti sono davvero tante: sistema circolatorio, sistema immunitario, apparato respiratorio, apparato digerente, sistema urinario, sistema muscolare, apparato scheletrico, sistema nervoso, sistema endocrino e l’apparato riproduttore maschile e femminile. E si scopre che ciò che si trova sotto l’epidermide contribuisce alla forma di ciò che si vede con gli occhi dall’esterno. Come le ossa che danno una forma alla pelle che ricopre tutto il corpo. E per questo motivo non esiste un solo tipo di corpo, ma miliardi di tipi di corpi diversi.

La più concreta ed evidente dicotomia visibile a occhio nudo è quella speculare tra destra e sinistra, tipica di molti organismi viventi, umani compresi. Molti degli organi umani sono infatti doppi, come le mani, le braccia, i piedi, le gambe, gli occhi, le orecchie, i polmoni e i reni, benché facciano eccezione organi come il cuore, il fegato, l’intestino e l’apparato sessuale.

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