3 – L’importanza di mostrarsi nudi, e semisvestiti

Oltre al fatto generale che bisogna chiedere il consenso alle persone per poterle fotografare, e che quindi hanno libertà di negare questo consenso, uno dei motivi per cui non basta esprimere il proprio desiderio di far foto ai corpi nudi delle persone per farle è che tutte le persone che si incontrano sono sempre vestite, e se si vestono ci sono dei motivi a cui non possono rinunciare solo perché qualcuno ha il desiderio che ci rinuncino. Infatti, mostrare la propria nudità è più difficile che mostrarsi vestiti in una società in cui la norma è il corpo vestito e non il corpo nudo.

Poiché per strada non si trovano persone nude, a meno che non lo si trovi già nudo da qualche parte, oltre a chiedergli il consenso gli si deve chiedere anche di spogliarsi.

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Il problema nel trovare corpi nudi da fotografare è che c’è gente vestita ovunque, e non c’è gente nuda ovunque. Anzi, c’è pochissima gente nuda.
Chiunque veda una persona nuda per strada si metterà a ridere o darà l’allarme per far arrivare i carabinieri e il 118 per bloccare quella persona e farla rivestire.

Perciò, si può procedere considerando che dal fatto che esistono i vestiti ed essi devono essere indossati in molti momenti della vita deriva il fatto che solo in alcuni momenti gli umani possono vedere il corpo nudo degli altri umani. Nella stragrande maggioranza dei casi si è vestititi, infatti siamo talmente abituati a coprirci per motivi che non hanno niente a che fare con la sopravvivenza (a costo di faticare, ad esempio quando si ha tanto caldo da sentirisi male) che non ci si chiede più perché sia necessario coprirsi, ma perché sia necessario scoprirsi. Le persone nascono nude ed atee, poi vestono il corpo con gli abiti, e la mente con le religioni. E a una persona che semplicemente esiste e non fa niente non gli si può chiedere perché è nuda o perché è atea, ma lo si deve chiedere a chi è vestito e chi è religioso perché si veste e perché crede.

PERCHé LA GENTE SI SVESTE

Molti di quelli che amano stare nudi anche insieme ad altri incorrono nella fallacia naturalistica: “La cosa x è naturale. Quindi la cosa x è buona”. Rientra nella stessa fallacia anche l’argomentazione opposta: “La cosa x è innaturale. Quindi la cosa x è cattiva”.

Se s’intende naturale in quanto contrapposto ad artificiale (ovvero pre-esistente all’intervento dell’uomo piuttosto che creato o modificato dall’uomo stesso) ci si può accorgere che la maggior parte delle cose che si fanno sono innaturali. Sicuramente gli ascensori non esistono in natura eppure nessuno sosterrebbe seriamente che prendere l’ascensore è immorale o non salutare. Stessa cosa vale per i vestiti, si nasce naturalmente nudi, e sono gli uomini a produrre i vestiti.
è facile portare contro-esempi di azioni e comportamenti che sono naturali, in tutti i sensi in cui viene intesa la parola “naturale”, e che sono considerati universalmente immorali. Lo stupro e l’infanticidio sono estremamente diffusi nel regno animale, e catastrofi, alluvioni, siccità ed eruzioni sono naturali. Si fa di tutto invece per migliorare la natura. Si emanano leggi e relative sanzioni per prevenire stupri e infanticidi, si prova in tutti i modi a prevenire o limitare i danni delle catastrofi naturali. In pratica si fa di tutto per andare contro natura e si chiama civiltà (dando al termine una connotazione positiva) tutto ciò che ha contribuito ad affrancare gli umani dalla naturalità. Non ha dunque senso logico che in alcuni determinati contesti si sostenga che qualcosa è immorale o non salutare proprio in quanto innaturale.
Non vi è alcun nesso logico che lega “natural” e “morale” o “buono”.
La proliferazione di prodotti bio di ogni genere si deve in buona parte, all’inferenza semi-automatica che producono nel potenziale acquirente secondo la quale “ciò che è naturale è necessariamente buono”. Ma molti prodotti di origine naturale sono estremamente tossici, come la cicuta, la belladonna o i funghi velenosi.

Si può dire che è sicuramente vero che alcuni elementi naturali possono essere buoni, ed essere vissuti in modo naturale, ad esempio la nudità, ma non che la natura sia buona in sé e dunque si debba ricercare un modo di vivere naturale in sé, e quindi denudarsi perché naturale (anche se a chi piace guardare corpi nudi farà comunque piacere questa decisione, indipendentemente dalla validità delle motivazioni).
Se non è necessario essere vestiti per i propri bisogni fisiologici allora è giusto poter vivere la nudità, così come la natura l’ha fatta, e liberarsi dell’artificiale in eccesso, dai vestiti alle convenzioni sociali, quindi considerare la nudità una condizione non degradante né offensiva, per sé stessi e per gli altri, ma anzi che permette una migliore accettazione di sé stessi e degli altri.
Perciò non si tratta di valorizzare la natura in sé a priori, ma di trovare la giusta misura dell’artificiale e la giusta misura del naturale.

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Il termine “naturismo”, al contrario di “nudismo”, sembra indicare un valore positivo nella natura, in senso generico e aprioristico, infatti porta con sé una ideologia che comporta anche un uso di prodotti e alimenti il meno possibile trasformati, come se questo fosse buono in sé, e l’uso della “medicina naturale” e delle “medicine complementari”.

Il nudismo invece è inteso più propriamente come la semplice pratica della nudità, anche se spesso viene confuso con il naturismo. Viene praticato prevalentemente in zone balneari, senza particolari convinzioni legate al rispetto della natura o a una vita sana. Il nudista solitamente non crea associazioni come invece avviene per il naturista. In questo senso quindi si può dire che essere un naturista implica essere anche un nudista mentre il contrario non è necessariamente vero.

DOVE LA GENTE SI SVESTE
Nella società in cui la nudità viene regolamentata ci sono comunque momenti in cui gli esseri umani possono ritrovarsi nello stesso posto privi di vestiti o parzialmente privi di vestiti e dunque potersi osservare l’un l’altro nudi.

QUANDO SI PUò STARE NUDI: CASA E CAMERA COME LIBERTà DI STARE NUDI E FARE SESSO
Proprio perché la nudità e la sessualità sono permessi se coperti da pareti che rendono invisibili agli altri certe parti del corpo e le loro interazioni, la casa di propria proprietà è il luogo di prim’ordine in cui sono permessi, e in second’ordine la camera e il bagno chiusa da una porta anche in una casa condivisa, con genitori o coinquilini, unita alla possibilità di usare una chiave.

Si può vivere da soli, oppure con qualcuno, e questo qualcuno può avere diversi ruoli (genitore, fratello,sorella, coinquilino, fidanzato/a, marito/moglie). In base alle persone con le quali si vive in casa ci si comporta diversamente.

D’estate, quando si è in giro per strada, prevalentemente di giorno ma a volte anche di sera, ci si vorrebbe togliere maglietta, pantaloni, mutande scarpe e calzini ma si deve resistere.
Se si vive da soli, una volta aperta la porta di casa e richiusa, ci si può velocemente togliere tutti i vestiti poggiandoli da qualche parte per rimanere nudi e tirare un sospiro di sollievo, sia per il caldo, che per il senso di leggerezza dello stare nudi e dello smettere di resistere alla sensazione dei vestiti addosso, bagnati di sudore, appiccicati, bollenti, aderenti.
Se si vive con altre persone si può andare nella propria camera e chiudere la porta a chiave e spogliarsi nudi a percepire il fresco o il vento che provoca sensazioni più intense nelle parti del corpo più umide, ad esempio tra le cosce, sui genitali, o sotto le ascelle.

LA NUDITà, IL SESSO E IL PROBLEMA DELLE FINESTRE DI CASA

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Tuttavia, la casa, luogo in cui la nudità e la sessualità sono permessi quando si è da soli o con un certo tipo di persona perché invisibili agli altri, ha delle finestre, e può avere un terrazzo.
La finestra è un’apertura di forma regolare, solitamente quadrata o rettangolare, praticata in una parete verticale della muratura per consentire l’ingresso della luce e lo scambio dell’aria tra il vano interno di una costruzione e l’esterno.

E a volte stare nudi e fare sesso in casa produce conseguenze anche a chi non ne ha il desiderio di provocare certe conseguenze, cioè che qualcuno lo/la guardi, ma gli capita per caso o per necessità, come chi vuole prendere il sole non in spiaggia ma sul proprio terrazzo di casa propria, in bikini o in topless, oppure vuole fare sesso con la finestra aperta perché caldo.

Può accadere che il fine settimana, una ragazza che non ha l’auto, quando gli amici non la portano al mare resta a prendere il sole sul suo balcone. Ma che il balcone successivo sia occupato da una signora, madre di figli, sposata con un tale che non disdegna la sbirciatina alla ragazza in bikini e che per dissimulare la sua gelosia potrebbe far partire una petizione per cacciare la ragazza dal palazzo.

Il succo del ragionamento è che al mare va bene ma in città è una distrazione, la vedono dalla strada, lei è una esibizionista, si vuole fare notare e poi è quasi certa che lo fa per rompere i coglioni alle donne del quartiere e fottergli i mariti. In più c’è l’aggravante del solito trauma ai figli che in televisione possono vedere tutta la carne in bikini che vogliono ma se lo indossa la vicina apriti cielo. Quando la vicina si piazza al sole l’altra comincia ad innaffiare tutto l’innaffiabile e fa di tutto per fare notare la sua presenza.

Poi un giorno non ce la fa più e con la figlia di sei anni accanto, che da questa storia ricava una lezione morale per se stessa (mai fare così, ‘u capisti?), prende il bastone della scopa e comincia a battere forte sul balcone. La ragazza la vede e le sorride. Che c’è? Come, che c’è… e lo chiede pure? C’è che ti devi coprire, non è da brava ragazza stare mezza nuda sul balcone, almeno mettici un riparo, una tenda attaccata alla ringhiera e poi potresti metterti un po’ più ritirata, nella stanza… non c’arriva il sole nella stanza?

Qualcuno può venire a sapere che all’amministratore del proprio condominio siano arrivate proteste su di sé perché si gira in casa nudi, e che si esce in balcone “a tette di fuori”, nonostante si abbiano due grigliati ai quali si ha appeso una tenda tipo organza. O perché si fa sesso con il proprio marito o la propria moglie con la finestra aperta, perché estate e caldo, comunque al buio e solo la TV accesa, e in un luogo che non è pubblico. A quanto pare il problema delle persone non è tanto il luogo pubblico, ma la traiettoria visiva.
Esisteva l’articolo 726 – atti contrari alla pubblica decenza in luogo (esposto) al pubblico. La giurisprudenza giudica un luogo esposto al pubblico il luogo in cui non vi è libero accesso, ma che è posizionato in modo tale che il pubblico può vedere o sentire ciò che in esso si trova. Quindi anche la propria camera da letto se si lasciano le finestre spalancate e il palazzo davanti è a pochi metri. Nei casi più gravi si incorre nell’articolo 527 del codice penale, atti osceni in luogo * esposto * al pubblico. L’afferamzione “è casa mia e faccio ciò che mi pare” vale finchè non si disturba chi è a fianco o davanti.

gli «atti contrari alla pubblica decenza» – tale può essere il
comportamento di chi resta nudo in pubblico – non costituiscono più reato, ma
solo un illecito amministrativo per il quale si rischia, tuttavia, una sanzione
particolarmente elevata (da 5mila euro fino a 10mila). Ma i vicini non possono denunciare chi gira nudo per casa in quanto tale comportamento non è più un reato. È da escludere, quindi, che si possa chiamare la polizia, i carabinieri o rivolgersi alla
Procura della Repubblica. Una dichiarazione di questo tipo decadrebbe subito.
L’unico soggetto che può essere competente ad emettere la sanzione è il Prefetto.
Quindi, in caso, la segnalazione andrà fatta a quest’ultimo.

Il punto, però, è che per parlare di illecito è necessario che il luogo in cui si gira
nudi sia pubblico o, se privato, deve essere «aperto al pubblico» o «esposto al
pubblico». E di certo la finestra di casa non può considerarsi tale salvo che non
sia così vicina alla strada o all’abitazione di un’altra persona da consentire di
scorgere chiaramente cosa succede nell’appartamento, senza perciò violare
l’altrui privacy.
Per esempio, la presenza di una tenda, sebbene trasparente, costituisce un
ostacolo per escludere qualsiasi illecito da parte di chi gira nudo per casa.
Bisogna quindi tentare di impedire, tra sé e il pubblico, la libera visuale
frapponendo un ostacolo visivo o evitando quantomeno di stare nudi sul balcone (nel qual caso la colpevolezza sarebbe molto più facile da dimostrare).
Questo vuol dire che non è possibile, a priori, escludere una sanzione (comunque
di carattere amministrativo e non penale) per chi gira nudo per casa: la sanzione
scatta quando si è sul balcone o si tratta di «camera con vista» esposta al
pubblico.
Pertanto, se la finestra è facilmente visibile a occhio nudo dalla strada, dal
balcone o dalla finestra del dirimpettaio (e senza l’ausilio di strumenti elettronici o
ottici) è sicuramente possibile parlare, anche nei riguardi del proprio privato
appartamento, di un luogo «esposto al pubblico». Non rileva il fatto che la casa
venga considerata dalla legge un luogo privato dove non sono consentiti atti di
intrusione degli estranei, tantomeno con binocoli o telecamere.

Tanté che molti psicologi e sessuologi guadagnano soldi anche per questo, perché ci sono tanti pazienti che soffrono di disturbi legati al loro corpo, e non riescono a mostrarlo, ad esempio al proprio amato, anche se vorrebbero. La stragrande maggioranza delle ragazze hanno paura di avere chili di troppo o il seno troppo piccolo, ma non di avere l’ano troppo scuro o le labbra della vulva troppo lunghe, perché appunto, quelle zone non sono neanche contemplate nelle proprie preoccupazioni estetiche, poiché ritenute diverse dalle altre, e non finalizzate alla visione altrui. Sono un problema ancora più serio riguardo all’esposizione e al giudizio altrui, al contrario di un topless, per cui moltissime riuscirebbero a farlo. Infatti, rimosso. Come i traumi.

Dunque, solo alcuni, che non saranno condizionati dall’argomento e del metodo in cui viene trattato, potranno continuare a leggere un testo sulla fotografia di corpi nudi.

Per poter avere delle foto di corpi nudi deve prima esistere un corpo nudo reale (nascendo) e solo dopo si potrà avere l’immagine di un corpo nudo (attraverso l’uso della tecnologia), esso è quindi l’origine dell’interesse per la fotografia di nudo, e deve quindi essere conosciuto.

GIARDINO PRIVATO
se il vicino o un passante ci può vedere. Il codice penale, infatti, spiega chiaramente che non è possibile
agire contro la pubblica decenza «in un luogo pubblico o aperto o esposto al
pubblico» . Quindi, se il mio giardino o il mio terrazzo è visibile da una persona
a me estranea, non posso nemmeno prendere il sole nudo in giardino.
Il vantaggio per chi viene avvistato oggi a casa sua come mamma lo ha fatto è che
il reato di atti contrari alla pubblica decenza è stato depenalizzato [2] (una volta
si rischiava ᐀no a un mese di arresto o un’ammenda da 10 a 206 euro). Lo
svantaggio è che, arresto a parte, prendere il sole nudo in giardino oggi non
costa più 200 e passa euro ma costa non meno di 5.000 euro. Soldi che bastano
per andare a prendere il sole in una spiaggia di nudisti dei Caraibi, anziché in un
giardino di periferia.
Ma il giardino privato è un luogo esposto al pubblico?
Il punto è questo: escludendo il fatto che un giardino privato sia un luogo
pubblico o aperto, il punto è che il codice penale punisce chi compie atti contrari
alla pubblica decenza (quindi anche quello di prendere il sole nudi) «in un luogo
esposto al pubblico». Non «aperto al pubblico», certo, ma «esposto al pubblico».
E un giardino privato può considerarsi un luogo «esposto al pubblico»? La
risposta sembra banale, ma, alla fine, è l’unica possibile: sì, se vicini o passanti lo
possono vedere anche in maniera involontaria.

Se il mio giardino è facilmente visibile dalla strada, è sicuramente esposto al
pubblico. Se è facilmente visibile dal vicino, senza che quest’ultimo debba tirar
fuori dal cassetto il binocolo e salire su una sedia per vedermi, ma semplicemente
affacciandosi alla finestra, sì. E’ un luogo esposto al pubblico.
Altro discorso è se ho il giardino nascosto da una siepe alta due metri e vicini o
passanti, per potermi vedere, devono arrampicarsi ad una pianta o, appunto,
usare il binocolo. Il mio giardino non sarà più esposto al pubblico, ma sarà il
pubblico quello esposto. Ad una bella denuncia per violazione della privacy.
Lo stesso rischia chi fa di tutto, cioè chi utilizza ogni mezzo o strumento, per
vedere il vicino o la vicina girare nudi per casa senza che siano usciti sul balcone,
in giardino o in terrazzo.

LIMITI ALLA QUANTITà DI PELLE SCOPERTA E PELLE COPERTA
Le regole dell’abbigliamento che la maggioranza delle persone adotta sono precise e dettagliate, sia nella vita reale in pubblico, sia in fotografia, o nel cinema: Per quanto riguarda la quantità di pelle scoperta il principio base è: Né troppo nudi né troppo vestiti.

Ma ce ne sono di tanti tipi di limitazioni. Tra le varie imposizioni sull’abbigliamento in occidente c’è anche quello che uomini e donne devono essere vestiti in modo molto diverso, al contrario di come vorrebbero fare i travestiti, oppure non possono entrare nei locali, e possono essere derisi per strada.

E per poter compiere un’azione in serenità e senza paura non bisogna subire pressioni dagli altri, perciò non si possono compiere certe azioni, come vestirsi in modo non conforme ai canoni altrui, senza subire pressioni, perché gli altri saranno motivati a fare pressioni.

Almeno a New York (e non è poco) non è vietato per le donne stare senza reggiseno nei luoghi pubblici.

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Le cose cambiano in quelli privati, come un ristorante tempo fa si è presentata a seno nudo la modella Cheyenne Lutek assieme a un fotografo.

La coppia è stata cacciata, ma le foto del topless a tavola hanno fatto il giro del web assieme alla notizia che nella Grande Mela sono i proprietari dei locali a decidere sulla nudità dei clienti.

 

CONCERTI

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Uno dei tantissimi contesti in cui qualcuno può denudarsi in pubblico è durante un concerto. Spessissimo sono le donne a farlo, perché hanno un potere estetico molto diverso dagli uomini. Si tratta di un momento di euforia e non di seduzione.

E come ogni volta che qualcuno espone la propria nudità agli altri arriva qualcuno a dire che è sbagliato.
Ma ciò che è giusto è ciò che non crea danni aglialtri.

L’etica si occupa di stabilire limiti per evitare il male agli altri, dunque non deve intervenire quando non ci sono danni agli altri. E dunque ci deve essere tolleranza nei confronti dei comportamenti che non fanno male a nessuno ma fanno piacere a qualcuno. chi critica comportamenti che non fanno parte di questo insieme lo fa solo per interesse egocentrico. cioè perché vorrebbe che il mondo fosse come il proprio gusto lo aggrada.

Esempi di comportamenti che non fanno male agli altri, tra adulti consenzienti, e che non dovrebbero essere ristretti in nessun modo sono: l’omosessualità, ma anche, ad esempio, per la poligamia. Per quale motivo, se alcuni esseri si vogliono legare ad altri esseri, non dovrebbe essere loro consentito? Ma anche la prostituzione. E dunque anche rimanere in topless a un concerto.

Esporre il proprio corpo nudo (seno, vulva, pene, natiche) a un concerto non produce nessun danno agli altri. Soprattutto in un contesto di euforia e condivisione dello stesso piacere come un concerto.
Inoltre, per quanto riguarda il seno, è un pratica a cui si è abituati nei concerti.
Se viene fatto durante una canzone dal contenuto attinente alla nudità e alla sessualità è solo coerente.
Lanciare un reggiseno e rimanere a seno nudo diverte chi lo fa e non crea nessun danno né a sé né agli altri.

Per dar retta a chi è ingiustamente intollerante nei confronti dei topless ai concerti si dovrebbe fare come già è imposto fare dagli stessi intolleranti in altre occasioni: creare dei concerti per nudisti così come si impedisce di stare in topless nelle spiagge che non sono per nudisti.

Ovviamente ci saranno molte persone, soprattutto ragazze, pronte a negare che non ci siano effetti negativi. Secondo alcune, chi mostra il seno in pubblico crea vittime della “troiaggine” le ragazze che guardandole cominceranno a pensare che non ci sono leggi metafisiche per tenere coperte le tette e che lo si possa fare soprattutto durante un momento di euforia.
Ma la “troiaggine” non esiste, anche se alcuni credono esista. L’invenzione di questo concetto è solo l’effetto di una cultura retrograda, imbevuta di religione, monogamia imposta, fragilità psicologica e intolleranza per il diverso giustificata solo dall’egocentrismo. Mentre i danni di fumo, alcol, e droga esistono.

Al contrario, chi si lamenta di chi si diverte così è fastidioso, oltre che senza senso delle proporzioni se poi non si lamenta di chi si mostra in pubblico mentre fuma, beve alcol, o si droga. Le vittime di DECENNI di terrorismo sono in quantità minore rispetto alle 300 persone che OGNI GIORNO muioiono in italia per tabacco e alcol, nell’indifferenza dello stato, dei media e del pubblico.

Per quanto riguarda fumo e alcol si può vedere chiunque tenerli in mano. Quelli che si drogano tendono a nascondersi per ovvi motivi di legalità, ma molti di loro li si possono vedere tranquillamente nelle vie della movida a sniffare coca vicino le porte delle case.

Il vero problema quando a un concerto delle ragazze mostrano il seno ridendo e scherzano è l’intolleranza per chi vive la propria nudità e la propria sessualità in modo diverso rispetto la media, e il bigottismo e l’ottusità nel credere che solo un modo di viverla sia quello giusto.
Pertanto il mondo sarebbe un posto migliore se chi ritiene giusto che il proprio seno non venga visto da nessun altro se non dal fidanzato e dalla migliore amica rimanga vestita e permetta di mostrare le tette a tutte le altre diverse da lei.

Tra l’altro, esporre il seno a un concerto fosse realmente un problema allora scopare sul palco in un concerto, come è stato fatto in diverse occasioni (come i due attivisti del gruppo «Fuck for forest» ), dovrebbe essere la fine del mondo.

Ovviamente ci sono persone che non possono comprenderlo, almeno momentaneamente, e l’unico modo per limitare l’ignoranza e la stupidità di certe persone, una volta provato a correggerle, è ignorarle, e continuare a fare ciò che loro ritengono sbagliato.

CASI DI NUDITà FUORI DALLA VITA ORDINARIA
Ci sono casi in cui solo una persona è svestita, in parte o totalmente, e le altre vestite.
Quando una madre allatta al seno in pubblico è parzialmente svestita nella zona della mammella.
Quando a una ragazza capita di dormire a casa di amiche o di fare cose simili, situazioni in cui è necessario spogliarsi anche solo per rimanere in intimo togliendosi il reggiseno con il quale è scomodo dormire.  Oppure durante lo strip-tease nei night club o strip club, locali notturni caratterizzati da un’atmosfera soffusa e musica generalmente dal vivo, in cui uomini o donne guardano donne o uomini ballare svestendosi,  o durante spettacoli di Burlesque.

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Si può essere visitatori di una fiera del sesso intenti a fotografare ogni centimetro di una ballerina di lap dance completamente nuda.
Ma questo tipo di visione della nudità è possibile solo dopo aver speso dei soldi per l’ingresso al locale.
Le operatrici socio-sanitarie vengono pagate per pulire sederi e spesso devono vedere vulve e peni, così come i ginecologi, che si occupano soprattutto delle patologie inerenti all’apparato genitale femminile, e gli andrologi,  che si occupano soprattutto delle disfunzioni dell’apparato riproduttore e urogenitale maschile, o i chirurghi, soprattutto i chirurchi estetici, che possono dover intervenire su parti del corpo in genere coperte, come seno, natiche, vulva. Una famosa scena del film Eyes Wide Shut (1999) del famoso regista Stanley Kubrick riporta la scena in cui il protagonista del film, un medico, visita una bellissima paziente a seno nudo.

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O durante certi set fotografici, sia fatti per soldi che per passione, in cui qualcuno vestito fotografa qualcuna o qualcuno svestito, ma questo tipo di visione della nudità è possibile dopo aver ottenuto ciò che serve per far foto di nudo.
Ci sono altre situazioni in cui le persone sono tutte svestite, come il naturismo e il nudismo che si differenziano tra loro per la presenza o l’assenza di principii da perseguire nello scegliere di stare nudi.
Oppure durante i rapporti sessuali, in cui a volte si può voler stare nudi ma coperti da lenzuola o oscurati dalla mancanza di luce per non far vedere la nudità, oppure altre volte si può scoprire solo i genitali e le zone erogene.
O ci sono casi in cui la quantità di persone nude e vestite è variabile come le docce delle palestre, o le saune, ma si può osservare i corpi altrui solo di sfuggitae, non per più di una quantità di tempo di qualche secondo né con tranquillità o interesse.
In tutti gli altri momenti della vita il corpo è vestito dalle persone che lo vivono, e spesso se non lo vestono subiscono rimproveri, critiche, oppure sanzioni.

Gli unici posti in cui si può trovare qualcuno nudo sono i night club, o le spiagge per nudisti. Ma sia nei night club che nelle spiagge per nudisti è spesso vietato l’uso della fotocamera. Nelle spiagge si possono trovare cartelli di divieto di uso della fotocamera.

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Ci sono occasioni in cui anche per strada si può trovare gente nuda. Ad esempio durante le proteste. Oppure, durante performance che hanno a che fare sulla visione del corpo nudo in pubblico, in cui persone motivate dal fatto che la nudità in pubblico non è mai visibile decidono di spogliarsi per far riflettere su questo fatto.

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Il centro di Madrid invaso per un giorno da decine di ciclisti completamente nudi. Un modo originale, ma sicuramente efficace per protestare contro l’alto numero di incidenti mortali che coinvolgono le due ruote nel paese. I ciclisti hanno però anche voluto lanciare messaggi sulla grave crisi economica che sta investendo il Paese. Nel mirino le banche, che aspettano gli aiuti europei per salvarsi. Miliardi di euro che serviranno alla ricapitalizzazione degli istituti di credito.

Manifestazioni mozzafiato o cortei, con gente senza vestiti. Le associazioni animaliste e ambientaliste, ma anche i contadini della Bolivia si sono esibiti in proteste shock per attirare l’attenzione e far sentire le proprie ragioni. In un’escalation sempre più impressionante.

“Basta con la guerra”. Con questo grido e questo ideale, i pacifisti del movimento “Baring witness” hanno messo in scena in giro per il mondo la loro curiosa forma di protesta: gruppi di donne nude (anche fino a cento) si stendono a terra a formare il simbolo della pace o frasi che sono un invito a deporre le armi in Iraq e ovunque ci sia un conflitto. Forse hanno pensato che non c’è mezzo migliore per attirare l’attenzione dei potenti della terra.

Chi va a Pamplona convinto di assistere alla corsa dei tori, non dovrà stupirsi se a scapicollarsi per le vie della cittadina spagnola troverà anche centinaia di uomini e donne… rigorosamente nudi.
Loro non sono lì per divertirsi ma per sensibilizzare l’opinione pubblica contro la corsa dei tori: durante la festa di San Fermin, lungo le strade transennate della città, turisti e abitanti mettono alla prova il loro “coraggio” facendosi rincorrere da tori imbufaliti che alla fine vengono uccisi in piazza.

Uno dei mezzi preferiti per i contestatori di tutto il mondo è a due ruote: in bici si può protestare contro l’inquinamento e lo strapotere del traffico cittadino, come fa il movimento del Critical Mass o come fanno i partecipanti del World Naked Bike Ride.
Questa corsa, che si corre contemporaneamente in diverse città del mondo, vuole mettere in evidenza la vulnerabilità di chi usa la bicicletta, ma anche l’utilità di questa scelta per l’ambiente e la diminuzione dell’inquinamento.

C’è chi ha bloccato le rotaie dei treni, mostrando alle forze dell’ordine che li fronteggiavano il loro “lato migliore”. Protagonisti dell’irriverente ribellione sono stati i giovani francesi che hanno contestato la legge sul lavoro giovanile che avrebbe istituzionalizzato il lavoro precario.
Una battaglia che è risultata vittoriosa visto che il presidente francese Jacques Chirac ha deciso la sostituzione del contestato Cpe, il contratto di primo impiego.

Per protestare contro la nuova Costituzione voluta dai Fratelli musulmani, la giovane blogger Aliaa Magda Elmahdy è tornata a posare nuda (lo aveva già fatto nel 2011). Ecco il ritratto – pubblicato dal settimanale marocchino Tel Quel – di una donna che ha fatto del suo corpo uno strumento di resistenza.

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Milo Moiré (1983) è un’artista e modella svizzera, che, per realizzare le sue performance o posare per opere pittoriche o fotografiche altrui, utilizza spesso il suo corpo nudo.

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The Script System #1 (2013) – performance, ispirata alla teoria degli script della psicologia cognitiva, in cui Milo Moiré viaggia nuda sul tram e in metropolitana in Germania a Düsseldorf, indossando solo occhiali, una borsa a tracolla e scarpe coi tacchi, mentre i nomi (in inglese americano) degli indumenti sono dipinti in nero sulle parti corrispondenti del suo corpo. Nel 2014 l’artista tenta di entrare nei locali della Fiera d’arte moderna e contemporanea di Basilea “indossando” questa stessa mise (The Script System #2), ma, dato che la sua performance non figura tra le opere iscritte alla rassegna, viene invitata dai responsabili a recarvisi – ovviamente vestita – come semplice visitatrice.

Milo ha posato completamente nuda con diversi turisti a Parigi, con la Torre Eiffel sullo sfondo, e per questo motivo è stata arrestata e portata in carcere, dove ha passato una notte per atti osceni in luogo pubblico.

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Completamente nuda ha lasciato a bocca aperta i visitatori di un museo, passeggiando tranquillamente tra le opere. Con le sue forme in bella mostra e un bebè senza vestiti in braccio.
È accaduto a Muenster, in Germania.

La performance artist svizzera si esprime espellendo uova dalla vagina (Plop Egg) per dipingere in stile Jackson Pollock o girando completamente nuda per strada con i nomi degli indumenti al posto dei vestiti (The Script System). Ha anche manifestato nuda a Colonia dopo gli stupri avvenuti lo scorso Capodanno con un cartello con su scritto: “Rispettateci! Non siamo bersagli facili, neanche quando siamo nude”.

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La performance per la quale ha fatto piu’ scalpore è The Mirror Box, in cui Moiré indossa una scatola con un’apertura e invita i passanti a stimolarle sessualmente il seno o la vagina dai passanti di Trafalgar Square per 30 secondi guardando un cronometro tenuto in mano attraverso un top a spechio e gonna a specchio. Per questo è stata arrestata recentemente sia a Parigi che a Londra. La performance, sponsorizzata dalla trasmissione “Euro Trash”, è durata appena 45 minuti prima di venire bruscamente interrotta da un intervento in forze da parte della polizia inglese. Milo Moiré ha così trascorso 24 ore in cella ed è stata condannata al pagamento di una salatissima multa da più di mille euro. “Ho proposto la stessa performance a Amsterdam e non ho avuto problemi con la giustizia”. Un signore accanto a lei parlava col megafono in tedesco.

Con questa performance, volendo o no, la Moiré ha chiamato in causa il concetto di “atto osceno in luogo pubblico”. Con quest’azione Milo ha violato principalmente una regola sociale, quella di non provare piacere sessuale con sconosciuti/e per strada e per questo è stata arrestata. Quello che Moiré ha fatto non rientra negli atti osceni in luogo pubblico, perché l’atto non si vede, ma è stata arrestata comunque. E la genialità sta appunto nell’evidenziare la fallacia di certe definizioni, come “atti osceni in luogo pubblico”.  Tra l’altro non sono stati ugualmente arrestate le persone che l’hanno masturbata, nonostante senza di loro non sarebbe avvenuto l’atto sessuale.

 In questo modo ha evidenziato le incongruenze e le limitazioni di certi concetti legati al nudo e al sesso che sono il fondamento sul quale regolarsi nell’esposizione di nudità e sesso ali occhi altrui, azione che compiuto anche in altre sue performance come The Scrypt System.

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Paula Brindisi e Itania Tagliani sono due modelle che si sono esibite per anni in nudi artistici, e sono riuscite a sconvolgere Boedo, un quartiere di Buenos Aires.
Le due modelle di origini italiane hanno infatti passeggiato per le strade della capitale argentina completamente nude, girando per negozi (dalla macelleria all’edicola, passando per il banco dei fiori) e fermando anche un taxi. Il motivo è un progetto artistico, Urbanudismo, realizzato dal fotografo Bruno Busnelli. Paula lo spiega così: «Tutto è iniziato a Barcellona ed è proseguito qui, vogliamo ridicolizzare la reazione delle persone che vedono due donne fare gesti normali e quotidiani, ma completamente nude, per riflettere sui nostri pregiudizi. Quasi tutti sono rimasti stupiti, ma abbiamo capito che l’iniziativa è stata apprezzata: molti ci hanno ringraziato per aver strappato loro un sorriso».

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Poi ci sono anche altri casi.
Si fa la doccia nudo al binario 29. Protagonista un uomo completamente nudo. E’ accaduto un pomeriggio alla stazione Termini davanti a centinaia di pendolari in partenza col treno per Ladispoli.
A notare l’uomo nudo sono stati i passeggeri del convoglio, che hanno scattato alcune fotografie.

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Si chiamano streaker coloro che corrono senza vestiti in un luogo pubblico. La moda inizia nei college americani a inizio anni ’70, ma una delle prime streaker a salire alla ribalta è Sally Cooper, immortalata nel marzo del 1974 a Londra da un fotografo del Daily Mirror, appena fermata da un poliziotto. Gli streaker si spogliano per sfida o per protesta, dalla cerimonia degli Oscar agli eventi sportivi negli stadi. Il record di partecipazione a un evento di streaker è stato alla University of Georgia: il 7 marzo d1974 hanno corso nudi in 1.543.

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Tre gentiluomini inglesi a Bombay si ispirano al poeta e filosofo socialista Edward Carpenter, uno dei primi attivisti del movimento per i diritti degli omosessuali, e si incontrano in segreto senza vestiti. La storia del nudismo inizia da qui, a fine Ottocento Più avanti, in Germania, diventa filosofia di vita e si trasforma in “naturismo”, l’idea di spogliarsi non solo dei vestiti, ma di tutto quello che appare artificioso. Il nazismo ebbe un rapporto controverso: lo proibì, ma per poi dar vita a un’organizzazione nudista di stato. Dopo la guerra ebbe il suo momento di gloria, abbracciato dal movimento hippy. Oggi la causa del nudismo è portata avanti da alcuni solitari attivisti, che rivendicano il diritto di stare nudi in pubblico. Uno su tutti, Vincent Bethell, creatore della campagna Freedom to be yourself

NUDITà E DISPONIBILITà SESSUALE
La quantità di tempo in cui ci si vede vestiti l’un l’altro ha degli effetti.
Nella nostra società i pochi momenti in cui qualcuno può vedere nudo qualcun altro sono quelli in cui si fa sesso, oppure nei night club, in cui le ragazze si spogliano nude per eccitare chi le guarda, inoltre alcune delle ragazze che fanno foto di nudo fanno anche foto o video di atti sessuali, o sono nel mercato pornografico mainstream.
Dunque, le persone, conoscendo questo tipo di fatti, soprattutto quelle che non hanno un contatto visivo frequente con la nudità come fotografi e fotomodelle, associano facilmente l’atto di spogliarsi nudi alla preparazione alla sessualità.
E per chi non fa foto di nudo è quindi facile non accorgersi che molte fotomodelle invece possono anche essere quasi asessuate, e godere soltanto dell’esibizione della propria immagine, a livello di forma, colore, luce senza cenno delle sensazioni sessuali che può provare sotto l’involucro di pelle che ricopre il corpo, o che possono farlo soltanto per soldi non essendo interessate né a un piacere mentale né a un piacere fisico dell’atto, o che possono farlo per mostrare agli altri ciò che non possono toccare e sentirsi bene nel sapere di avere il potere di permettere solo a una persona può andare oltre al guardare, il proprio compagno, ed è quindi per queste persone più difficile avere una rappresentazione realistica di questo mondo fotografico.
Il fatto che sul web (dopo aver pagato la connessione), o nelle riviste (dopo averle comprate), o nei musei d’arte (dopo aver pagato l’ingresso), si possano vedere rappresentazioni di corpi nudi non significa che nella società si abbia un rapporto abituale col corpo reale nudo. Ed è quello che fa la differenza, nel poter vivere la visione del nudo al di là dell’eccitazione sessuale, e non la visione di immagini che rappresentano corpi nudi, soprattutto se astratte e di fantasia come quelle artistiche. Senza un rapporto abituale tra corpi nudi non è possibile. Anche se virtualmente, una esposizione frequente e prolungata alle immagini di nudo, può aiutare, ma solo se fatta con certi pensieri.

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L’11 aprile 2015 PORNCEPTUAL, il progetto che studia la pornografia alternativa attraverso le immagini, organizza PORN RITUAL una festa a luci rosse nel famoso club Prince Charles a Kreuzberg. La festa ha una particolare politica sul prezzo dei biglietti: infatti meno vestiti ci si presenta alle porte del club meno si paga l’ingresso. Tutte le informazioni a riguardo si possono trovare sulla pagina dell’evento su Resident Advisor. Durante la festa non sarà ammesso fare foto ad eccezione del fotografo ufficiale che sarà il Direttore Creativo di PORNCEPTUAL Chris Phillips che è anche il creatore del progetto berlinese  www.artparasites.com. PORNCEPTUAL ha rilasciato da poco un video teaser sulla serata di domani che vi proponiamo qui sotto. La visione è consigliata ad un pubblico adulto.

CENSURA DELLA NUDITà NELLA RECITAZIONE CINEMATOGRAFICA

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È molto difficile che gli uomini restino senza slip davanti alla macchina da presa: divi del cinema e della tv hanno rivelato che sul set durante le scene hot indossano un “cock sock”, una sorta di calzino per il pene. Fa parte del kit che ogni attore esperto si porta dietro quando sa di dover girare una scena di nudo: serve anche a non far prendere freddo al pene durante i vari ciak e per garantire all’attore un minimo sindacale di privacy. «La tua dignità è intatta quando è tutto nascosto in una piccola borsa color carne», ha commentato ironicamente in un’intervista Jamie Dornan, protagonista della versione cinematografica di 50 sfumature di grigio.

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Per coprire i capezzoli, quando non sono ripresi, si usano i “pasties”, simili a quelli che usano le ballerine di burlesque; per l’inguine invece slip color carne: Anna Paquin, protagonista della serie tv True Blood, dove non mancano le scene di sesso, ha rivelato che lei indossa un perizoma color carne con i lati tagliati. Il regista lo sa e muove la telecamera e le luci in modo che non si veda.
In altri casi la biancheria intima viene poi “cancellata” in post produzione. Mentre gli attori più casti, nelle scene di solo nudo, talvolta si fanno sostituire da controfigure. Keira Knightley ricordando le scene più forti di Domino, a commentato ironicamente: «quel sedere? Non è mio, magari lo avessi così».

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In alcuni casi si può ricorrere a speciali assorbenti: nella stagione 4 di Girls (una serie tv HBO trasmessa anche in Italia) si vede per esempio l’attrice Allison Williams in una scena di anilingus: lei stessa ha rivelato a Entertainment Weekly che tra le sue natiche e il volto dell’attore Ebon Moss-Bachrach c’era in realtà un assorbente. Ma non va sempre così: «Il cerottone che si usa per coprire la vagina è scomodo – ha raccontato la protagonista e autrice di Girls, Lena Dunham – così ho smesso di indossarlo dopo la prima stagione. Non c’è ragazzo che lavora in quella serie che non abbia visto l’interno della mia vagina».

Ma in una scena di nudo, un’attrice può arrivare ad usare anche una speciale parrucca per la vagina, in gergo “merkin”, come quella che secondo il quotidiano online Daily Beast avrebbe indossato Kate Winslet nel film The Reader. Intervistato, il responsabile del trucco della serie tv Boardwalk Empire ha spiegato che le merkin servono a creare l’illusione di un inguine perfetto, che nella realtà spesso non esiste. E possono essere di seta o, come le parrucche, fatte di… capelli umani.

LA BELLEZZA DEL CORPO NUDO
Ma c’è anche un’altra complicazione a far foto di nudo, oltre al fatto che si è abituati a essere sempre vestiti, e cioè che se anche si trovasse qualcuno nudo, non tutti i corpi nudi piacciono, ma solo quelli che soggettivamente si ritiene belli.

Perciò, una persona, dotata di vista che ha il desiderio di vedere corpi nudi, direttamente o indirettamente attraverso fotografie, una volta preso atto che esiste un corpo, e che è fatto di pelle visibile attraverso il senso della vista, e che questo corpo può essere nudo o vestito, e che le persone possono provare piacere nel vederlo a occhi nudi, ma anche a fotografarlo, se ha sufficienti soldi, e desidera fare foto di nudo, deve affrontare il fatto che ci sono delle difficoltà nell’arrivare a provare questo piacere, che sono il fatto che per provare piacere nel guardare i corpi, sia direttamente che indirettamente con la fotografia, essi devono essere soggettivamente apprezzati, e che la nudità nella vita sociale è rara, quindi è difficile che qualcuno accetti la richiesta di spogliarsi per farsi vedere nudo o per farsi fotografare nudo.

Dunque, chi vuole riuscire in questo intento deve avere un sistema per riuscire a prevedere le conseguenze delle proprie azioni future. Perché si può tentare di soddisfare un desiderio facendo un percorso tortuoso e inefficiente, sprecando tempo, energie, emozioni, soldi e pensieri, e facendo un percorso semplice, risparmiando tempo, energie, emozioni, soldi e pensieri. Una persona che non ha mai fatto foto di nudo Una persona che non ha fatto esperienza nella fotografia di nudo e vuole iniziare a farne, non conosce quali siano le difficoltà nel fare foto di nudo, e quindi ha una impossibilità a immaginare ciò che gli serve. Può pensare che non ci siano problemi, o che ce ne siano troppi, ma non può sapere con sicurezza quale sia la verità e dunque affidarsi a questo suo personale pensiero può portarlo a compiere azioni non in sintonia con la realtà. Deve quindi ricercare informazioni per sapere cosa serve, chiedendo a fotografi o fotomodelle che fanno foto di nudo o leggendo chi ha scritto riguardo al fare foto di nudo. Al contrario dell’affidarsi a ipotesi basate sull’inesperienza, affidarsi anche al racconto di altre persone può permettere di superare questa insicurezza, e in maggiore qualità affidarsi a chi ha voluto descrivere in modo approfondito e oggettivo il fare foto di nudo può dare un grande potere di previsione del futuro che deriva dalla scelta di fare foto di nudo. In particolare, le informazioni che deve ricercare sono il comprendere cosa sia la bellezza e a capire quali sono le funzioni dei vestiti, per poi poter capire se il toglierli per soddisfare altre esigenze, come quella di mostrarsi nudi o di farsi fotografare nudi, sia un danno a sé o agli altri, oppure se possano essere tolti senza subire o provocare danni. Ma questo potrai leggerlo in un altro post.

PERCHé COPRIRE CERTE PARTI DEL CORPO: VERGOGNA, GELOSIA, ISOLAMENTO SOCIALE

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Tuttavia, la protezione da insetti non spiegherebbe perché in certi casi si lascia coperte solo alcune zone del corpo, definite intime. Infatti, non c’è nessun motivo per cui gli insetti dovrebbero essere attirati in particolare dai capezzoli e non dal resto del corpo, e quindi non c’è nessun motivo di coprire solo quella parte del corpo e lasciare scoperto il resto a fini della protezione dagli insetti.
E inoltre i vestiti ospitano comunque gli acari della polvere. Gli acari della polvere circondano il proprio corpo, dormono su di esso e lo percorrono di notte, li respiriamo e ne siamo pieni, noi come i nostri vestiti, le lenzuola e le coperte. Sono inoffensivi in linea generale, possono generare dermatiti, allergie e riniti per via dell’enorme mole di detriti che lasciano al loro passaggio. Puliscono ciò che noi con il nostro corpo lasciamo in giro ma producono una tale quantità di residui che ne siamo letteralmente avvolti. Si possono trovare all’interno delle abitazioni come fuori, dovunque vi siano essere umani, infestano tappeti, mobili, stoviglie, pareti e suppellettili.
I naturisti vivono lo stesso anche sedendosi a mangiare all’aria aperta e nudi. Rispetto all’inizio della civiltà le persone lavano il proprio corpo molto più di quanto sia necesserio alla sopravvivenza e alla salute, infatti, in passato si faceva un lavacro annuale.
Che sia un vestito o un piccolo straccetto sui genitali, ogni tessuto che si indossa è un terreno fertile per funghi e batteri, che possono causare infezioni, come le infezioni del tratto urinario. Inoltre, i calzini e le scarpe non facendo respirare i piedi producono pelle morta, e molto altri. E infatti, i vestiti si devono lavare.

Inoltre, ci sono situazioni in cui si è totalmente, o quasi, protetti dagli altri esseri viventi. Ad esempio in luoghi chiusi.
Inoltre, i vestiti privano la pelle della stimolazione ambientale, e limitano la propria gamma di movimento e causano la maggior parte delle dermatiti ad atrofizzazioni. Hanno quindi dei pro e dei contro.

Per spiegare il fenomeno del coprire le parti intime del corpo si deve ricorrere a spiegazioni sociologiche e psicologiche. Vengono chiamate parti “intime”, ma non esistono parti intime se non c’è un’emozione di vergogna e imbarazzo nel mostrarle. A causa delle necessità del corpo di trovarsi una una certa temperatura gli uni con gli altri non si ha un rapporto visivo e tattile con il corpo nudo altrui ma con gli abiti che avvolgono il corpo altrui. Temperatura e vergogna agiscono nella scelta di esporre direttamente il proprio corpo agli occhi altrui.
In fotografia, la causa che impedisce di esporre il proprio corpo nudo agli altri non è mai una necessità fisiologica come la temperatura (se si scatta al chiuso e c’è il riscaldamento), ma una necessità psicologica (dovuta alle pressioni di una certa parte della popolazione).

Due scienziati britannici hanno formulato una nuova teoria per spiegare perché l’uomo è in gran parte privo di pelo, a differenza dai suoi parenti più prossimi, le scimmie. L’ipotesi finora generalmente accettata afferma che la perdita della pelliccia sia stata una scelta evolutiva per permettere di controllare la temperatura del corpo nei climi caldi. Ma Mark Pagel dell’Università di Reading e Walter Bodmer dell’Università di Oxford sostengono che l’uomo abbia perso il pelo per sbarazzarsi di insetti e parassiti e per incrementare la propria capacità attrattiva sessuale. La teoria sul controllo del calore, in effetti, presenta alcuni problemi quando gli scienziati prendono in considerazione situazioni dove fa molto caldo o molto freddo. Secondo Pagel e Bodmer, gli uomini del passato erano in grado di rispondere con flessibilità ed efficienza al loro ambiente producendo fuochi, ripari e vestiario. La perdita della pelliccia a quel punto divenne possibile e anzi desiderabile, visto che i vestiti, se infestati da parassiti, potevano essere puliti o cambiati. In un articolo pubblicato sulla rivista “Biology Letters”, i due ricercatori affermano che la loro ipotesi spiega anche meglio il motivo delle differenze fra uomini e donne. “La perdita di pelo – sostengono – permetteva agli esseri umani di pubblicizzare in modo convincente la loro ridotta suscettibilità alle infezioni da parassiti. Questa caratteristica divenne pertanto un tratto desiderabile in un compagno: la maggiore perdita di peli nelle donne è dovuta a una selezione sessuale più forte esercitata da parte degli uomini”. Pagel e Bodmer sono convinti che la loro teoria possa essere messa alla prova. “È ragionevole attendersi – affermano – che gli esseri umani la cui storia evolutiva si è svolta in regioni con maggiori concentrazioni di parassiti portatori di malattie, come i tropici, abbiamo meno peli corporei di altri”.

Dalla  teoria secondo cui si è nudi anche incrementare la propria capacità attrattiva sessuale, si può derivare che allora bisogna controllare e direzionare questa capacità solo sui destinatari desiderati, e quindi coprirsi le parti più eccitanti.

CONTROINDICAZIONE IGIENICA ABITI
La nostra cultura è dominata dall’idea che le mutande servano per motivi igienici. Se però si prova a immaginare per paradosso la situazione dei piedi in estate, avvolti in sacchetti di cellophane piuttosto che scalzi o con i sandali, appare subito evidente come non sia la quantità di protezione a garantire lo stato ottimale per la salute. Un piede che rimane a lungo in una scarpa da tennis, ben protetto, non solo suda e odora di più, ma è anche quello che più facilmente prende una micosi, ovvero la condizione in cui dei funghi patogeni superano la resistenza delle barriere del corpo umano o degli animali provocando infezioni. La parola deriva dal greco “mikòs” (fungo).
Per l’uomo e gli animali sono patogeni alcuni funghi microscopici, che sono causa di micosi, come le tigne e il piede d’atleta.
Il piede d’atleta (o tinea pedis o anche tricofitosi) è una micosi causata da un fungo microscopico dermatofitico detto Trichophyton o anche altri tipi di funghi del genere Epidermophyton che si localizzano inizialmente tra le dita della pianta del piede.

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I batteri utilizzati per la produzione di alcuni formaggi morbidi e quelli che si trovano sui nostri piedi, fanno parte della stessa famiglia dei Brevibacterium , hanno lo stesso odore ed è per questo motivo che i nostri piedi talvolta hanno l’odore del formaggio.

Più il piede è libero e areato, più è sano. Mantenere la pelle pulita e asciutta, come anche una buona igiene, aiuta a prevenire le micosi superficiali. Per l’esistenza di questo effetto gli umani pur coprendo il proprio con dei materiali, producono materiali in grado di far passare aria, come le scarpe che permettono la traspirazione, calze di cotone (che possono essere lavate ad alte temperature per eliminare i germi) o meglio di seta e argento (che sono batteriostatiche anche mentre si indossano).

Per evitare certi danni si dovrebbe infatti aerare e fare asciugare dal sudore assorbito l’interno delle scarpe quasi ogni sera, togliendo le solette amovibili per facilitare l’asciugatura e l’aerazione, o quando la soletta non si può togliere, lasciando asciugare le scarpe all’aria aperta.
Lavare i piedi quasi ogni sera e ricordarsi sempre di pulire e asciugare bene lo spazio tra le dita dei piedi.
La qualità delle scarpe viene presa come criterio principale di scelta nell’acquisto. Si suda di più nelle scarpe chiuse in tessuto sintetico, scegliere quindi la pelle. Per l’estate esistono anche delle scarpe in tela aerata. Questo materiale permette al vapore acqueo di evacuarsi e limitare la sensazione di calore, di chiusura e di non-traspirazione, che si può sentire con il caldo.
Le solette interne non sono tutte uguali e alcune posso far sudare il piede. La migliore soluzione per l’estate è avere una soletta di schiuma in poliuretano che assorbe la traspirazione. Se si guardano attentamente, notiamo delle bolle d’aria all’interno di queste solette che assorbono l’umidità per evitare la sensazione di piede sudato.

Il dolore ai piedi è quasi sconosciuto tra le popolazioni che camminano a piedi scalzi, con il piede libero di adattarsi, è invece sentito dalle popolazioni “civilizzate”. Infatti le calzature, nate per proteggere i nostri piedi, si possono trasformare in strumenti di tortura, diventando responsabili (in buona parte) dei problemi ai piedi.

La ragione per cui le donne soffrono di problemi ai piedi in percentuale quasi doppia rispetto agli uomini è legata al fatto che portano abitualmente scarpe più strette in punta (che non lasciano spazio alle dita e le stringono come una morsa fino a deformarle) e coi tacchi che obbligano il peso del corpo a scaricarsi sull’avampiede. Ecco una delle cause dell’alluce valgo e delle metatarsalgie (cioè i dolori alla base delle dita dovuti alla compressione e alla caduta delle teste metatarsali).

CANDIDA  E INDUMENTI

Durante l’estate, si verifica spesso una convergenza di fattori di rischio che innalza sensibilmente le probabilità di sviluppare vulvovaginiti da Candida albicans e altre infezioni vaginali. Non a caso, per molte donne il primo episodio di candidosi della vita si manifesta proprio dopo una vacanza al mare; come se non bastasse, è stato calcolato che circa la metà delle visite ginecologiche nelle località balneari è dovuta a vulvovaginiti da Candida albicans o Gardnerella vaginalis.

Conoscere i fattori di rischio che l’estate porta spesso con sé ha un’enorme importanza in chiave preventiva. Tra le tipiche situazioni che predispongono alla candidosi vaginale si ricordano:

  • indumenti troppo stretti e/o di tessuto sintetico non traspirante (come il costume o i pantaloncini indossati in palestra, durante l’equitazione o il ciclismo) → meglio preferire fibre naturali, come il cotone, non colorate; se la situazione lo permette evitare di indossare le mutandine durante la notte; se possibile stirare la biancheria intima col ferro da stiro a vapore; evitare di indossare lo stesso costume per tempi prolungati e di indossarlo nuovamente prima che sia completamente asciutto;
  • bagni in mare o in piscina ed esposizione ad altri ambienti contaminanti, che possono rappresentare fonti di contagio → è bene evitare di camminare a piedi nudi negli ambienti comunitari, compresi i camerini di prova dei negozi; non sedersi direttamente sulla spiaggia: se non si ha a disposizione un lettino, è meglio sedersi su un asciugamano asciutto e pulito; evitare piscine sovraffollate;
  • condivisione di costumi o biancheria intima: possono causare il trasferimento di infezioni da una donna all’altra;

 

CALZINI
Il sudore accumulato nei piedi (che ristagna nel calzino), a sua volta, pone le basi per creare un ambiente favorevole alla proliferazione di alcuni batteri che popolano abitualmente la superficie cutanea.
La tipica puzza di piedi (tecnicamente definita bromidrosi plantare) percepita dopo una lunga e stressante giornata di lavoro deriva essenzialmente dall’esalazione di ammine ed acidi grassi a corta catena prodotti dai germi a partire dalla metabolizzazione di cheratina, sudore e lipidi cutanei.
In alcune circostanze, l’odore di piedi diviene più intenso e nauseabondo: in presenza di forte stress, ansia o tensioni, la puzza dei piedi viene alimentata perché si tende a sudare di più. Similmente, anche la somministrazione di alcune specialità farmacologiche (es. penicillina), certe malattie (ipoglicemia, ipertiroidismo) e l’assunzione di alcol e sostanze nervine possono incidere negativamente sull’odore dei piedi.
Quando il sudore ristagna per troppo tempo nel piede (scarsa igiene personale), il puzzo dei piedi può essere affiancato da bruciore, prurito, formazione di piaghe ed arrossamento locale.

Il talco è un rimedio particolarmente utile contro la puzza ai piedi, dato che assorbe efficacemente il sudore in eccesso
Infilare nella calzatura una soletta assorbente (quelle di feltro o alla clorofilla sono particolarmente utili per assorbire gli odori)
Utilizzare calzini di cotone: evitare quelli sintetici o realizzati con materiali scadenti
Lavare i calzini (e gli abiti in genere) con detersivi specifici antiodore. Un ottimo rimedio per prevenire i cattivi odori è il bicarbonato: strofinando delicatamente gli abiti (calzini, in questo caso) con la polvere di bicarbonato di sodio si viene a creare un ambiente ostile alla proliferazione dei batteri responsabili del cattivo odore.
Aggiungere direttamente un pizzico di bicarbonato di sodio nel calzino e all’interno della calzatura previene la puzza ai piedi

PERCHé INDOSSARE SCARPE

Quella del raffreddore causato dai piedi scalzi è una delle più grandi, e dure a morire, leggende metropolitane. Il freddo non può essere responsabile, a dispetto del nome, del raffreddore e comunque camminare scalzi non vuol dire necessariamente prendere freddo. Per il freddo, insomma, non c’è alcun tipo di problema.

Camminando a piedi scalzi si rischierebbe di che s’infilzi un chiodo e che faccia infezione, inoltre il suolo calpestabile è fatto spesso da ruvido cemento e asfalto bollente.
Scheggie di vetro che non si vedono. Tagliarsi comunque può capitare, anche se non è un grossissimo problema. Si tratta di qualcosa che capita alle nostre mani centinaia di volte, senza che per questo ci venisse in mente l’idea di girare con guanti di tipo industriale.

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indumenti troppo stretti e/o di tessuto sintetico non traspirante (come il costume o i pantaloncini indossati in palestra, durante l’equitazione o il ciclismo) → meglio preferire fibre naturali, come il cotone, non colorate; se la situazione lo permette evitare di indossare le mutandine durante la notte; se possibile stirare la biancheria intima col ferro da stiro a vapore; evitare di indossare lo stesso costume per tempi prolungati e di indossarlo nuovamente prima che sia completamente asciutto;

CONFORMARSI ALLA LEGGE O ALLA MORALE

Ci sono casi in cui anche quando si vorrebbe stare nudi non si ha la possibilità di farlo in libertà, poiché ci sono delle sanzioni penali e delle pressioni sociali. In quei casi, i vestiti servono a chi li indossa per evitare sanzioni e pressioni.

Alcune delle funzioni dei vestiti sono quasi irrinunciabili, come il mantenere la temperatura corporea su un certo grado in ambienti in cui questa è più bassa o più alta, perché il rinunciarne produce dei danni fisici, altre invece sono rinunciabili, come l’espressione delle proprie emozioni o della propria personalità, perché non producono danni fisici. Da questo fatto segue che non tutte le occasioni sono adatte per togliersi i vestiti e fare foto di nudo, perché per farle si deve mediare tra il desiderio di far foto e queste esigenze (temperatura corporea, leggi, morale ecc), e trovare i casi in cui è possibile stare nudi e farsi fotografare, senza subire qualcosa che non si vuole subire.

Perciò, una volta presso atto che esiste un corpo, e che è fatto di pelle visibile attraverso il senso della vista, e che questo corpo può essere nudo o vestito, e che le persone possono provare piacere nel vederlo a occhi nudi, ma anche a fotografarlo, ma che la nudità nella vita sociale è rara, e aver capito quali sono le funzioni dei vestiti, si deve passare a considerare che alcune delle funzioni dei vestiti sono quasi irrinunciabili, come il mantenimento della temperatura corporea, perché il rinunciarne produce dei danni fisici, e altre invece sono rinunciabili, come l’espressione delle proprie emozioni o della propria personalità, perché non producono danni fisici.

 

COME SAPERE QUANDO E DOVE LE PERSONE SI DENUDANO

Dal fatto che gli umani hanno esigenza di coprire il proprio corpo per diversi motivi, bisogni fisiologici, necessità sociali, desideri personali segue che non tutte le occasioni sono adatte per togliersi i vestiti e farsi guardare nudi o fare foto di nudo, perché per fare foto di nudo si deve mediare tra il desiderio di farsi fotografare e le esigenze di mantenere la temperatura corporea sullo stesso livello, proteggersi dall’ambiente esterno (insetti, oggetti che possono graffiare e tagliare), impedire che le persone di cui non si vuole l’eccitazione si eccitino alla visione del corpo nudo, conformarsi ai parametri morali, nascondere quelli che vengono ritenuti difetti estetici del corpo.
Dunque, per sapere quando si può stare nudi, e farsi guardare o farsi fotografare, si deve sottrarre, all’insieme totale dei momenti della vita, i momenti in cui non è necessario soddisfare le esigenze per cui esistono i vestiti, cioè quei momenti in cui diventa possibile stare nudi e di conseguenza farsi fotografare nudi senza subire effetti che non si vuole subire, come il freddo, o sanzioni penali, e tutte le altre conseguenze negative probabili.

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Partiamo con l’analisi della prima funzione dei vestiti.

MOMENTI IN CUI LA TEMPERATURA PERMETTE DI DENUDARSI
Per quanto riguarda la temperatura, si può fare a meno dei vestiti quando essa non è troppo bassa rispetto ai 36 gradi centigradi, e quindi in quei momenti il corpo può essere guardato, fotografato e apprezzato senza problemi riguardo la temperatura.
Ad esempio nei luoghi chiusi, se non è inverno, o se pur essendo inverno i riscaldamenti sono adeguati.
Oppure nei luoghi aperti ma caldi, ad esempio d’estate, o di giorno quando il sole scalda l’ambiente.
Tuttavia, la Natura permette agli umani di non seguire le proprie sensazioni e i propri istinti e dunque anche di stare nudi al freddo, o addirittura sulla neve, e farsi fotografare nudi sulla neve.

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Ci sono casi in cui solo una persona è svestita e le altre vestite, come quando si osserva lo spogliarello o in inglese strip-tease, momenti in cui uomini o donne guardano donne o uomini ballare svestendosi in luoghi chiusi, e quindi protetti dal freddo e dagli altri fattori presenti nell’ambiente aperto, oppure durante set fotografici di nudo fatti in luoghi chiusi come gli studi fotografici, durante i quali qualcuno vestito fotografa qualcuna o qualcuno svestito.

In africa spesso gli abitanti sono quasi totalmente scoperti, proprio perché è un luogo caldo anche se aperto. Proprio perché la funzione principale dei vestiti è termoregolatrice, e se non c’è bisogno di scaldare il corpo, non sono necessari.

E ci sono altre situazioni in cui le persone sono tutte svestite. Come il naturismo e il nudismo che si differenziano per la presenza o l’assenza di principii da perseguire nello scegliere di stare nudi. Durante i rapporti sessuali, in cui a volte si può voler stare nudi ma coperti da lenzuola o oscurati dalla mancanza di luce per non far vedere la nudità. O casi in cui la quantità di persone nude e vestite è variabile come le docce delle palestre, o le saune.

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Trasparenze ed effetti see-through sono una delle tendenze più hot della stagione primavera-estate 2015. Da un lato i naked dress hanno letteralmente spopolando tra le star, che più (e prima) di tutte osano abiti osè per creare l’inevitabile fashion & gossip buzz che ne alimenta celebrità e sex appeal.

Tuttavia, che la temperatura sia giusta non è sufficiente per far sì che in luoghi chiusi caldi, o in luoghi aperti caldi, le persone si svestano, proprio perché i vestiti soddisfano anche altre funzioni. Infatti, nonostante esistano studi fotografici in cui la temperatura è ideale non tutti/e si fanno spogliano nudi dentro di essi e si fanno fotografare.
Esistono anche delle leggi che impediscono a chi, libero da bisogni fisiologici che glielo impediscano come la repulsione per il freddo, può scegliere di denudarsi. Ad esempio, la legge permette di denudarsi nei luoghi chiusi privati e non pubblici (come le biblioteche), o in spiagge per nudisti, ma non permette di farsi fotografare nudi se si è minori di età.

La maggiore difficoltà nel capire quando si può stare nudi sta nel comprendere in quali momenti le regole morali, proprie e della società, impediscono di togliersi i vestiti e farsi guardare o fotografare o permettono di farlo.
Bisogna quindi approfondire le altre funzioni dei vestiti:

  1. impedire che gli altri si eccitino alla visione del corpo oppure farli eccitare se il vestito è in un certo modo
  2. conformarsi ai parametri morali
  3. esprimere la propria personalità e il proprio umore
  4. migliorare o modificare il proprio aspetto estetico
  5. nascondere quelli che vengono ritenuti difetti estetici del corpo nudo
  6. soddisfare il concetto di esclusività psicosessuale relativo alla visione del corpo nudo nella monogamia

MODIFICARE IL PROPRIO ASPETTO ESTETICO

LA MODA
Per chiunque abbia una mente razionale, la moda è spesso quasi impossibile da capire. Infatti, spesso fa stare scomodi, produce rifiuti, consuma risosrse e richiede molti soldi.
Indossare abiti poco pratici è un modo per dimostrare agli altri che non si è costretti a svolgere lavori di fatica. In genere, nel corso della storia, e in molte culture, questo elemento ha nettamente prevalso sulla comodità. Nel sedicesimo secolo, per fare un esempio, si diffuse la moda dell’amido. Il risultato furono le magnifiche gorgiere note come piccadills. Le piccadills più maestose rendevano quasi impossibile mangiare e richiesero l’introduzione di speciali cucchiai a manico lungo per consentire ai commensali di portare il cibo alle labbra. Ma per molti i pasti si risolvevano probabilmente con un bel pò di sbrodolamenti e un vago senso di fame.
Perfino le cose più semplici avevano una loro gloriosa inutilità. Quando giunse il momento dei bottoni, intorno al 1650, la gente cominciò a non poterne più fare a meno e prese ad applicarli a profusione sulla schiena, sul colletto e sulle maniche delle giacche, dove non servivano a nulla. Un ricordodi questa mania delle giacche, dove non servivano a nulla. Un ricordo di questa mania è la breve e inutile fila di bottoni che si trova ancora oggi sul lato inferiore delle maniche delle giacche, all’altezza del polso. Sono sempre stati puramente decorativi e non hanno mai avuto uno scopo specifico,eppure a distanza di trecentocinquant’anni le persone continuano a metterli come se fossero necessari.
Una delle mode più irrazionali di tutte fu quella che per centocinquant’anni impose agli uomini di portare la parrucca. Samuel Pepys, come per molte altre cose, era all’avanguardia, e nel 1633, quando ancora non erano diffuse, riferisce con una certa apprensione dell’acquisto di una parrucca.
Le parrucche potevano essere realizzate con qualsiasi materiale, o quasi: capelli umani, crini di cavallo, fili di cotone, peli di capra, seta. Un produttore ne pubblicizzava un modello di sottile filo metallico. C’erano molti stili: a borsa, alla maschietta, alla cavaliere, brizzolata,alla Ramillies, a cavolfiore, castana e così via, ciascuno con una differenza fondamentale a livello di treccia o ricciolo.

BIANCHERIA INTIMA
La biancheria intima è nata nell’antico Egitto, quando le donne nobili cominciarono a fare uso di due tuniche, di cui quella interna è l’antenata della camicia, che verrà poi indossata anche dalle donne greche.

REGGISENI E MUTANDONI
Nel periodo romano compaiono capi simili al moderno reggiseno: il cosiddetto “mamillare”, una fascia di cuoio per appiattire il seno, e lo “strophium”, che avvolge ma non comprime. Nel Cinquecento Caterina de’ Medici introduce l’uso dei mutandoni, ma il termine mutande, in effetti, è mutuato dal latino: significa infatti “ciò che si deve cambiare”. I mutandoni, caduti in disuso nel XVII secolo, tornano nell’Ottocento lunghi fino alle caviglie per poi ridursi sempre più fino a diventare calzoncini.

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ne è passata di acqua sotto i ponti prima di arrivare alla lingerie comoda e senza cuciture, ai completini sexy, ai push-up con le spalline trasparenti che non attirano l’attenzione fuori dal vestito, e chi più ne ha più ne metta. Ciò che le donne hanno indossato sotto gli abiti nel corso dei secoli è affascinante perché racconta l’evoluzione culturale, del rapporto tra i generi e della sessualità nel mondo occidentale.

Cominciamo dall’antichità.
Sembra proprio che la biancheria intima sia nata nell’antico Egitto, quando le donne nobili cominciarono a fare uso di una tunica a diretto contatto con la pelle sotto quella esterna, come una sorta di sottoveste. Gli antichi romani e i greci, meno pudici dei loro successori, non indossavano nulla sotto le tuniche e questo valeva sia per le donne, sia per gli uomini.[Chi ha inventato la biancheria intima?]In alcuni casi, per fare attività fisica e come costume da bagno, si accontentavano dellasubligatula (da subligare, cioè legare sotto) e una fasciatura pettorale, come quelle che vedete nella foto di uno dei mosaici della Villa Romana del Casale a Piazza Armerina (EN) che è la prima testimonianza artistica di biancheria “intima”.02_bra.1500x1000
Quello che accadde sotto i vestiti durante il Medioevo è ancora da definire, anche perché i tessuti si degradano fino a scomparire nel corso dei secoli e non vi sono scritti dell’epoca che parlino dettagliatamente di biancheria intima.Proprio quest’anno, però, gli archeologi dell’università di Innsbruck hanno fatto una scoperta interessante al castello austriaco di Lengberg. Nel corso degli scavi hanno trovato quello che potrebbe essere un reggiseno del XV secolo, incredibilmente simile a un esemplare degli anni Cinquanta (nella foto).[Foto, record, misure e curiosità sulla massa grassa più desiderata che ci sia: il seno]È comunque in questa epoca che nasce il termine “mutanda”, che deriva dal latino medievale mutare, ovvero “ciò che si deve cambiare” (per fortuna!). Pare che Caterina de’Medici, moglie di re Enrico II di Francia, introdusse l’uso di mutande strette e attillate per nascondere le parti intime durante le passeggiate a cavallo.03_mutandoni.1500x1000

Ben presto le mutande, chiamate poi “braghesse”, divennero uno strumento di seduzione: erano confezionate con tessuti d’oro e d’argento, ornate da ricami e pietre preziose. Indossarle divenne, quindi, un segno di eccessiva frivolezza e libertà di costumi. La chiesa le osteggiava reputandole un capo osceno e libidinoso. Le prostitute ne fecero un simbolo del loro mestiere e per questo motivo scomparvero tra le aristocratiche. Si stima che all’inizio del ‘700 le portassero solo 3 nobildonne su 100. Negli anni successivi, tuttavia, tornarono a diffondersi fino a entrare nel guardaroba della gente comune.

REGOLAMENTAZIONE FEMMINILE E MASCHILE
Le donne a differenza degli uomini hanno delle caratteristiche fisiche e sessuali che sono apprezzate dalla maggioranza, e che suscitano sensazioni, emozioni, fantasie che invece gli uomini non suscitano, per questo l’abbigliamento femminile viene molto più regolamentato.

VESTITI UTILIZZATI PER PROMUOVERE LA SESSUALITà

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L’abbigliamento scalda e protegge, ma la sua diffusione pone un problema assente fino a quando non lo si usa: i vestiti nascondono alla vista le parti anatomiche legate alla riproduzione, quelle che gli altri primati mettono in bella mostra per accendere la scintilla dell’attrazione sessuale. Deve essere per questo che il cervello si è abituato a giudicare la femminilità o la mascolinità degli individui che si incontrano sulla base di indicatori meno espliciti ma comunque affidabili: le proporzioni del corpo e l’andatura più o meno flessuosa.
Ovvero, comunicare la sessualità con abiti che mostrano senza scoprire del tutto, e muovendosi esaltando le differenze di genere. Per questo sono stati inventati abiti come le gonne o gli shorts, soprattutto per donne perché il loro corpo viene ritenuto maggiormente bello ed eccitante rispetto a quello degli uomini che si limitano a mostrare bicipiti e una parte dei pettorali lasciando semi aperta la camicia.

Tra gli/le osservatori/trici ci saranno anche quelli/e verso i/le quali non si prova attrazione estetica, ma addirittura disgusto, oppure che sono del sesso opposto a quello verso il quale si è attratti/e.
Tuttavia la provocazione sessuale attraverso l’abbigliamento è indipendente dall’ottenere un rapporto sessuale, anche se a volte può portare a quello e lo si può desiderare attivamente, aggiungendo al mostrarsi anche il parlare, invitando appunto a un rapporto sessuale, in modo diretto o indiretto.
Infatti anche chi indossando un abbigliamento che scopre certe parti del corpo viene osservato da persone verso le quali non prova desiderio sessuale, oppure che hanno promesso esclusività sessuale indipendentemente da ciò sentono, col fidanzamento o col matrimonio, possono vestirsi in modo da ricevere sguardi, complimenti estetici e sessuali, anche da donne o amiche, perché anche il sapere se il proprio corpo suscita attrazione è un piacere ed è funzionale a crearsi conferme della propria capacità suscitare desiderio sessuale in caso di necessità, cioè davanti qualcuno/a  con il/la quale si vuole fare sesso.

Allo stesso modo mostrarsi, seminudi o nudi in foto sui social network, oppure parzialmente vestiti o vestiti, può essere una forma di consapevolezza di sé e del proprio corpo, autoconsapevolezza. Per diventare adulto, una femmina come un maschio, deve entrare nei circuiti del desiderio delle persone verso cui è orientato/a sessualmente (maschi o femmine che siano) e vedere se stesso/a attraverso le fantasie di chi lo/a vede, ricevere conferme, e scegliere se adattarsi e modificarsi in base alle reazioni.

Quindi si può ricevere lo sguardo, il complimento, l’approccio ma poi vivere il rapporto sessuale con persone diverse da quelle che hanno mostrato attrazione sessuale.

L’ASSENZA DI SCOPO COME MOTIVO PER NON SCOPRIRSI
Una persona può non vedere lo scopo nello scoprire alcune zone del corpo, ma questo non significa che non ci sia. Siamo esseri sessuati e mostrare le zone più eccitanti del corpo può avere molti scopi. Ovviamente in primis quello di attirare maschi con i quali scopare, ma anche semplicemente confermare il proprio giudizio sul proprio potere sessuale ricevendo occhiate e complimenti, oppure vedersi allo specchio, sui riflessi delle vetrine e delle auto e pensare “quanto sono figa”.

COPRIRSI PER EVITARE LO STUPRO, SOPRATTUTTO A UNA CERTA ETà

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Alcuni giudicano che sia giusto limitare l’esposizione di certe zone del corpo femminile (seno, natiche) in pubblico coprendole con abiti per motivi di sicurezza.

Che le donne, proporzionalmente a quanto sono fisicamente seducenti, non facciano fatica ad eccitare gli uomini eterosessuali mostrandosi è ovvio. Quindi, anche involontariamente possono riuscirci.

è giusto che le ragazze o le donne si ingegnino per evitare lo stupro, ed è giusto che i genitori facciano altrettanto per le figlie. Non ci si può infatti appellarsi al fatto che non è giusto stuprare e sperare nella bontà di chi vuole stuprare pensando che possa autocontrollarsi ed evitare. Bisogna pensare a proteggersi autonomamente.

Ma non ha senso proteggersi quando il pericolo non è reale. Pertanto bisogna considerare che il fatto che un uomo si emozioni alla vista di una scollatura, o di una fetta di natiche non comporta che diventi uno stupratore. Ma al massimo una persona che può tentare di sedurre o di chiedere alla ragazza se il suo aspetto è adatto per poterla eccitare e farle venire desiderio di fare sesso.

Tuttavia si pensa che esistano persone molto più propense allo stupro, disturbate, malate, che hanno già stuprato, e ci si preoccupa di quelle e non in modo generico degli uomini.

Secondo alcune persone le donne che indossano gli shorts hanno maggiori probabilità di essere stuprate da chi è propenso allo stupro, perché la visione delle fettine di glutei produce eccitazione negli uomini propensi allo stupro. Nel caso siano giovani, 14 o 15 anni, si aggiunge un ulteriore rischio, infatti le ragazze giovani sarebbero meno capaci di difendersi quando accade l’aggressione.

Le adulte hanno una muscolatura più formata, alcune hanno frequentato corsi di autodifesa, e riescono a non farsi fermare con dei pretesti più facilmente perché hanno più informazioni per scoprire le reali intenzioni. Perciò, se le ragazze giovani vogliono mostrare un parte dei propri glutei (ad esempio per percepirsi sessualmente desiderabili) i genitori devono vietare gli shorts alle ragazze di quella età.

E infatti tante persone dicono “se fosse mia figlia mai e poi mai la manderei a quell’età in giro così”. In ogni caso, molte ragazze risolvono questo divieto uscendo di casa vestite come vogliono i genitori, poi dalla borsa tirano fuori i vestiti che vogliono loro e si cambiano da qualche parte.

SUSCITARE SENSAZIONI ED EMOZIONI OPPURE EVITARE DI SUSCITARLE

Avendo la facoltà di prevedere alcune cose del futuro, i vestiti possono diventare un mezzo di controllo delle emozioni altrui, ma anche delle proprie.
Gli umani si vestono anche per produrre effetti psicologici su sé stessi in modo diretto attraverso l’autoimmaginazione del proprio corpo. Ovvero, si immaginano dall’esterno quando camminano per strada, o nei vari luoghi che frequentano, e ci si vede allo specchio e apprezza e si ricorda quell’immagine vista riapprezzandosi. Ed è possibile anche che abbassando la testa verso il proprio corpo una ragazza veda la propria scollatura e il proprio seno e le piaccia guardarla e dunque si vesta così per potersi guardare oppure per immaginarsi il seno che ha visto.
Ma ci si veste anche per produrre effetti sugli altri che a loro volta con parole, gesti e scelte li producono in sé stessi.
Vestire in un certo modo può provocare emozioni, tra cui l’eccitazione, così come lo spogliarsi nudi davanti a qualcuno.
Infatti moltissime persone impiegano tempo e riflessioni sul come vestirsi e acconciarsi proprio per produrre effetti sugli altri, compreso provocare ed eccitare.
Gli effetti che si vogliono ottenere nell’impedire che gli altri vedano il proprio corpo nudo coprendolo sono che essi provino dispiacere nel vederlo (contrario dell’eccitazione o del gradimento estetico) perché ha delle caratteristiche non apprezzate, o che provino piacere nel vedero (eccitazione o gradimento estetico) perché ha delle caratteristiche apprezzate, a seconda dei desideri di chi deve scegliere se coprirsi o scoprirsi.
Bisogna quindi ulteriormente capire perché si desidera che qualcuno che potrebbe provare piacere non lo provi e che qualcuno che potrebbe provare piacerel o provi.

Lo scopo di questo desiderio di controllo delle emozioni altrui riguarda la propria soddisfazione o insoddisfazione.

Si vuole eccitare o provocare un piacere estetico solo ad alcune persone, per questo ci si veste, in un certo modo o in un altro, o sveste in base a chi si ha davanti.

Uno dei motivi per cui coprendosi si vuol evitare che le persone si eccitino alla vista del proprio corpo, è che non si vuole impiegare le proprie energie nel rifiutare le proposte sessuali.
Infine, si vuol evitare che il desiderio vissuto come frustrazione e sofferenza produca aggressività o una violenza sessuale.
Oppure, in un clima di relativa protezione da violenze sessuali, si può immaginare che la visione del proprio corpo nudo produca in chi vede dei giudizi, soprattutto inerenti al come non dovrebbero essere le cose, riguardo all’estetica, o alla moralità.

Può capitare che si scelga questa possibilità per gli altri e non per sé stessi, ma questo è molto raro.
Un altro dei motivi per cui si vuol evitare che le persone si eccitino alla vista del proprio corpo, è che se non si vuole fare sesso il loro desiderio può trasformarsi in frustrazione e sofferenza, quindi un gesto empatico nei loro confronti.

ABBIGLIAMENTO COME RESPONSABILITà NELLA VIOLENZA SESSUALE
Effettivamente andare in giro con smartphone da 900 euro, borse da 300, vestiti da 400, auto da 50mila ecc…è un buon modo per provocare emozioni di astio nei confronti dei poveri che girano per la strada, e dei senza casa e senza lavoro che chiedono le elemosina. se qualcuno si incazza e gli sfascia l’auto potrebbe farlo anche in conseguenza di questa cosa.
ovviamente il mondo dovrebbe essere fatto in un modo per cui nessuno provoca danno a nessuno.
però appunto, nessuno. il 20% della popolazione mondiale che è ricca e straricca provoca danni agli altri, perché come un parassita gli succhia il denaro.
e quella percentuale di ragazze fighe che stimolano il desiderio sessuale senza però soddisfarlo, fanno del male a chi ne ha bisogno, e probabilmente traggono soddisfazione nel vedere sul viso questa insoddifazione.
tuttavia al massimo si dovrebbe fare occhio per occhio, e non 10 occhi per un occhio (ad esempio lo stupro) anche se non so bene quale sia il corrispettivo di stimolare sessualmente un maschio per un maschio.

REGGISENO
Il reggiseno non è un invenzione moderna: ci avevano già pensato i romani che non amando la vista dei seni troppo grandi, li comprimevano con cinghie e corpetti di cuoio. Ma il reggiseno, oltre a contenere e sostenere le forme femminili, serve anche ad esaltarle: il primo push-up della storia risale al 1961 ed è stato messo a punto dalla stilista francese Louise Poirier. Da allora ne sono nati di ogni tipo, forma, colore e materiale, come questo realizzato con un tessuto fluorescente che brilla al buio, sottolienando ed evidenziando le forme.
Progettare un reggiseno che funzioni non è comunque alla portata di tutti: per questo a Hong Kong, presso la Polytechnic University, è possibile frequentare un corso di laurea specialistica per lo studio, la progettazione e la realizzazione di reggiseni.

Coprire le mammelle con un abito abbassa il grado di differenza tra i due sessi visibile all’occhio, perché l’occhio vede qualcosa solo se non è coperta da qualcos’altro, e rende quindi una donna più uguale a un uomo dal punto di vista delle possibilità di eccitare.

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Il reggiseno è un elemento di biancheria intima che copre e sostiene il seno.
In tempi più moderni ha assunto una dimensione propria di elemento di complemento del look.
Costituita dalle cosiddette “coppe”, cioè due manufatti di tessuto (e/o altri materiali) di forma approssimativamente triangolare o a mezzaluna, modellati in modo da essere convesse; esse sono destinate a ricoprire e sostenere i seni. Le coppe possono contenere inferiormente un ferretto ricurvo di rinforzo che serve a conferire all’indumento una maggiore rigidità e a migliorare le caratteristiche di sostegno e di modellazione dei seni.
Le coppe possono inoltre essere imbottite con materiale sintetico espanso (tipo neoprene o gommapiuma) oppure con più strati di tessuto di grosso spessore.
Le coppe sono unite tra di loro in corrispondenza di uno degli angoli; talvolta si sovrappongono per una piccola porzione, formando un incrocio che viene detto “effetto Criss Cross” dal nome del primo prodotto (commercializzato dalla Playtex) in cui è stata utilizzata questa particolare lavorazione, al fine di migliorare la capacità del reggipetto di alzare e separare i seni.
In quasi tutti i reggipetti le coppe vengono sostenute verticalmente e trattenute in posizione dalle “spalline”, cioè da bretelle più o meno sottili che passano sopra le spalle; generalmente le spalline sono elasticizzate e regolabili nella lunghezza. Orizzontalmente, invece, le coppe sono congiunte e trattenute da una fascia orizzontale anch’essa elasticizzata, collegata ai due lati esterni delle coppe. Tale fascia cinge il busto passando orizzontalmente sulla schiena; ad essa si congiungono a loro volta, nella parte posteriore, le spalline.
La mancanza del reggiseno non compromette il benessere della persona, e dunque non soddisfa un bisogno, e di conseguenza la scelta di indossarlo non viene fatta sulla base di un bisogno fisiologico.

Gli uomini in epoca romana non tolleravano la vista dei seni femminili troppo grandi o, peggio ancora, flosci e cadenti (che gli ricordavano i costumi delle donne barbare), quindi le signore adottavano tutta una serie di accorgimenti atti allo scopo:
il mamillare era una fascia di cuoio che serviva per appiattire e contenere la crescita,
lo strophium, come gli odierni reggiseni criss-cross, sosteneva senza comprimere, mentre, se di seno ce n’era veramente troppo, si ricorreva al cestus, un corpetto di cuoio morbido, o addirittura ad una specie di corsetto, che dall’inguine, arrivava alla base del petto (il mito narra che fu Venere ad inventarlo e a consigliarlo a Giunone, notoriamente prosperosa, alla quale si deve l’aggettivo giunonica).
Tutti questi accessori suscitavano negli uomini una forte carica erotica, da qui la nascita del culto feticista per alcuni oggetti.

Indossare un reggiseno sbagliato o indossarlo nel modo errato può provocare mal di testa, mal di schiena e alla cervicale. Spesso stringe troppo il busto, formando delle costrizioni che impediscono ai muscoli di lavorare correttamente.
Le spalline “tagliano”, arrossano la pelle, comprimono i nervi e il flusso sanguigno, causando emicranie. Inoltre la mancanza di un corretto sostegno sul davanti costringe il diaframma a muoversi male influenzando il respiro, soprattutto se si rimane seduti a lungo alla scrivania. Tuttavia l’aiuto che le fasce muscolari e i tessuti ricevono dal reggiseno, è indispensabile per mantenerlo bello e in forma.

Quindi ecco come scegliere il reggiseno giusto.
Spalline e girovita
Non devono segnare la pelle formando dei “salsicciotti” sulle spalle.
La fascia del girovita non deve essere strettissima: con la schiena ben dritta, devono passare due dita tra la chiusura sul retro e il centro della schiena stessa.
La fascia non deve essere più alta della base del seno ma alla stessa altezza
Coppe
Il seno non deve uscire fuori, cioè lasciare del gioco tra il tessuto e il seno: la coppa deve avvolgere perfettamente il seno, senza stringere né lasciare vuoti.

Quando un seno abbondante è imprigionato in un seno sbagliato possono verificarsi mal di schiena, formicolii e dolori vari. L’errore più frequente è acquistare un capo con un girovita troppo grande e le coppe troppo piccole.
Le case produttrici offrono taglie che male si adattano al corpo. Modellare un oggetto tridimensionale destinato a contenere qualcosa di mobile ma non troppo, richiede precisione. Gli strumenti più utilizzati sono diodi, bilance e acqua. Derdre McGhee, ingegnere biomeccanico dell’Università di Wollongong (Australia), fa anche la fisioterapista sportiva e ha deciso di dedicarsi allo studio del movimento del seno per mettere a punto un reggiseno giusto. Fra le diverse prove ha chiesto a due donne di 30 e 39 anni di indossare uno speciale reggiseno dotato di LED (light emitting diode), cioè piccoli semiconduttori capaci di emettere luce colorata (come quelli che formano le luci degli stop delle più recenti o i semafori). Così vestite, le due sportive hanno corso alla velocità di 10km/h e poi camminato a 7 km/h, ripetendo il tutto senza reggiseno.
Il seno della donna dotata di 38DD (una quarta con coppa doppio D) durante lo jogging si è spostato verticalmente di 68 mm, contro 35 mm dell’altra sportiva, portatrice di una 36D (una terza, coppa D).
Durante la camminata gli spostamenti sono stati più contenuti: da 11 a 25 mm in media. Il movimento su e giù si comina con quello orizzontale, dando luogi in totale a uno schema sinusoidale: prendendo come riferimento un punto sul seno, il punto si  muove come se percorresse un’onda.
Più la massa è abbondante, maggiore è il suo movimento. Questa situazione si traduce in termini fisici: durante la corsa o la camminata si genera un momento della forza non trascurabile. Il seno è da una parte ancorato al busto ma dall’altra si muove, e più la sua massa è abbondante, più forza sarà richiesta al reggiseno per tenerlo fermo. La forza è calcolabile: la seconda legge di Newton dice che è uguale alla massa moltiplicata per l’accelerazione. L’accelerazione è facilmente ottenibile con semplici formule matematiche, ma per ricavare la misura della massa, cioè per pesare correttamente un seno ci si deve affidare ad Archimede.

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Il reggiseno perfetto non potrà esistere fino a quando non si terrà conto del fattore più importante che contraddistingue il seno: il suo peso, cioè la forza con la quale la terra attira verso il centro le mammelle.
Le mammelle non possono essere appoggiate sul piatto della bilancia perché sono ancorate alla pelle del busto, che offre una forza di trazione contraria alla gravità, quindi sottrae peso.
Bisogna ricorrere alla legge di Archimede: un corpo immerso in un liquido riceve una spinta verso l’alto che è pari al peso del fluido spostato. Questa legge spiega come mai l’atmosfera è come una grande bolla che galleggia sulle masse d’acqua (l’aria è meno densa dell’acqua) e come mai una petroliera galleggia in mare ma una pallina di acciaio affonda (la petroliera ha lo scafo pieno d’aria, in moda “diluire” la sua densità totale).

Gli scienziati non hanno ancora compreso come il seno riesca a vincere la forza di gravità (almeno in giovane età): non ci sono muscoli (quelli pettorali si trovano sotto alla ghiandola mammaria e sono piatti) e non ci sono ossa di sostegno. Allo stesso tempo non è fisicamente possibile che la sola pelle riesca ad agire come un reggiseno naturale: alcuni medici pensano che il merito sia degli intrecci di fibre interne, chiamate “legamenti di Cooper”.

Soprattutto chi possiede delle grandi mammelle deve scegliere fra due modelli: quelli che “incapsulano”, cioè le coppe avvolgono completamente il seno, oppure quelli che comprimono il torace, riducendo così il peso che devono sostenere le spalline. La maggior parte dei reggiseni sono progettati per stringere sotto il seno, sgravando le spalline dal lavoro di tensione. Il loro obiettivo è tentare di scongiurare le complicazioni a livello del fascio di nervi (plesso brachiale) che parte dalla zona cervicale e arriva fino alle dita: alcune portatrici di grandi mammelle infatti possono sentire dei formicolii al mignolo se le spalline schiacciano eccessivamente sulle spalle, o arrossamenti, escoriazioni sulla pelle e mal di schiena.
Le spalline incrociate sulla schiena evitano dolorose conseguenze.

SCOLLATURE
Ci sono vari tipi di scollatura esistenti e tra essi alcuni vengono considerati volgari, altri eleganti, altri suscitano più attenzione rispetto ad altri ed infine quali sono adatti alla vostra figura o meno.
Dunque avremo :
1) La scollatura ampia, elegante ma volgare nel caso si abbia un seno troppo pronunciato, con il rischio che qualcosa possa andare fuori posto, se non indossato adeguatamente.

2) Scollo a cuore, segue la linea del reggiseno ed è più adatto alla vita quotidiana. Ideale per le donne con seno abbondante, fisico slanciato e collo lungo, in caso contrario crea un terribile effetto “tozzo”.
3) Scollo a barchetta, ovvero con mezza spalla scoperta, un tipo di scollatura molto elegante che va bene per eventi mondani senza sembrare troppo volgare. Ideale se avete il collo lungo, il viso sottile, il seno piccolo o le spalle spioventi, questo tipo di scollatura infatti dona l’illusione di spalle più quadrate, collo più corto, viso più pieno e seno più grande.
4) Scollatura drappeggiata, anche in questo caso l’eleganza regna sovrana e si abbina molto volentieri a quegli eventi di tipo istituzionale, dove bisogna anche mantenere un certo contegno e riguardo. È adatta a tutti i tipi di figura, escludendo coloro che hanno le spalle troppo carnose.

5) Ultimo, ma non per importanza, lo scollo a V, classico ma non per questo non di moda o scontato, adatto a qualsiasi tipo di situazione, purché la sua scollatura non oltrepassi il principio del seno. Si tratta di un’ottima scelta per le donne che hanno poco seno e risulta poco adatta ai seni troppo prorompenti, in quanto crea l’effetto di abbondanza, non evidentemente necessario a questi ultimi.

il petto maschile è diverso da quello femminile, e sotto le tette le donne sudano al contrario dei maschi, ma questo non porta automaticamente alla necessità di certe scollature che i maschi non hanno sulle loro magliette. oppure sarebbe un elemento imprescindibile che tutte le donne indosserebbero. invece ci sono donne che non vestono mai scollate, ma neanche se glielo chiedi dicendo che sarebbero bellissime. questo poi non può valere in inverno, e invece è pieno di ragazze scollate. ovviamene le motivazioni di tali scollature hanno a che fare con la seduzione e non con la termoregolazione.
Ma è una tortura provare emozioni sessuali non richieste vedendo tette e non poter dire neanche una parola per attaccare bottone che si viene insultati come porci maniaci.
la cosa FANTASTICA è che poi certe femministe dicono che il petto delle donne e degli uomini sono uguali e dunque come gli uomini tengono il petto nudo senza dare scalpore dovrebbero tenerlo le donne, ma poi quando fa comodo dicono che il petto maschile e quello femminile, e le loro tette sudano, dunque necessitano della scollatura per arieggiare.
se un maschio indossa una scollatura che arriva sotto lo sterno come fanno quotidianamente miliardi di donne, non fa lo stesso effetto di una donna, perché non c’è niente da vedere, a parte i peli per chi non si depila. in ogni caso, basta uscire fuori casa e vedere quante donne scollate ci sono e quanti uomini scollati ci sono.
è veramente ridicolo negare che certe scollature non c’entrino nulla con la termoregolazione, anzi, molte ragazze resistono al freddo pur di mostrare quella parte del corpo.
Certamente gli esseri umani possono resistere alle pulsioni sessuali ed evitare di provare a far sesso con chi esteticamente li stimola, soprattutto se usa l’abbigliamento per accentuare la sessualità del corpo. Infatti quotidianamente gli uomini vedono le scollature delle donne, si emozionano, ma non fermano quelle donne per vedere se hanno la possibilità di fare del sesso. Tuttavia questo atto volontario alla lunga stanca, e può portare a chiedersi “ma perché devono scoprirsi in quel modo se non sono per niente interessate al sesso?”.

ABITI COME OGGETTO DELLA LIBIDO
Giovani, donne e uomini che commerciano mutandine usate e perizomi indossati per diversi giorni, ma anche reggiseni, collant, calzini e tutto ciò che può conservare gli umori corporali.
Se sia o no frutto della crisi, questo non è dato saperlo: ma pare che l’interesse verso l’intimo usato sia davvero molto. È il mercato del fetish.
Se andate su google, ma anche su FACEBOOK e digitate “MUTANDINE USATE”; “INTIMO USATO”; “BIANCHERIA INTIMA USATA”; “ACCESSORI INTIMO USATO”, si aprirà un mondo fatto di annunci di vendita di intimo utilizzato. Giovani, donne e uomini che commerciano mutandine usate e perizomi indossati per diversi giorni, ma anche reggiseni, collant, calzini e tutto ciò che può conservare gli umori corporali.
I prezzi di vendita variano, si trovano mutandine usate che vanno dai 10 ai 70 euro: il prezzo varia a seconda dei parametri decisi da chi vende insieme all’acquirente. Per quanti giorni sono state indossate? Che storia c’è dietro a quegli indumenti? In che occasione sono state indossati?
In un mese si può guadagnare fino a 400 euro, e la concorrenza, considerato il momento storico difficile che premia l’inventiva, si fa sentire.
“Vince” il venditore che dà più informazioni su di sé: quello che ama fare, la storia che riesce a creare, e quindi a far immaginare al suo cliente. E per essere certi che l’indumento sia effettivamente stato indossato da colei o colui che lo propone, avviene uno scambio di foto dimostrative, già disponibili nell’annuncio.
L’idea di mettere in vendita le mutandine usate quale oggetto sessualmente intrigante ed eccitante ha origine in Giappone: nei sexy shop di Tokyo è, infatti, possibile acquistare mutandine usate addirittura categorizzate per tipologia, mutandine di studentesse, mutandine di sportive.

MUTANDE

Le mutande possono avere anche un funzione estetica, e possono averla anche sui maschi e non solo sulle donne.

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Un’esempio è un’azienda italiana ha venduto slip maschili per esaltare le rotondità del lato B. La cosa interessante è la classificazione dei tre modelli disponibili, distinti in base all’angolo di apertura della “Y” formata dalla linea di separazione verticale passante per il centro di B e la tangente interna ai glutei stessi:
L’angolo cambia da mutanda a mutanda. Lo slip si schiama Angle Fit e il catalogo offre:

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Modello 115 gradi: per chi vuole migliorare una rotondità già buona.
Modello 95 gradi: per chi è consapevole di avere i glutei come Aaron O’Connel* e vuole sbatterlo in faccia a tutti/e
Modello 135 gradi: per chi ha un disperato bisogno di aggiungere rotondità.

Nel 1925. Jacob Golomb, fondatore della società di impianti di boxe Everlast, decise che era venuta ora di modificare il design dei calzoncini indossati da pugili, sostituendoi lacci di pelle con cinture elastiche più flessibili. Erano ufficialmente nati i boxer da uomo (in foto Dustin Hoffman in boxer in una scena del film “Il laureato”).

PERIZOMA
Il moderno perizoma è un effetto collaterale delle politiche di Fiorello La Guardia, amatissimo sindaco italo-americano di New York, che lo impose alle ballerine dei night club, nel 1939 perché fossero… meno nude.

MINIGONNA

La mini secondo Wikipedia, è “una gonna molto corta, che termina almeno dieci centimetri sopra il ginocchio”. Ma quando Mary Quant, proprietaria di una boutique di Londra, e André Courrèges, couturirer a Parigi, accorciarono le prime gonne, i loro modelli segnavano già una rivoluzione nella moda e le loro gonne erano già mini, anche se mostravano le gambe solo fino alle ginocchia.
Con il tempo l’orlo è salito sempre di più: con il termine “mini” si è iniziata a indicare ogni gonna che scopriva come minimo le ginocchia, come massimo il sedere.
Già a metà degli anni Sessanta la casa reale inglese stabilì che a corte le gonne non potevano svelare più di sette centimetri di pelle sopra il ginocchio. Nonostante Lady Diana si fosse scrupolosamente attenuta a questa regola con il tailleur nero indossato nel 1987 durante la visita al presidente della Repubblica federale tedesca Richard von Wizsacker, la critica di moda Suzy Menkes scrisse; “Quando si è la futura regina, non è lecito indossare abiti così corti da far fischiare gli uomini in strada“.

Circa la questione, relativa a chi abbia inventato la minigonna, Quant oppure Courrèges, e chi abbia copiato chi, c’è più di una risposta, come risula dalle interviste presenti nel libro. Questi i fatti: alla fine degli anni Cinquanta, Mary Quant confezionò le prime mini per le ragazze londinesi. Siccome la lunghezza delle gonne cambiava di continuo e niente era definitivo, non è possibile stabilire una data di nascita esatta della mini.
Nel 1959 gli orli della Quant terminavano di certo sopra le ginocchia. Nello stesso periodo André e Coqueline Courrèges idearono la loro casa di moda, dove le mini portate da modelle danzanti avrebbero conquistato l’haute couture.

In alcuni paesi è ancora vietata la minigonna.  In Corea del Sud fino al 2006 è stato attivo uno speciale corpo di polizia i cui compiti erano verificare la lunghezza delle minigonna delle donne: quelle troppo corte, rischiavano una multa (e in qualche caso il fermo).

All’inizio del decennio la lotta per la libertà delle gambe delle donne si era svolta per strada. Mentre i couturier francesi continuavano a confezionare per la loro clientela abiti di eleganza signorile, a Londra si respirava un’aria nuova. Per la prima volta nella storia un movimento giovanile creava una controcultura, con la quale non solo sfidava l’estabilishment ma voleva anche cambiarlo per sempre.
Furono i mod a dar vita al cambiamento nella moda e a preparare la strada per la rivoluzione. I mod erano consumisti e di gusti cosmopoliti: mischiavano vestiti italiani, vespe, caffè espresso, musica jazz americana e film francesi a una nuova gioia di vivere. Gli anni del miracolo economico dopo la Seconda guerra mondiale avevano dato alla luce una generazione precoce e di forte potere economico, che non voleva accettare i ruoli a essa imposti dalla società.

Non era la gonna corta a essere nuova: nuove erano coloro che la indossavano. Le giovani donne prendevano la loro vita in mano. A partire dal 1960 la pillola rese possibile per le donne vivere liberamente il sesso, ed esse, anche dal punto di vista finanziario, erano sempre più indipendenti da genitori e uomini.

All’apparenza il grado di nudità maggiore della mini gonna rifletteva la nuova libertà sessuale.

Tuttora, questo piccolo indumento continua a fornire occasioni di discussione. Attorno all’estate del 2000 venne vietato nelle scuole dello Swaziland, poiché giudicato responsabile della diffusione dell’AIDS. A Johannensburg, nel 2008, centinaia di sudafricane in minigonna protestarono perché una venticinquenne aveva subito molestie sessuali da alcuni tassisti – gli uomini volevano punirla per il suo abito indecente.

CALZE
I giornali si riempiono di articoli per combattere la cellulite, è il business, è l’impostazione che i grandi manager laureati nelle prestigiose università italiane con l’occhio strizzato hanno imposto. Ma parlare di cosmetica è molto diffiicile. E’ un campo che muove miliardi di euro.

Spesso si abusa del sapere scientifico per fare credere cose false ai consumatori in modo che essi siano ben disposti a consumare.
Parlando di calze una rivista scrivere che essere “grazie a un additivo minerale stimonalno l’energia convertendola in raggi infrarossi”.

Chi ha studiato materie scientifiche e conosce il significato di certe parole può riconoscere se stiano indicando qualcosa che esiste o non esiste nella realtà.
1) la parola additivo si usa per indicare qualcosa che migliora qualcos’altro: la cosnmistenza, il sapore, il colore, la resistenza… Quindi non è corretto perché qui sembra che questi minerali siano il principio attivo.
2) Quale minerale? Non c’è posto per scriverlo. E se fossi allergica? Va beh, pazienza.
3) Stimolano l’energia. Cosa vuol dire “stimolare l’energia”? L’energia non si stimola. L’energia si usa, si consuma, si trasforma. E poi, andrebbe specificato quale energia, dato che ne esistono diverse. Atomica? Elettrica? Meccanica?
4) convertendola in raggi infrarossi. Cioè in calore. Cioè le calze scaldano le gambe. E’ questo che fanno?
5) raggi infrarossi tonificanti. Cioè il calore tonifica? Allora se una donna si mette a prendere il sole sulle gambe le vengono la pelle e i muscoli delle gambe di Naomi Campbell.

SCARPE COL TACCO

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Una donna americana, Dolly Singh, ha chiamato a rapporto un fisico, un astronauta e un chirurgo ortopedico per creare la scarpa-bella-che-non-fa-male.

La Singh ha convinto gli scienziati che il problema dell’indossare tacchi alti e sottili (questo modello è chiamato “stiletto”) è un caso da studiare dal punto di vista ingegneristico. Innanzitutto le nuove creature non avranno parti in metallo ma in plastica di vario tipo in modo da attutire i colpi sul terreno (in altre parole: assorbiranno meglio l’energia cinetica rilasciata durante l’urto del passo contro il pavimento): le speciali schiume di imbottitura (usate già nello spazio) che formeranno la suola, ridurranno l’energia di impatto del 50%. Sarà quasi come camminare sulle nuvole. E non è finita. Il progetto prevede che il peso del corpo sia distribuito su tutta l’area della scarpa e non solo su quella di appoggio (tacco, metacarpo, dita dei piedi) come avviene ora. Sarà la fine del dolore acuto, delle solette imbottite di silicone, dei cerotti trasparenti e traspiranti, delle fasciature tipo ballerina classica mimetizzate magicamente in un sandalo estivo. La struttura della scarpa sarà realizzata a Singapore mentre l’esterno in Italia e in Brasile. Le scarpe saranno in vendita in autunno, avranno un’altezza di 7 cm circa e costeranno da 300 a 800 euro circa.

Il corsetto, ad esempio, è decisamente scomodo ma enfatizza il rapporto tra vita e fianchi, che è uno dei marcatori della femminilità. I tacchi alti, impediscono di correre, e dal punto di vista dell’efficienza della deambulazione sono un vero handicap, un pò come la coda ingombrante e scenografica dei pavoni maschi. Ma allo stesso tempo permettono di essere giudicate più attraenti con i tacchi che con le scarpe basse, non solo dalla maggioranza degli uomini eterosessuali ma anche dalle donne bisessuali od omosessuali.
Secondo le analisi biomeccaniche infatti la postura rialzata accentua la femminilità delle movenze, riducendo l’ampiezza del passo e aumentando la rotazione e l’inclinazione dei fianchi. In pratica i tacchi sono un espediente per esagerare le caratteristiche sesso-specifiche, agli occhi dei possibili partner e delle possibili rivali rappresentano uno “stimolo supernormale”. Un pò come le torte di cioccolato che sovrastimolano la naturale golosità per gli alimenti calorici.
Tuttavia, secondo molti non c’è nessuna conseguenza che possa giustificare un divieto assoluto per gli uomini di indossare ciò che viene progettato per le donne, e che solo le donne possano indossare scarpe coi tacchi, anche se ci sono pressioni sociali per fare in modo che le cose vadano così.
Ed è proprio insieme al tabù e al divieto e alle pressioni sociali che nasce il piacere della trasgressione in chi non crede nella validità di tali divieti.

In fondo, gli uomini sono stati i primi a indossare i tacchi alti, già nel XVI secolo, prima per necessità (aiutavano a mantenere i piedi nelle staffe a cavallo), poi per status: apparire più alti era segno di ricchezza e alto lignaggio.

La “regina” che da il via alla moda della scarpa col tacco è in realtà un re: Luigi XIV detto il “Re Sole“.
Nel mondo della moda si parla sempre di “Tacchi del Re Sole” ed è come una sua reincarnazione.
Luigi XIV non ha mai sostenuto di aver inventato il tacco alto; antiche culture, dalla Turchia alla Grecia e al Giappone mostrano testimonianze di scarpe rialzate, ma solo dopo che il Re Sole ordinò al calzolaio Nicholas Lestage un paio di scarpe col tacco da 10 cm e le adottò, questo oggetto prese il significato di “stile”.

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ASPETTATIVE SOCIALI E ABBIGLIAMENTO
Sia che si lavori in una importante società tradizionale, sia che si lavori da casa possedere un guardaroba dedicato all’attività lavorativa è apprezzato e dunque influisce negli effetti che si producono lavorando insieme ad altre persone, chi è apprezzato ha maggiori probabilità di lavorare senza attriti e di essere giudicato positivamente e degno di continuare a lavorare dal datore di lavoro o dai clienti.
Ma non solo per l’immagine giusta da proiettare ma anche per come, l’abbigliamento che si indossa, possa far sentire integrati nel proprio ambiente sociale di riferimento, allo stesso livello degli altri o preferibilmente a un livello superiore, mai inferiore. La dominanza, cioè la necessità di apparire “in alto” nello status sociale, si esprime in buona parte con l’abbigliamento.

IMMAGINI STOCK E ASPETTO ESTERIORE

Sul piano culturale le immagini di stock prêt-à-porter, questi spiccioli visuali del consumismo, lavorano silenziosamente a un’enorme operazione di costruzione artificiale dell’immaginario pubblico. Qualcuno le ha definite “la fabbrica dell’ordinario”. La loro anonima banalità apparentemente non-significante le fa passare sotto la soglia dell’attenzione critica. Eppure danno forma ogni giorno, nel modo più invadente e occulto, alla percezione del quotidiano. Proprio la loro apparente banalità è la loro potenza. Dovendo coincidere con l’immaginario più diffuso, ne raccolgono, confermano e rilanciano tutti i luoghi comuni, tutti i pregiudizi di genere e razza e diseguaglianza sociale. Sono le foto che si vedono (o meglio percepiscono) più spesso, e che condizionano molto più delle foto giornalistiche. Anche nell’aspetto esteriore, dal sorriso stampato sulla faccia, all’abbigliamento, al taglio di capelli e all’acconciatura, al taglio della barba e così via.
Per questo le immagini di stock sono immagini che contengono e rilasciano ideologia, morale, politica a piene mani, e possono anche essere utilizzate per comprendere cosa le persone si aspettano dalle altre persone a livello di aspetto esteriore.

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PROFESSIONE, STATUS
Molte persone si vestono in giacca e cravatta per le occasioni speciali. Potrebbe trattarsi di un cocktail party, un matrimonio, una riunione, un funerale, un colloquio di lavoro – avere un bell’aspetto in questi casi è una priorità fondamentale.

CRAVATTA
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Nel penultimo capitolo dell’Ulisse (1922) Joyce, nel suo solito stile, si lamenta dell’assurdità della moda maschile dell’epoca: “Cosa gli causò irritazione nella posizione seduta? La pressione inibitoria del colletto inamidato (taglia 17) e del panciotto (5 bottoni), due articoli di abbigliamento superflui nel vestito dell’uomo maturo e inelastici all’alterazione della massa per espansione”.
Nonostante la liberazione dei costumi avvenuta nel novecento, la maggioranza degli uomini adulti occidentali rimane ancora oggi stupidamente vincolata alla cravatta: un anacronismo croato, che conserva nel nome le tracce della sua origine (da hravat, <<croato>>).
La moda di indossarla fu introdotta in Europa da Luigi XIV, e oggi si continua a portarla soltanto per una stupida forza dell’abitudine.
Gli uomini incravattati ci tengono a mostrare, indossando un simbolico cappio al collo, che sono impiccati alle stupide regole della moda e del cerimoniale, dalle quali si lasciano condurre al guinzaglio: dai politici, che fino a poco tempo fa non potevano neppure entrare in Senato senza la cravatta, ai managers, tanto impegnati a mostrarsi creativi da non accorgersi neppure di essere schiavi delle consuetudini.

DIVISE
I lavoratori a volte indossano delle divise che li identifichino come appartenenti ad una specifica società. Ad esempio, ciò avviene spesso per gli impiegati in banche, uffici postali, compagnie aeree, impiegati di hotel e ristoranti. L’utilizzo di uniformi da parte di società private è in genere volto a dare un’immagine unitaria standard delle stesse.
Alcuni lavori impongono poi l’utilizzo di divise particolari, per fini pratici o di sicurezza.

Lavoratori-abbigliamento

Le divise e le uniformi sono vestiti standard generalmente indossate dai partecipanti di organizzazioni di vario genere, nei momenti di partecipazione alle attività dell’associazione stessa.
Oggi le divise sono principalmente indossate dagli appartenenti alle Forze Armate, a gruppi paramilitari, come Polizia, guardie di sicurezza, servizi di emergenza, dai partecipanti alle competizioni sportive (il prestigioso torneo di Wimbledon è noto anche per l’obbligo fatto ai tennisti di indossare divise bianche), e a volte sui posti di lavoro e nelle scuole. In alcuni paesi, anche i detenuti hanno l’obbligo di indossare una divisa.
Le divise militari spesso vengono specializzate in funzione del corpo di appartenenza e del ruolo, specie negli accessori. Elmi e cappelli spesso sono usati per distinguere unità di élite (in Italia, alpini e bersaglieri, ma anche granatieri, Corazzieri e altri corpi scelti) o funzioni speciali come le unità di polizia militare ed i medici

APPREZZARE LE PERSONE IN BASE ALLE DIVISE
Nel documentario Il piacere di scoprire (1981) il fisico Richard Feynman si lancia in una tirata contro le divise e le mostrine dei militari, che il padre gli aveva insegnato a disprezzare. L’argomento dei due, padre e figlio, è che è stupido apprezzare la gente non per quello che fa, o ha fatto, ma perché si veste in divisa o esibisce gradi di qualunque natura: militare, politica o religiosa.

 

Tra le divise che Feynman cita c’è anche, ovviamente, quella del papa. Il quale, insieme ai re e alle regine, costituisce l’esempio archetipico di gente che viene riverita non per quello che è, ma per la tiara o la corona che gli viene messa sul capo: anche quando rifiuta di indossarla, pur mantendola ben salda in testa.

VESTITI E COMUNICAZIONE DELL’ORIENTAMENTO SESSUALE

Vestiti e acconciature non determinano l’orientamento sessuale che è istintivo.
Forse determinano però la propria cultura che non è innata. è risaputo che chi si veste in un certo modo appartiene a una certa ideologia. Ad esempio la classe economica alta espone il suo aspetto esteriore in un certo modo.
In qualche modo dovranno essere vestite o acconciate le persone, così i bambini. Perché privilegiare lo stereotipo che il maschio non indossa il boa, non ha vestiti rosa, e non ha i capelli colorati e lunghi?
Alcuni stilisti possono affermare “non vestitevi da omosessuali, l’uomo sia uomo”.
Benché i vestiti in determinate aree geografiche con arbitrari colori e tipologie possano comunicare l’appartenenza a un orientamento sessuale, indossare vestiti e farsi acconciature non sono eventi che hanno il potere di attrarre una persona a un sesso piuttosto che un altro. Non si è omosessuali perché ci si veste nel modo in cui in una certa area geografica si crede si vetano gli omosessuali, ma semmai ci si può vestire in un certo modo perché si è omosessuali.

IL BISOGNO DI ESPORRE PARTI DEL CORPO SESSUALIZZATE COME REGOLA
La gente afferma che poiché non c’è bisogno di mostrare una porzione di glutei, con degli shorts ad esempio, allora non va mostrata, e ci si deve vestire con pantaloni che coprano i glutei.

Tuttavia, non c’è bisogno di vestiti colorati, disegnati, stampati, progettati creativamente, eppure non si fa lo stesso discorso con vestiti colorati e borse firmate che si espongono tranquillamente ovunque.
Perché in un caso è obbligatoria la presenza di un bisogno forte (magari ce l’ha) e nell’altro non ci deve essere bisogno? Perché si pensa poiché non c’è bisogno di mostrare una porzione di glutei, allora non va mostrata, ma non si pensa anche “poiché non c’è bisogno di usare vestiti disegnati, colorati, luccicanti, tacchi, e accessori, allora ci si deve vestire con abiti monocromatici e semplici”?
C’è bisogno di vestirsi con pantaloni lunghi? Dipende, se è freddo sì, ma una avrà anche il diritto di gelarsi se vuole gelarsi. D’estate non c’è bisogno. Dunque non ci si deve vestire con i pantaloni lunghi? Come si creano le regole?
un conto è prevedere il disprezzo, un conto è esserne d’accordo. una ragazza che si veste così deve prevedere il disprezzo perché statisticamente così va la società, ma ha il diritto di fare la guerra a chi la disprezza se lo ritiene in giusto.
Poiché è una bellissima cosa scopare senza pensare a fidanzarti, ha tutto il diritto di fare così, se è quella la sua intenzione vestendosi così. ma nessuno sa quali sono le ragioni di una ragazza che veste così solo vedendola.
Non sono obbligate a vivere l’esposizione del loro corpo con un a sola persona.

LE MODALITà DELL’ESPORSI NUDI AGLI OCCHI DEGLI ALTRI

Ci sono molti modi per esporre il proprio corpo nudo agli altri nel momento in cui lo si vuole.
Si può chiedere “ti va di vedermi nudo?” oppure lo si può fare e basta.
Considerando ciò che conviene fare: Compiere un gesto in un contesto in cui la maggioranza delle persone pensano cose brutte di quel gesto è rischioso. Dunque, o lo si faa accettando le possibili conseguenze o non lo si fa.
Considerando ciò che è eticamente giusto si deve prendere in considerazione che la sofferenza psicologica va considerata nonostante non sia come quella fisica.
Spogliarsi nudi all’improvviso davanti a qualcuno può provocare effetti diversi in base al tipo sesso di chi guarda.
Purtroppo le donne hanno spesso paura dello stupro, dovuta soprattutto alle notizie martellanti dei media, e la paura è un tipo di sofferenza.
Tuttavia, spogliarsi in un luogo in cui si sa che le persone si spogliano dovrebbe non far stupire l’altra persona, anche se entrambi si sono recati lì per un altro motivo, cioè che una dei due deve stare nuda e l’altro vestito a fotografarla nuda.
In ogni caso sarebbe conveniente e giusto chiedere conferma alla persona che non si aspetta la propria nudità, soprattutto se donna, che fosse d’accordo col tuo spogliarti nudo, nonostante il contesto sia pertinente poichè una spiaggia nudista, e nonostante ci siano presenti già altre persone nude, poiché una spiaggia nudista.
Inoltre, un uomo può spogliarsi nudo senza chiedere conferma per imporre alla donna che lo guarda un suo desiderio sessuale, dunque in un contesto in cui la nudità non è normale, si tratta di un violenza sessuale virtuale, ma non fisica, ovviamente.
Ci sono persone che entrano nei camerini dei negozi, si spogliano, ed escono nudi per mostrarsi agli altri.

SPOGLIARSI COME LIBERAZIONE DALLA NECESSITà ESTETICA

Spogliarsi davanti a una persona, o indirettamente attraverso una fotografia davanti a centinaia, non è solo togliersi fisicamente i vestiti, ma comporta tante altre cose. Poiché al corpo è associata la mente, spogliarsi è anche togliersi molte protezioni psicologiche, e le strutture sociali che si hanno addosso. Chi non si spoglia non fa sapere agli altri come è fatto esteticamente, e dunque non è soggetto al giudizio estetico, e non fa sapere agli altri che ha piacere e volontà nel farsi guardare nudi, e dunque non si è soggetti al pregiudizio e allo stereotipo morale.

Per quanto riguarda l’estetica, nel momento in cui ci si spoglia davanti a un osservatore si accetta di rinunciare a una delle funzionalità dell’abito, oltre a quelle legate alla sopravvivenza come il mantenimento della temperatura corporea, che con la sua caratteristica coprente può nascondere i difetti estetici (la pancia, le smagliature, le asimmetrie di capezzoli, i nei, le sproporzioni) e sostituirli con qualcosa di piacevole (colori, disegni geometrici, bottoni, materiali particolari…), oppure rinunciare al potere degli abiti di rimodellare le forme (alzando il seno con il reggiseno, stingendo i fianchi e alzando il sedere con jeans aderenti, o nascondendo le forme con le gonne e così via).
A dimostrare quanto sia psicologicamente importante il potere di nascondere e sostituire l’aspetto del proprio corpo attraverso gli abiti si può pensare al fatto che a volte questi abiti sono scomodi, troppo stretti, o difficili da indossare come le scarpe con i tacchi, e questo costo lo si paga pur di apparire attraenti agli occhi di qualcuno.
Dunque, la rinuncia totale al nascondere i difetti estetici denudandosi ha un “costo psicologico elevato, sia se lo si fa nella realtà davanti a qualcuno, sia se lo si fa attraverso una fotografia, soprattutto se nella fotografia è presente il viso, meno se non è presente il viso, e in proporzione a quanto il soggetto che si denuda si allontana dai canoni estetici: chi guarda la fotografia può dirsi e dire agli altri “che brutta pancia”, “che brutte smagliature”, “che brutto seno”, “che brutti capezzoli”, e più è grande è la quantità di persone che guardano, come nel web, più aumentano le possibilità che questo accada.Se alla rinuncia alla funzionalità estetica dell’abito, attraverso l’uso della fotografia, corrisponde una accettazione psicologica vera, e non un finzione, ovvero è attuata con serenità e non con tensione, spogliarsi e farsi guardare, soprattutto da molte persone sconosciute come accade caricando le foto sul web piuttosto che mostrarle solo all’interno di una fisicamente limitata galleria fotografica fisicamente esistente, è un modo per fare esperienza di una modalità non altrimenti vivibile nella vita reale in cui è obbligatorio essere vestiti per non incorrere in sanzioni, e farne esperienza può significare liberarsi da certe necessità estetiche nei confronti della visione del proprio corpo da parte degli altri.

CULTURA E NUDITà

Nel mondo greco la nudità maschile pubblica è, in ambiti codificati, prevista e comunemente accettata. Ciò accade a partire dalla formazione della cultura urbana, quando la grecità riconosce se stessa come valore identitario, dotato di caratteri distintivi che la differenziano dai barbaroi, estranei alla civiltà.
Il barbaro è nudo perché selvaggio o primitivo, e la sua nudità è forma di debolezza, impotenza, inferiorità, in taluni casi vergogna: nudi sono gli schiavi, lasciare nudo il corpo del guerriero vinto è il massimo oltraggio. Il Greco è nudo per le ragioni opposte.
La struttura sociale greca, assai articolata e stratificata, fa dell’abbigliamento e dei codici normativi di comportamento uno dei suoi tratti distintivi più tipici ed evidenti, tali da distinguere nitidamente la qualità e il livello degli individui. In una società abbigliata, la nudità è speciale, e può essere usata come un costume.

Sin da piccole le bambine vengono educate dalle maestre alla pudicizia. Le maestre delle elemntari possono rimproverare le mamme per l’abbigliamento delle loro figlie dicendo loro che giocando capita che le gonnelline si sollevino e si vedano le mutandine delle bimbe e che i pantaloncini lascino loro troppo scoperte le cosce. E dicendo che è loro compito insegnare alle bambine a non esporre le parti del proprio corpo ed educarle ad un abbigliamento sobrio, per proteggerle e tutelarle dalle aggressioni da parte di maschi di cui non si può avere controllo. Inoltre ci sono bambini maschi già molto maliziosi che ne approfittano per guardare le parti intime delle femminucce appena si scompongono.

IN SPIAGGIA

La spiaggia, o la piscina all’aperto, è un proscenio, carnascialesco, dove le regole che valgono al di là del lungomare si rilassano e magari si ribaltano, dove il termometro del pudore ha una scala diversa, che autorizza esibizioni di epidermidi, di imperfezioni, di sguaiatezze altrimenti coperte dalla discrezione. Tant’è che, caldo o meno, quando si “vien su dalla spiaggia” ci si ricopre e ci si ricompone. La spiaggia è uno spazio extraterritoriale dell’autorappresentazione perché in quel luogo si gioca tutti ad armi pari, come nei campi nudisti la soglia si abbassa per tutti, quindi diventa una nuova normalità.

Le ragazze per divertirsi e provocare il bisogno di dare giudizi etici delle persone possono fotografarsi le natiche interpretando l’atto in un modo completamente diverso rispetto al fotografarsele in casa, o d’inverno.

Comparso per la prima volta durante il periodo imperiale romano (I-II secolo d.C.), il bikini non serviva in origine per nuotare, perché all’epoca si nuotava nudi. Né serviva per prendere il sole in spiaggia, pratica diventata abituale parecchi secoli dopo. A quanto pare il bikini era utilizzato soprattutto per l’atletica, la danza e nelle scuole di ginnastica.

Le prime immagini. Nella villa romana di Piazza Armerina (Sicilia), nella stanza delle dieci ragazze, vi è un mosaico che risale al III sec. d.C. e che raffigura ragazze che, in bikini, fanno diverse attività sportive.
Molto più tardi, nel 1946, due stilisti francesi, Louis Reard e Jacob Heim, reinventarono il costume da bagno femminile a due pezzi succinti, cui da principio venne dato il nome di atome.
Quell’anno gli Stati Uniti fecero esplodere nel Pacifico, sull’atollo di Bikini (isole Marshall), alcuni ordigni nucleari. Poiché, sebbene su piani diversi, questo evento fece tanto scalpore quanto l’introduzione del nuovo costume, gli stilisti gli diedero il nome dell’atollo.
Anche se subito dopo il debutto, il bikini fu vietato in Belgio, Italia, Spagna e Australia, e dichiarato indegno dalle autorità del Vaticano.

Sulla sabbia si mostra un grado di nudità, anche se non totale, impensabile in ogni altro contesto.
In spiaggia i nostri metri di giudizio sembrano capovolgersi. La dominanza, cioè la necessità di apparire “in alto” nello status sociale, diminuisce, perché si esprime in buona parte con l’abbigliamento: la nudità ci impone altri valori, come la cura del corpo e la bellezza fisica, che diventano più importanti. Nello stesso tempo, stare seminudi ci aiuta a omologarci, a integrarci con chi abbiamo accanto. Un costume griffato, infatti, si nota molto meno di un vestito griffato.
Questo, insieme a una modifica della prossemica (l’insieme di regole sociali che disciplinano le distanze personali) rende più facile il dialogo con gli altri. Si instaura una “democrazia della distanza” e non si percepisce più la vicinanza come invasione dello spazio proprio: di solito non tolleriamo la presenza di una persona ferma a meno di un metro da noi. Sotto l’ombrellone, al contrario, ci è più facile conversare col vicino di sdraio .

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Tuttavia, chi sta in spiaggia può stare a pancia in giù per non fare vedere il seno mentre ha il pezzo di sopra del bikini slacciato, oppure a pancia in su e trattiene il respiro per non fare vedere la pancia, oppure non entrare in acqua se non quando tutti pranzano per non farsi vedere il sedere, o i capezzoli che assumono visibilità se il tessuto è bagnato e sono scuri.

Al crescente rilievo della pubblicità ha concorso l’incisiva trasformazione che ha caratterizzato il modo di vivere l’acquisto delle merci, come i vestiti, il ruolo e le funzioni che questi rivestono nella società in cui si vive. Nelle società contemporanee, in quelle società cioè che hanno da tempo superato la fase della soddisfazione dei bisogni primari, nell’ atto del consumo, oltre soddisfazione primaria o secondaria, si aggiunge il segno, e la comunicazione con gli altri abitanti della società in cui si vive. Sono i significati intangibili dei beni a divenire progressivamente più importanti tanto da poter dedurre che l’attuale società è la meno materialistica sia mai esistita. Perché l’individuo è tutto orientato ad apprezzare, e scegliere, le proposte del mercato sulla base dei loro significati immateriali e psicologici. Il corpo nudo materiale viene coperto da vestiti che pur essendo materiali sono completati da forme, colori, disegni ma soprattutto significati.

Le caratteristiche materiali della merce acquistata, il valore d’uso, perdono progressivamente d’importanza a vantaggio di quelle immateriali e psicologiche. Questo perché il compito istituzionale della pubblicità non è più solo quello di vendere ma anche quello di trasformare i prodotti in segni, sia privati che sociali. Lo scopo di mostrare questi segni, come possono esseri i vestiti può essere quello di sedurre chi li osserva, ma prevalentemente in senso psicologico e non fisico, e quindi sessuale.

Per che si attribuiscono istintivamente dei significati agli oggetti che si utilizzano, o si indossano nel caso dei vestiti, si possono verificare situazioni in cui lo stesso oggetto in contesti ambientali differenti produca reazioni psicologiche di chi li osserva differenti.

Nel caso dell’abbigliamento, due tipi di materiali di uguali dimensioni, con le stesse funzioni di coprire le medesime parti del corpo, come il costume da bagno, cioè quel particolare capo d’abbigliamento, solitamente indossato per nuotare in acqua al mare, e la biancheria intima o intimo, cioè quell’insieme di elementi di vestiario indossati sotto i vestiti, come reggiseno e mutande, producono reazioni differenti se osservate da qualcuno.
A causa del fatto che in spiaggia le regole sociale cambiano e si invertono, stare in intimo e stare in costume provocano reazioni completamente differenti.
In costume non c’è nessun problema, in intimo se qualcuno guarda una donna può essere intimato a non guardare ed essere chiamato “porco”. Un insulto rivolto esclusivamente al genere maschile che indica un inappropriato desiderio sessuale dedotto dallo sguardo attento e persistente sulle parti del corpo di una donna che sono quotidianamente coperte da vestiti.

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Annette Kellerman sostenne il diritto delle donne a indossare il costume da bagno a un pezzo unico, all’epoca vietato. I costumi delle donne erano abiti e sotto bisognava indossare anche dei pantaloni che coprivano il corpo e impedivano di nuotare. Negli Stati Uniti, Annette, si mostrò in una spiaggia del Massachusetts con un costume a un pezzo che le lasciava nude le braccia e le gambe. Per questo fu arrestata per indecenza. La sua tuta, comunque, diventò così popolare che quel tipo di costume venne chiamato “Annette Kellerman”. Fu il primo passo verso i moderni costumi da bagno. Dunque, se oggi si può nuotare con costumi che lasciano le donne libere di nuotare, sentire l’acqua sulla pelle e prendere il sole, lo si deve anche a donne come lei.

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Poiché i vestiti sono riconducibili a delle simbologie, delle culture, delle classi economiche, accostare un corpo nudo a un ambiente naturale in una foto riduce le informazioni che si possono dedurre sull’epoca e la classe sociale del soggetto. Se si indossa una camicia in flannella si è grunge, se si indossa una giacca di pelle si è metal.

SPIAGGIA E LEGGE
Ogni tanto in spiaggia qualcuno decide di denudarsi, masturbarsi o fare sesso. Naturalmente, chi decide di infrangere la legge e masturbarsi sulla spiaggia poi quando viene scoperto e sa che dovrà pagare una multa che può arrivare a 10mila euro fugge. Più insensato è che bagnini e polizia lo inseguano a tal punto da farsi male, per un gesto i cui effetti andrebbero dimostrati.

Spogliarsi e restare nudi in luogo pubblico, e quindi, anche fare il bagno a
mare svestiti, sebbene di sera e quando nessuno può vedere, costituisce un
“atto contrario alla pubblica decenza”. Come infatti chiarito già dalla Cassazione
[1], tale illecito ricorre in caso di nudità integrale in una spiaggia pubblica. Si
tratta, tuttavia, di un semplice illecito amministrativo e non più di un reato.

Questo non signi􀃒ca che sia diventato possibile fare il bagno nudi, ma
semplicemente che, a seguito dell’accertamento di tale comportamento, la fedina
penale del nudista resterà integra e dal casellario giudiziario nessuno potrà
rilevare tale trascorso libertino. Difatti la sanzione che scatta, in tali casi, è pari
(quanto a gravità) a quella di una multa per eccesso di velocità, ma di importo
molto più elevato.
Nessun procedimento penale, quindi, per chi si fa il bagno a mare nudo.
Tuttavia, la multa è tutt’altro che leggera: per chi resta nudo in pubblico scatta
una sanzione da 5.000 a 10.000 euro, sanzione che sarà in􀃓itta dall’autorità
amministrativa e non più da un giudice.
Gli atti contrari alla pubblica decenza restano reato se commessi in presenza di
minori di età.
Circa il fatto che nessuno possa vedere il gesto incriminato, a rilevare sotto il
profilo sanzionatorio è la semplice eventualità che, trattandosi di un luogo
pubblico – seppur poco frequentato anche in considerazione dell’orario –
qualcuno possa comunque passare e restarne turbato.
Per quanto, infatti, riguarda il significato sociale che possa avere il nudismo,
anche se in assenza di persone, nonostante l’evolversi del comune sentimento,
esso è ancora idoneo – secondo la Cassazione – a provocare turbamento nella
comunità attuale, potendo essere tollerato solo nella particolare situazione dei
campi di nudisti, riservati a soggetti consenzienti, ma non in luoghi pubblici,
aperti o esposti al pubblico, dove è percepibile da tutti, anche da bambini e da
adulti non consenzienti.

Il reato contravvenzionale di atti contrari alla pubblica decenza [1] è reato per
integrare il quale, come insegna la stessa Cassazione, occorre che il giudice valuti
il modi􀃒carsi dei costumi sull’intero territorio nazionale, mode (costumi
generalizzati ed accettati) e mass media (televisione, radio e giornali quali fabbrica
e specchio del comune sentire, del generale stato di accettazione del mutamento
di costume, della tolleranza nel pluralismo) [2]. Ciò signi􀃒ca che ciò che ieri poteva
considerarsi contrario alla pubblica decenza, domani magari non lo sarà più.

 

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