IL CONDIZIONAMENTO SOCIALE: esposizione del corpo nudo e di atti sessuali

IL CONDIZIONAMENTO SOCIALE
La società è il risultato sistemico delle conseguenze imprevedibili dell’intersecarsi dei desideri di tutti, e delle imposizioni dei desideri di qualcuno su quelli di qualcun altro, ad esempio di quelli di un/a padre/madre, un fratello/sorella, nei confronti di una figlia, sorella. Pertanto quello che si vede che le persone fanno non coincide automaticamente con quello che le persone vorrebbero fare, e avrebbero fatto se fossero state libere da conseguenze negative nel farlo.
Ogni persona è ricattabile dalle altre che vivono attorno a essa, poiché le persone hanno dei bisogni che si soddisfano solo grazie agli altri, a partire da quelli primari, un lavoro per mangiare, bere, dormire, e stare al sicuro, a quelli secondari, scherzare, sorridere, non sentirsi soli. Possono subire una sospensione (temporanea o illimitata) dal lavoro, delle urla, dei giudizi negativi, degli insulti, delle imprecazioni, degli sguardi rabbiosi, un invito ad andarsene di casa da genitori o parenti. Dunque, nessuno è mai totalmente libero.


DIFFERENZE DI DIFFICOLTà TRA CHI è DIVERSO E CHI è SIMILE ALLA CORRENTE
Dal fatto che le persone possono reagire in modo avverso a opinioni e stili di vita differenti alcuni, rispetto ad altri, devono essere psicologicamente forti se vogliono essere sé stessi  e desiderare, apprezzare, fare e dire ciò che pensano quando possono essere visti o ascoltati da qualcuno che ha la facoltà di reagire, perché dal proprio essere diversi da quello che altri vorrebbero potrebbe derivare isolamento, attacchi, violenze, persecuzioni e difficoltà di vario tipo (psicologiche, economiche, logistiche). Infatti, questo gruppo di persone sono motivate a prendere in considerazione la possibilità di reprimersi, nascondersi, o mentire.

Altri invece hanno una difficoltà media, perché pur avendo impulsi e pensieri avversati col tempo riescono a plasmarsi reprimendosi o a nasconderli.

Ad altri, invece, va molto meglio, perché crescono casualmente come gli altri vorrebbero che fossero, con le idee, i valori, le credenze e i desideri che gli altri condividono, e non hanno difficoltà ad esserlo, ma anzi, piacere. E questo gruppo di persone non ha la necessità di reprimersi, nascondersi o mentire.

 

 

Le conseguenze di voler uscire dai binari: IL CONFORMISMO, L’INTEGRAZIONE E L’ISOLAMENTO NELL’ESSERE DIVERSI

Si tratta di un fatto che una persona può avere impulsi, desideri, pensieri, credenze diversi dagli altri attorno a sé e può quindi compiere azioni avverse da altre persone.

Giungere a certe conclusioni logiche, così come desiderare certe condizioni, sensazioni, emozioni, compiendo certe azioni, vivendo certe esperienze sono eventi che accadono dentro ognuno senza il proprio consenso. Nel caso delle conclusioni logiche uno riflette, integra i pensieri altrui, fa delle concatenazioni e a un certo punto pensa “questo è falso, e quello è vero”, non può farci niente, può solo mentire a sé stesso o agli altri dicendo il contrario di ciò che pensa, oppure ometterlo, ma la sua testa è arrivata a quella conclusione, e lui constata questo fatto e ne rende testimonianza verbalizzandolo.

E quando una persona è contraria a qualcosa di qualcuno (i suoi desideri, le sue parole, le sue azioni) può fare in modo di allontanarsene o contrastarla, verbalmente o fisicamente.

Nell’insieme di eventi dannosi per gli umani ce ne sono milioni diversi tra loro: dalle ferite, alle malattie, ai lutti, alle catastrofi naturali come i terremoti, gli tsunami o gli uragani, alla perdita del lavoro, allo stupro.

Ma molti dei danni che gli umani possono subire dipendono dall’incontro dei propri pensieri, valori, credenze, ragionamenti, conoscenze con il giudizio degli altri e il loro potere di influenzare la propria vita nei più svariati modi, affettivamente se si vuole il loro amore, economicamente se si vuole la loro capacità di remunerare, fisicamente se si vuole la loro non belligeranza. Per questo molte persone arrivano a dire “stai attento/a quello che dici”, o “certe cose te le devi tenere per te”.

Ad esempio, una ragazza si veste succinta, perché crede sia lecito e piacevole, e incontra qualcuno che la giudica stuprabile e che la può stuprare. Una fa foto di nudo, perché crede sia lecito, piacevole, e utile agli altri e incontra qualcuno che la giudica non assumibile per un certo lavoro, o non idonea per prendere in affitto la propria casa, o per essere amica con la propria figlia, o non compatibile con la propria amicizia e così via.

Scegliere di fare qualcosa è anche comunicare il fatto che si crede giusto ciò che si è scelto di fare, e che per tanto si deve credere vero qualcosa e falso qualcos’altro, e dunque indirettamente è comunicare un’idea. Ma per dire agli altri quella che si crede essere la verità sul mondo (il mondo è fatto così e non cosà) bisogna affrontare il rischio di ferire l’altro e irritarlo, indipendentemente dal se sia giusta o sbagliata l’idea che si ha, il quale può essere una persona corretta o scorretta (soprattutto in un’epoca in cui si viene educati con i talk show nei quali la violenza regna sovrana), padrona delle sue emozioni o no, e quindi affrontare anche il rischio di farlo andare in collera, e di contrastare l’argomentazione ricevuta in modo improprio. Dimenticando in parte o del tutto la sostanza del discorso.

Le possibilità che può scegliere un individuo messo davanti alla consapevolezza di avere impulsi, idee avversate dagli altri sono diverse:
1. il conformarsi alla volontà altrui,
2. il tenere segrete idee, desideri, azioni,
3. il far credere agli altri falsità,
4. cercare di diventare più indipendenti possibili dagli altri in modo che i loro attacchi non producano sofferenza.

Queste differenti scelte hanno gradi di affidabilità differente. Ad esempio, nell’avere segreti e dire bugie si vive nell’ansia e si può dimenticare qualcosa di fare o dire qualcosa e o evitare di fare e dire qualcosa che fa scoprire la verità, inoltre bisogna reprimersi anche quando si parla con genitori, fratelli, fidanzati, migliori amici.

Si può quindi scegliere di nascondere le proprie opinioni, rimanere in silenzio, cambiare argomento, oppure esprimersi nonostante le conseguenze. L’argomentazione implica un certo tipo di coraggio, perché chi cerca la verità coinvolgendo gli altri corre il rischio di rompere e di sciogliere la relazione con l’altro che, ascoltandolo, ha reso possibile il suo dichiarare il proprio discorso.

Ci si può anzitutto limitare a combattere l’avversario sul suo stesso terreno (ex concessis), attaccando ad esempio le sue premesse anche quando le si condividono solo per dargli fastdio. O si può invece trascendere e concentrarsi su attacchi diretti alla sua persona, alle sue motivazioni o al suo comportamento, e passare a insultare (“coglione”, “sfigato”), deridere per l’acconciatura dei capelli (“sembri una checca”), degradare (“sei come la merda”), disorientare (“Ma i Marò?”).
Alleati volenti o nolenti si possono arruolare mediante argomenti ad populum, che invocano l’aiuto dell’opinione corrente e della tradizione, spesso nella forma generica del “tutti sanno”.

Dalla storia si apprendono casi persecuzione di pensatori per le loro idee esposte. Cartesio, il quale viveva in un paese cattolico che ancora non aveva fatto la rivoluzione, e se ne andò a lavorare in Olanda, per ovvi motivi. E comunque non pubblicò il trattato sul mondo e sull’uomo che aveva terminato, per evitare che si ripetesse un nuovo “caso Galileo”.

Ad esempio, tante ragazze contrarie a un certo pensiero, una volta sentito dire dall’altro questo pensiero, ad esempio “io sono favorevole alla poligamia” potranno dire “see ciaooo” e chiudere la chat, attaccare il telefono, girarsi e andarsene.

Poiché ormai gli intellettuali, i saggi, gli estranei alle speculazioni ed ai profitti illeciti, i critici di professione, i giornalisti illuminati possono esprimersi solo su media che sono di proprietà di industriali privati o sotto il controllo del potere politico, “alzare la voce” è il modo migliore per rischiare di doverla abbassare definitivamente. è molto difficile mantenersi in bilico tra detto e non detto, in modo da far arrivare un messaggio o un pensiero che non sono funzionali al sistema/regime. Per non parlare del fatto che, spesso o quasi sempre, è molto più redditizio, sia in termini economici che di carriera, fare esattamente il contrario: cioè, aggregarsi al gregge.

CALCOLO DELLE PROBABILITà DI RICEVERE VIOLENZA PER LE PROPRIE IDEE
Opinioni, desideri, azioni di un individuo possono essere avversate dagli altri.
Ci sono tantissime opinioni che una volta esposte possono suscitare emozioni negative in chi ascolta o legge e generare il lui/lei conseguenti reazioni negative, verbali o fisiche. Alcune di queste opinioni hanno una probabilità maggiore di altre di suscitare rabbia e reazioni violente perché sono credute vere dalla maggioranza delle persone, e la loro verità è data per scontata.
Conoscendo com’è il mondo si può quindi prevedere le probabilità di ricevere violenza se si fa o dice qualcosa di controcorrente. E chi è consapevole di questa maggiore probabilità, avendo la possibilità di non esprimersi, è portato a valutare se esprimersi o non esprimersi in proposito, o addirittura fingere di credere ciò che non crede.

A COSA CI SI CONFORMA
Il film Trainspotting, nella sua scena finale, sintetizza una carrellata di attività alle quali le persone nei paesi occidentali abitualmente si conformano: “Vado avanti, rigo dritto. Scelgo la vita. Già adesso non vedo l’ora. Diventerò esattamente come voi: il lavoro, la famiglia, il maxitelevisore del cazzo, la lavatrice, la macchina, il cd e l’apriscatole elettrico. Buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai-da-te, telequiz, schifezze nella pancia, figli, a spasso nel parco, orario di ufficio, bravo a golf, l’auto lavata, tanti maglioni, natali in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai.

Nella nostra società, andare controcorrente significa non indulgere in sciocche abitudini, non professare il politicamente corretto, non lasciarsi abbindolare dai politici, dalla pubblicità e dalla religione, mantenere un sano scetticismo e rifiutare le superstizioni.
Andare controcorrente significa pensare che la democrazia è totalitarismo, perché si impone ai cittadini senza concedere alternative a se stessa. La rappresentatività è un’illusione, perché le elezioni consacrano i candidati attraverso deleghe in bianco. Lo Stato è immorale, perché è disposto a infrangere tutti i suoi princìpi nell’interesse della propria autoconservazione. Il terrorismo è una burla, in confronto alla minaccia nucleare con la quale si è convissuti senza tante isterie nei decenni della Guerra Fredda. I Kamikaze sono eroi nemici, costretti a combattere con un atto estremo e disperato un avversario tecnicamente incommensurabile. Guantanamano è espressione del peggio di cui sono capaci gli esseri umani. Il femminicidio è una interpretazione di parte e metafisica, come l’oggettificazione. E così via passando per tutti gli altri argomenti che si contrappongono agli argomenti creduti veri e giusti dalla maggioranza.

Di conseguenza il condizionamento psicologico a conformarsi al mondo circostante accade a tutti quelli che, credendo che qualcosa funzioni in un modo in cui gli altri non pensano che funzioni, e che sia giusto contrariamente a quello che pensano molti altri, compiono azioni coerenti con i loro pensieri: Chi vuole farsi tatuaggi in parti scoperte del corpo, chi vuole farsi fotografare nuda/o o mentre compie atti sessuali pubblicando le foto, a chi vuole indossare abiti di forme e colori differenti da quelli che la società richiede al proprio sesso, a chi vuole essere omosessuale, a chi vuole essere vegetariano, a chi vuole essere poligamo, a chi vuole essere anticapitalista, chi vuole prostituirsi, chi vuole fumare erba ecc.

Dunque, pur avendo milioni di possibilità da scegliere liberi dai bisogni fondamentali come mangiare, bere e dormire, alla fine gli umani delle società ne scelgono poche e sempre le stesse. Infatti si somigliano. Si somigliano anche quelli che scelgono di essere diversi. Perché per essere totalmente diversi si rischia di essere totalmente isolati.

Una dimostrazione della presenza di condizionamenti culturali è il fatto che non è un istinto biologico tagliarsi i capelli corti perché sei uomo e lasciarsi crescere i capelli lunghi perché sei donna, come invece lo è mangiare, eppure basta girare in strada e contare quali persone hanno i capelli lunghi e quali i capelli corti per capire che gli uomini hanno seguito una regola diversa dalle donne.
APPROFONDIMENTO
Una ragazza che ha fatto foto di nudo non viene presa a Miss Italia, la cui vincitrice vince 10mila euro di borsa di studio, ad esempio.
Per trovare lavoro bisogna allinearsi alle aspettative delle aziende. Avendo le caratteristiche, e cioè le capacità e le competenze, adatte a coprire quello specifico posto.
Le competenze sono le nozioni apprese durante la scuola, l’università, i corsi di formazione, e durante le precedenti esperienze lavorative, e le capacità sono le attitudini personali che consentono di applicare nel modo più efficace ed efficiente le proprie competenze.
Tuttavia, oltre a capacità e competenze, l’estetica conta per il giudizio altrui, non per il lavoro in sé.
I disegni sulla pelle, sulle parti visibili, sono giudicati negativamente dalla maggior parte dei datori di lavoro. I responsabili delle assunzioni presso diverse società, tra cui alberghi, librerie, banche, ospedali, case di riposo, enti pubblici, università e persino carceri pensano che diano l’impressione principale di una persona sporca, con patologie mentali, tossicodipendente, inaffidabile e magari anche di un delinquente.
A volte i responsabili delle assunzioni non pensano niente di male nei confronti dei tatuaggi visibili, ma si rendono conto che, al fine del loro guadagno, importa come i clienti potrebbero percepire i dipendenti con tatuaggi visibili.

Sono quindi i consumatori, esponendo le proprie opinioni verbalmente o sul web, a influenzare e determinare le assunzioni. Una ragazza che ha tatuaggi sul collo, sulla testa, sulle mani, potrà fare la tatuatrice, oppure la dj, come la fotomodella, ma non tantissime altre professioni.

Sui giornali è uscita la notizia che Fabiola Martini, la Preside dell’Istituto Alberghiero di Arzachena, in Sardegna, al centro delle polemiche dopo che ha vietato l’ingresso in classe a uno studente con un piercing e anche agli studenti che hanno orecchini o acconciature poco sobrie: “Li aspetterò personalmente ai cancelli e lascerò fuori chi non rispetta le regole” ha avvertito.

Una donna americana 37enne è stata licenziata dopo essere stata beccata essere l’autrice di un blog piccante. La donna lavorava in una organizzazione no-profit, ma nel tempo libero si dilettava nella cura del blog, preoccupandosi di tenere ben separate le due attività, ossia mantenendo l’anonimato sul blog. Quando ha scelto di iscriversi a Twitter, ha però inserito il suo vero nome, pensando erroneamente che sarebbe rimasto nascosto e lo ha subito rimosso non appena ha notato che era pubblicamente visibile nella sua pagina Twitter personale. Peccato che Topsy, motore di ricerca per tweet, fosse già passato di lì e che a volte non aggiorni la cache così spesso da riprodurre le modifiche/cancellazioni apportate. Il direttore della no-profit ha licenziato in tronco la dipendente, sostenendo che non voleva in nessun modo che l’organizzazione fosse collegata al tipo di contenuti prodotti dalla dipendente.

CONFORMARSI
Il miglior modo per vivere sicuri di non subire isolamento e attacchi dagli altri sarebbe il fare e dire solo ciò che non è probabile motivi gli altri a produrre certi effetti negativi su di sé. L’insieme delle cose che può motivare gli altri a reagire negative è vasto, ad esempio esporre opinioni molto divergenti, o anche essere omosessuali, essere stranieri, essere poligami, essere pornoattrici/attori, essere escort e così via.

Il problema di chi vuole risolvere il problema delle reazioni avverse conformandosi è che gli altri possono avversare cose opposte tra loro, infatti varia da nazione a nazione, da periodo storico a periodo storico, da gruppi di persone a gruppi di persone e addirittura da persona a persona e non c’è un’unica lista univoca. Tuttavia ci sono delle maggioranze, che si possono rappresentare metaforicamente con dei binari.

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Uscire dai binari è una metafora che sta a significare l’allontanarsi da una linea di condotta stabilita o comunemente accettata da qualcun altro. Il treno viaggia sopra una coppia di rotaie in acciaio, e non può seguire altra direzione che quella, o rischia di deragliare e disintegrarsi. Le persone con le loro parole e le loro azioni volte a punire rappresentano i binari imposti ad altre persone.

I salmoni nascono alle sorgenti dei fiumi, ma vivono la loro vita adulta in mare. Quando devono riprodursi tornano nei luoghi dove sono nati, nuotando controcorrente in un viaggio nel quale vengono decimati, in parte dalla stanchezza e in parte da orsi predatori. E i sopravvissuti muoiono dopo essersi riprodotti: una metafora del fatto che, nella vita, andare controcorrente è difficile, pericoloso e spesso fatale.

Un organismo, posto di fronte alla ripetizione di determinati stimoli, aumenta o diminuisce la propria reattività ad essi o ad alcune loro caratteristiche. Se qualche azione produce effetti sconvenienti su di sé una persona può arrivare a mentire, agli altri e a sé stessi, (ad esempio dicendo di essere un monogamo invece che un poligamo, o di essere d’accordo con ciò verso cui in realtà non è d’accordo, o di fare un lavoro che non fa per non far sapere qual’è il reale lavoro che fa) o a reprimere i propri impulsi al fine di provare soddisfazione.

Il primo a condurre ricerche sul condizionamento fu il fisiologo russo Ivan Pavlov (1849-1936) attraverso alcuni studi di carattere fisiologico. L’esperimento più famoso di Pavlov venne condotto sui cani. Egli partì dalla considerazione che la salivazione dei cani di fronte al cibo era un riflesso incondizionato, cioè una risposta innata dell’organismo. Arrivò poi a notare che il cane salivava non solo quando veniva a diretto contatto con il cibo, ma anche semplicemente udendo un segnale acustico che lo sperimentatore aveva fatto in modo di associare costantemente alla consegna del cibo. Questa reazione dell’animale, in assenza dello stimolo relativo, venne denominata riflesso condizionato.

Proprio per la gratificazione che dona il conformarsi alle idee, e le abitudini dominanti del proprio territorio perché diminuisce la probabilità di ricevere reazioni avverse e vivere difficoltà le persone s’impegnano a essere conformi al loro ambiente di riferimento, soddisfando le richieste e le aspettative della maggioranza delle persone loro attorno, soprattutto quelle che si impongono o quelle dalle quali dipendono economicamente.

Il problema principale non è che alcune persone pensino male di sé stessi se sono sconosciuti di cui non si ha interesse, ma che possano pensare male di sé persone dalle quali si desidera qualcosa o si ha bisogno di qualcosa, come il cibo, la casa, i favori, l’amicizia, i comfort che derivano dai soldi i quali a loro volta derivano dai datori di lavoro o dai clienti nel caso si sia lavoratori autonomi.
Infatti, la società si autoregola e autolimita attraverso questo meccanismo. Per avere amici, per avere fidanzati/e, mariti e mogli, per avere un lavoro, si devono rispettare certe regole volute da loro.

Il ritornello di Johnny Cash, “because you’re mine, I walk the line” riassume il processo di adeguamento nelle coppie monogame che reagiscono alla loro gelosia possedendosi l’uno con l’altra.
La stessa cosa la fanno i politici, che hanno paura di perdere i voti, e sono disposti a scendere a compromessi di fronte a qualsiasi cosa, come la religione, pur di trarne un vantaggio politico. O gli scrittori e i giornalisti che scrivono cose in cui non credono per guadagnare soldi.

Bisogna chiarire cosa significhi andare controcorrente, perché paradossalmente, in una visione egocentrica del mondo chiunque pensi o faccia qualcosa di diverso da sé e dal proprio gruppo viene ingigantito. Un centinaio di persone che pensano e dicono qualcosa di diverso diventano una invasione di milioni di persone nella testa di certe persone, e quindi molti di coloro che navigano o nuotano lasciandosi comodamente trasportare dalla corrente della stupidità si cullano nell’illusione relativistica di procedere in direzione contraria, incitando così i suoi simili, che siano cristiani, moralisti, capitalisti o quant’altro, ad andare controcorrente, quando ciò che intendono, senza capirlo, è che devono continuare a seguire la corrente del gregge come tante brave pecorelle.

Proprio perché il mondo è pronto a punire se non si rispettano certi standard, chi ha una felice vita domestica, ed è riuscito a conformarsi, non si imbarca per andarsene in alask o alle Galàpagos come fece Darwin. Non si congeda dagli amati familiari per isolarsi in laboratori e studioli. Nessuna persona psicologicamente equilibrata si esporrebbe ai raggi X, tipo Marie Curie, fino a restarne avvelenata.

La civilizzazione è un processo che i disadattati asociali impongono al resto dell’umanità comune, tollerante e ancorata ai valori della famiglia. Solo i miserabili, i falliti, gli emarginati possono starsene chini per giorni e giorni a osservare le abitudini delle salamandre. O a studiare un bollitore di tè, le variazioni dei batteri degli escrementi, i comportamenti sessuali, o le reazioni sociali all’esposizione di un corpo nudo. Una persona innamorata, con genitori affettuosi, attenti e che non siano divi del cinema, non potrebbe mai scoprire la gravità. La gente comune non farebbe mai niente di così faticoso e rischioso per l’umanità, ci dovrebbe essere un tornaconto e un livello basso di impegno. Le cose più importanti per le persone normali sono il mangiare, bere, dormire, mettere da parte i soldi, fidanzarsi, comprarsi vestiti, non cambiare il mondo. Chi fa qualcosa per l’umanità di così rischioso è perché vede sé stesso negli altri, e vorrebbe poter aiutare gli altri, perché avrebbe voluto vivere in un mondo diverso e attualmente ne soffre.

Se uno è in un campo di concentramento, può fingere di credere di essere in una resort a cinque stelle, se viene sufficientemente drogato, oppure può prendere coscienza del fatto di essere in un lager. In entrambi i casi, nel gulag c’è e ci rimane, e non è nemmeno detto che, a quel punto, non sia meglio essere rintontiti e credere di star bene, che farsi il sangue cattivo cercando inutilmente vie di fuga attraverso i fili spinati.

D’altronde, anche nel campo religioso si vive lo stesso dilemma. Ci si può illudere che le stupidaggini che vengono predicate siano vere, o si può accettare la condizione umana per quello che è. Ma non è detto che credere e illudersi non siano psicologicamente più remunerativi del contrario.

Il dilemma è solo tra il credere di essere liberi o sapere di essere in gabbia. In ogni caso, in gabbia si rimane. Anche se, a volte, si può riuscire ad azzannare qualche aguzzino o domatore.

FONDAMENTALISMO E ADATTAMENTO
Ovviamente, o uno è fondamentalista, nel senso di fanatico delle proprie idee, o si adatta alle condizioni in cui vive, evitando il più possibile la contaminazione con le cose che non gli piacciono.
ad esempio, se uno aborrisce il sistema politico in cui vive, ed è conseguente fino in fondo, cioè appunto fondamentalista, dovrebbe entrare in clandestinità e fare il terrorista, appunto. C’è gente che lo fa, mentre alcuni si limitano a discuterne.
La stessa cosa vale per la carne: essere vegetariani, o addirittura vegani, in certe condizioni è l’analogo. E infatti, spesso i vegetariani sono fondamentalisti, e andare con loro al ristorante può essere istruttivo e divertente, almeno dal di fuori.
C’è differenza tra criticare le auto, e sparagli, come faceva il protagonista del “lupo della steppa”.
C’è differenza fra evitare il mangiar carne il più possibile, e il fare scenate isteriche perché nella pasta c’è una molecola di ragù, perché il cuoco non è stato “kosher” a sufficienza.
Il fondamentalismo è tipico dei giovani. C’è infatti il detto che da giovani si vede il mondo che non va, e si cerca di cambiarlo. Da maturi, si vede il mondo che non va, e si cerca di cambiare se stessi. E da saggi, si vede il mondo che non va, e lo si accetta com’è.

Nella società civilizzata e moderna c’è una percentuale di forma di anonimato. Si cammina l’uno accanto all’altro per strada o nei corridoi dei luoghi pubblici senza salutarsi se non ci si è mai presentati prima o non ci si è già conosciuti. Quindi, si può stare da soli, passeggare non accompagnati, sedersi al tavolo di un bar in una strada affollata e leggere un giornale, senza l’assedio di conoscenti e persone in cerca di qualcosa. Avere opinioni autonome da esprimere a persone dalle quali non si dipende e dunque verso le quali non si ha paura di ricatti, ed essere quindi più impermeabili alle pressioni del gruppo e più libere di agire senza subire le conseguenze dei giudizi negativi. Al contrario delle società tradizionali dove si trascorre tutta la vita nel luogo in cui si è nati o nelle immediate vicinanze, attorniati da famigliari e amici d’infanzia. Tuttavia c’è anche una percentuale di dipendenza dal giudizio altrui, ad esempio a livello lavorativo (datore di lavoro e colleghi) e affettivo (parenti e amici).

LA FINZIONE DELL’IMMAGINE SOCIALE COME AUTODIFESA

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Se si vuole utilizzare la suggestione e la semplicità per descrivere certi aspetti del mondo, si possono utilizzare la letteratura e il cinema, che non sono mai descrizioni della realtà, ma solo caricature semplificate.
Uno dei modi in cui potrebbe essere chiamato un testo che tratta il rapporto dell’esposizione del corpo nudo con la società occidentale, soprattutto di certe nazioni come l’Italia è “I segreti di Nude Piks” ispirandosi a “I segreti di Twin Peaks”, una serie televisiva statunitense ideata da David Lynch e Mark Frost negli anni 90.

Questo perché in certi paesi, o piccole città dove tutti si conoscono, o per lo meno molti, la facciata, le maschere, l’immagine regna sovrana. Una stessa ragazza può dire “io non farei mai foto nuda, perché sono una ragazza seria e affidabile, quelle cose le fanno le troie, persone inaffidabili” e allo stesso tempo mentire su tutto. Praticando orgie in segreto al proprio fidanzato, andando la sera nei locali della città a chiedere a chiunque “chi vuole scopare con me?”.
Allo stesso modo della vita reale, la serie Twin Peaks è ambientata nella fittizia cittadina montana di Twin Peaks. L’apparente tranquillità di questo piccolo paese viene turbata dal ritrovamento del cadavere di Laura Palmer, figlia unica di un noto avvocato, nonché una delle ragazze più popolari della città. Le indagini sono affidate alla locale polizia e anche all’agente speciale Dale Cooper dell’FBI E permettono di far affiorare il lato oscuro e nascosto del luogo e dei suoi abitanti.
Laura Palmer è una liceale diciassettenne che conduce un’insospettabile doppia vita.
Laura è considerata dai genitori e dalla cittadinanza di Twin Peaks come un modello di perfezione da imitare: svolge attività di volontariato, è stata più volte eletta reginetta di bellezza, ha ottimi voti a scuola e tutti la conoscono, l’ammirano e l’amano. Sebbene la sua vita sembri idilliaca, tuttavia, Laura vive in realtà un profondo dramma interiore, legato, come si apprende dalle pagine del suo diario, al passaggio dall’ignoranza del sesso alla conoscenza del sesso, a causa di un uomo che ella chiama BOB e che abusa di lei dalla prima adolescenza.
Laura ha sviluppato un terribile senso di colpa e, insieme ad esso, una profonda e folle ossessione per il sesso, che la porta ad avere numerosi amanti, nonché a servirsi di un forte ausilio di cocaina ed a lavorare part-time in un locale come prostituta.

Esistono tantissime ragazze che mentono perché non sono convinte di quello che hanno fatto e vogliono far credere qualcosa di diverso. Mentono ai fidanzati, ai genitori, agli amici, ai colleghi, agli avvocati, a giudici. Alcune ragazze con la denuncia vogliono rimuovere quello che considerano un proprio discutibile momento di debolezza e fragilità, un proprio errore.

L’abito non fa il monaco è un proverbio italiano. L’espressione invita a diffidare delle apparenze, non di rado ingannevoli, nel giudicare una persona, evitando quindi di esprimere valutazioni precipitose e superficiali sul conto di qualcuno. Spesso le persone non sono come appaiono a prima vista. Infatti, il fatto che le persone si mostrino vestite non significa che non siano libidinose, che non abbiano voglia di far sess promisquo, sesso a tre, che non amino la pornografia, e che di nascosto la facciano.

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D’altronde, rimanendo nel cinema, Dario Argento, nel suo primo film L’uccello dalle piume di cristallo del 1970, sfrutta i pregiudizi e gli stereotipi per far funzionare l’intero film.
Una sera, mentre torna a casa, è testimone di un tentativo di omicidio in una galleria d’arte. Assiste dalla strada alla fase finale di una colluttazione. Una donna, vestita di bianco, bella, cade a terra ferita da una persona vestita di nero, con un cappello strano e brutto, e Sam è il primo ad avvertire la polizia.
Tuttavia si scoprirà che la verità è al contrario, la donna vestita di bianco che sembra essere la vittima è l’assassino, e la persona vestita di nero è la vittima, suo marito. La locandina del film rappresenta la scena di colluttazione tra i due, e questa rappresentazione funziona per portare al colpo di scena, perché gli spettatori interpretano in base ai pregiudizi che vogliono la donna bella e vestita di bianco come indifesa, e l’uomo vestito di nero come carnefice.

IL CONDIZIONAMENTO SOCIALE E L’ESPOSIZIONE DEL NUDO E DEL SESSO
In ambito fotografico e videografico (in cui ciò che è ripreso consiste in nudità, provocazioni sessuali e riprese di atti sessuali) c’è quindi una contrapposizione tra la volontà di centinaia di ragazze e la volontà della società in cui vivono, e spesso infatti si ritrovano confuse davanti alla richiesta di farsi fotografare nude, perché è molto difficile immaginare tutte le possibili conseguenze e confrontare i pro e i contro per decidere cosa conviene fare e sapere esattamente se accettare o rifiutare. Questo provoca che spesso dicano “sì, lo voglio fare” a un fotografo, e poi a distanza di pochi giorni cambino totalmente idea, spaventate dalle conseguenze che improvvisamente e inaspettatamente hanno immaginato. A volte si vergognano di aver preso un’impegno e aver così cambiato idea, sia perché non riescono ad accettare di aver ceduto alle pressioni sociali, sia perché provano fastidio nel constatare di non essere state affidabili, nonostante le possibili premesse che un fotografo ha fatto loro. Così, preferiscono smettere di rispondere in chat e al telefono, o cancellare dagli amici, o bloccare il profilo, secondo il motto “occhio non vede, cuore non duole”.

LAVORO INCOMPATIBILE CON CONDIVISIONE DEL PROPRIO CORPO NUDO DURANTE VITA PRIVATA

Anna Ciriani, in arte “Madameweb“, ma per tutti la “pornoprof” di Pordenone, ha usato Facebook. Ha affrontato un tema tremendamente serio come quello collegato ai recenti fatti di Vicenza, dove una maestra d’asilo sessantenne è stata sospesa per cinque mesi con l’accusa di aver sputato in faccia a un piccolo alunno per educarlo. Quindi lo sfogo.

«Nel 2007 – ha ricordato su Facebook – sono stata sospesa sei mesi per essere andata durante le ferie alla Fiera dell’eros di Berlino e per aver camminato quasi nudaall’interno dell’area fieristica (cosa permessa perché l’area era vietata ai minori), in un momento della mia vita privata. Oggi vedo che una maestra viene filmata durante il suo lavoro e mentre picchia e sputa in faccia a dei bimbi di 3-4 anni, chissà con quali conseguenze psicologiche per loro, e viene sospesa solo per cinque mesi. Scusate – ha concluso – ma mi viene proprio da dire: vergogna».

La trasmissione delle credenze e delle abitudini (come l’abitudine di chiamare troia o pervertito qualcuno se esce fuori dagli scemi dell’esposizione del proprio corpo o del proprio desiderio sessuale) avviene in modo spesso totalmente acritico.
Le società producono macchine che riproducono perfettamente ciò che è stato programmato nella loro testa, meglio di un pappagallo.

RISPOSTA ALLE REAZIONI DELLE PERSONE
Dunque le possibilità di scelta davanti alla violenza degli altri nei confronti delle proprie azioni sono:
1. Agire comunque
2. Agire di nascosto agli occhi di chi potrebbe fare violenze
3. Inibirsi totalmente ad agire

L’agire a sua volta si divide in due possibilità:
A.agire accettando i danni senza guadagnare economicamente
B. Agire se oltre a un danno c’è un guadagno economico

L’EFFETTO DEL GIUDIZIO SOCIALE SULLE SCELTE FOTOGRAFICHE
Dal fatto che le persone dividono in modo dicotomico bene e male, inserendo nel bene a volte le persone vestite, e nel male le persone nude, e altre volte una serie di nudità, pose, ed oggetti, e nel male altre, deriva il fatto che chi vorrebbe compiere quelle azioni catalogate nel “male” dalla società pensa “poiché gli altri pensano che certe cose sono male agiranno contro di me, e poiché non voglio che gli altri agiscano contro di me, non farò certe cose, o farò certe cose solo se gli altri non lo sapranno, o le farò solo se guadagnerò soldi che mi possano far accettare che gli altri agiranno contro di me”.
Dal pensiero che moltissime pensano che “farsi fotografare nude condividendo le foto è sconveniente” deriva la conseguenza che l’insieme che contiene il maggior numero di ragazze, tra gli insiemi di quelle che si farebbero fotografare nude, diventa quello delle ragazze che si farebbero fotografare nude ma non condividerebbero le loro foto sul web (dissuase dal farlo per le conseguenze che ci sono), e l’insieme delle ragazze che si farebbero fotografare nude e condividerebbero le foto sul web diventa composto da un sottoinsieme di numero maggior sul lato di quelle che lo farebbero per un ritorno economico piuttosto che per un piacere psicologico, che si può riassumere con l’espressione “poiché gli altri pensano che certe cose sono male, agiranno contro di me, e poiché non voglio che gli altri agiscano contro di me, non farò certe cose, o farò certe cose solo se gli altri non lo sapranno, o le farò solo se guadagnerò soldi che mi possano far accettare che gli altri agiranno contro di me”.

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Alcune delle persone che compiono comportamenti ritenuti dalla maggioranza dal lato sbagliato della dicotomia “bene” e “male” ritengono comunque migliori questi comportamenti che mostrarsi nudi agli altri in foto.
Se un fotografo chiedesse a qualsiasi ragazza che vede cadere, smascellare, vomitare, sniffare, addormentarsi facendo uscire rivoli di bava dalla bocca in qualsiasi discotecca o locale di farsi fotografare completamente nuda direbbe che non vuole far pensare male agli altri facendo vedere che ha scelto di mostrarsi nuda, perché sanno che farsi vedere in quel modo, soprattutto da altre persone che hanno comportamenti simili è accattabile (se prendi droghe o ti alcolizzi ti stai solo divertendo e sentendo bene, se ti mostri nuda fai la troia). Pertanto, se è ritenuto migliore alcolizzarsi e drogarsi rispetto a mostrarsi nude è davvero difficile trovare qualche ragazza che lo faccia per passione per un fotografo. Anzi, a volte le amiche le fotografano cadute e svenute, e condividono le foto su facebook per scherzarci, e loro, una volta passati gli effetti di alcol e droga sono d’accordo nel lasciarle sul web. Oppure, i fotografi delle disco le fotografano mentre ballano e smascellano con gli occhi semichiusi, e questo non provoca loro problemi.

LA COLPA NELL’ESSERE Sé STESSI
Proprio perché c’è un rapporto di causa ed effetto tra gli attacchi degli altri e alcuni propri comportamenti e dichiarazioni molti/e dicono “se dici certe cose è normale che gli altri ti insultano e isolano” o “se compi certe azioni è normale che ti facciano del male”. Ad esempio “se ti vesti in modo succinto, ti fai fotografare nuda, potresti essere stuprata” e questo non è giustificare lo stupro, ma fare una constatazione di come le cose vanno o possono andare. E proseguire nel dire “dunque se non ti vesti succinta eviterai la possibilità di essere stuprata e se vuoi vestirti succinta accetta la possibilità di essere stuprata” e questa pure è una constatazione e non una giustificazione del fatto. Si dice anche “giocare con il fuoco” dove il fuoco sono gli altri e il gioco è il dire e fare ciò che gli altri non vogliono che si dica o faccia. Diverso è invece dire “se gli altri ti aggrediscono e non ti rispettano perché tu compi delle azioni di cui loro sono contrari” allora “te la sei cercata, e dunque non ti puoi lamentare, né puoi dire che è assurdo il comportamento dell’altro nei tuoi confronti” questa è una inversione surreale dei fatti e dei giudizi. Nessuno si cerca il male volontariamente, e chi lo subisce è fortemente contrariato. Un fidanzato non ha il diritto di aggredire un fotografo per il fatto che ha fotografato nuda la ragazza con la quale ha una relazione, ad esempio, anche se il verificarsi di questo evento è possibile.
Qualcuno ti può dire “se sai che le ragazze che vuoi fotografare nude si possono fidanzare e che i fidanzati possono farti violenza allora non fotografare nessuna ragazza nuda” secondo il principio “se hai un desiderio per cui le persone vogliono farti violenza elimina il desiderio per eliminare la violenza degli altri”. Nel caso non si faccia così amici e amiche che non hanno questo problema possono allontanarsi dandoti la colpa e pensando che sia un sintomo di stupidità.

Il concetto di “colpevolizzazione della vittima” è stato coniato da William Ryan con la pubblicazione, nel 1976, del suo libro intitolato appunto Blaming the victim. La pubblicazione è una critica al saggio di Daniel Patrick Moynihan The Negro Family: The Case for National Action del 1965, in cui l’autore descriveva le sue teorie sulla formazione dei ghetti e la povertà intergenerazionale. Ryan muove una critica a queste teorie in quanto le considera tentativi di attribuire la responsabilità della povertà al comportamento e ai modelli culturali dei poveri stessi. Il concetto è stato ripreso in ambito legale, in particolare in difesa delle vittime di stupro accusate a loro volta di aver causato o favorito il crimine subito.
La colpevolizzazione della vittima consiste nel ritenere la vittima di un crimine o di altre sventure parzialmente o interamente responsabile di ciò che le è accaduto e spesso nell’indurre la vittima stessa ad autocolpevolizzarsi. Un atteggiamento di “colpevolizzazione” è anche connesso con l’ipotesi che si deve conoscere e accettare una supposta “natura umana” (che sarebbe maligna in questa visione, o tendente all’abuso, alla sopraffazione), e -conseguentemente- adeguarcisi anche a scapito dei propri desideri, opinioni e della propria libertà.

 

DUNQUE, CHI SI FA FOTOGRAFARE NUDA CONDIVIDENDO LE PROPRIE FOTO SUL WEB? E PERCHé?
Nessuno che voglia scoprire i processi psicologici che portano una ragazza a farsi fotografare nuda e a permettere di condividere le proprie foto sul web troverà scritto nei manuali di fotografia di nudo quali difficoltà psicologiche una ragazza può avere nel farsi fotografare nuda, e che può capitare che, fotografando una ragazza che non si è mai fatta fotografare ma che vuole provare a farsi fotografare nuda, senta il bisogno di piangere davanti al fotografo a causa dei suoi blocchi emotivi nel mostrarsi nuda. O che, tolto il reggiseno, si blocchi nel togliersi le mutande perché improvvisamente le è venuta una paura tremenda che suo padre possa scoprire le foto, e che magari possa soffrirne, e che se malato posa ulteriormente aggravarsi e diventare una fonte di sensi di colpa. Quindi, un fotografo non saprà che accordato per un’ora, un luogo, il genere fotografico del nudo, non potrà realmente essere sicuro che il set avverrà, almeno non prima che la ragazza si sia veramente spogliata davanti all’obiettivo.

VIOLENZA, SANGUE VS SESSO E PORNOGRAFIA
Nei manuali non si troverà mai scritto che è ricorrente tra le fotomodelle con una estetica alternativa ai canoni il fatto che si taglino parti del corpo, e che in alcuni casi il loro interesse nel farsi fotografare nude deriva dal fatto che in questo modo sono visibili le cicatrici su braccia, gambe, pancia e così via.  Amano fotografarsi con le braccia aperte dai tagli, e non ci vedono niente di pericoloso, perverso, disgustoso ma lo vedono come un valore, e vedono invece come un disvalore mostrare la vulva, le labbra della vulva o peggio di tutto l’ano, e non li mostrerebbero mai.

Moltissime ragazze, tra cui fotomodelle, hanno un pensiero particoalre riguardo al sesso, la pornografia, la violenza e il sangue.

Esiste un gruppo ampio di fotomodelle con una estetica alternativa ai canoni il fatto che si taglino parti del corpo, e che in alcuni casi il loro interesse nel farsi fotografare nude derivi dal fatto che in questo modo sono visibili le cicatrici su braccia, gambe, pancia e così via.

Amano fotografarsi con le braccia aperte dai tagli, e non ci vedono niente di pericoloso, perverso, disgustoso ma lo vedono come un valore, e paradossalemente invece vedono come un disvalore mostrare la vulva, le labbra della vulva o peggio di tutto l’ano, e non li mostrerebbero mai.

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Allo stesso modo di chi si autolesiona esaltando il gesto attraverso la fotocamera ma disprezzando qualsiasi produzione che abbia a che fare col sesso, alcune ragazze che fanno foto e video fetish, e sadomaso, giudicano porcate, disgustose le foto di nudo integrale nelle quali si vedono le labbra della vulva e l’ano, ma non giudicano negativamente graffiare, sputare, picchiare, orinare addosso e in bocca a un uomo facendosi riprendere, lasciare lividi, frustare, legare, fare la lotta seminude, tentare di soffocare con un sacchetto, dominare, ma anzi lo interpretano come un donargli felicità, e affermano che farsi fotografare nude in quel modo non può donare felicità ma solo eccitazione.

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Lo stesso approccio è nei confronti del sangue, elemento ornamentale molto apprezzato da tantissime ragazze che disprezzano invece la pornografia. Baci insanguinati, bagni di sangue.

Le fotomodelle che fanno foto sadomaso hanno, paradossalmente paura della propria reputazione nel fare certe foto erotico o pornografiche, ignorando che il fetish è molto peggio giudicato del nudo integrale nelle società attuali.

Per quanto riguarda il voler preservare la propria reputazione evitando di fare foto di nudo in cui si vedano le labbra della vulva e l’ano, deve essere considerato che il livello di ostilità sociale e disprezzo aumenta all’aumentare non solo del grado di nudità del corpo in relazione all’avvicinarsi delle zone erogene, ma anche al grado di violenza esercitata sul corpo ripreso da fotocamere o video camere. Infatti, maggiore è questo grado di violenza, e più aspri saranno i gudizi delle persone nei confronti della sanità mentale e della moralità di certe ragazze che si occupano di certe pratiche. Prima di tutto perché sono pratiche ancora più rare dell’esposizione integrale del proprio corpo nudo, e inoltre sono pratiche pericolose, e che implicano un sovvertimento degli istinti di difesa umani. Pertanto una ragazza si dovrebbe preoccupare maggiormente degli effetti di produzioni fetish che degli effetti di produzioni erotiche esplicite. Pensare il contrario è pensare in modo non attinente alla realtà, e porsi una falsa soluzione al possibile rifiuto sociale.

Che la reputazione non sia automaticamente compromessa dall’esposizione di labbra della vulva e ano lo dimostrano le diverse fotomodelle che pur avendo mostrando labbra della vulva e ano ora hanno successo. C’è chi ha più di un milione e mezzo di fan (come Riae, GoGo), e viene stampata su copertine, e cartelloni pubblicitari. O chi fa moda. O chi è finita su Playboy diverse volte, o chi è molto conosciuta, amata e richiesta pur avendo mostrato vulva e ano e avendo fatto anche film pornografici. O stella di plastica che ha fatto foto insieme al cantante Mika pur avendo posato per foto in cui ano e vulva le si vedevano e aver fatto video fetish (facesitting).

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Molte, avendo appunto una bellezza alternativa non si sentono adeguate agli standard, e cercano nella fotografia alternativa un modo per rivalersi, e provare emozioni positive. Cosa che fanno anche attraverso la chirurgia estetica, soprattutto al naso o al seno, molto diffusa tra le fotomodelle alternative. Molte soffrono di disturbi alimentari, a causa del rifiuto del proprio aspetto, o disturbi sessuali, in quanto il loro corpo viene interpretato e usato da sé stesse come uno strumento estetico o di potere più che sessuale.
Alcune si possono far fotografare nude, con vulva e ano visibili, ma proverebbero disgusto e dispiacere a toccare un pene o una vulva, anche la loro stessa vulva che magari lavano senza guardarsela e facendo in fretta, oppure proverebbero dispiacere e disgusto nell’essere sbattute da dietro con troppa passione mentre tentano di accontentare l’amato, perché così facendo secondo loro la loro anima ne risentirebbe poiché trascurata a vantaggio del corpo, e delle sue parti più carnali.

Altre sono border line e vivono intense emozioni di frenesia, voglia di fare, rischiare, osare, fare più delle altre, per poi cadere nell’incapacità di fare anche le cose più semplici, come rispettare un appuntamento, svegliarsi a un’ora sana del giorno, rispondere a più messaggi, leggere conversazioni lunghe necessarie per chiarire tutti gli accordi, o dire la verità.

Spesso sono ragazze disordinate in moltissimi ambiti della vita, dagli appuntamenti presi, all’ordine in casa perché spesso hanno un approccio all’esistenza molto rassegnato: è inutile che faccio tutto per bene dato che la vita è una serie di problemi irrisolvibili, meglio che mi rilasso e fatico il meno possibile.

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Una ricca aneddotica storica riferisce la presenza in molti artisti di una vena di follia o di un vero e proprio disturbo mentale. Gli studi epidemiologici moderni mostrano invece un fenomeno leggermente diverso: nelle professioni creative c’è una prevalenza superiore alla norma di parenti di soggetti affetti da schizofrenia o disturbo bipolare. Vincent Van Gogh è il più celebre esempio di coesistenza di follia e creatività.
Per essere creativi, nel senso di fare qualcosa che altri non penserebbero di fare, occorre pensare in modo diverso dalla massa, andare anche contro i valori dominanti, e a volte questo è ciò che fanno i portatori di fattori genetici che predispongono alla schizofrenia.

Con l’alcol e la droga diminuiscono le seghe mentali, e si riesce quindi a ragionare in modo libero da imposizioni morali, ma si hanno molti effetti nocivi. E forse per questo molte delle ragazze che fanno foto esplicite ne fanno uso. Però si possono diminuire anche solo con la logica e la scienza, ovvero con una igiene mentale razionale.

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Come riportano i giornali, una fotomodella alternativa 22enne, praticante anche il nudo esplcito, la sera tra il 13 e il 14 aprile 2016, ha accusato una ragazza di averle lanciato il malocchio. Dopo le minacce e le botte al padre e al fidanzato di lei hanno obbligato la vittima (una 30enne di Cesena) a salire in macchina con gli aggressori. La destinazione un casolare abbandonato di campagna – in via Schiappona, a Cesena – dove la ragazza, insieme al fidanzato, ha sequestrato, picchiato, costretto a bere acqua bollente e ustionarle la bocca per purificarsi, minacciato di morte la ragazza accusata di avere lanciato un malocchio.

L’operazione è stata condotta e portata a termine dai carabinieri di Cesena che su ordine del piemme hanno arrestato tutti gli aggressori. In manette sono finiti K.T., 22enne residente a Bologna e presunta vittima della fattura, suo padre R.L.T., originario di Taranto, il fidanzato di lei, A.B., 42enne, e il fratello della ragazza, T.T., 24 anni.

Molte, in preda alle emozioni, alla mancanza di autocontrollo, e all’ignoranza compiono reati verbali infrangendo l’articolo 594 (ingiuria) e l’articolo 595 (diffamazione), ricattano i fotografi per avere ciò che vogliono da loro del tipo “se tu non mi invii le foto entro x giorni io ti diffamo su Facebook”, minacciano denunce “se carichi quelle foto che ora non voglio più che carichi ti denuncio”, lasciano giudizi positivi pubblici (anche in gruppi destinati ai feedback) per poi dire tutto il contrario in negativo privatamente al fine di assicurarsi che il fotografo non si irriti e non consegni le foto scattate, oppure creano litigi  tra persone diverse raccontando anche falsità per gelosia o invidia, inviano le foto di altre fotomodelle alle loro amiche fotomodelle dicendo “guarda che troia questa”, creano disagi alle altre competitrici magari entrando nella loro casella di posta e cambiando loro la password, raccontano ai fotografi  delle altre che “i loro piedi puzzano terribilmente quindi sta attento”, o che “non se la cagava nessuno perché è brutta e ha ripiegato iniziando a fotografare ma fa comunque foto di merda” per poi farsi fotografare da tali ragazze e farsi selfie sorridenti con loro, guadagnano soldi evadendo le tasse ma chiedendo un anticipo come misura di sicurezza, e con quei soldi a volte ci comprano sostanze psicoattive, cioè che agiscono sul sistema nervoso centrale, oltre che su altri sistemi e apparati (alcol, cocaina, MD, crack, eroina…) e così via. Quasi tutte le droghe diminuiscono nettamente la percezione critica di sé e della realtà nella quale ci si trova, ed espongono di conseguenza a dei rischi gravi, ma espongono anche gli altri a rischi gravi. Trattandosi di sostanze psicotrope, che agiscono quindi prevalentemente, anche se non esclusivamente, sul cervello, proprio su questo producono effetti.

Alcune fotomodelle affermano pubblicamente e senza vergogna di non conoscere la legge e non volerla conoscere, ma poi dicono di aver compiuto delle azioni  ( come cambiare il nome, ma non il cognome, di una persona di cui hanno pubblicato le conversazioni private) perché così legalmente sono tutelate da possibili denunce, senza però chiedersi come possano affidarsi alle proprie opinioni giuridiche dato che loro stesse affermano che non conoscono la legge e non la vogliono conoscere. Oltre all’ignoranza e al disinteresse, pur di non pagare una consulenza legale, o non comprare e leggere un libro di giurisprudenza inerenti ai propri problemi, chiederebbero opinioni sulla legge a sconosciuti, di cui non si vede neanche una foto reale.
La grande quantità di reati perpetuati attraverso il linguaggio (art. 594 ingiuria e art.595 diffamazione), prevalentemente nei social network, tra fotomodelle e fotomodelle, fotomodelle e fotografi, fotografi e fotografi, dipende, oltre da una inclinazione personale al disinteresse per certe questioni, in parte dalla cultura in cui si cresce e impara a vivere, nella quale nessuno si interessa di rispettare la legge, e non si interessa neanche di conoscerla, in alcuni casi perché si pensa che non si capirebbe niente pur tentando di leggere libri o semplicemente il codice penale o civile, o singole pagine web inerenti, in modo simile al rapporto di paura e incomprensione che moltissimi hanno nei confronti della matematica. In altri casi perché spesso si limitano a credere e ripetere quello che hanno sentito dire riguardo alle leggi.
Inoltre moltissimi di quelli che sono a conoscenza di tali reati puntano sul fatto che sono in pochi a denunciare, proprio perché si ha un rapporto di imbarazzo, confusione e paura nei confronti della legge, arrivando a pensare che per denunciare si debbano pagare grosse somme e solo chi ha soldi possa richiedere di farsi aiutare dallo Stato, e si preferisce lasciare che il reato rimanga impunito.

Una ragazza che accetta di farsi fotografare poi all’improvviso potrà annullare e dire che ha dovuto imbiancare casa, traslocare, è stata licenziata, si è licenziata, ha dovuto studiare tanto, ha un esame, è stata cacciata di casa, ha perso il telefono, si è svegliata tardi, ha il ciclo, si è fidanzata, l’ha lasciata il fidanzato, ha parlato  con un amico e ha cambiato idea, i parenti si sono arrabbiati, ha scoperto di essere incinta. E poi c’è chi non non si presenta all’appuntamento e non risponde mai più.

Quindi l’insieme delle ragazze che si fanno fotografare nude motivate dal guadagno economico si divide in due sottoinsiemi: Quello formato da ragazze sane di mente e affidabili, e quello formato da ragazze insane di mente e inaffidabili. Per questo motivo un fotografo fa molta fatica a trovare ragazze per fare foto di nudo, sia per piacere che per guadagno. Perché il numero di ragazze adatte a farle è ridotto da moltissimi fattori.
Ad esempio a un fotografo che ci vuole guadagnare servono ragazze che si farebbero fotografare nude a ogni grado di nudità condividendo le foto nel web, tra i 18 e i 35 anni, di aspetto estetico interessante, che siano anche sane, equilibrate, istruite e acculturate, affidabili, oneste, razionali, e che abbiano interesse a guadagnare soldi invece che a farlo solo a tempo  perso, non devono avere fidanzati gelosi, oppure devono saper come farli rimanere al loro posto, non devono vergognarsi di mostrarsi nude, non devono avere valori morali contrari alla sessualità o all’uso dell’immagine del corpo per guadagnare soldi, devono essere affettivamente indipendenti, indipendenti dalla stima sociale e sicure di sé e non farsi sottomettere da genitori, fratelli, zii, amici.

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Espresso in percentuali lo schema risulta essere il seguente.
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Rientra nella norma il fatto che alcune delle ragazze di quella piccola percentuale di ragazze che poserebbero per foto di nudo, lo farebbero per un tempo limitato nella loro vita, per poi smettere e continuare con le foto in cui sono vestite. Proprio perché la condivisione di foto del proprio corpo nudo ha conseguenze diverse rispetto alla condivisione di foto del proprio corpo vestito.
Ovviamente, quando una fotomodella di nudo smette qualche fotografo “piange” e qualche fotomodella è “felice” perché deve competere con una in meno, ed è quindi relativo se sia un bene o un male. Non solo numericamente in meno, ma anche qualitativamente, cominciando dalla bellezza estetica, che spesso è carente tra le fotomodelle.

Nella ricerca per “nudo erotico” su modelshoot vengono fuori profili di donne oltre i 30 anni, con una sola foto di viso in cui non si capisce com’è il loro corpo, o con foto ritoccate pesantemente e male, con ragazze brutte,e tra l’altro nel portale non si possono postare foto di quel genere, quindi neanche le puoi vedere se non metto un link esterno. Se ha un nome reale si può provare a cercarla su facebook e contattarla lì.

Di conseguenza, la dicotomia culturale, provocando l’effetto di una chiusura a certi generi da parte delle ragazze, fa si che ci sia poca offerta e molta domanda, questo causa a sua volta l’effetto che i fotografi essendo insoddisfatti sono spesso disposti a pagare cifre che per altri servizi non pagherebbero, e di conseguenza le fotomodelle che hanno tutte le caratteristiche adatte hanno la possibilità di guadagnare molto di più rispetto ai fotografi, o altre fotomodelle che non fanno certi generi, o rispetto a tanti altri lavori.

La sintesi finale è che ci sono ragazze che sono costrette a non fare foto di nudo per evitare conseguenze sociali e allo stesso tempo sono costrette a non far foto di moda perché non hanno i soldi per pagare book professionali che le possano pubblicizzarle agli occhi di stilisti, art director e fotografi, e dunque provano con i TF* ma che sono pochissimi nell’ambito vestito.
La massima aspirazione che un fotografo può aspettarsi dopo 9 anni di studio teorico ed esperienza pratica, soldi spesi in attrezzature, abiti, prove andate male, riparazioni, aggiornamenti è di fare una collaborazione gratuita con qualche fotomodella professionista, e nei generi che decide lei, che spesso non coincidono con quelle che vorrebbe il fotografo.

GLI EFFETTI DEI SELFIE PROVOCANTI: il desiderio di svestire
Gli infiniti selfie postati ogni giorno di scollature vertiginose di ragazze che non la daranno mai a quelli che le guardano sono molto più erotiche di quelle poche foto di nudo che si possono vedere su facebook  perché appunto provocano molta frustrazione. Per questo c’è chi non ama l’erotismo, e la sua versione artistica “l’erotico”, e non usa il suo tempo e le sue energie a tentare di vincere giochi di potere seduttivo.

Nelle società civilizzate si è fatto di tutto per aumentare la nudità abolendola. In altre parole ci si è accorti che l’abbigliamento enfatizza il corpo nudo, più della nudità stessa. Nelle società in cui le donne vanno in giro a seno nudo, il seno non risulta affatto attraente agli occhi del maschio. Contrariamente nel nostro mondo i seni, essendo normalmente coperti (anzi “bardati”), ispirano profuse fantasie ed attrazione sessuale.
Havelock Ellis riporta un episodio tratto dall’autobiografia di Casanova: costui recatosi in un bagno pubblico rimase “freddo” nei confronti di una inserviente completamente nuda che lo aiutava nelle abluzioni. Il celebre seduttore si spiegò il fatto con l’associazione tra nudità e comportamento non sessuale (svolgeva infatti le sue mansioni lavorative) di quella donna. Il sessuologo con adeguata esperienza clinica conosce bene quanto sia diffuso il feticismo relativo ai capi di vestiario, e ciò proporzionalmente al grado di “pudicizia” sociale che ha caratterizzato questi ultimi decenni.

L’atto della svestizione (o l’immaginare la possibilità di svestire) è più vicino alla sessualità che non l’essere nudi. Altrimenti non esisterebbe il fascino del vedo-non-vedo, l’emozione del disvelamento, il desiderio suscitato da un forse che sta per trasformarsi in un sì.

Si immagini un ragazzo che si eccita tantissimo all’idea di vedere una certa ragazza nuda. Questa ragazza si posiziona davanti a lui e si spoglia nuda rimanendo lì a mostrarsi. La sua emotività raggiunge l’apice, e si soddisfa.
Ora, si immagini che la ragazza rimanga lì nuda e ferma non 5 minuti, o 10, ma 5 ore o 10 ore. A un certo punto il ragazzo sarà stufo, non avrà nessuna eccitazione, vorrà smettere di guardarla e fare altro. Questo può dimostrare che il mostrare piccole parti del corpo, come la scollatura del seno, è molto più provocante del mostrarsi nudi, e che mostrarsi nudi e guardare persone nude può far diventare “normale” il corpo nudo e la sua visione. Paradossalmente, le ragazze che affermando di non volersi far vedere nude perché non vogliono emozionare troppo i loro osservatori, ma che postano le foto di sé in cui si vedono grandi scollature, sono a volte più provocanti di quanto imputano alle altre che si mostrano nude.
I pensieri libidinosi sono spesso direttamente proporzionali alle difficoltà che s’incontrano nel convincere l’altro sesso. All’ansia di vedere, al senso di impotenza, di desiderio senza soddisfazione immediata, alla frustrazione e senza certezza sulla sua soddisfazione.
Tanté che più tempo si passa senza riuscirci più se ne ha voglia, più volte lo si fa nell’arco di una settimana meno si ha voglia.
L’erotismo, in altre parole, sarebbe una molla che scatta solo se qualcuno, in precedenza, ha provveduto a comprimerla.

La famosa massima “non mi indurre in tentazione, ma liberami dal male” probabilmente è stata inventata per gli stupratori dagli stupratori, dato che molti valorizzano “l’esistenza di regole per la gente comune per non esser indotti in tentazione” e ne parlano anche per lo stare davanti a una ragazza nuda, non credendo sia possibile non toccarla senza il suo consenso. Comunque sì, fa bene a evitare a far foto di nudo chi pensa che sia una tentazione di fronte alla quale non si è capaci di non violentare (come stare lontani dai bambini per lo stesso motivo, infatti fanno bene a recitare certe preghiere i preti).

Per tutti gli altri esiste il “te lo posso toccare il culo?” o “te le posso toccare le tette?” e così via adeguandosi alla volontà dell’altra, per quanto spiacevole sia.

E la fotografia di nudo può essere utile come modo per scoprire che si può stare davanti a una ragazza nuda attraente senza procedere alla ricerca della soddisfazione, e senza soffrirne, a chi non pensava fosse possibile. E questa scoperta può rappresentare un potere, soprattutto di fronte allo strapotere della fica nella società.

Ovviamente chi pensa che l’autocontrollo è imperfetto non dovrebbe neanche avere una patente, perché davanti al rosso magari gli parte l’acceleratore.

Un altro conto è dire che se magari girandosi di scatto, la forza centrifuga fa spostare la mano verso una tetta per sbaglio. Ovviamente, la verità la sa solo il proprietario della mano. Ma gli incidenti possono accadere, non le perdite di autocontrollo.

Dati i molti giudizi che nella vita si sente dare sull’estetica, si cresce con la paura di essere giudicati inadeguati e con il bisogno di nascondere le inadeguatezze coprendole con i vestiti. Per questo uno dei problemi principali nello spogliarsi nudi davanti a qualcuno è questo.
Una persona che deve spogliarsi davanti a qualcun’altra “ora mi guarderà e penserà che sono brutto/a. che ce l’ho troppo piccolo, o che ho le labbra della vulva troppo sporgenti, o che ce l’ho storto o che è circonciso e così non è bello, o che ho troppi peli, o che ho il culo piatto…….” tutto in 2 secondi.
Poi c’è anche il fatto che è una cosa strana in un mondo di gente vestita, e che sin da piccoli impariamo che non dobbiamo farci vedere nudi.
L’istinto sarà quello di coprirsi con le mani, o con degli oggetti a portata di mano, di ritirare indietro il sedere in modo da nascondere di più i genitali, e così via.

Inoltre, tatuaggi e piercing sono molto più accettati di foto di nudo o sensuali o erotiche. Una ragazza pur sa che anche se gli altri non pagano direttamente i suoi affitti e le sue bollette, possono influire in un futuro lavorativo. Se le puoi ritrovare come colleghi/colleghe, oppure potrebbero addirittura essere i suoi datori/datrici di lavoro. Quello che le ragazze in genere temono non è semplicemente che gli altri sappiano, ma che in base a questo loro sapere prendendo delle decisioni che possono influire, andare a parlare con il capo cercando di screditare, oppure se è il capo stesso a sapere non assumere per quelo motivo.

“Una donna è in una stanza, vestita. Occupa oggettivamente uno spazio limitato. Nuda è un mondo”. Se per “mondo” si intende un insieme davvero vasto di significati che vengono in mente a chi osserva. Soprattutto in una cultura in cui la nudità è regolata in centinaia di modi e dunque è investita di centinaia di significati e concetti.

LA FOTOGRAFIA COME SEX TOY O PRELIMINARE SESSUALE
Sin da quando nel 1816  Joseph Nicéphore Niépce ottenne la sua prima immagine fotografica (che ritraeva un angolo della sua stanza di lavoro) utilizzando un foglio di carta sensibilizzato, forse, con cloruro d’argento, scoprendo così come si ottengono le fotografia, gli umani hanno iniziato ad avere la possibilità di fare centinaia di cose diverse con quella tecnologia.
Per prima cosa una fotografia può registrare il momento presente che diventa subito passato, averne traccia, una presenza sottoforma di immagine di un’assenza sottoforma di materia, un supporto alla memoria. Perciò si possono fare le foto per soddisfare la necessità di avere una traccia del mondo e del passato, per la carta d’identità, o per i fatti di cronaca, o per la polizia e i processi penali, o per la scienza, o per ricordare la famiglia, le persone che si amano.
Ma anche per far provare piacere agli altri, rendendo estetiche le cose fotografate, o per inviare messaggi concettuali.
Tra le tante funzioni, la fotografia, può fornire un supporto utile alla sessualità umana, perché sostituisce il corpo reale fonte di eccitazione sessuale.

SESSO TRA FOTOGRAFI/E E FOTOMODELLE E SOGGETTI
Spesso prima di scegliere se fare o non fare sesso con qualcuno ci si fanno problemi di natura etica ma anche relativi alla propria difesa. Ovvero si cerca di capire se il tentare di far sesso o il far sesso può fare del male all’altro, o e può fare del male a noi stessi. E infatti in certi casi, quando il rapporto sessuale avviene tra due persone che hanno un certo tipo di rapporto, Fotografo e soggetto o fotomodella ad esempio, diventa un problema su cui molti discutono in termini etici.

Oltre a incontrare persone del sesso verso cui si è attratti per strada, nei bar, nelle biblioteche, nei pub, nelle discoteche, li si può incontrare anche in altri ambiti. Chi svolgendo certe attività, per passione o soldi, viene in contatto con persone del sesso verso cui si è attratti può sentire voglia di far sesso con quella persona. Come in tutti i casi in cui qualcuno ha voglia di far sesso con qualcun’altro, l’altro può avere lo stesso desiderio oppure no. Dunque nel caso favorevole può capitare che due facciano sesso.

Nel disegnare, dipingere, scolpire fotografare, è possibile interagire con persone perché si riproduce il loro apparire, mentre nel fare body painting e tatuare, è necessario interagire con qualcuno, perché si dipinge e tatua la pelle dell’altro. Le persone con le quali si interagisce sono quindi i soggetti attraverso i quali o sui quali si compie l’azione. Si differenziano da tanti altri lavori a domicilio (come gli elettricisti che installano condizionatori d’aria, idraulici).

Succede che fotografi e fotomodelle facciano sesso tra loro, così come fotografi e fotomodelle hanno relazioni sentimentali alla luce del sole, scrivendolo e mostrandolo anche su Facebook, si lasciano e si fidanzano con altre persone che hanno fatto loro foto, e si sposano anche. Tra l’altro, in fotografia, c’è la possibilità di massimizzare l’eccitazione sessuale utilizzando luci particolari, anche colorate, sfondi particolari, e abbigliamento particolare, a differenza di un rapporto sessuale comune, dove le luci sono quelle che capitano e anche lo sfondo e l’abbigliamento. Come’è bello vedere un corpo nudo modellato coscientemente dalle luci impostate dal fotografo in una foto è bello vederlo anche dal vivo.

Da questo fatto nascono molte reazioni emotive e ideologiche.

Il senso di stupore e anormalità e anche il bisogno di giudicare eticamente attorno alle pratiche sessuali in generale, e in particolare attorno a quelle che si discostano dalla norma (norma che consiste nel farsi presentare ragazza/o dagli amici e fidanzarsi/sposarsi in modo monogamico eterosessuale) trova una sua dimostrazione nel fatto che non si capisce perché quando un fotografo fa foto a vini, birre, oli, divani la gente non chiede “ma te li bevi tutti? ti sdrai su tutti?” invece quando fotografa ragazze chiede “ma te le scopi tutte?”, come se la riposta alle prime domande non fosse interessante (che mi frega se te li bevi tutti) e quella sul sesso invece sì (mi frega se te le scopi tutte).

Ci sono almeno due gruppi di persone che si contrappongono per idee comportamentali riguardo alle pratiche sessuali tra persone che hanno un certo ruolo:
1. Secondo un gruppo di persone chi svolge certe attività può tranquillamente fare sesso con i soggetti attraverso i quali o sui quali si fanno queste attività.
2. Secondo un altro gruppo in ambito sessuale nei confronti di queste persone ci devono essere divieti che non ci sono con altre persone estranee a certe attività.

Questo secondo gruppo si divide in due sottogruppi:
A. è obbligatorio non provarci ma si può accettare se è l’altro a fare la proposta,
B. è obbligatorio sia non provarci sia accettare proposte sessuali.

Le motivazioni sono diverse:
La proposta può essere indesiderata dunque si deve evitare di dare fastidio.
La proposta, anche se desiderata, non deve essere fatta in nome del concetto “professionalità” e non deve essere accettata in nome del “rispetto della professionalità”.

Chi ci prova viene ritenuto uno “sfigato” e “non professionale” dal gruppo di persone che ritiene sbagliato farlo. Il ragionamento che fanno è “Se non sai rifiutare determinate proposte dalle ragazze, vuol dire che fai foto non per passione, ma per far sesso”.

Ricevere proposte sessuali e accettarle è diverso dal fare proposte sessuali, perché quando si fa una proposta sessuale non si può sapere se l’altra persona è interessata o no o giudicherà eticamente il comportamento sbagliato o no, invece chi riceve una proposta sessuale sa con certezza che l’altro vuole fare sesso e non è responsabile di quella proposta e dunque non può essere accusato di aver fatto una proposta indesiderata.

La situazione presentata da chi è contro certe pratiche è quella in cui il/la lavoratore/trice e il/la cliente vogliono fare sesso tra di loro, e nessun altro presente si oppone, ma loro devono volontariamente obbligarsi a non farlo. Anche a distanza di tempo devono continuare a non farlo. Cioè, un tatuatore, un fotografo, un pittore ha fatto un tatuaggio, una serie di foto, un dipinto 10 anni prima, ma ora che ma non può fare sesso con quella persona perché è stata una sua cliente.

Molte fotomodelle, anche perché la fotografia di corpi nudi può avere il potere di eccitare sessualmente e può quindi essere un modo per suscitare e far incontrare i desideri sessuali reciproci, in condizioni ambientali favorevoli per rapporti sessuali (ad esempio in studio si può essere solo in due, in un luogo privato, dunque in cui non si può essere accusati di atti osceni in luogo pubblico) si fidanzano pure dopo aver fatto sesso con i fotografi. Sempre per lo stesso motivo le fotomodelle che fanno foto di nudo possono fare anche pornografia, o le escort.

Nell’espressione “secondo fine” non si capisce se si intende che la persona a cui si attribuisce questo secondo fine abbia più di uno scopo, oppure se faccia finta di avere uno scopo mentre non lo ha, ma ne ne ha un altro, e sono situazioni diverse, nella prima si hanno semplicemente più interessi, e nella seconda si inganna. Chi la usa in modo dispregiativo non fa capire chiaramente se non vuole che la ingannino o non vuole che non provino a vedere se vuole fare sesso.

Ovvero, tutto il contrario di quello che moltissime fotomodelle e fotografi che si credono falsamente migliori, vorrebbero leggere, e vorrebbero che la gente pensasse.
Nelle ragazze che ricevono richieste di farsi fotografare nude da uomini spesso sorge la paura, della violenza e dello stupro, alimentata dai media, e dalle false notizie. Figurarsi se un uomo esprima un biologico desiderio di fare sesso dopo aver fatto un set come concordato. La paura crea pregiudizi, principii, regole, demonizzazioni e condiziona la vita. E spesso non salva dalle reali violenze e stupri. Si può infatti aver paura di qualcosa che non accadrà mai e non aver paura di qualcosa che accadrà. Aver paura di essere stuprate o violentate da un fotografo che non lo farà e non aver paura di salire su una moto senza casco che poi si schianterà contro un’auto, morendo così giovane ma sicura che per lo meno quel fotografo non l’ha violentata o stuprata.
Non solo è un problema il far sesso tra fotografi e fotomodelle senza ricevere il disprezzo sociale, ma volte c’e una disparità di trattamento tra uomo e donna, sbilanciata a svantaggio degli uomini, che si può notare nel fatto che le fotomodelle che toccano i corpi delle altre fotomodelle, le baciano sulle labbra, sul seno, sulla pancia, sulla vulva nei set a due, magari bisessuali, od omosessuali, e provandone immenso piacere, ma non vengono chiamate in modo dispregiativo “fottomodelle”, neanche quando chiedono al fotografo di fotografarle “insieme a delle belle fighe”.
Un fotografo può avere molti obbiettivi per fotografare. Parlando invece di obiettivi, uno di questi può essere quello di trombare. E non c’è niente di male. Come non c’è niente di male che una fotomodella possa desiderare farsi fotografare nuda insieme ad altre fotomodelle, toccarle e baciarle.

Nel comportamento sessuale umano, sono definiti preliminari sessuali tutte le forme di intimità fisica che, all’inizio di un incontro sessuale, servono a suscitare l’eccitamento sessuale propedeutico alla penetrazione o ad altre pratiche finalizzate a raggiungere l’orgasmo. Infatti, affinché ci sia un rapporto sessuale, deve verificarsi un´erezione; per favorire il rapporto sessuale, la vagina deve lubrificarsi.

Così come fare lo spogliarello può essere un preliminare utile accettare per fare sesso, anche fare foto di nudo e farsele fare può essere un preliminare. Le foto possono essere sia amatoriali che professionali.
Infatti, via più vantaggiosa in questo ambiente è non avere pensieri troppo disallineati con gli altri, o si rischia l’isolamento e la diffamazione, con conseguente perdita di opportunità economiche ed esperienziali. Oppure averne, ma non dirli. La scelta più vantaggiosa è non andare a sventolare ai quattro venti che si pensa sia una stronzata quest’affermazione, e che ognuno può scopare con chi vuole se si è tutti consenzienti.
Se in media l’idea più gettonata è “fotografo e fotomodella non devono fare sesso, perché sarebbe una grave infrazione di professionalità” la fotomodella che rende disponibile il suo corpo per produrre supporti visivi (foto e video) utili alla masturbazione sarà comunque in una scala logica vicina all’atto di far sesso con il fotografo, perché anche lui si può eccitare e masturbare con quelle foto.

SESSO CON SOGGETTO DI ATTIVITà PER PASSIONE
Un esempio di rapporto sessuale che avviene tra persone che collaborano a una produzione artistica può essere preso dal cinema.
Nel film Titanic una squadra di cacciatori di tesori recupera una cassaforte nella quale trova un ritratto di una ragazza nuda con indosso una collana.

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In seguito nel film si vede il protagonista maschio interpretato da Leonardo Di Caprio che disegna nuda la coprotagnista femmina Kate Winslet, e poi in un momento successivo ci fa sesso, avendo prima scherzato a vicenda ed essendosi quindi corteggiati. L’atto di disegnare di Di Caprio è chiaramente a fine ludico, non ha chiesto la fattura alla Winslet, né aveva partita iva, perché non si trattava di un attività fatta in cambio di soldi e quindi con la possibilità venga fatta anche senza provare molto piacere o provarne alcuno come in una tipica professione.

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Titanic è ambientato nel 1912, mentre oggi seppure il disegno dal vero di un soggetto venga comunque praticato in una quantità decisamente inferiore è stato totalmente sostituto dal realismo e dalla facilità di produzione della fotocamera. La scena di Titanic oggi è l’equivalente del fotografo che fotografa una ragazza nuda per passione senza scopo di lucro (soprattutto in un mercato in cui le ragazze non pagano, e le pubblicità in cui ci sono corpi nudi sono vietate ovunque, ed è quindi poco probabile guadagnarci), e mentre la osserva per fotografarla si accorge delle proprie reazioni emotive, cioè di esserne attratto sessualmente e di volerci fare sesso.

Dalla volontà di far sesso sceglie di passare alla pratica. Poi sorridendo, le comunica col linguaggio verbale nel modo abituale in cui le persone provano a far sesso tra di loro incontrandosi al bar, pub, cioè evitando di essere diretto (vorrei fare sesso), ma passa a parlare del suo corpo in modo impersonale che è molto bella, sensuale, attraente, e in una serie di test per vedere le sue reazioni in modo graduale alla fine il suo linguaggio verbale indiretto e non verbale le comunica di volersela scopare, e lei provando lo stesso desiderio ci scopa.

Di Titanic miliardi di persone hanno pensato che quell’arco temporale dipingere-scopare fosse bello, e che quella scena fosse bella, piacevole, divina, romantica, fantastica, da imitare, da sognare, di fotografi (senza scopo di lucro) che fanno sesso con fotomodelle la gente dice altro: morti di figa, sfigati, impostori, finti fotografi.

Se la parola “professionale” ha un significato ce lo ha sicuramente se riguarda la professione e non altro. Dunque si può dire che qualcuno è professionale o non è professionale solo se ci guadagna soldi, ovvero lo fa per professione. Ma non tutte le attività sono a scopo di lucro. Ad esempio far foto non è automaticamente far foto guadagnando. Si può tatuare gratuitamente una ragazza così come la si può fotografare gratuitamente, per piacere, per pubblicità, per guadagno diretto, quindi lo si può chiamare lavoro in senso di fatica, o al massimo pubblicità, ma non in senso di professione.

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Man Ray e la sua foto del 1924 Le Violon d’Ingres sono apprezzati nel mondo della fotografia. Ma la modella nuda di schiena che fece scandalo nella sua rappresentazione del violoncello, Alice Prin, meglio nota come Kiki, fu l’amante del fotografo per sei anni, dal giorno in cui, nel 1921, lui la vide in un caffé.

Kiki era seduta a un tavolino con un’amica: era senza cappello e il cameriere non la voleva servire. Stizzita esclamò: “Non ci vuole servire perché pensa che siamo due puttane?”. Poi si sfilò le scarpe e appoggiò un piede sul tavolo, l’altro su una sedia. In quell’istante Ray decise che sarebbe stata la sua musa.

SESSO CON SOGGETTO DI ATTIVITà PER SCOPO DI LUCRO
Una cosa che rientra nella norma biologica umana e che non crea danno a nessuno, e non si infrange nessuna legge, perché certi rapporti, quello tra fotomodella e fotografo, non sono limitati sessualmente dalla legge. Altri rapporti sessuali sono regolamentati dalla legge, perché nel loro avvenire darebbero un ingiusto vantaggio a uno dei due. Ad esempio i rapporti in cui è necessaria mantenere neutralità rispetto all’altro e non ci si può affezionare, perché in questo modo si falserebbe il giudizio sull’altro come potrebbe accadere tra un giudice e un imputato, che potrebbe essere assolto, o vedersi la pena ridotta, o tra un professore uno studente, il quale potrebbe ricevere voti più alti o non ricevere note di demerito.

Rispetto al provarci con qualcuno che non sta lavorando quando ci si prova, un professionista non deve perdere tempo, a fare bozze per tatuaggi, oppure bozze per idee di foto, accordarsi per cercare una make up artist, e poi non fare niente perché l’ipotetico cliente poi non ha interesse al servizio ma solo al sesso, perché quel tempo il lavortore potrebbe usarlo per guadagnare soldi con chi è realmente interessato al servizio. Ma se il lavoro va correttamente non ci sono perdite, non ci sono danni. Quindi il lavoratore che riceve la proposta sessuale o dice si, perché gli va, o dice no, perché non gli va.

Quando si commissiona un disegno a un tatuatore lo si pone nella situazione di fare ricerca e creare appositamente un tatuaggio personalizzato. Questo significa lavorare, ergo spendere ore di lavoro sulla fiducia e sulla parola del cliente che ha richiesto il disegno, il quale si dovrebbe poi presentare per farlo. Quando ciò non accade è stato sosttratto del tempo a una persona che lavora su fiducia. E’ come ordinare un caffè al bar e andarsene prima che sia servito senza pagare, è come ordinare appositamente un’apparecchio di qualsiasi tipo su misura senza andare a ritirarlo, come portare un capo dalla sarta e non ritirarlo mai.

Se il cliente ci prova prima di fare il lavoro, potrebbe mettere soggezione, infatti si può aspettare finito il lavoro.

SCEGLIERE IN BASE ALLA CONVENIENZA SE FARE SESSO CON I SOGGETTI
Dal punto di vista della convenienza, cioè il fare solo ciò per cui gli altri non provano interesse a farci del male, provare a far sesso con una cliente (chiedendoglielo direttamente o suscitandole piacere) è un rischio per i propri guadagni, a meno che per qualche motivo non si sappia che anche lei sia interessata a far sesso. Perché la maggior parte delle persone crede che voler fare sesso con i clienti, in momenti diversi dall’erogazione del servizio, sia eticamente sbagliato. E le persone reagiscono facendo giustizia, sia rispondendo con aggressività, ma anche tramite il raccontare il fatto agli altri e l’esprimere il proprio giudizio morale in proposito. Ma non bisogna confondere l’etica con la convenienza. Si può non fare qualcosa che si crede che non faccia danno a nessuno solo per evitare che gli altri lo facciano a noi. Se uno vuole stare sicuro di non ricevere insulti, compromettere future collaborazioni, ricevere diffamazioni si dovrà accontentare del fare foto invece che anche sesso.
Da questo punto di vista chi non fa foto ha molte più probabilità di far sesso con i soggetti che fotograferebbe in base alla bellezza se facesse foto. Al contrario di quanto pensano molte persone che il far foto ed essere a contatto con molte ragazze aumenti le probabilità di far sesso in realtà le diminuisce a causa del pensiero comune riguardo a questa pratica con chi un certo ruolo.

Produrre fotografie e video di sé stessi nudi, o degli altri nudi, o di sé e degli altri nudi mentre si fa sesso, è una pratica che può essere utilizzata per intensificare il piacere sia prima di iniziare il sesso, come preliminare, fotografando l’altro nudo, sia durante il sesso, facendole contemporaneamente al sesso, che dopo il sesso, grazie al prodotto finito e visualizzato su un display, monitor o su carta stampata, durante la masturbazione. Dunque, la fotocamera e la fotografia possono essere utilizzate come giocattoli sessuali indiretti, che non agiscono sui genitali, ma sul cervello attraverso l’organo della vista, in contemporanea alle mani che agiscono sui genitali, oppure al sesso, oltre che come strumenti di documentazione della realtà, o di rappresentazione artistica.
Una delle funzioni della fotocamera è quindi quella di giocattolo sessuale. L’espressione gioccattolo sessuale è in genere utilizzata per ogetti che agiscono direttamente sui genitali e non sulla vista.
In lingua inglese sex toy o adult toy o marital aid nella sua accezione più ampia è un oggetto destinato all’uso durante le pratiche sessuali per intensificare il piacere erotico e favorire una sessualità più aperta e giocosa. Sono comunemente considerati sex toys: i vibratori, i dildo, gli anal toys, le geisha balls, i cockrings, i masturbatori maschili e i massaggiatori prostatici. Al contrario della fotocamera i sex toys sono unicamente destinati alle pratiche sessuali, hanno quindi un’unica funzione, al contrario della fotocamera che ne ha molte.

e24977Avere il corpo nudo è uno stato che frequentemente si ha durante i rapporti sessuali a causa del suo potere di eccitare, dunque l’insieme delle fotografie del corpo nudo include anche la fotografia di atti sessuali, comunemente chiamata pornografia.
Proprio perché la fotografia e il video possono essere utilizzati a fini sessuali, cioè fotografando atti sessuali, in modo che grazie al tipo di pose, illuminazione, e altro, vengano esaltate le loro proprietà biologiche di stimolare l’eccitazione sessuale, il LaunchPad per Fleshlight è stato pensato per tutti i possessori di tablet iPad, dalla versione 2 sino alla più recente. L’idea è di usarla per masturbarsi a due mani mentre sul tablet si guardano video porno in POV, cioè inquadrati dal punto di vista del partner maschile.  La sincronia tra l’orifizio del  Fleshlight e il film pornografico che si guarda crea l’illusione perfetta di una vera e propria penetrazione. Grazie alla videocamera integrata nel proprio iPad, si può fare anche sesso con la propria partner in videoconferenza, oppure abbandonarsi al piacere durante una sessione di chat on-line.
Proprio per il potere di eccitare sessualmente, e sostituire l’assenza del corpo reale, esistono feticisti che eiaculano sulle foto di nudo, soprattutto di donne famose.
Scrivendo sotto le foto frasi del tipo “Grandissima sborrata sulle tettone di questa meravigliosa ragazza, inondata di tanti caldi spruzzi di sborra calda”. E per questo vengono create pagine dal nome fotosborrate.tumblr.com/

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Uno degli oggetti che viene utilizzato per produrre emozioni sessuali attraverso il senso della vista, come attraverso il senso della vista agiscono le fotografie di nudo, è l’intimo, la lingerie, i completini definiti appunto “sexy” per il loro potere di emozionare sessualmente. Che però, al contrario delle foto non sostituiscono i corpi reali, ma li esaltano presenti davanti all’osservatore.

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Quando Niépce cominciò a studiare la sensibilità alla luce del cloruro d’argento e nel 1816 ottenne la sua prima immagine fotografica non lo stava facendo per permettere al mondo di fotografare con uno scopo preciso oggetti o soggetti precisi. La fotocamera non è stata creata con uno scopo preciso se non di riprendere la realtà, quindi qualsiasi cosa, compreso un corpo nudo.
Tuttavia, la fotografia viene pensata come utile a fotografare paesaggi, ricordi, invece che per eccitare sessualmente qualcuno o eccitarsi sessualmente. Facendo finta che la fotocamera abbia uno scopo preciso che escluda l’eccitazione sessuale, si può comunque dire che la pratica di utilizzare strumenti per scopi diversi da quelli per cui sono stati creati è diffusa, anche nel sesso.
Molte ragazze utilizzano strumenti diversi dai sex toys  non destinati all’uso durante le pratiche sessuali, come il manico delle spazzole, o i pennoni multicolor, i pennarelli, o il mortaio (utensile utilizzato per pestare, ridurre in polvere e mescolare sostanze solide), con i quali può anche provare i primi orgasmi, arrivando anche a rompere l’imene.
Lista alla quale si possono aggiungere le fotocamere e le videocamere, con le quali produrre fotografie, e audiovideo.

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La casa è da sempre un’ambiente ideale per la masturbazione, perché ci sono tanti oggetti di tutti i giorni da poter utilizzare dato che è sufficiente abbiano una forma idonea.

Le mollette per i panni, possono essere usate oltre per il bucato da stendere, per la stimolazione dei capezzoli, parte estremamente erogena e altrettanto sensibile.

Sul reparto ortofrutta come zucchine, cetrioli e banane c’è poco da spiegare, parlano da soli. In più hanno una tale varietà di forme e dimensioni che ogni donna può trovare quello più idoneo alle sue esigenze, utilizzandoli con il preservativo, per conservare l’igiene.

Molte donne apprezzano usi alternativi degli spazzolini elettrici a causa della loro vibrazione.

Un’altra similitudine nel fatto che si provino emozioni e sensazioni sessuali senza avere un contatto fisico con l’altro corpo, è la vendita delle mutande usate, le quali sono state create per coprire i genitali, ma possono essere usate altrimenti.

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Tuttavia, moltissime fotomodelle e fotografi si rifiutano di accettarlo e fanno guerre contro chi osa dirlo e viverla così. Quando potrebbero tranquillamente accettarlo e viverla nel modo che più apprezzano.

Bisogna ricordare che non tutte le fotografie di atti sessuali hanno il fine di eccitare sessualmente e stimolare e aiutare la masturbazione, e quindi non possono essere categorizzate nella pornografia. Ad esempio alcune sono a fine scientifico. Anche l’atto masturbatorio può essere fotografato per illustrare le possibilità terapeutiche di condizioni clincie come la lesione del midollo spinale e della cauda, la sclerosi multipla, il morbo di parkins, le problematiche post-chirurgiche, l’utilizzo di alcuni farmaci, le neuropatie autonomiche, le infezioni virali con secondario danno neurologico, e quindi cosa si fa sui pazienti con disfunzioni dell’eiaculazione, ad esempio l’azione contemporanea di due vibratori per portare all’eiaculazione.

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Ad esempio, il ginecolo e sessulogo Statunitense William Masters, che documentò insieme a Virginia Eshelman Johnson ne L’atto sessuale nell’uomo e nella donna (1966) uno studio approfondito sulla fisiologia sessuale umana, preparò una presentazione per mostrarla durante degli incontri all’università. Si trattava di un filmato in cui veniva mostrata l’erezione di un capezzolo durante l’orgasmo e l’ingrossamento dei vasi sanguigni del collo e del petto. Senza l’invenzione della fotografia certi eventi sarebbero poteva soltanto venir descritti col linguaggio o col disegno.

L’evoluzione tecnologica ha fatto in modo che la soddisfazione di certi desideri, già esistenti, potesse essere presa in considerazione, poiché il loro costo economico ed energetico è drasticamente diminuito, e di conseguenza ne è aumentato l’uso meno necessario. Come è successo con l’uso degli smartphone per fare selfie invece che per telefonare e inviare messaggi, compresi quelli di nudo, e condividerli sul web, cosa che prima, con le fotocamere esterne al cellulare non avveniva.

Perciò molti possono spendere soldi per far foto senza una utilità commerciale, sociale, tecnica, o artistica, ma per il gusto di fotografare corpi nudi, così come molti spendono in discoteca, cinema, vacanze al mare, aperitivi, cene fuori con ragazze, alberghi, spendono anche in foto di ragazze nude.

Non è infatti solo il grado di nudità a influire nel giudizio sociale e nella conseguente paura di collaborare nella produzione di foto o video di nudo a condizionare chi deve decidere se posare per foto e video oppure no, ma anche la qualità estetica dei prodotti creati. Più la cura tecnico-estica dei prodotti visivi aumenta più l’atto e il prodotto si allontanano dal concetto di libidine (dune troia e porco). Scattare una foto con l’unico scopo di registrare ciò che c’è davanti, come fa un fotogiornalista, è diverso da scattarla controllando ogni componente della foto, pur essendoci genitali visibili, o rapporti sessuali visibili.

Chiedere a una ragazza di permette di fare foto con l’unico scopo di registrare l’immagine del proprio corpo nudo in modo da poterla rivedere e potersi masturbare è un atto scioccante per moltissime persone. Ma in realtà è un atto che viene definito normale se lo si fa nei confronti della propria fidanzata e anormale se lo fa con qualche sconosciuta, e riflette un diffuso sentimento di disprezzo nei confronti dei rapporti occasionali.

LEGGE E DISCRIMINAZIONE NEL NUDO E NELLA PORNOGRAFIA
Così come gli omosessuali possono essere discriminati sul lavoro lo possono essere anche le persone che producono fotografia e video di nudo, erotico esplicito e pornografico.

Ma una sentenza accaduta per il tema omosessualità può per analogia far pensare che si possa gestire la discriminazione sul lavoro allo stesso modo.

Nel 2016 una scuola cattolica non può discriminare per orientamento sessuale. A stabilirlo è stato il Tribunale di Rovereto che ha condannato l’Istituto paritario Sacro Cuore di Trento per “discriminazione nei confronti di un’insegnante”. Alla donna era stato chiesto di smentire delle voci per le quali avrebbe intrattenuto una convivenza sentimentale con un’altra donna. La sentenza è storica perchè sarebbe “il primo caso di condanna mai pronunciata per discriminazione sessuale e la seconda per discriminazione collettiva”.
Cosa era accaduto nei dettagli? Al rifiuto della prof di accettare ingerenze nella propria vita privata da parte del datore di lavoro, il dirigente dell’Istituto le aveva almeno chiesto di impegnarsi a “risolvere il problema”. “La proposta aveva suscitato l’indignazione della docente – racconta l’avvocato Alexander Schuster – la quale non era stata riassunta e aveva perso il diritto ad ottenere la conversione del proprio contratto in un rapporto a tempo indeterminato”.
Il giudice di Rovereto “riconosce come l’istituto cambiò nel giro di pochi giorni la propria versione dei fatti più volte inclusa quella diffamatoria per la quale l’insegnante nel l’insegnante avrebbe turbato i propri alunni con discorsi inappropiati sul sesso”. Il giudice ha inoltre accolto le domande della Cgil del Trentino e dell’Associazione radicale Certi diritti di accertare “il carattere di discriminazione collettiva delle diverse dichiarazioni rilasciate dall’Istituto con le quali si rivendicava il diritto di non assumere persone omosessuali, ritenute inidonee ad avere contatti con minori”.
L’Istituto Sacro cuore è stato così condannato a risarcire 25.000 euro alla docente per danni patrimoniali e non patrimoniali e 1.500 euro a ciascuna delle organizzazioni ricorrenti. “E’ il primo caso di condanna mai pronunciata per discriminazione individuale per orientamento sessuale e la seconda per discriminazione collettiva – sottolinea l’avvocato Schuster – si tratta della prima sentenza che condanna per discriminazione un’organizzazione di tendenza dopo l’entrata in vigore della normativa antidiscriminatoria del 2003”.
L’insegnante ha commentato: “Nel tentativo di difendersi l’istituto mi aveva accusato di aver turbato gli studenti con discorsi inopportuni sulla sessualità. Ora lo Stato italiano garantisce il diritto mio e di ogni persona a non essere discriminata”.
Il segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici razionalisti (Uaar) ha aggiunto: “Si tratta di una sentenza importante che ribadisce come il diritto alla libertà di religione non significhi “diritto” a discriminare. Un concetto che nel nostro Paese è bene ripetere spesso”.

L’UTILITà DI UNA ANALISI ETICA NELL’USO DELLA TECNOLOGIA FOTOGRAFIA IN AMBITO SESSUALE

LE VIOLENZE CHE SUBISCE CHI PRODUCE CERTO MATERIALE
Una ricerca che analizzi tutti i giudizi etici nei riguardi della produzione di foto di corpi nudi, è utile per capire se sia giusto che qualcuno senta l’esigenza di suicidarsi in seguito a quantità elevate di giudizi negativi. Un testo del genere può quindi essere dedicato a una ragazza che si è suicidata in seguito a una quantità enorme di giudizi ricevuti riguardo a qualcosa che, anche se non ha che fare solo con la nudità ma anche con la sessualità perché si tratta di una produzione pornografica, è comunque inerente alla nudità, perché la fotografia di corpi nudi e le fotografie di corpi nudi che fanno sesso sono entrambi produzioni che condividono il corpo nudo, il tabù legato ad esso, e la carica emotiva legata al corpo nudo che biologicamente può sfociare nel sesso.
Il rapporto fra nudità e sesso è, naturalmente, così stretto che certe parti del corpo che si possono toccare senza conseguenze negative da vestite diventano tabù quando sono nude. Così, gli adolescenti e gli adulti che si toccano fra di loro quando sono vestiti smettono di farlo quando si trovano in un campo nudista.

Ci sono ragazzi e ragazze che sono stati allontanati dalla propria famiglia solo perché madre o padre o fratello maggiore non accettano una diversa sessualità che comprende il sesso senza sentimenti profondi, la promiscuità, la produzione di pornografia pubblicamente fruibile: “Se fai così non considerarmi più tua madre/tuo padre/tuo fratello”.

CONSEGUENZE DELLE VIOLENZE

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Belle Knox per mantenersi gli studi fa film porno. Ne ha scritto L’Espresso che racconta come dopo che altri studenti hanno rivelato l’identità reale dell’attrice lei sia diventata oggetto di una aggressione violenta sul web e poi di un dibattito tra innocentisti e colpevolisti. L’hanno chiamata “puttana”, “irresponsabile”, poi coinvolta in alcuni show, infine ospitata come blogger all’Huffington Post in quanto sex-positive feminist.

Doveva pagarsi la retta atroce di 60.000 dollari l’anno per l’università, e non voleva fare debiti come molti altri nelle stesse condizioni fanno, perciò iniziò a svolgere quella professione in un ambiente artistico, il set dei film porno, che lei descrive come “la mia passione, la mia felicità, la mia casa“. Guadagna molto e gira film in cui a volte si rappresenta il “rough sex“, che consiste nello spanking, lo slapping, il choking (in genere, le mani intorno alla gola), il gagging, i graffi, i morsi, le parole pesanti, le manette, gli strattonamenti. L’America protestante/puritana non poteva digerirlo. Piuttosto che trovare osceno il prezzo dell’istruzione l’hanno pesantemente insultata sul web. Le hanno augurato malattie, disgrazie, violenze, stupri. Poi ci sono le femministe antiporno che ovviamente non potevano che rafforzare lo stigma trattandola ugualmente a pesci in faccia.

L’hanno definita “falsa femminista, un’esibizionista, un’astuta manipolatrice“. Qualcuna sulle riviste la definisce “una giovane donna disturbata“. Su un altro settimanale scrivono che il porno sarebbe oppressivo per le donne, che è pericoloso, anti-igienico, e che i set sarebbero luoghi di sfruttamento. C’era poi chi la delegittimava raccontando che “il presunto femminismo di Belle” era una “fantasia fasulla“. C’è stato chi ha tirato fuori l’irresponsabilità, il rischio di malattie, lo sfruttamento del corpo delle donne. Il corpo delle donne, sempre quello, il feticcio sacralizzato che appartiene alla società e non alla persona che pure ci vive dentro. Qualcuno ha proiettato i propri desideri sessuali su di lei per raccontare come a Belle proprio non possono piacere le cose che fa e dunque è una vittima, una inconsapevole, una da rinchiudere e curare. Così le “femministe” antiporno si lanciano nella loro crociata per salvarla dai bruti e per restituirla, senza neppure chiedere quel che lei desidera, ai suoi “reali desideri”. Dato che lei risponde picche e non ha alcuna voglia di essere salvata perciò si passa agli insulti e si racconta che lei sarebbe una manipolatrice e che finirà di certo malissimo. Vittima o carnefice, per certi femminismi autoritari la polarizzazione e la dicotomia rigida è l’unica scelta possibile e dunque il quadro, purtroppo, è sempre lo stesso e non cambia mai.

Ci sono poi, invece, le femministe libertarie che la difendono. “Megan Murphy, canadese, fondatrice del blog Feminist Current, tuona: «Il femminismo è la nuova misoginia». Ritiene legittima la scelta di una ragazza di consumare pornografia e identificarsi con essa liberamente, nelle fantasie e nelle pratiche. Persino “Time” ospita opinioni libertarie: Belle nega il sesso violento, «insiste nell’affermare che non è il suo caso e dovremmo crederle». Amanda Hess, di “Slate”, di dichiara sua follower. La pornostar Stoya, sul “New York Times”, difende le sue scelte, incluso lo sdoppiamento tra studentessa e performer.

Intanto lei si difende e scrive, argomenta con proprietà di linguaggio, giacché, a questo punto, le uniche a pensare che mostrare il corpo o fare film porno coincida con autentiche imbecilli quasi analfabete sono rimaste solo le femministe antiporno. Scrive che  non partecipa a produzioni in cui si mettono in scena fantasie di stupro, distingue tra sesso rude, sasomaso, e violenza, ma il punto è che le femministe, quelle che “come si fa il sesso che ti piace te lo insegno io perché i tuoi desideri mi devono perfettamente corrispondere“, da quell’orecchio non ci sentono. L’attrice scrive che non è mai stata forzata o minacciata e che ogni suo atto è perfettamente consensuale. Ovvero non si dichiara vittima e questo, io lo so bene, per certe femministe è peggio che dire una bestemmia.

Poi ha scritto che girare porno le regala gioia, le piace, e descrive la sua esperienza come solidale, eccitante, una iniezione di sicurezza e autostima. Parla di empowering e giustamente si dice sconvolta per gli insulti ricevuti che sono la parentesi più grave della sua vicenda. Racconta un femminismo altro e viene perciò banalizzata, sminuita, sottovalutata e perennemente delegittimata.

MESSA IN DISCUSSIONE DI POTER ESSERE GENITORI
Uno studio sull’esposizione del corpo nudo in fotografia può essere utile a tutte quelle mamme che finiscono in tribunale perché i propri mariti, non sapendo come fare per vendicarsi della propria sofferenza mentale, usano le foto di nudo che queste mamme si sono fatte fare come base per accusarle di non essere delle buone madri, e togliere loro quindi la custodia dei propri figli, magari affidandoli ai nonni paterni, poiché in verità i padri non sono realmente interessati ai figli, ma solo alla vendetta.
Uno studio sulla fotografia di corpi nudi che mette in luce la verità sui suoi effetti, può essere dedicato a tutti quei giudici e assistenti sociali per minori che, probabilmente per ignoranza dell’argomento, ritengono più opportuno affidare dei bambini a dei nonni di settanta anni che quando questi bambini avranno 15 o 16 anni li vedranno morire in casa, e dovranno occuparsi di loro, aiutarli ad andare in bagno, pulire loro il sedere dagli escrementi, vederli cadere a terra nudi, e tentare di rialzarli nonostante la sproporzione di peso tra i due. Che ritengono più opportuno sacrificare una madre, lasciarla piangere, implorare di poter tenere i propri figli, o lasciarla progettare rapimenti ed espatri in altre nazioni per vivere felicemente con loro. Tutto questo a causa dell’esposizione della nudità di queste madri, in foto o dal vivo nei night club. Questi giudici e questi assistenti sociali, avrebbero bisogno di conoscere le opinioni di persone esperte del settore, per poter giudicare, poiché in genere nessuno di loro ha nessuna esperienza di questo tipo, e non ha mai realmente riflettuto su cosa significhi mostrarsi nudi, e quali saranno mai gli effetti del mostrarsi nudi. Le uniche conoscenze che hanno sono quelle dei pregiudizi del popolo, per cui è bene sposarsi, fare figli e vivere in modo monogamico non facendosi mai vedere nudi da nessuno oltre al proprio marito. Dunque, uno studio sull’argomento potrebbe essere molto utile ai fini giudiziari.

PORNO VIETATO IN CASA SE SI HANNO FIGLI

Un genitore può aver problemi con la legge nel girare film pornografici. Una madre che gira un film porno guadagnando 1.800 euro per pagare affitto, bollette e cartelle di Equitalia, viene considerata come una una madre camorrista col figlio 15 enne che spaccia droga nel rione Sanità.

«Ho lavorato 22 anni in un’azienda che ora ha chiuso. L’estate scorsa mi sono arrivate una bolletta da 300 euro e una cartella da 600. Mio marito mi versava raramente gli alimenti. Non sapendo che fare, ho accettato una proposta che avevo ricevuto».

In alcuni casi non è l’aver girato il film pornografico in sè ma l’averlo girato all’interno della casa in cui anche i figli vivono, come mostra l’episodio di Brescia, 20 gennaio 2017.
Il Tribunale di Brescia le ha tolto i figli di 16 e 14 anni affidandoli al padre perché ha girato sei film pornografici amatoriali utilizzando in alcuni casi l’abitazione di famiglia come set per le scene. Davanti al giudice del tribunale dei Minori è stato discusso il ricorso della donna contro la decisione dei magistrati che, oltre ai figli, le hanno tolto pure la casa. Il pubblico ministero ha chiesto l’inammissibilità del ricorso, mentre il marito della 57enne di Ospitaletto si è costituito parte civile. Il collegio giudicante si è riservato la decisione e già la prossima settimana potrebbe uscire con il provvedimento.

«Non esiste un termine perentorio – spiega l’avvocato Carlo Beltrani, il legale della donna – Attendiamo con fiducia il pronunciamento. Abbiamo presentato diverse sentenze nelle quali viene detto che gli attori di film pornografici possono tranquillamente vivere con i propri film». Ieri mattina la donna non era presente in aula, ha preferito attendere l’esito dell’udienza lontano da occhi curiosi. «Ho girato quei film perché avevo bisogno per pagare le spese di casa e mantenere i ragazzi – aveva spiegato la donna, una 57enne di Ospitaletto, che inizialmente aveva negato tutto anche quando le erano state mostrate alcune inconfondibili immagini girate in casa – Mi sono separata da mio marito e lui mi ha sempre passato gli alimenti con il contagocce. Quando gli chiedevo di passarmi più soldi per i nostri figli mi minacciava». A segnalare quello che accadeva nella casa di Ospitaletto era stato proprio il marito che nel corso dell’udienza di ieri si è costituito parte civile.

«L’uso della casa coniugale per girare filmati pornografici rappresenta un pregiudizio gravissimo alla dignità morale dei ragazzi idoneo a comprometterne la serenità e l’equilibrio psicofisico tanto da potersi definire come maltrattamento», aveva stabilito il Tribunale quando meno di un mese fa ha disposto l’allontanamento dei figli dalla madre. Non si capisce dove si la gravità. Si può ipotizzare che secondo il Tribunale delle persone visionino il film pornografico e guardino anche l’arredamento, e da questo fatto deriverebbe in seguito un danno per i figli. Che ci siano un grave danno viene creduto vero nonostante la donna abbia raccontando ai figli la sua verità e loro «hanno compreso tutto» senza condannarla né giudicarla e nonostante uno dei figli in questi giorni ha continuato a far avere alla madre messaggi nei quali dice di volere tornare a stare con lei.  Il fatto di aver usato l’abitazione coniugale come location del film, nonostante i figli non ci fossero durante le riprese, è comunque ritenuto «un caso di maltrattamento».  Definendo maltrattamento un caso del genere avviene un uso creativo del significato di maltrattamento nel quale può rientrate praticamente tutto.

Per maltrattamento s’intende:

  • 1 Trattare qualcuno con durezza, picchiarlo: maltrattare la moglie; trattare male. Comportamento che è per altri causa di danni fisici o morali: sottoporre a maltrattamenti persone o animali; soffrire, patire, sopportare maltrattamenti; il codice penale prevede il reato di maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli.

Su cosa siano i danni morali ognuno può dire la sua opinione, e infatti questa definizione viene usata per avere un potere decisionale nei confronti della vite altrui. Un figlio, secondo alcuni, non può affermare di non aver subito danni morali, perché il principio astratto predomina sul pensiero del figlio e dunque ciò che lui pensa di ciò che sente e ciò che vive è ignorato.

«La sera del 23 dicembre i carabinieri sono entrati nella casa dove la donna viveva con i figli e le hanno detto che i ragazzi sarebbero stati portati via e che lei doveva lasciare subito l’abitazione – ». Nonostante abbia voglia di lottare per riottenere i suoi ragazzi, la 57enne pornoattrice amatoriale teme di non poterli riabbracciare: «Ha paura che il Tribunale se ne voglia lavare le mani – osserva il suo legale – In questo momento è sfiduciata». Il film hard girato a Ospitaletto è presto diventato un «cult» per gli amanti del genere fino al ritiro disposto perchè nella scena iniziale della pellicola veniva inquadrato l’asilo del paese. Ospitaletto: film hard a casa dei figli, mamma di 46 anni perde l’affidamento
“In quel video interpreterebbe una maestra vogliosa: da qui l’inquadratura in uscita dall’asilo Chizzolini.“

Tanto è bastato alla donna, 46 anni e con nome d’arte Daiana Mori, per finire nella bufera. A denunciare quella situazione, che ha portato il tribunale a indagare e a prendere provvedimenti, è stato l’ex marito della 46enne che risulterebbe proprietario dell’immobile.

SUICIDIO
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Alyssa Funke, una matricola dell’Università del Wisconsin di 19 anni che aveva girato un film porno per casting coach, poi insultata da centinaia di persone nel web, ha comprato una pistola e si è suicidata.

Nel compiere la maggioranza delle azioni non si pensa che si soffrirà perché le persone che non sono d’accordo con ciò che si fa insulteranno, e produrranno materiale denigratorio utilizzando il web per una diffusione nazionale. Dunque si è portati a non pensarlo neanche quando poi succederà. Quindi c’è una imprevedibilità.

COLPEVOLIZZAZIONE DELLA VITTIMA
Tuttavia c’è una inversione della colpevolizzazione. Non si colpevolizza chi fa violenze psicologiche, cioè chi fruisce di foto e video pornografici, volontariamente condivisi o no, ma chi li produce, soggetti (attori), registi, case di produzione.

A volte si dice proprio che è il business che causa la sofferenza, la depressione e la morte di tanti giovani attori, e non ciò che la gente dice fa riguardo a questo buisness. Passando quindi a campagne di boicottaggio contro il porno, invece che a campagne di boicottaggio contro pensieri e ideologie che legittimano il “troia” o il “porco”. Si chiama colpevolizzazione della vittima.

PREVISIONE
Implicitamente, molte persone vogliono dire che poiché non si sono fatti bene i conti allora si deve subire in silenzio, e se viene voglia di autolesionarsi o ammazzarsi nessuno deve dire che si è vittima delle violenze altrui, perché bastava evitare di far ciò che gli altri ritengono sbagliato fare.

Si tratta di sottomissione nel momento in cui dice che se non vuoi soffrire devi fare quello che vogliono gli altri.

Ovviamente, uno studio del genere può essere dedicato anche a tutte le altre ragazze che si sono suicidate a causa di foto di nudo condivise nel web o videoriprese di atti sessuali condivisi nel web, ad esempio fatte con i propri fidanzati.

RIDUZIONE DELLE PROBABILITà DI LAVORARE E PERDITA DEL LAVORO
Essere un datore di lavoro è un impegno etico-politico che non tutti si predono. alcuni rimangono nella loro ignoranza ed esercitano il potere impedendo ingiustificatamente di far lavorare qualcuno per pregiudizi morali degni della caccia delle streghe.
Se ci fossero 100 mila datori di lavoro che pensano non si debba assumere una ragazza che ha fatto pornografia ci sarebbero migliaia di ragazze che farebbero fatica a trovare lavoro, non lo troverebbero o non sarebbero libere di scegliere se fare o no pornografia in base ai propri gusti e credenze invece che in base a quelli altrui.

La caccia alle streghe è la ricerca e la persecuzione di donne sospettate di compiere atti di magia quali sortilegi, malefici, fatture, legamenti, o di intrattenere rapporti con forze oscure e infernali dalle quali ricevere i poteri per danneggiare l’uomo, specialmente nella virilità, o nello sciogliere o stringere legami amorosi.
Nella terminologia moderna, per estensione, con “caccia alle streghe” si indicano fenomeni persecutori di determinate categorie di persone basati sul fanatismo ideologico e su un presunto pericolo sociale atto a scatenare il panico, per cui si giunge a negare i normali diritti di difesa agli accusati e ad avere scarsa considerazione della loro reale colpevolezza o innocenza

ATTEGGIAMENTO ANTISCIENTIFICO

Questo è l’atteggiamento tipico dei media, e più in generale degli umanisti.
Gli scienziati sanno cose precise su alcuni aspetti particolari della realtà, e su quelli vengono interpellati quando interessa parlare di questi aspetti, sul resto del sapere (e del non sapere), gli scienziati non vengono interpellati.
Su problematiche politiche quali le leggi elettorali o le modifiche costituzionali, ma anche su cose più ampie, quali l’etica, e ad esempio l’omosessualità, il sesso, la libidine, la nudità, la prostituzione, le conoscenze dei matematici e degli scienziati in generale al proposito potrebbero non sfigurare, accanto alle opinioni degli umanisti. Nonostante, si noti che su questi argomenti vengono invece interpellati scrittori, poeti, registi, preti e politici, architetti, e naturalmente giornalisti.

L’ignoranza, ad esempio giuridica, produce credenze, emozioni, comportamenti, scelte. Ad esempio nel caso della pornografia, ed è dunque bene conoscere come stanno realmente le cose, anche per il bene altrui.
Poiché il fatto che non sussistono problemi di “pubblicazione oscena” è generalmente noto all’opinione pubblica e ai media, ci sono alcuni passaggi relativi alla legge Merlin, su cui invece spesso l’opinione pubblica e i media non hanno le idee chiare.
Girare porno in Italia è assolutamente legale. C’è un’assoluta liceità nel produrre e distribuire filmati pornografici, pagando attori per scene di sesso esplicito e vendendo i filmati girati. Non esiste quindi alcun motivo legislativo per cui in Italia non si producono regolarmente film porno come a Los Angeles (o in altri paesi europei). Il vero motivo è in parte l’ignoranza di chi crede non sia legale, il pregiudizio e in parte il non voler pagare le tasse.

è una contraddizione un pò universale. sicuramente esisteranno maschi e femmine sul pianeta terra che non si sono mai masturbati guardando un porno, ma saranno decisamente pochi. dunque, chiunque si schifi e critichi una ragazza che fa certe cose, ma quando gli serve utilizzi i suoi prodotti per goderne, è un ipocrita.

Ignoranza e ipocrisia regnano sovrane nell’esposizione della nudità, e della sessualità. Una ragazza può essere un buon medico anche se espone il suo corpo. La dimostrazione c’è.
Centinaia di milioni di ragazze nel mondo si fanno fotografare nude e producono pornografia ogni giorno, per i/le propri/e fidanzati/e o per amici, ma le mantengono visibili solo a una singola persona o una cerchia di persone molto ristrette, ad esempio i propri fidanzati. Tra queste centinaia di milioni di ragazze possono esserci infermiere, medici, avvocati, ingegneri e così via.
Dunque, le cose stanno già così, ovvero esistono già ragazze medico, avvocato ecc che fanno queste cose eppure fanno il loro mestiere, e anche bene, ma occhio non vede cuore non duole.
Tra l’altro spesso non si capisce se la gente critica ciò che fa la ragazza all’interno della foto, baciare, farsi toccare, stare nuda, aprire le gambe, o il fatto che lo fa vedere anche a persone con le quali non hanno dei legami affettivi. Questo la dice lunga su quanto sia dittatoriale il modello relazionale. Devi fare certe cose solo con alcune persone, non puoi scegliere tu con chi farle.

Se la logica, la scienza e la matematica prendessero il posto della religione, della filosofia e dell’astrologia nelle scuole, in televisione, nei social network, il mondo diventerebbe gradualmente un luogo più sensato, e la vita più degna di essere vissuta.
Non è certamente un caso che la filosofia analitica, che monopolizza il mondo anglosassone, sia così diversa da quella continentale, che domina nella vecchia Europa. Lo standard di rigore adottato dalla prima è infatti contrapposto allo stile letterario della seconda.
Sull’insegnamento della filosofia nelle scuole, bisogna stendere un velo pietoso.
Nel classico, ovviamente, può essere fatta come vogliono: chi sceglie quel tipo di scuola (sempre meno, sembra: un 44 per 100 di calo dopo la riforma gelmini, è la notizia di questi giorni) se lo merita.
Ma per quanto riguarda i licei scientifici, è un vero scandalo che a essere propaga(n)data sia sempre e solo la filosofia continentale, che è per natura ANTIscientifica!
Anzitutto, infatti, l’insegnamento viene fatto in maniera storica, invece che organizzato su problematiche specifiche: il che è già, di per se, una presa di posizione a favore della filosofia continentale, invece che di quella analitica.
E poi, i libri di testo sono di filosofi continentali: in particolare, il polveroso abbagnano, il reale, il severino… quando esiste almeno il geymonat, che si proponeva appunto di istituire un corso nuovo di filosofia che fosse sensibile alla scienza anzitutto, e poi alla filosofia della scienza.
Ma fino a quando qualunque laureato in filosofia potrà insegnare la materia nei licei scientifici, ci sarà poco da fare. Bisognerebbe separare le cattedre, e impedire questo scandalo. Ma sarebbe come proporre l’abolizione dell’ora di religione in un mondo in cui è tutto ovviamente funzionale al “pensiero” dominante.

E ovviamente, questo studio può essere dedicato a tutte le ex fidanzate, che hanno scelto giudicare in modo crudele i propri fidanzati, e per le quali moltissimi fidanzati hanno sofferto, e per i cui giudizi sono corsi dallo psicologo a chiedergli cosa avessero sbagliato e come potevano rimediare al proprio senso di colpa e iniziare a somigliare di più alle loro immacolate, pure, e giuste fidanzate, per poi scoprire che non c’era nessun motivo, se non che queste fidanzate, non riuscendo a dire che facevano abitualmente sesso con diversi ragazzi di nascosto, cercavano di distogliere l’attenzione accusando di possibili tradimenti. Scoprendo che ci si stava facendo annullare dall’egoismo altrui, dalla loro gelosia che è una forma specifica di egoismo, e dalla loro segreta invidia per il fotografare strafighe nude, cosa che avrebbero voluto fare anche loro, sia fotografarle, sia essere fotografate, e che avrebbe avuto bisogno di parlarne a un psicologo.

Nella storia, varie pratiche sessuali considerate devianti, come da molti è considerato deviante fotografare corpi nudi o farsi fotografare nudi, hanno indotto al suicidio molte persone che hanno praticato cose diverse.
Un esempio di una diversa pratica rispetto alla fotografia di nudo o dalla pornografia, ma comunque ritenuta deviante, relativo a una persona geniale, è  Alan Turing, uno dei pionieri dello studio della logica dei computer, e senza il quale le persone che a distanza di decenni usano il computer e internet per insultare non potrebbero scrivere nessun insulto.
Il 7 giugno 1954, mangiando una mela al cianuro, Alan Turing si suicida. Due anni prima era stato coinvolto in uno scandalo per una relazione omosessuale, all’epoca considerata un reato in Gran Bretagna e per la quale aveva dovuto seguire una terapia ormonale che lo aveva reso impotente.
Come l’omosessualità, e anche la sessualità in generale, sono stati un problema e lo sono tutt’ora, così anche l’esposizione della nudità è un problema nell’attuale società.

GINECOLOGIA E ANDROLOGIA COMPARATA ALLA FOTOGRAFIA DI VULVE E PENI

Molti paragonano la fotografia di nudo inerente a vulva e pene come un esame ginecologico e andrologico, spesso per denigrarlo. Da questo derivano espressioni come “workshop di fotografia ginecologica” o “fotografo ginecologico” e così via.
Tuttavia, la visita ginecologica e andrologica, sono l’opposto di ciò che fa un fotografo quando fotografa vulva e pene.
Infatti, il fotografo, sia che impieghi della tecnica o dei concetti, che si limiti a registrare ciò che automaticamente registra la fotocamera cliccando il pulsante di scatto, ricerca il bello, o l’eccitante sessualmente, nelle forme del corpo, ignorando tutto ciò che non lo è, e modificandolo con l’inquadratura, la luce, i software di fotoritocco, e così via, limitando la fotografia ai genitali esterni, cioè la vulva.
Al contrario la ginecologia e l’andrologia, studia i sintomi e i segni clinici, eseguita dal medico ginecologo o, in alcuni casi, dal medico urologo, atta alla valutazione fisiologica o patologia dell’apparato genitale femminile.
Cioè cerca di guardare o sentire col tatto tutto ciò che non va, come alterazioni in senso flogistico (eritema, secrezioni), discariocinetiche, distrofiche (atrofia, assottigliamento, scomparsa pliche) o traumatiche (lacerazioni, abrasioni), e non cerca di guardare ciò che è bello o è sessualmente eccitante e in salute, come invece fa una persona che fotografa, sia se impiega tecniche, conoscenze e concetti nel fotografare che non, e la visita medica arriva a guardare fino agli organi interni (la ginecologia si attua con l’ausilio di uno speculum, un dispositivo medico utilizzato per mantenere aperto un orifizio in modo da permettere l’effettuazione di analisi o operazioni mediche), al contrario di chi fotografa che si limita a quelli esterni, e che anzi, vedendo foto dell’utero, proverebbe probabilmente disgusto.
Avviene attraverso la palpazione e l’ispezione visiva.
La palpazione consente la valutazione di eventuali masse a carico dei genitali esterni (vulva, piccole e grandi labbra) e dei genitali interni (vagina, cervice uterina). La valutazione palpatoria della cervice viene sovente attuata attraverso la “palpazione bimanuale” dopo aver invitato la donna ad urinare. La tecnica consiste nell’esercitare una pressione a livello dell’ipogastrio con una mano al fine di mobilizzare ed abbassare l’utero e, simultaneamente, con l’altra mano, di esplorare con due dita la vagina fino ad entrare in contatto con la cervice uterina. Questa procedura consente di valutare superficie e consistenza cervicale e dolorabilità e mobilità dell’utero, quest’ultima compromessa da alcuni processi patologici come la PID.

Dunque, dire che chi fa foto centrando nell’inquadratura vulve e peni fa ginecologia o andrologia non ha pertinenza, perché sarebbe come dire che poiché durante la visita ginecologica o andrologica vengono guardati e palpati i genitali, allora quando si fa sesso, poiché anche lì vengono guardati e palpati i genitali, si sta facendo una visita ginecologica.
E questa mancanza di pertinenza nell’uso del termine “ginecologico” vale sia per chi utilizza complesse tecniche fotografiche che per chi si limita a premere il pulsante di scatto con la fotocamera in modalità automatica.
L’uso del termine “visita ginecologica” è dunque una critica e un modo di deridere di chi non sa cos’altro dire di più pertinente e che ride perché non capisce l’insensatezza del suo uso.

Così come un fotografo di questo tipo si differenzia da altri, una fotomodella di questo tipo si differenzia da un’altra che posa per foto di moda, anche se può fare entrambe le cose, si potrebbe chiamare “fotografo voyeuristico” il primo e “fotomodella voyeuristica” la prima e “di moda” la seconda.

Tale terminologia è molto più realistica di “ginecologi fotografici” e “pazienti ginecologiche”, dato che non c’è nessuna patologia fisica da ricercare, ma anzi ci si concentra sulla bellezza e la salute dei genitali. Tuttavia, l’espressione “ginecologi fotografici”, usata anche da altre fotomodelle non è quasi mai utilizzata per chi mente, è utilizzata per criticare chi pur dicendolo sinceramente è interessato a tale pratica, è il desiderio in sé, di natura sessuale-estetica, che viene criticato con un’espressione del genere. E si dice che le foto che vuole fare sono “ginecologiche”, “volgari”, e che dunque è un fottografo, un porco, viscido.

IL FRAINTENDIMENTO TRA FIGAMATORE/SBASSAMUTANDE E PERSONA DANNOSA

Per quanto riguarda la validità del giudizio morale negativo attribuito a certe azioni, si può fare un parallelo cinematografico tra il giudizio del popolo nei loro confronti e “il mostro” di Roberto Benigni, film del 1994, probabilmente ispirato, anche se in forma ironica, ai macabri episodi realmente accaduti del Mostro di Firenze. Dove il protagonista, Loris, viene sempre frainteso nei suoi gesti equivoci dalla polizia e additato come da tutti, tranne la donna che poi dimostrerà di amarlo, come il mostro.

Una scena particolarmente significata per questo parallelo mostra il capo della polizia intento a spiegare cosa fa del protagonista un mostro, i suoi comportamenti che lo fanno lo distinguono da persona normale a mostro.

“Normale in questa situazione è una parola che dovete cancellare dal vocabolario” dice il capo delle indagini alle poliziotte che devono incastrarlo” il “Mozart del vizio”.
A un certo punto il capo della polizia dice “ammetto che forse mi sarei fermato anch’io per ammirare quello spettacolo” parlando della donna chinata a raccogliere gli ortaggi che in quella posizione da risalto alle sue natiche, come se alla base qualcosa lo accomunasse a quello che identifica come il mostro, ma poi procede descrivendo cosa distingue un mostro da un persona “normale”.

Infatti, anche il giudizio morale nei confronti di certe pratiche è un falso giudizio che deriva da un fraintendimento, ovvero il credere che certe azioni producano danni agli altri (o addirittura a chi le compie) quando invece non ne producono, che di conseguenza porta al giudizio negativo che implicitamenente fornisce una norma: “non si dovrebbe fare così”.

CONFUSIONE DELLA CRITICA TRA PRIVATO E PUBBLICO
La contraddizione più evidente sta nel fatto che moltissime persone approverebbero la libertà di fare foto di nudo per il solo gusto di registrare un corpo nudo che eccita o di fare foto di atti sessuali, al fine di rivederle e provare piacere, o eccitarsi, o addirittura masturbarsi, se queste non venissero pubblicate nel web, ma rimanessero nelle mani dei due o tre che le hanno fatte, ad esempio tra due fidanzati che fanno abitualmente sesso, e giudicherebbero la cosa “normale”, e “divertente”, ma nel momento in cui giudicano chi le foto fatte le condivide anche, giudicano negativamente il piacere che il fotografo ha provato nel fotografare genitali e corpi nudi in quanto eccitanti sessualmente, e il piacere che la fotomodella ha provato nel farsi fotografare nuda e con i genitali esposti, e non giudicano solamente il fatto di aver condiviso le foto fatte. Con il risultato che chi ascolta certe critiche non riesce a capire quale sia il problema che chi critica vorrebbe evidenziare, se l’aver fatto certe foto o l’averle condivise. Chi emette certi giudizi dovrebbe spiegare anche perché in un caso va bene, e nell’altro no.

SINDROME DI STOCCOLMA FOTOGRAFICA

Un fotografo dice a una fotomodella che preferisce far prima foto di met-art e poi altre, dunque rifiuta di far subito foto con la fotomodella. Lei lo critica aspramente, soprattutto il suo apprezzamento per il genere e la sua preferenza. La fotomodella in questione ha fatto foto esplicite e con vibratori, anche se non le ha caricate nei suoi spazi web.

è paradossale che la maggior parte delle ragazze che insulta fotografi e fotomodelle che fanno foto di nudo soft o esplicito, abbiano fatto foto esplicite, a volte anche pornografiche, ma facendo attenzione a non divulgarle e a far credere agli altri che non le abbiano fatte. Potrebbe essere una forma di schizofrenia indotta dal giudizio sociale. Una forma di autodifesa patologica dallo stigma sociale che rientra in una patologia inerente alla sindrome di Stoccolma il giudicare aspramente chi ha fatto ciò che si è fatto a propria volta.
Con l’espressione Sindrome di Stoccolma si intende un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Il soggetto affetto dalla Sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice.

Un programma, conscio o inconscio, per far credere alla gente di essere contro ciò che invece in segreto suscita piacere. Un pò come il personaggio del film American Beauty, il colonnello pensionato del Corpo dei Marines Frank Fitts, grettamente autoritario, conformista e conservatore, che odia gli omosessuali, arrivando a picchiare il figlio dopo aver cominciato a sospettare che tra lui e il suo vicino di casa intercorra un rapporto omosessuale, ma nonostante ciò lui stesso è omosessuale, ed è innamorato del suo vicino di casa, ma non può rivelarlo se non piangendo.

Un autore di un libro sulla fotografia di corpi nudo, non può che augurare buona lettura, nella speranza che vi possiate godere la vita, e il vostro corpo, perché il corpo è tutto ciò che si ha e tutto ciò che c’è, ed è appunto la vita. Dissolto il corpo, non ci saranno più giudizi etici riguardo al piacere di farsi fotografare nudi, e fotografare persone nude, e nessuno potrà dire di essere migliore di qualcun altro solo perché ha tenuto per tutta la vita il proprio corpo nascosto allo sguardo altrui, oppure ha guardato per tutta la vita unicamente il corpo nudo della propria partner, o al limite solo il proprio.


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IL GIUSTO GIUDIZIO SU CHI FOTOGRAFA STRAFIGHE/I NUDE/I ED EVENTUALMENTE CI FA SESSO

Più a fondo si conosce com’è la realtà, studiandola e accumulando conoscenza, e più si può scoprire che essa è diversa dal modo in cui si pensa sarebbe giusto e migliore che fosse se si ha un’altrettanta approfondita conoscenza di come dovrebbe essere la realtà. Il confronto tra ciò che si percepisce e ricorda e ciò che si immagina, e la conseguente consapevolezza che il mondo è diverso da come dovrebbe essere può produrre sofferenza di natura mentale.

Più aumenta questa differenza tra il mondo com’è e il mondo come dev’essere più può aumentare l’intensità della propria sofferenza. Dunque, sia la conoscenza della realtà, che la conoscenza di ciò che è giusto, possono essere fonti di sofferenza in varie forme, come la tristezza, la depressione, l’angoscia, la rabbia, e il desiderio di fuga mentale, o di suicidio.

Una persona, per evitare tale sofferenza può agire per cambiare la realtà com’è o per cambiare il proprio rapporto con l’idea di come dovrebbe essere la realtà.
Se infatti la realtà rimanesse immutata, ma l’idea di come dovrebbe essere diventasse identica a com’è la realtà, la sofferenza sparirebbe. Oppure, se rimanessero immutate entrambe, sia la realtà com’è, che l’idea di come dovrebbe essere, ma si prendesse distanza dalla propria idea, la sofferenza diminuirebbe.

Per tanto, il conoscere la realtà com’è, scoprendola e memorizzandola, e l’ideare come dovrebbe essere, ragionando sulle cause e gli effetti, se non simultaneamente accompagnati da un distacco emotivo dal desiderio di vivere la propria idea di realtà porta a sofferenza.

Due Mondi

Il concetto di libertà individuale è abbastanza recente nella storia dell’umanità, e non a caso inizia a essere fondamentale con la rivoluzione francese: cioè, quando l’individuo ha assunto un ruolo autonomo, mentre prima era considerato come “una ruota dell’ingranaggio”, degna di tanti diritti appunto quanto una ruota.

I diritti civili, come la libertà di parola, sono una preoccupazione e una prerogativa della piccola parte della popolazione che si può chiamare “intellighenzia”, alla quale appartengono giornalisti, scrittori, professori, eccetera. poiché queste sono le stesse persone che scrivono articoli e libri, e parlano in pubblico attraverso i media, e vengono al primo posto solo per una certa categoria di persone, che è comunque una minoranza anche nei paesi “democratici”.

Dire che si possono gerarchizzare le libertà individuali partendo da un metro di misura per stabilire quali siano più importanti e quali meno importanti non significa che non si possano considerare quelle meno urgenti come libertà individuali. Si può comunque affermare che sono gerarchizzabili senza svalutare niente.
Le libertà si possono gerarchizzare, e dire che alcune sono prioritarie e altre no. Perché la libertà è un bene solo per coloro che hanno la pancia piena. Quando un popolo non ce l’ha, prima bisogna riempirgliela, e poi eventualmente si potrà parlare di libertà. Infatti, non è un caso che se ne parli in occidente, e che non se parli in paesi come la cina o cuba, dove le priorità sono altre, e per soddisfare le quali a volte la libertà può essere più d’intoppo che d’aiuto. L’alfabetizzazione o, più in generale, i diritti sociali (educazione, sanità, lavoro, eccetera) che non coincidono affatto (e spesso confliggono) con i diritti civili.
La “libertà di espressione”, in cui può essere inserita anche la libertà di mostrarsi nudi agli altri, a tutta quella gente non poteva interessare di meno. Incomincia a interessare alla borghesia, ai tempi della rivoluzione francese, ma è appunto ormai gente con la pancia piena. Tra l’altro, anche in occidente si è cominciato a parlare di diritti e libertà molto tardi. E tutt’ora si rischia il carcere e la morte in molte nazioni ad esempio se ci si scopre nudi.

Sostanzialmente, passato quel periodo chiamato “accumulazione primitiva del capitale”; che in europa era quello della rivoluzione industriale. Quando i lavoratori, comprese le donne e i bambini, erano trattati molto peggio di come lo sono i cubani dal 1959.

Non si può comunque svalutare il senso di libertà che si può provare nello scoprire centimetri di pelle senza sentirsi dire cose stupide, violente, opprimenti, false, moralistiche, dogmatiche e così via.

Se qualcosa è giusto e sbagliato lo si dimostra descrivendone i danni e non lo si dimostra semplicemente affermando che la si pensa così. Alla luce dei fatti (dopo aver mostrato foto di nudo non accade nessun danno) che dimostrano che un atto del genere non produce un danno sociale, e che tutti sono destinati a soffrire e morire in questa vita e si dovrebbe viverla cercando la propria felicità, dovrebbe essere da tutti condiviso il pensiero che ogni cittadino del pianeta terra ha il diritto, dal giorno in cui sono stata inventati la fotografia nel 1816, e il video nel 1895, di usare queste tecnologie per effettuare, a scopo ludico o monetario, nella propria vita quotidiana, foto e video che riprendono vulva, pene, ano e rapporti sessuali, tra persone consenzienti, (amici, fidanzati, marito e moglie, sconosciuti), con o senza un minimo di tecnica in base alla propria soggettiva preferenza, sia per il solo gusto di lasciare una traccia da poter utilizzare successivamente, sia perché si vuole comunicare una riflessione, sia per il semplice gusto di guardare o per il gusto di masturbarsi (atto che anch’esso è un diritto di ogni cittadino), senza essere discriminato dagli altri o subire ingiusti danni, come insulti, aggressioni verbali, o fisiche, perdite economiche e persecuzioni, e allo stesso modo ogni cittadino ha anche il diritto di poter condividere queste foto con gli altri, a mano, per mezzo posta o via internet, perché questo atto non provoca danni agli altri individui della società, e nessuno perde la vista nel caso vedesse una foto o un video del genere anche se non è interessato.
Per lo stesso motivo per cui non è un atto che produce danni agli altri, chiunque dovrebbe essere ritenuto libero di fare sesso con chi ha fotografato o con chi lo/la ha fotografato/a.
Non si capisce infatti in che modo i diritti concessi ad altri lederebbero i diritti di coloro che non ne vogliono usufruire. Non ledono nemmeno il diritto al pregiudizio, che si può mantenere intatto. L’unico diritto che ledono è quello di imporre i propri pregiudizi agli altri, che non è (o non dovrebbe essere) appunto un diritto.

Inoltre, nessun cittadino che compie tale pratica dovrebbe essere ritenuto responsabile dei pregiudizi che le persone si possono fare, né del moltiplicarsi delle ragazze che ci vogliono guadagnare diminuendo i guadagni delle altre che non fanno certe foto. Chi giudica, insulta, danneggia ingiustamente deve essere colpevolizzato, invece che colpevolizzare la vittima.

Non esiste un movimento ideologico favorevole all’esposizione pubblica del corpo nudo e alle sue connessioni con la sessualità può essere inerenti a un discorso del genere, in modo formalizzato come il femminismo. Tuttavia esistono persone favorevoli all’esposizione del corpo nudo e al viverla anche in termini sessuali. Persone che vorrebbero far vivere tutti in un mondo in cui nel fare fotografie si è liberi da tentativi che non hanno a che fare col benessere della società, di esercitare potere su chi si fa fare foto da chi ama farle o su chi fa foto a chi ama farsele fare, per trasformare queste persone da persone “sbagliate” a persone “giuste”, secondo gli standard soggettivi scambiati per oggettivi, senza nessuna verifica della loro oggettività, imponendo queste restrizioni inutili alla società. Esercizio di potere che può avere buon esito se l’altro è predisposto a far stimolare i propri sensi di colpa e paura.

Stimolati attraverso condanne, censure, arginazioni, disapprovazioni/derisioni pubbliche, emarginazione, ammonimenti, rimproveri, pretese, insulti, diffamazioni, minacce, ricatti, svalutazioni, obblighi, pressioni, punizioni, critiche distruttive, malevolenza, diffidenza, assunzioni, molestie, mancanza di rispetto, invadenza, maltrattamenti e allusioni negative.

Situazioni in cui si può sentire il bisogno di stare in guardia, difendersi, aggredire, fuggire dal problema smettendo di fare o farsi fare fotografie.

Liberi di fotografare in modo professionale o amatoriale, liberi di fotografare un corpo canonico come uno non canonico, un look canonico come uno non canonico (capelli colorati, cotonati, tagliati in modo strano), un corpo nudo come uno vestito, con zone sessuali visibili o no, in pose sessuali o non, in atteggiamenti sessuali o non, in cui non ci sia discriminazione, le persone si possano sentire sicure, nel giusto a fare quello che fanno. In cui i soggetti che decidono di far foto credono veramente nel farle. In cui chi guarda le foto non si focalizzi sul gradimento dell’aspetto dei soggetti, oppure non si focalizzi sul non gradimento dell’aspetto dei soggetti.

Un mondo fotografico in cui le persone abbiano interesse nel comunicare le proprie critiche su come si può migliorare quello che c’è creando meno sofferenza possibile, utilizzare interpretazioni utili a non provare avversione, avere l’interesse per la verità e non l’interesse nell’imporre la soddisfazione dei propri bisogni e standard, e conoscere la falsità e infondatezza di alcune critiche abitualmente pensate come fondate e vere.

Essere liberi da pregiudizi negativi. Eliminando dalla parola “pornografia”, la negatività che gli viene attribuita. Rendendola libera da negatività quanto sono libere da essa le parole acusticamente simili “fotografia”, “radiografia”, “discografia”, “videografia”, “biografia”. Vivere liberi da molestie verso chi si mostra in un modo in cui nella vita quotidiana non è dato mostrarsi, o chi osserva in un modo in cui nella vita quotidiana non è permesso osservare, causate dall’assunzione che i soggetti che così fanno è la molestia che vogliono e chiedono, o quello che si meritano. Liberi dall’ipocrisia di chi impedisce la chiara espressione di desiderio sessuale carnale al di là di fantasie, speranze e bisogni romantici per poi di nascosto fare ciò che impedisce agli altri di fare. Liberi dalla proiezione di colpevolezza nell’altro perché ci si autogiudica colpevoli di certe emozioni, sensazioni e desideri e non si riesce ad accettare di averli, e nascondendoli, si desidera che gli altri facciano altrettanto per non essere soli a vivere questa sofferenza di non accettarsi.

Liberi dalla superficialità nel valutare l’accettare di essere trattati come se si valesse più degli altri come ininfluente nel mondo, e quindi dall’abusare del potere fornito da chi tratta come se si meritasse di più degli altri nei confronti della soddisfazione dei bisogni fisiologici e psicologici, i possessori della propria immagine casualmente corrispondente ai canoni proposti nelle riviste, tv, film e telefim.

Scegliendo di godere della bellezza dell’aspetto altrui stimolandosi la vista e il proprio senso estetico, senza dare privilegi nei confronti dei bisogni fisiologici e psicologici che non si danno agli altri, come gentilezza, affetto e soldi, che non si danno a chi è senza casa, senza famiglia, senza lavoro, e senza la bellezza corrispondente al canone, e dunque ci auguro di vivere liberi dalla ricerca dell’essere apprezzati più degli altri in contrasto agli altri, grazie alla svalutazione degli altri, dalla ricerca di privilegi a danno degli altri, attraverso menzogne, artefatti, invidia, competizione, manipolazione, disinteresse dei bisogni degli altri.

Liberi dall’idea che se si ha la bellezza si merita più gentilezza, più rispetto, più interesse, più apprezzamento, più facilità di vivere, più merito di non soffrire e non faticare degli altri, perché non siamo che uno fra gli infiniti esseri senzienti che desiderano tutti con la stessa intensità di essere felici e di evitare il dolore e dunque nessuno è più o meno importante degli altri. Nessuna star è più importante di chi non è una star. Di conseguenza, quando esprimiamo il desiderio che tutti siano felici e liberi dal dolore, dobbiamo includere anche noi stessi e gli altri. Ricercando una soddisfazione non a tutti costi, ma con dei limiti che sono il rispetto per i bisogni degli altri e la loro vulnerabilità, senza recare sofferenza.

Liberi dalla competizione senza compassione, per raggiungere il primo posto e goderne i vantaggi a danno degli altri, senza fare nulla per aiutare chi non ha avuto le stesse fortune. Liberi dal bisogno ossessivo e pervasivo di avere potere sugli altri attraverso il possesso e l’uso della bellezza che comporta l’ossessione del mostrare il proprio aspetto sempre conforme ai canoni, con l’aiuto di make-up, abbigliamento, accessori, acconciature, aggredendo chi impedisce di farlo, arrivando a paranoie, ipocondrie e dismorfofobie, autolesionismi. Liberi dall’idea che solo chi produce guadagni a uno stato meriti dei soldi per soddisfare il bisogno di mangiare, bere, dormire, defecare e urinare, lavarsi, vestirsi e ridere, e dal conseguente fatto che chi ha la bellezza può guadagnare più soldi di quanti servono per i propri bisogni primari e chi non ce l’ha può morire per strada nell’indifferenza di tutti.

Liberi dall’idea che solo che è incluso nell’insieme delle caratteristiche estetiche si meriti certi trattamenti e chi invece possiede caratteristiche escluse non si meriti certi trattamenti.
Caratteristiche escluse e nascoste quotidianamente come tutti i danni che la pelle può aver subito come ferite, ustioni, ematomi, piaghe, verruche, cisti, tumori, infiammazioni, cicatrici, cheloidi. Tutte le malattie varie della pelle, rughe sul volto e sul collo, brufoli, smagliature, nei, lentiggini, efelidi, sproporzioni a livello di ossa, cellulite, foruncoli. Displasie alle gambe, handicap, obesità, anoressia, strabismo, alopecia femminile, pieghe cutanee nelle zone delle articolazioni come le dita, peli sul mento, sopra le labbra, sulle braccia, sotto le ascelle, canini sporgenti, denti gialli, cecità. E moltissime altre. Liberi da questi schemi mentali.

Liberi dalla diffidenza nei confronti delle persone con le quali si collobora a causa della loro possibile instabilità e imprevedibilità, attraverso l’uso e il potenziamento del proprio buon senso, dell’autoriflessione, della propria integrità mentale, facoltà che evitano di cambiare idea continuamente improvvisamente lasciando il fotografo con una sensazione di vuoto e sfiducia. Liberi dalla mancanza di rispetto per l’impiego di energia, tempo, soldi, emozioni, pensieri, conversazioni nel pensare solo al proprio guadagno nel produrre foto.

Occorre rendersi conto che la nostra condizione di vulnerabilità e di bisogno è così pervasiva che solo con l’aiuto della società nel suo insieme possiamo costruire una rete di tutele e aiuti che ci permettano di vivere la fotografia come esperienza arricchente anziché come un’esperienza scottante. Ed è quindi necessario che ognuno cambi il proprio modo di interpretare le cose.

Ma non tutti hanno la capacità di rendersi conto della necessità di un mondo pacifico. E non accadrà che tutti si conformeranno al mondo fotografico che desidera FSN. Perciò, chi desidera questo mondo appena descritto, è meglio che non preferisca nettamente questo mondo rifiutando quello reale, oppure da questo desiderio nascerà solo tristezza, e non un miglioramento del mondo che già c’è.

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