IL CONDIZIONAMENTO SOCIALE: esposizione del corpo nudo e di atti sessuali

IL CONDIZIONAMENTO SOCIALE
La società è il risultato sistemico delle conseguenze imprevedibili dell’intersecarsi dei desideri di tutti, e delle imposizioni dei desideri di qualcuno su quelli di qualcun altro, ad esempio di quelli di un/a padre/madre, un fratello/sorella, nei confronti di una figlia, sorella. Pertanto quello che si vede che le persone fanno non coincide automaticamente con quello che le persone vorrebbero fare, e avrebbero fatto se fossero state libere da conseguenze negative nel farlo.
Ogni persona è ricattabile dalle altre che vivono attorno a essa, poiché le persone hanno dei bisogni che si soddisfano solo grazie agli altri, a partire da quelli primari, un lavoro per mangiare, bere, dormire, e stare al sicuro, a quelli secondari, scherzare, sorridere, non sentirsi soli. Possono subire una sospensione (temporanea o illimitata) dal lavoro, delle urla, dei giudizi negativi, degli insulti, delle imprecazioni, degli sguardi rabbiosi, un invito ad andarsene di casa da genitori o parenti. Dunque, nessuno è mai totalmente libero.

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3 – L’importanza di mostrarsi nudi, e semisvestiti

Oltre al fatto generale che bisogna chiedere il consenso alle persone per poterle fotografare, e che quindi hanno libertà di negare questo consenso, uno dei motivi per cui non basta esprimere il proprio desiderio di far foto ai corpi nudi delle persone per farle è che tutte le persone che si incontrano sono sempre vestite, e se si vestono ci sono dei motivi a cui non possono rinunciare solo perché qualcuno ha il desiderio che ci rinuncino. Infatti, mostrare la propria nudità è più difficile che mostrarsi vestiti in una società in cui la norma è il corpo vestito e non il corpo nudo.

Poiché per strada non si trovano persone nude, a meno che non lo si trovi già nudo da qualche parte, oltre a chiedergli il consenso gli si deve chiedere anche di spogliarsi.

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2 – L’IMPORTANZA DI COPRIRE LA PELLE DEL CORPO (semidefinitivo)

La natura fa nascere gli esseri umani dal grembo della madre con un corpo la cui pelle visibile, formata da cellule a livello microscopico e quindi a un livello invisibile agli occhi, è esposta all’ambiente circostante. Questo stato in cui si trova il corpo è in una parola sintetica chiamato “nudo”.

Ma gli umani nascono con dei bisogni che rendono il loro corpo incompleto. Per questo hanno bisogno di materiale esterno. Tra i vari motivi per cui hanno bisogno di materia esterna c’è quello di coprire il corpo che per natura è invece scoperto.
Per questo già poco dopo la nascita questo corpo viene coperto dagli altri umani, i genitori, con alcuni materiali flessibili tagliati e cuciti su misura, come la stoffa, al fine di ottenere degli effetti precisi: Essenzialmente mantenere la temperatura a un certo grado. Da quel momento il corpo è “vestito”.
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1- L’IMPORTANZA DI AVERE UN CORPO, SENZA PELI E CON UN SESSO (semidefinitivo)

 

IL MOVIMENTO DEL CORPO PER USARE E MODIFICARE L’AMBIENTE ATTORNO
La sensibilità e la capacità di percepire sono intrinsecamente finalizzate all’azione: ogni organismo di qualsiasi specie percepisce del mondo solo ciò che gli serve per agire o, per meglio dire, per mettere in atto un comportamento adeguato.

All’istinto di separarsi e congiungersi alle cose del mondo corrisponde il fatto che l’essere umano possiede un corpo che può interagire con l’ambiente, il quale può essere modificato attraverso il proprio corpo. L’emozione provoca l’azione che causa una modificazione dell’ambiente.

Gli animali, grandi e piccoli, si muovono e muovono alcune loro parti, a tal punto che se si scorge qualcosa che si muove, si è subito portati a pensare che si tratti di un essere vivente.
Gli oggetti inanimati non si muovono, bensì sono mossi, da un vivente, dal vento, dall’acqua, dalla gravità o dal calore. Può sembrare che le piante non si muovano e che facciano perciò eccezione a questa regola, ma non è così. Innanzitutto con il tempo anch’esse crescono, cambiano fronde e fogliame e sostituiscono alcune loro parti; inoltre al loro interno tutto. Utilizzando opportuni strumenti si può notare come al loro interno e dentro alle loro cellule ci sia lo stesso frenetico movimento e incessante flusso di materia che si osserva all’interno delle cellule animali.

La vita non è quindi separabile dal movimento, soprattutto interno, e non potrebbe essere diversamente. Essere vivi vuol dire spostare e convogliare sotto attento controllo quantità minuscole o cospicue di materiale da un punto a un altro.

Anche i vegetali agiscono sull’ambiente, assorbendo acqua e sali attraverso le radici, metabolizzando anidride carbonica con le foglie, crescendo ed espandendosi anche fino a frangere le rocce: ma, non disponendo di muscoli, né in generale di neuroni, fanno tutto per via biochimica, con assai maggiore lentezza e minor varietà di comportamenti.

Grazie ai muscoli, e al loro sofisticato sistema di innesto e gestione, gli animali sono in grado di manifestare comportamenti assenti nei vegetali, come mordere, masticare, digerire e defecare, aspirare ed espirare aria, camminare, correre, saltare, volare o nuotare, afferrare e modificare oggetti, zappare la terra o premere pulsanti di una tastiere digitare un testo, grattarsi ed emettere suoni, masturbarsi e fare sesso.

Fu reso possibile  agli umani da un già elevato coefficente di encefalizzazione, grazie al quale hanno potuto conoscere le leggi che governano i comportamenti della materia, ricavandone poi applicazioni grazie al corpo, e alla disponibilità di articolate estremità prensili, le mani, retaggio della vita arboricola.

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Gli arti superiori hanno la prensilità e quelli inferiori si sono invece dedicati alla locomozione.

Il piede umano è una mano modificata riducendo la lunghezza e la motilità delle dita, allungano e arcuando il palmo e irrobustendo il tendine di Achille, onde usare l’arto a mò di leva per sollevare a ogni passo il baricentro, movimento chiamato più propriamente locomozione.

Le mani si sono specializzate ancor meglio per la presa, con la completa opponibilità del pollice a tutte le altre dita, la fine modulazione della forza e la possibilità di sostenere oggetti conformandosi a coppa.

Di molti movimenti e azioni in genere siamo in grado di distinguere l’intenzione, e quindi la motivazione. Una caratteristica tipica di molti viventi è proprio l’intenzione: essi ci paiono voler fare qualcosa e adoperarsi a compierla. I viventi si muovono e muovono le loro parti con un’intenzione.

Il fare, usando quello che c’è o modificandolo, è un modo per risolvere i problemi, che pure riscontrabile in altre specie, alcuni milioni di anni fa ha assunto un ruolo determinante nel comportamento del ramo dei primati dal quale discendono gli umani.
Per mantenersi vivi il corpo necessita di una certa quantità di energia, che aumenta un pò quando si fa un’attività fisicamente pesante. Perciò si prende dall’ambiente una certa quantità di energia di buona qualità, attraverso il cibo, e per prenderla ci si deve muovere e spostare il cibo da fuori a dentro il corpo.

A causa della costante presenza del corpo, esso è il centro della propria attenzione e degli scopi che ci si prefigge immaginando di compiere azioni e compiendo azioni.

Lo stesso corpo attraverso la sensazione del dolore e del piacere fisico induce a compiere azioni al suo esterno che hanno come scopo finale un effetto su di esso: sfamarlo mangiando cibo, dissetarlo bevendo acqua, lavarlo usando l’acqua e il sapone, riposarlo appoggiandolo sul letto, eccitarlo guardando corpi nudi, stimolarlo, emozionarlo, curarlo, accarezzarlo, coprirlo dal freddo o dalla luce solare.
Queste azioni vengono compiute ciclicamente per tutta la vita, e sono una delle poche cose prevedibili e stabili del proprio futuro, nonostante il futuro non sia prevedibile e stabile a causa della morte, e dunque la cessazione di questa ciclicità di azioni.

Poi, la propria mente producendo un desiderio porta a compiere altre azioni con lo scopo di avere un effetto su di esso, anche se non necessario alla sopravvivenza, come allenarlo o dimagrirlo, al fine di produrre sensazioni estetiche su altre persone che guardano il proprio corpo.
Anche quando si compiono azioni che non hanno effetto sul proprio corpo spesso hanno effetto sul corpo altrui, come aiutare qualcuno a rialzarsi da una caduta a terra, o parlare con qualcuno per fornirgli conoscenze e informazioni su di sé e sul mondo.

L’esistenza del corpo e il suo funzionamento dunque condiziona e direziona l’intera vita degli individui delle popolazioni del pianeta terra, i quali sono costantemente impegnati a percepire ciò che sente (sensazioni, emozioni, sentimenti) e ad agire di conseguenza. Se infatti non esistessero bisogni fisiologici come mangiare, bere, dormire, ripararsi dalle intemperie, non esisterebbe la necessità di compiere centinaia di azioni che abitualmente gli umani compiono.

Infatti gli umani, per tutta la loro vita, dalla nascita alla morte, poiché hanno un corpo, sentono nel corpo sensazioni, emozioni e sentimenti che li portano continuamente a soddisfare dei bisogni.

LA DIPENDENZA DAGLI ALTRI PER LA SODDISFAZIONE DELLE PROPRIE NECESSITà
Dal momento che tutti hanno delle necessità fisiologiche che si soddisfano con qualcosa di esterno a sé che si esiste solo se qualcuno si impegna a farlo esistere tutti dipendono da centinaia, e milioni di persone che usano il proprio corpo quotidianamente, muovendo le braccia, le mani, le gambe, usando il cervello, l’attenzione, la memoria, la ragione per produrre prodotti (come il cibo, il sapone per lavare mani e corpo, le pentole, i frigoriferi…) e fornire servizi (come una casa in affitto, l’energia elettrica, l’acqua in casa, il gas, la connessione internet, le diagnosi mediche..) che soddisfino le esigenze del corpo e della mente degli altri in cambio di soldi coi quali loro stessi possono soddisfare le proprie esigenze dando quei soldi a persone in cambio di prodotti e servizi.
Infatti, nessuno potrebbe prodursi da sé cibo, sapone, pentole, frigoriferi, energia elettrica, acquai in casa, connessione internet e diagnosi mediche).

Ovviamente, da quando gli umani hanno inventato il denaro, per poter dare soldi agli altri e scambiarli con beni e servizi questi soldi bisogna averli sulle mani, sottoforma di banconote o di carte. Poter usare soldi è quindi una esigenza umana fondamentale, così come avere una casa, o avere delle pentole, le scarpe o un cappotto.

COME SI ARRIVA AD AVERE SOLDI
Per un certo periodo di tempo un umano dipende dai genitori anche per il denaro i quali guadagnano e usano i soldi per beni e servizi di cui usufruiscono i figli.
Questo perché per poter passare attraverso un canale del parto ristretto, con un cranio capiente come quello necessario per ospitare il cervello umano, i piccoli della nostra specie devono nascere immaturi rispetto agli altri primati. Una volta nati, dunque, i bambini hanno bisogno di essere accuditi in tutto e per tutto per un lungo periodo. I genitori fanno la spesa, pagano le bollette e l’affitto della casa mentre i figli ne usufruiscono.

I genitori invecchiano diventando progressivamente meno capaci di fare certe attività e muoiono, mentre i figli crescendo aumentano i loro desideri e la loro necessità di denaro. Oppure possono subire incidenti che compromettono la loro capacità di lavorare, e aver bisogno dell’aiuto dei figli.

Progressivamente un umano crescendo deve imparare a ridurre il numero di persone dal quale dipendere sottraendo da questo insieme di persone i genitori, i parenti, i fratelli, e dipendere solo da quelle persone dalle quali è inevitabile dipendere che producono merci e servizi che servono alle proprie esigenze in cambio di soldi.

Il primo compito dei genitori è quindi quello di fornire ai propri figli il modello comportamentale adulto, affinché essi lo memorizzino e possano averlo a disposizione una volta che le condizioni personali e ambientali siano adatte alla sua attuazione.

AGIRE PER GUADAGNARE SOLDI
Nella maggioranza dei casi quindi le persone devono lavorare per ottenere soldi, cioè guadagnarli, e di conseguenza dipendere dai propri datori di lavoro  o dai propri clienti che in cambio del proprio lavoro forniscono i soldi per pagare tutte le persone che producono merci e servizi utili a soddisfare i bisogni fisiologici, e smettere così di dipendere dai propri genitori.

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Per dipendere solo dai datori di lavoro e dai clienti le persone dunque devono imparare a guadagnare soldi, controllando il proprio corpo, il proprio cervello, la propria emotività compiere azioni utili ai datori di lavoro. E inoltre nei gruppi competitivi e conflittuali della nostra società produttivistica, devono imparare a competere con gli altri che hanno le stesse esigenze.

Lavori non specializzati, in cui serve usare mani, braccia, gambe, schiena, attenzione, un pò di memoria a breve termine ma non studi ed esperienze. Come confezionare panini e patatine con le mani, usare le mani per sigillare con lo scotch scatole di cartone, sollevarle con le gambe e trasportarle muovendo i piedi, inserire nella cassetta della posta pubblicità con le mani, come il rifornimento e la pulizia degli spazi espositivi. La loro fatica è prevalentemente muscolare, i loro prodotti, siano essi bulloni fresati o pacchi trasportati o frutti raccolti, sono composti da atomi, non da bit, e possono essere contati: tot prodotti in tot ore. La loro fatica può essere misurata in termini di pezzi/ora e può essere premiata con il cottimo.

Poi ci sono mansioni intellettuali di tipo impiegatizio, cioè esecutivo, standardizzato, ripetitivo.
Svolgere una quantità di pratiche in una determinata unità di tempo e con una certa qualità: cioè cortesia, correttezza, puntualità. In questo caso il lavoratore non tratta atomi ma bit, cioè informazioni trasferibili ovunque in tempo reale e dunque adatte a essere telelavorate, cioè svolte lontano dall’ufficio.

Poi attività di tipo intellettuale e creativo. Poi usando una maggiore quantità d’informazioni memorizzate nel cervello per potare un roseto. Informazioni ottenute attraverso tirocini, diplomi, corsi, lauree, master, tutorial, i lavori specializzati, come comporre un piatto di cucina, estrarre dalla stoffa abiti su misura, creare un disegno in 3D muovendo con la mano il mouse o la penna della tavoletta grafica.

Si tratta di professionisti, studenti, giornalisti, artigiani, artisti, scienziati che non trattano atomi ma trattano bit, non producono bulloni o pratiche ma producono idee. Il cervello del creativo lavora 24 ore su 24. La sua capacità ideativa non mantiene ritmi stabili né qualità costante. Essa non dipende dal controllo dei capi e neppure dalla retribuzione, ma dall’intelligenza, dalla genialità, dalla motivazione, dallo stato d’animo del creativo; perfino dipende dal caso.

Pertanto le persone devono anche possedere strumenti e tecnologie, per fare lavori in cui è necessario possederli, come la patente o l’auto, per fare l’autista di camion, per caricare, scaricare e trasportare merci, il tassista, il conducente di autobus, il venditore che promuove una o più aziende, spostandosi sul territorio con l’auto. Oppure il computer, la fotocamera, la videocamera.

Ed arrivare così a evitare di sentire il bisogno psicologico di dipendere da genitori, fratelli, amici, fidanzati o sconosciuti per risolvere i propri problemi economici (affitto, bollette, cibo, abiti, passioni…).

Quindi imparare ad assicurarsi la sopravvivenza e controllare l’ambiente, iniziando dall’imparare a togliersi e infilarsi i vestiti da soli, allacciarsi le scarpe, lavarsi i denti con lo spazzolino, passando a imparare a cucinare, trovare un lavoro, e lavorare in modo utile per rendere favorevole il datore di lavoro o il cliente a dare soldi in cambio, i quali servono a recarsi in supermercati e negozi a comprare il cibo e i liquidi per sfamare e dissetare il corpo, comprare i prodotti per lavarlo, comprare gli abiti per coprirlo, pagare l’acqua i detersivi per lavare gli abiti indossati, pagare un affitto di una casa per mantenere il corpo alla giusta temperatura, al riparo dalla pioggia, lontano da possibili aggressori che potrebbero provocare ferite oppure la morte, e avere disponibili a breve distanza strumenti e tecnologie utili ai suoi bisogni.

Il proprio benessere dipende dalla capacità del corpo di compiere azioni per qualcuno che in cambio ci dà soldi, perciò incidenti, malattie nervose, disturbi scheletrici e reumatici sono da evitare non solo per la sofferenza fisica, ma anche da prevenire, detenendo risparmi, investimenti, polizze assicurative e pensionistiche per vivere senza lavorare, in caso di ritiro coatto dal lavoro. Affidarsi alla famiglia per sostituire il welfare non è affidabile, perché la ricchezza della famiglia varia nel tempo, ma anche la disponibilità psicologica, e la famiglia può morire.Da bambini sono i genitori a occuparsi delle loro esigenze fisiologiche, i quali forniscono ai propri figli il modello comportamentale dell’adulto, affinché essi lo memorizzino e possano averlo a disposizione una volta che le condizioni personali e ambientali siano adatte alla sua attuazione, e far in modo che l’individuo continui senza i genitori a soddisfare i propri bisogni.

Guadagnare soldi è talmente importante che ci sono diverse tipologie di disturbi psichici legate agli insuccessi professionali o alla perdita del lavoro. Disoccupazione, inoccupazione, underemployment: uno stato di continuo stress che può portare alla depressione e, nei casi più gravi, all’auto-annientamento. La disoccupazione affligge milioni di persone, giovani e meno giovani, magari con famiglie a carico e mutui da pagare. Tale condizione aumenta il rischio di andare incontro a problemi di salute mentale, a una riduzione della qualità di vita e del benessere fisico. Per sopravvivere alla disoccupazione occorre utilizzare tutte le capacità che si hanno, e acquisirne di nuove, per adattarsi alla stessa e trasformarla in un periodo positivo della propria vita.
Gli strumenti psicologici utili ad affrontare al meglio il proprio periodo di disoccupazione e a reagire nel modo più efficace durante quello che potrebbe essere il periodo più difficile della propria vita. Incrementare la propria autostima e non lasciarsi abbattere dallo scoraggiamento, dall’ansia e dalla depressione.

E in questo arco temporale chiamato “vita” il corpo si modifica invecchiando, fino a quando non avranno più la totale capacità di occuparsi dei propri bisogni a causa dell’anzianità, e l’insieme delle persone che compongono un dato territorio chiamato Stato si occuperà in minima parte dei suoi bisogni.

E inevitabilmente si decompone quando il suo muscolo cardiaco smette di battere e muore, anche se in parte qualcuno può intervenire per impedirne la decomposizione di alcuni organi per donarli ad altre persone vive.

MATRIMONIO COME ASSICURAZIONE DELLE PROPRIE ESIGENZE
Poiché tutti hanno esigenze corporali (mangiare, bere, vivere in una casa con determinati comfort, curarsi..) ma a volte può essere difficile o molto improbabile riuscire a soddisfare queste esigenze con il proprio individuale uso della mente e del corpo, chi ama qualcuno può desiderare che la persona amata possa usufruire del proprio denaro o dei propri possedimenti come la casa o l’auto per soddisfare queste esigenze fisiologiche anche quando non può donarglielo direttamente perché malato o deceduto. Per ottenere questo vantaggio nella storia sono stati inventati dei sistemi: persone che lavorano per lo Stato si occupano di far arrivare all’amato la reversibilità della propria pensione, ed ereditare il proprio patrimonio. E per far sì che questo accada si sposa con l’amato, facendo un contratto chiamato matrimonio, in modo che lo Stato, in propria assenza, possa provvedere a far arrivare tutto ciò all’amato/a.

Tutte, o quasi, le azioni che si compiono attraverso l’uso del corpo sono compiute per ottenere uno o più effetti su di esso, anche un effetto cronologicamente lontano nel tempo, oppure un effetto che deriva dalla consapevolezza che esse abbiano fatto un effetto su un’altra persona, la quale consapevolezza può produrre piacere, felicità in chi compie l’azione. Si usa le mani per spingere l’interruttore e accendere una lampadina in casa per far sì che questo effetto abbiano un ulteriore effetto su una parte del corpo chiamata “occhi”, e cioè che essi vedano l’ambiente circostante al corpo, muovendo la testa.

Si creano strumenti, o si modifica il proprio ambiente per rispondere alle esigenze del corpo. Gli umani, ribellandosi alle regole e, avvalendosi delle loro capacità di artefici, hanno finito per conquistare una posizione dominante, e si sono sostituiti alle cause naturali, che sarebbe più corretto chiamare pre-esistenti, selezionando le specie animali e vegetali sulla base di caratteristiche convenienti, e favorendole creando ambienti adatti, nutrendole ed eliminando sistematicamente competitori o gli indesiderati altri fruitori. Stravolgendo quindi, a proprio vantaggio, gli esistenti equilibri biologici e idro-geologici. L’agricoltura e la zootecnica sono da sempre una sistematica “violenza” degli umani contro la natura, cioè quell’insieme di tutte le specie viventi, più i fattori climatici e geologici, che a propria volta è naturalmente ostile agli umani.
L’ambiente pre-esistente al lavoro compiuto dagli umani può essere pericoloso per il corpo. Predatori, insetti pericolosi, o alberi che cadono, oltre all’esposizione al freddo e alla pioggia, e se si rimane vivi dagli incidenti si può rimanere menomati per tutta la vita. Per questo l’ambiente è stato dominato e antropizzato, in modo da diminuire le probabilità di morte in un anno di vita, e aumentare l’aspettativa di vita, giunta a ottanta anni negli ambienti antropizzati, rispetto a quelli naturali, e poter rimediare più facilmente agli incidenti. Anche se le società antropizzate hanno comunque pericoli come il traffico stradale, le cadute dalle scale, il cancro e altre malattie non trasmissibili.

LA MODIFICA DELL’AMBIENTE PER IL BENESSERE DEL CORPO E DELLA MENTE

Gli umani usano il proprio corpo sia per utilizzare il mondo così come lo hanno trovato, spostando pezzi di materia, gli oggetti, nell’ambiente esterno da un luogo all’altro, o introducendoli dentro il proprio corpo come nel caso del cibo, sia modificandolo.

Gli umani hanno da sempre modificato l’ambiente, cioè la materia, in modo che diventasse utile alle loro necessità, aiutando gli umani nella loro eterna lotta contro la fame, la fatica, le intemperie, le malattie, il dolore e la lunghezza della vita. E la maggior parte degli oggetti che gli umani usano esistono perché qualcuno in precedenza ha modificato la materia che ha trovato e li ha prodotti.

Eliminati o allontanati i naturali predatori, gli umani hanno in seguito prodotto cibo in quantità, modificando ai propri scopi specie vegetali o animali risultate utili, e lo stesso ambiente.
La domesticazione è uno dei primi atti contro l’ordine naturale che la nostra specie abbia compiuto.
Domesticare piante e animali selvatici significa privilegiare i caratteri utili all’uomo (come, per esempio, la grandezza di semi e frutti nelle piante o la docilità nel caso degli animali) eliminando quei caratteri che permettono loro di vivere allo stato selvatico. Domesticare, di fatto, vuol dire appiattire la variabilità genetica: per esempio nei vegetali si sono privilegiati i caratteri, e quindi i geni, legati al sapore che l’uomo ritiene gradevole, eliminando i geni responsabili della produzione di sostanze sgradevoli o tossiche che però spesso avevano la funzione di allontanare i parassiti e gli insetti in una sorta di guerra chimica non voluta dall’uomo ma dalla natura.

Dalla scoperta del bisogno che l’ambiente attorno a sé sia in un certo modo consegue la scoperta che esso può diventare nel modo immaginato in seguito al compimento di certe azioni mirate, e che quindi l’insoddisfazione e il disagio provati all’interno del corpo sono una risorsa dell’umanità per essere in grado di accorgersi di poter/voler portare dei cambiamenti nella propria vita all’esterno di esso (dai gesti più frequenti e semplici come cambiare abiti, lavarli, pulire il pavimento al cambiare casa, cambiare città, cambiare lavoro, cambiare fidanzato/a e così via).

Un ciottolo può apparire solo un ciottolo, un ramo solo un ramo, ma può anche non accadere così. Infatti, è possibile che in questi oggetti, magari grazie all’apporto di alcune piccole o grandi modifiche, si vedano strumenti utili al compimento di qualche operazione. Questo particolare modo di vedere con la mente ha portato i nostri antenati remoti, a immaginare un uso appropriato di una delle tante cose che componevano il mondo, realizzandone la conversione da oggetto a strumento. La combinazione di strumenti diversi ha portato poi allo sviluppo di nuovi strumenti complessi sempre più raffinati e potenti.

Infatti, senza la capacità di concentrarsi su ciò che manca o che va migliorato e provare emozioni motivanti all’azione, la specie umana non avrebbe ottenuto niente di ciò che serve per non morire e per gioire, e si vivrebbe ancora in caverne senza riscaldamento, frigorifero, e cellulari. Perciò è necessario osservare, accettare e ringraziare la propria insoddisfazione e chiedersi che cosa si può fare per lei e che cosa lei vorrebbe farci fare per noi stessi.

Amplificare, grazie a utensili e opportune tecniche per impiegarli, le potenzialità del corpo umano e aggiungerne di completamente nuove, è un ricerca portata avanti da tantissime persone in tutto il mondo ogni giorno.
E tutto ciò che circonda i corpi nudi con i quali gli umani nascono, dagli abiti a un millimetro di distanza dal corpo che riscaldano e proteggono, alle pareti di casa a qualche metro di distanza dal corpo, alle strade sulle quali i piedi del corpo camminano, agli oggetti come bici e auto, sono costruiti in funzione dei corpi umani che abitano lo spazio attorno a sé.

Il primo limite fisiologico che i lontanissimi antenati furono costretti seriamente ad affrontare riguardava la “forza”, essendo i loro corpi esili e leggeri, evoluti per muoversi agilmente tra i rami degli alberi.
Per capire da dove proviene la forza bisogna ricorrere all’anatomia e alla fisiologia. Tra gli organismi viventi, gli animali si distinguono dai vegetali, e ancor più da funghi e muffe, per la propensione ad agire, cioè a modificare la posizione e la forma di ciò che è alla loro portata, i loro stessi corpi compresi. Tale capacità consegue da qualcosa che sta al di sotto della pelle, ovvero alla disponibilità di uno scheletro articolato, composto da vari elementi indipendenti e connessi tra loro da giunture, e di muscoli, robusti fasci di neuroni fibriformi, in grado di accorciarsi a comando, esercitando un’azione meccanica.
L’energia necessaria proviene dalla combustione di zuccheri, quindi dal cibo ingerito e dall’ossigeno assunto con la respirazione; i muscoli sono pertanto dei motori lineari, atti a trasformare energia chimica in energia meccanica, più calore. Dal punto di vista termodinamico, sono equivalenti, anche se con modalità di funzionamento completamente diverse, ai motori a combustione interna dei veicoli.

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Si modifica il clima della propria casa o dell’ufficio in modo da evitare le sensazione di caldo e freddo sul corpo, con strumenti costruiti in funzione dei bisogno del corpo. Accendendo termosifoni o la stufa a gas per scaldarlo, o si accende il condizionatore d’aria per raffreddare il clima che raffredda la pelle del proprio corpo.

Le limitazioni del corpo sono molte e alcune insuperabili, ad esempio non si può volare.
Tra le azioni che gli umani possono compiere non possono scegliere liberamente di compierle per tutto il tempo che vogliono perché interviene la sensazione di fatica e stanchezza, non si può correre più di una certa velocità e per un certo periodo di tempo.

La forza muscolare è la capacità della macchina umana di fronteggiare tutte quelle situazioni in cui è necessario vincere una resistenza od opporsi ad essa (come la forza di gravità). La forza muscolare si incrementa già nei primi mesi di vita, permettendoci di effettuare quell’iter obbligatorio che ci porta in tempi brevi alla posizione eretta e successivamente a camminare.

Il cervello assembla una miriade di dati provenienti dalle fibre muscolari, dal tasso di alcuni substrati nel sangue e nel cervello, dalla frequenza del battito cardiaco, dal livello di alcuni gas durante gli scambi respiratori e da molti altri dati, dando origine a una sensazione finale che arriva in coscienza come dato unitario: “ho ancora energia” o piuttosto “non ce la faccio più!”. Si è inoltre limitati dalla sofferenza fisica dovuta a ferite, ustioni, infiammazioni e così via. E rimanere giovani e vivi va contro la seconda legge della termodinamica, dunque si è costretti a vivere la vecchiaia e la morte.

Gli strumenti hanno spesso lo scopo diventare estensioni del corpo e dei sensi. Amplificare, grazie a utensili e opportune tecniche per impiegarli, le potenzialità del corpo umano, aggiungerne di completamente nuove, e utilizzare certe parti del corpo per altri scopi da quelli che avrebbero senza l’intervento umano, come si fa con i profilattici che permettono di attivare il processo riproduttivo fino all’orgasmo all’interno della vagina, provando quindi piacere senza però fecondare e riprodursi.

mezzi
Si usano la bici, la moto, l’auto, il treno per spostare il proprio corpo più velocemente rispetto all’uso delle gambe e senza affaticarlo e fargli venire un bisogno di bere, mangiare, riposarsi su un letto, evitare il fastidio del sudore prodotto dal surriscaldamento del corpo causato a sua volta dal movimento prolungato, e anche di evitare la conseguente necessità di lavare gli abiti.

Queste tecnologie infatti simulano il risultato di ciò che il corpo fa deambulando seguendo vie diverse, invece che con degli arti con delle ruote. Oppure, la sedia, le poltrone e i letti per fermarlo e riposarlo, e si usa il microscopio per aumentare le capacità dell’occhio di vedere oggetti piccoli e vedere oggetti più piccoli di quelli che gli occhi vedono senza l’ausilio di strumenti, il telefono per portare alle orecchie i suoni di voci di persone lontane. La robotica “indossabile”, come per esempio gli esoscheletri, pensati sia per la riabilitazione che per l’ausilio di lavoratori o di persone anziane nello svolgere azioni impegnative fisicamente.

Le auto, di tutti i tipi, sono tecnologie pericolose, soprattutto a causa dell’errore umano. Per questo quando si fa una gita in autobus, le regole di sicurezza degli autisti impongono soste di varie ore tra una guida e un’altra, e richiedono la presenza di due autisti su ogni bus per i viaggi lunghi.
Ma questi rischi vengono costantemente sottovalutati.
A volte, la folle corsa al guadagno, e la scusa della crisi, possono radicalmente abbassare i seri controlli e le misure di sicurezza sul lavoro, a vantaggio degli stupidi controlli e delle misure di “sicurezza” negli aeroporti (e ora anche nelle stazioni delle grandi città). Naturalmente tagliare sulla sicurezza nel lavoro ha un costo, che in genere si limita a ritardi e rotture (nei due sensi della parola), ma a volte può arrivare a presentare costi umani molto elevati.

Per sollevare o trasportare pesi ha fatto ricorso a varie forme di “leva”. Anche il gatto se ne avvale, quando agendo con la zampina sull’estremo opposto al cardine, riesce a far ruotare una massiccia porta. Sono leve il badile, i remi e il timone delle barche, il torchio e la zeppa, il piede di porco e le pinze, gli apribottiglie e cavatappi, i pedali e le ruote dentate della trasmissione a catena delle biciclette, il cambio delle automobili.

Volendo invece spostare carichi senza sollevarli, ci si scontra con la resistenza di attrito, dipendente dalle caratteristiche delle due superfici di contatto e dal peso dell’oggetto che si vuole muovere. L’attrito con il suolo si può ridurre spianando il percorso o rendendolo scivoloso con acqua o sabbia bagnata, oppure frapponendo dei cilindri di legno o di pietra, come rulli.
Un notevole passo avanti ai fini dello spostamento, ma per carichi non troppo pesanti, fu rappresentato dalla ruota, il cui segreto consiste nel trasferire l’attrito dal suolo al mozzo, più liscio e più facilmente lubrificabile con grasso e olio, attrito che fu poi eliminato dall’avvento del cuscinetto a sfere.

Alcuni degli strumenti prodotti servono per soddisfare il bisogno di alimentarsi: Le pentole e le padelle sopra ai fornelli per cucinare il cibo da ingerire nel corpo, le posate per mangiare il cibo cucinato, i sacchetti della spazzatura per gettare i rifiuti creati dal cucinare, il detersivo e le spugne per lavare pentole e posate utilizzate, e lo spazzolino e il dentifricio per lavare i quelle parti del corpo chiamate denti utilizzati per mangiare. L’ombrello per riparare il corpo dalla pioggia.

Proprio perché gli umani hanno la possibilità di utilizzare strumenti e modificare il proprio ambiente, hanno il bisogno di imparare a dominare il proprio ambiente: saper trovare il cibo, e cucinarlo, e dunque saper trovare lavoro e mantenerlo, e così via, saper utilizzare tutti gli strumenti necessari alla vita in società.
E nel momento in cui invecchiano, non riuscendo più a utilizzare facilmente il proprio corpo, le persone hanno bisogno di una persona che sostituisca le loro gambe, le loro braccia, le loro mani, per cambiarle, pulirle, alzarle dal letto, nutrirle. Che è l’assistente sanitario o il badante.

LE LIMITAZIONI DELLA MENTE E DEL CORPO

La volontà e il proprio corpo spesso non sono in sintonia, si vogliono compiere azioni per cui il corpo tenta di farci smettere attraverso la sofferenza.
Chi scrive libri automotivazionali ha interesse a far credere ai propri potenziali lettori e ai lettori effettivi che le espressioni “volere è potere”, “se vuoi puoi”, o”basta volerle le cose per ottenerle” siano affermazioni vere, perché così i lettori acquisteranno ancora altri libri, come dimostra il libro “Volere è potere” pubblicato nel 1869 da Michele Lessona, nel quale la tesi dominante era dimostrare che la forza di volontà è in grado di vincere ogni ostacolo e pertanto un individuo volenteroso è in grado sollevarsi dall’oscurità e dalla miseria alla fama e alla ricchezza.

Tuttavia, con buona pace degli scritti di libri motivazionali, la verità è che non si può fare e ottenere tutto ciò che si vuole, ma si può voler ottenere ciò che non si può ottenere (rimanendo frustrati) oppure si può voler ottenere quello che si può ottenere (rimanendo soddisfatti), e dunque certe affermazioni sono apertamente antiscientifiche.
L’espressione “tutto è possibile” è una sciocchezza, così come lo è “tutto è impossibile”. La prima espressione è il motto dei creduloni, non dei dubbiosi, il secondo quello dei disfattisti. Il mondo è più divertente e interessante proprio perché alcune cose sono possibili, e altre no.
Infatti, tutti i corpi e le menti hanno delle limitazioni, e dunque la libertà di un individuo ha restrizioni di ogni genere: non solo storiche e sociologiche (Marx), ma anche psicologiche e fisiologiche (Freud), e ancora fisico-chimiche, e anche economiche e così via.

Non solo tutti gli individui hanno limitazioni di ogni genere, ma ognuno ne ha diverse dagli altri. Di conseguenza quello che può riuscire a fare qualcuno non può farlo qualcun altro, e viceversa.

Partendo dal corpo, tutti devono fermarsi a mangiare, bere, defecare, orinare e dormire e non possono quindi seguire la volontà di compiere altre azioni evitando queste.
Per quanto riguarda le limitazioni fisico-chimiche, ad esempio, polveri, gas, vapori, fumi, radiazioni possono provocare danni e malattie, dunque non si può liberamente volere di starci a contatto perché si vuole stare in qualche luogo.

La mancanza di acqua causa disidratazione, condizione che risulta fatale per l’organismo dopo circa 10 giorni. Senza acqua, infatti, il sangue diventa più denso e vengono compromesse così l’attività cardiaca, quella renale e quella di molti altri organi essenziali alla vita.

Senza alimentarsi ma bevendo regolarmente acqua, secondo osservazioni fatte su digiuni volontari, si può resistere da uno a due mesi. Il tutto dipende anche molto dall’attività fisica che si esercita. Molti asceti, per esempio, resistono più a lungo in quanto restano quasi immobili per giorni.

Dipende dall’alimentazione, dalle fibre ingerite, dallo stile di vita, dall’attività fisica. Secondo gli esperti, un’attività è regolare quando si aggira sulle 3-4 volte settimanali. In casi estremi, come per gli astronauti che hanno una dieta priva di fibre, si può evacuare anche solo una volta al mese.

La soglia considerata critica per evitare danni all’udito è di 90 decibel, quella del dolore intorno a 120 decibel. Suoni di 185 – 200 decibel possono persino uccidere l’uomo: si ritiene infatti che causerebbero emboli d’aria fatali. A questa intensità si giunge vicino a un aereo in decollo.

Se la temperatura corporea supera 42 °C, il nostro organismo rischia l’ipertermia (stati febbrili e danni al sistema nervoso). Succede quando la temperatura ambientale raggiunge i 60 °C e l’umidità è molto elevata, cosa che non ci permette di espellere il calore in eccesso sudando.

Già a quote attorno ai 4.500 metri il corpo umano è in pericolo, perché l’ossigeno inizia a essere insufficiente. Salendo ancora di più si arriva a quella che viene definita Death Zone (circa 8.000 metri), dove solo fisici allenati, e spesso equipaggiati di bombole, possono sopravvivere per brevi periodi.

Il mancato rifornimento di ossigeno ai tessuti porta al decesso in circa 3-4 minuti. Le prime cellule a morire sono quelle cerebrali. In alcune condizioni, come una profonda ipotermia (temperatura particolarmente bassa), il corpo abbassa molto il metabolismo e può resistere parecchi minuti in più.

Un uomo riesce a sopportare un’accelerazione positiva di 5g (cioè 5 volte l’accelerazione di gravità) senza riportare danni, ma solo per pochi secondi. All’aumentare dei g e del tempo cui si è sottoposti, il sangue defluisce verso le gambe e il cervello resta senza sangue e senza ossigeno.

La privazione del sonno, secondo gli studiosi, compromette il nostro benessere fino a danneggiare le prestazioni lavorative e le relazioni interpersonali e soprattutto il funzionamento cerebrale. Se prolungata, causa gravi alterazioni psichiche che, dopo circa 10 giorni, possono causare la morte.

A causa dell’esistenza di limitazioni fisiologiche gli Stati stabiliscono delle leggi apposite per impedire ai datori di lavoro di far usare ai lavoratori il proprio corpo in un modo che non si infortuni o venga colto da malattie professionali. Vengono stabilite misure tecniche preventive di sicurezza, relative alle attrezzature, ai dispositivi di protezione individuali e alle procedure di prevenzione nello svolgimento delle operazioni. Ma non tutti sono allergici alla polvere, o sono celiaci.

Ma anche, da un punto di vista esterno al proprio corpo e alla propria mente, come quello economico a una persona che ha 1000 euro in banca non basta voler comprare qualcosa che ne costa tremila per poterlo fare (secondo il motto “volere è potere”), al contrario di quanto accade a una persona che ha 40mila euro in banca, alla quale basta voler comprare la stessa cosa che ne costa tremila per poterlo fare

Proprio perché il corpo ha molte limitazioni, ed è fonte di sofferenza, spesso le persone hanno un rapporto di amore e odio col proprio corpo.
Lo odiano se il corpo li fa sentire in certi modi spiacevoli, ad esempio stanchi e assonnati quando non hanno un letto a disposizione per sdraiarsi, riposare i muscoli e addormentarsi, o quando sentono chiudersi gli occhi incitano a chiudere gli occhi quando devono stare aperti per lavorare, sdraiarsi quando devono stare in piedi, con la voglia di stare a letto e non fare altro, di camminare piano quando si deve camminare veloce, quando sono accaldati, sudati e appiccicosi, oppure infreddoliti e così via.

Poiché gli umani hanno la libertà di scegliere di fare qualcosa indipendentemente da cosa il corpo comunica loro di fare con le sue sensazioni (lavorare al pc come la testa dice di fare invece che mangiare come la pancia dice di fare, o defecare, o dormire, o masturbarsi al posto di fare qualcos’altro), gli umani hanno bisogno di conoscere consapevolmente cosa è necessario fare per evitare sofferenza e ricercare piacere.
Partendo da obiettivi generici come “evitare sofferenza” e “trovare piacere” passano a dividere il tempo a disposizione (giorni, settimane, mesi) in grandi categorie di azioni da compiere: riposo, manutenzione (casa, corpo), lavoro, risoluzione problemi (denuncia di smarrimento oggetti), piacere (sesso, dialogo, arte, musica), studio della vita, formazione lavorativa (libri, tutorial, blog, youtubers, forum) e così via. E usano agende e calendari, per ricordarsi di fare qualcosa nel futuro, indipendentemente da cosa si sente si vorrebbe fare quel giorno.

Però le persone devono sacrificarsi e vivono il corpo così com’è, soprattutto per ottenere soldi, per lavoro. Devono alzarsi, andare sotto il sole, a piedi, in bici, in motorino, in auto. Poi lo amano anche, quando si mettono a dormire, quando si rinfrescano, quando ascoltano la musica, si fanno una doccia, quando si mangiano un dolce, quando si guardano un bel film, si grattano, si masturbano, fanno sesso.
Molti umani, quelli non ricchi in genere, devono sviluppare autocontrollo fisico per svolgere in modo sistematico e quotidiano delle azioni, indipendentemente da ciò che sentono di voler fare, nella loro professione.
Negli altri momenti della vita fuori dal lavoro sarebbe inaccettabile una tale costrizione fisiologica, anzi, la spontaneità e la naturalità è osannata all’inverosimile. E poi ci si costringe a stare 8 ore o seduti o in piedi con delle pause di 15 minuti ogni 2, per mesi o anni. Anzi, per 40 anni in teoria, che è il tempo che serve per prendere una pensione. Se infatti le persone non avessero un corpo soggetto a stanchezza, sonno, fame, sete, mal di muscoli, di ossa, danneggiamenti, e non fosse neanche soggetto al desiderio di provare piaceri non relativi ai bisogni primari, non avrebbero nessuna difficoltà a lavorare.

 

LA CREAZIONE DI FUGHE VIRTUALI E TEMPORANEE DALLE LIMITAZIONI DEL CORPO

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Proprio perché le limitazioni del corpo sono molte e alcune insuperabili, ma la mente desidera ciò che non ha e anche ciò che non può ottenere con il proprio corpo (l’assenza di stanchezza, l’immortalità, o il resuscitare temporaneamente per far giustizia chi ci ha uccisi e ha ucciso anche chi amavamo e così via), spesso questi limiti sono difficili da accettare psicologicamente, e si cerca dei modi per fingere di superarli.

C’è un certo tipo d’arte (letteratura e cinema) che è da sempre utilizzata in modo illusorio e autoconsolatorio, come fuga mentale dalle limitazioni del corpo, un pò come si fa con gli stupefacenti, e infatti letteratura e cinema di questo genere fanno grandi incassi, come gli stupefacenti. Infatti, se la religione è l’oppio dei popoli, lo possono essere anche la letteratura e il cinema, anche se politicamente corretti.

Questa tipo di letteratura e di cinema rappresentano la realtà abbellendola di gradi molto alti, anche quando racconta situazioni tragiche, e dona così grande piacere alle persone stanche, e annoiate dalle leggi della vita, che dedicano alcune ore delle proprie giornate libere da impegni come il mantenimento del proprio corpo, della propria casa, dal guadagno di soldi, alla visione di questi film, per poi finito il film ricominciare a lavorare per guadagnare soldi, fare spesa, cucinare, riordinare casa e così via.

Questo tipo di cinema mostra persone che col semplice desiderio di fare ciò che è fisicamente impossibile fare col proprio corpo, o psicologicamente improbabile fare, riescono a farlo, al contrario di quello che succede nelle vite di chi li guarda.
A volte rappresenta uomini che allenando i propri muscoli riescono a sollevare carichi incredibili, o a resistere a urti e colpi traumatici, e quasi sempre l’uso dei superpoteri dei fumetti o dei film di fantasia, implica di per sé una chiara violazione delle leggi note della fisica e richiede una sospensione deliberata e volontaria dell’incredulità.
La supervelocità, come Flash e Johnny Quick. Grazie alla sua capacità di correre velocissimo, Flash è stato spesso rappresentato mentre afferra proiettili che gli vengono sparati addosso, nonostante un essere umano senza superpoteri può correre a velocità intorno ai 24 km/h. La capacità di volare, che Batman acquisisce tramite mezzi inaccessibili alle persone, e che Superman ha fisiologicamente, la superforza, che hanno sia Superman che Capitan America, che permette loro di piegare l’acciaio a mani nude. O il superudito, o il superrespiro e così via.

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Anche quando il supereroe non è dotato di superpoteri, come Batman, fa affidamento su uno straordinario allenamento fisico, spirituale e psicologico e un equipaggiamento all’avanguardia che protegge il corpo del supereroe e amplifica le sue capacità, ovvero la più avanzata tecnologia esistente sul pianeta, grazie anche alle sue risorse economiche pressoché illimitate, e rimane comunque qualcosa di irraggiungibile, seppure pensabile. Ma anche in questo caso la recitazione e la resa cinematografica pur rappresentando una situazione possibile risulta essere irrealistica perché inserisce scene impossibili, come cadute da palazzi senza fratture o morti certe.

Non è infatti necessario rappresentare una storia di che viola apertamente le leggi della natura per rappresentare qualcosa di impossibile, ma anche una storia fatta di poliziotti o agenti segreti, che usano armi, usate anche dalle persone reali che sottostanno alle leggi della natura, può essere inverosimile, come accade in moltissimi film d’azione, ad esempio Die Hard, Mission Impossibile, 007, o Speed, dove certe scene sono fisicamente possibili senza schianti d’auto, esplosioni, feriti e morti, solo perché macchine, cavi invisibili, stuntman, e nascosti agli spettatori le rendono possibili.

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A ricordare che gli avvenimenti visti al cinema sono falsi anche a livello di contenuto e non semplicemente falsi perché riprodotti su un sopporto visivo che non è la realtà, c’è il fatto nonostante gli umani siano riusciti a creare dispositivi che per qualche ora danno l’illusione che il mondo sia diverso da come è, al contrario dei personaggi di fantasia, le persone che si fanno riprendere dalle telecamere per fingere di essere supereroi, gli attori, a volte si feriscono o muoiono. E quindi molte persone nella storia sono morte per permettere ad altre persone di poter vedere film al cinema o a casa in cui persone fingono di fare qualcosa che non possono fare.

Da un punto di vista fisiologico, nel cinema, per dare l’illusione che un personaggio faccia qualcosa di fisicamente difficile e rischioso o impossibile vengono utilizzati gli Stuntman, ovvero acrobati particolarmente esperti nel fingere cadute, tuffi, salti e scene pericolose in genere (in inglese stunts). Nei film, in particolare d’azione, i cascatori fanno da controfigura agli attori protagonisti nelle scene più pericolose.

C’è una lunga lista d’incidenti, spesso mortali, nel cinema:

Dopo aver ottenuto il ruolo dell’Uomo di latta nel film del 1939 Il Mago di Oz, l’attore Buddy Ebsen scoprì che era allergico al trucco utilizzato per il suo costume, e dopo aver inalato la sostanza argentea per dieci giorni di riprese, è finito in ospedale con un polmone collassato. Soffrì di problemi di respirazione per il resto della sua vita.
Durante le riprese del film Harry Potter e i Doni della Morte, David Holmes (controfigura di Daniel Radcliffe) è rimasto paralizzato dopo una caduta che ha gravemente ferito la spina dorsale.
Durante le riprese di una scena di lotta per il film del 1989 “Cyborg”, Jean-Claude Van Damme ha accidentalmente pugnalato la sua co-star Jackson “Rock” Pinckney nell’occhio. Pinckney ha perso una vista all’occhio e ha citato in giudizio Van Damme: ha ricevuto 487.500 dollari di danni.

E, come già detto Brandon Lee, figlio di Bruce Lee, è stato ucciso accidentalmente durante le riprese del Corvo.

Da un punto di vista cognitivo, e fonetico, anche le battute dei personaggi sono possibili perché sono state pensate dagli sceneggiatori, che hanno passato del tempo, scritto e corretto, si sono consultati con altri per per stabilire quale fosse la cosa giusta da dire, senza considerare l’abilità nel dirla degli attori e dei doppiatori, che hanno studiato per dire tutto in modo chiaro, e con i tempi richiesti da un film, mentre la maggior parte delle persone reali non riuscirebbe a parlare in modo così affascinante e convincente come nei film.

Sicuramente può affascinare l’idea di poter somigliare a un personaggio di un film come fosse la forma perfetta che un triangolo o un quadrato non potrà mai essere.

Infatti, i bambini spesso pensano che con impegno potrebbero diventare Batman o superman salvo poi scoprire da grandi che anche azioni ritenute infinitamente più semplici rispetto a quelle degli eroi dei film, come fare spesa, cucinare, lavare i piatti, pulire a terra, rifare il letto, lavare i vestiti, andare a lavoro, mantenere il posto, trovare lavoro, sopportare la paura del futuro, le crisi depressive, e la voglia di sparire dalla vita, possono essere azioni difficili da realizzare (tutte insieme o singolarmente e tutti i giorni) e a volte impossibili.

Ovviamente un adulto che a differenza di un bambino ha scoperto l’ulteriore illusione dei film di fantasia rispetto ai film realistici può guardare certi film, allentando la tensione provocata dalla realtà, senza prenderli a modello, né tantomeno crederci, o eclissare gli altri tipi di fruizione attinenti alla realtà. Non solo film realistici ma soprattutto saggi, documentari, e documenti storici.

LA CREDENZA IN POTERI SOPRANNATURALI COME FUGA DALLE LIMITAZIONI DEL CORPO

In certi casi i “poteri” di cui molti personaggi di film sono dotati pretendono non solo di essere creduti reali solo per quelle ore di durata del film, come ogni film di fantasia vuole far credere, ma anche nella realtà al di fuori dei cinema, e questa pretesa ne aumenta la carica emotiva e il sollievo che provano le persona nello sperare che ci sia qualche possibilità che il proprio corpo non abbia le limitazioni che ha e che il mondo non sia come è. Sono spesso poteri indotti da qualche forma di schizofrenia infantile. E si manifestano in una fantasiosa forma di spiritismo voodoo, che permette loro di mettersi in comunicazione con i morti legati a una persona di cui il personaggio abbia toccato brevemente le mani.

Alcuni registi presentano questi film da loro fatti come un atto di coraggio di fronte al silenzio di cui la società moderna circonderebbe l’aldilà.
Ma in molti luoghi, l’atto di coraggio consisterebbe nell’affermare che la credenza nell’aldilà e negli spiriti è una forma di superstizione nel migliore dei casi, e un sintomo di psicosi nel peggiore, come in Hereafter.

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Queste amenità fanno semplicemente ridere le persone di buon senso. Ma sono prese seriamente da chi sia rintontito dai martellanti indottrinamenti religiosi, filosofici e letterari che ripetono in tutte le salse che la realtà sensoriale non solo non è tutto, ma non è nemmeno la vera realtà. E che l’aldilà non solo esiste, ma è popolato di entità con le quali alcuni possono entrare in contatto diretto, ma che tutti possono invocare attraverso pratiche magiche, religiose o laiche.
E dire che, se proprio uno volesse, potrebbe seriamente sperimentare senza tante storie delle vere esperienze paranormali, a prova di Cicap. Prima fra tutte la sensazione di essere fuori dal corpo, che viene indotta dalla cosiddetta camera di deprivazione sensoriale inventata da John Lilly. Lo racconta in dettaglio Richard Feynman in Sta scherzando, mister Feynman, ed è sicuramente meglio leggere un libro di un genio che ha cambiato la fisica, che guardare un film di un attore-regista che produce amenità.

Al contrario del cinema di fantasia la pornografia rappresenta ciò che del corpo si vuole rimuovere dalla memoria (l’esistenza dei genitali, di sperma, saliva, corpi con smagliature, cellulite, peli e così via, e di desideri semplici quanto mangiare, bere e dormire, rispetto a volare, salvare vite umane o l’intero mondo con azioni eroiche).

Nella pornografia, quello che accade non è fatto in computer grafica come in molti film di fantasia, e non ci sono artifici per far credere di fare ciò che non si sta facendo, non ci sono stuntman, e non è il montaggio che fa credere che ciò che si vede stia accadendo, gli attori compiono realmente atti sessuali. E gli atti sessuali mostrati così come avvengono senza censure e vedo non vedo, sono il contrario di costruire e sovrapporre delle idee astratte e magiche alla realtà dei fatti per cui gli umani si uniscono in rapporti sessuali per il potere del godimento.
L’uso del linguaggio nella pornografia non è finalizzato a rappresentare il mondo e le sue leggi, infatti i personaggi non enunciano teorie sull’al di là, sui poteri paranormali, sulle leggi della natura, sulla politica, l’economia ma si limitano a descrivere ciò che sentono e vogliono (“mi piace”, “voglio che fai più forte e più veloce” o “voglio che me lo metti nel culo”) o a chiedere all’altro di dire ciò che sente e vuole (“vuoi scoparmi?” “vuoi mettermelo nella fica?”) e implicitamente mettere nella condizione chi li guarda di dedurre che ritengono moralmente giusto, cioè un comportamento che non provoca danni agli altri, il fare sesso e farsi riprendere e farsi guardare da donne e uomini che si masturbano.

La pornografia per la sua caratteristica di riprodurre la realtà, soprattutto quella amatoriale in cui non c’è montaggio, infatti ha un valore conoscitivo. Guardando i rapporti sessuali si conosce l’aspetto dei corpi, le loro modificazioni, come il diverso colore di vulve e peni irrorati di sangue, si scoprono le possibilità d’interazione tra genitali, gli effetti di certi gesti, come il fare bolle con la saliva accumulata dal succhiare un pene, l’esistenza di certe reazioni come l’eaiculazione maschile e femminile, e si può imparare a fare sesso imitando ciò che si è visto.

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Inoltre, spesso i soggetti si rivolgono allo spettatore, mentre si masturbano, o si fanno penetrare, e a volte invitando lo spettatore a masturbarsi mimando il gesto, interrompendo così l’illusione che egli stia vedendo un fatto realmente accaduto ripreso da qualcuno di invisibile all’insaputa delle persone coinvolte.

La quarta parete è un “muro” immaginario, posto di fronte al palco di un teatro, attraverso il quale il pubblico osserva l’azione che si svolge nel mondo dell’opera rappresentata.
L’idea che l’attore si debba immaginare un muro che lo divide dagli spettatori si trova così formulata nel saggio De la poésie dramatique (1758) di Denis Diderot, e anche precedenti trattati sull’arte drammatica avevano già specificato la necessità di una recitazione più realistica che presupponesse che l’attore dimenticasse la presenza degli spettatori.

Il termine “rompere la quarta parete” viene usato in cinema, teatro, televisione e nelle opere letterarie, prendendo origine dalla teoria di Bertolt Brecht del “teatro epico”, sviluppata partendo da (e in contrasto con) la teoria del dramma di Konstantin Stanislavski. Essa fa riferimento ad un personaggio che si rivolge direttamente al pubblico, o che riconosce attivamente (tramite un personaggio di rottura o tramite il dialogo) che i personaggi e l’azione non sono reali.

IL CORPO USATO PER PRODURRE COGNIZIONI MENTALI

Attraverso l’uso del corpo non sono stati prodotti semplicemente strumenti per la propria sopravvivenza, come pentole e abiti, o per il proprio piacere, come la letteratura o l’arte, ma anche qualcosa di più astratto, come la matematica.

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Non c’è dubbio che la nostra morfologia abbia portato le dita e le mani a rivestire un ruolo privilegiato nell’apprendimento dei numeri e delle operazioni aritmetiche. Non a caso ancor oggi si usano espressioni come “contare a mano” e “calcolo digitale”. Quest’ultimo aggettivo deriva appunto da digitus, che in latino significa “dito”, mentre digit in inglese è passato a significare “cifra”.
Vari popoli hanno direttamente usato le dita per nominare i primi dieci numeri, chiamando ad esempio “pollice destro” l’uno, “indice destro” il due, eccetera. E a volte la numerazione è proseguita con altre parti del corpo, come le mani, i piedi, le braccia e le gambe. Ed è continuata con varie articolazioni, come le nocche, i polsi, i gomiti, le ginocchia e le caviglie, arrivando fino agli occhi, le orecchie, il naso, le narici, i fianchi e i seni, in qualche ordine prestabilito, per arrivare a nominare numeri fino a qualche decina.
Con le dita si può andare anche oltre. Anzitutto, utilizzando segni come quelli del linguaggio dei sordomuti per esprimere numeri anche grandi, dalle migliaia ai milioni. E poi, per fare calcoli anche complessi, come le moltiplicazioni, con una tecnica che si insegna e si usa ancor oggi in varie parti del mondo.
L’antichità di queste rappresentazioni e tecniche è dimostrata da alcune pitture murali egizie, e da una gran quantità di tessere romane che mostrano da un lato posizioni della mano, e dall’altro il loro valore numerico in cifre.
Se si aprono le dita di una mano a ventaglio, il pollice e il mignolo formano una specie di V, che sembra essere stata l’origine del simbolo romano per il 5.
Anche il gioco della morra è un residuo fossile del tempo in cui si contava con le dita.
La leggenda vuole che a inventarlo sia stata Elena, per giocare con l’amante Paride.
Le dita delle mani condussero in maniera naturale all’individuazione del sistema decimale, in cui si conta per dieci. E quelle delle mani e dei piedi al sistema vigesimale, in cui si conta per venti. Ma ci sono altri modi di usare le dita: ad esempio, se ci si serve del pollice per enumerare le falangi delle altre quattro dita di una mano, si arriva al sistema duodecimale, in cui si conta per dodici. E se si enumerano via via le dozzine sulle dita dell’altra mano, si arriva al sistema sessagesimale, in cui si conta per sessanta.
Viceversa se si enumerano le dita su una mano e si tiene conto delle cinquine sull’altra mano si arriva naturalmente a un sistema quinario , in cui si conta per cinque: ne rimangono tracce nel nome greco penta, “mano” o “pugno”, per indicare appunto il cinque. Se invece si usano rigorosamente soltanto le dita, senza nessuna semplificazione, ci si limita a un sistema unario, in cui si conta per uno, che è il fondamento dei sistemi additivi come quello originario dei Romani, con la sola cifra I a rappresentare un dito.
E il sistema binario, meno naturale a prima vista, ma popolare oggi in informatica, e ancora molto diffuso fino a poco tempo fa tra i popoli “primitivi” come i Boscimani e i Pigmei africani, o in alcune tribù polinesiane, in cui si conta per due. Lo spunto, in questo caso, non viene dalle dita, ma dalle varie coppie di organi del corpo umano: mani, braccia, gambe, occhi, orecchi, narici, fianchi, seni…
Il problema delle registrazioni dei numeri effettuate sulle dita è che sono volatili, e si perdono non appena si aprono o si chiudono le mani. Presto o tardi gli umani hanno dunque imparato a usare registrazioni più permanenti, diversificate secondo le disponibilità: tacche intagliate su ossi o bastoni, nodi annodati su cordicelle, grani o semi inanellati in rosari. I reperti archeologici dimostrano che le tacche, che altro non so se non stilizzazioni delle dita, si usavano già decine di migliaia di anni fa, all’epoca dell’uomo di Cro-Magnon.

IL CORPO CHE SI RIPRODUCE
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Non solo attraverso l’uso del corpo viene lavorato l’ambiente pre-esistente, e vengono prodotti strumenti fisici come pentole, e automobili, e strumenti culturali come il linguaggio, la logica, la matematica, l’arte ma vengono anche generati altri corpi umani (nudi). Il corpo è l’origine del mondo umano.
Attraverso il corpo di un uomo, che con una parte del corpo chiamata “pene” introduce gli spermatozooi nel corpo della donna, e attraverso il corpo della donna, che riceve gli spermatozoi dal pene dell’uomo viene fecondata, e nel cui utero tiene il prodotto della fecondazione, nascono altri corpi umani.

Poiché tutti i corpi sono soggetti a pericoli, come incidenti stradali, incidenti sul lavoro, domestici, denutrizione, fatica, ci si preoccupa dei pericoli che può subire il proprio corpo, e di quelli che ha subito o sta subendo, così come ci si preoccupa della salute del corpo della propria madre e del proprio padre, fratello o sorella, amico o amica, amato o amata. E se una parte del loro corpo subisce un danno, un trauma, una frattura se ne soffre, piangendo, o ci si dispera. Proprio perché il corpo e la sua salute sono importanti uno dei parametri per valutare una nazione è la sanità. Infatti una persona è protetta dal sistema sanitario nazionale, e non da un dio. Almeno da viva. Da morta, invece, non ha bisogno di sentirsi protetta da niente.
E proprio perché c’è la necessità di mantenere questa salute si prende il pane di crusca e si fa la colonscopia, si prendono le vitamine e si fanno i pap test, ci si spalma le creme solari e ci si palpa in cerca di noduli.

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Proprio perché per ognuno il corpo è fondamentale, ed è tutto ciò che c’è, ci si preoccupa della sua integrità e della sua salute, e ci si preoccupa anche del corpo degli altri, e per prevenire o curare si fanno esperimenti su animali, infliggendo sofferenza e morte ad esseri diversi dagli umani, come topi e scimmie, per evitare di infliggerla agli altri simili umani.

Proprio perché ciò che gli umani vogliono per sé stessi e i loro figli è vivere al sicuro e in salute e avere qualche opportunità, i flussi migratori sono inevitabili e inarrestabili.

 

 

 

 

 

 

PELI

Per non limitare la propria conoscenza del corpo umano alla parte visibile dagli occhi ci si può avvalere delle scoperte fatte dagli scienziati mediante microscopio per sapere che i peli sono fatti di cheratina (dal greco: kératos = corno) una proteina filamentosa ricca di zolfo, contenuta nei residui amminoacidici di cisteina. E sono fatti di cheratina proprio come i nostri capelli ma questi non sono così appiccicosi. Il segreto è nella struttura esterna, detta cuticola, che forma lo strato esterno del fusto del pelo e del capello.

Negli umani la cuticola è formata da scaglie piatte che si sovrappongono parzialmente una sull’altra: viste al microscopio ricordano la disposizione delle tegole di un tetto.

Non è vero che rasare i peli li fa crescere più grossi. E’ solo una questione geometrica. Il pelo estirpato con la ceretta cresce in modo che la punta è più sottile della base, un po come un filo d’erba. Se è rasato, la base, che è più larga, quando il pelo sarà cresciuto darà l’impressione che il pelo sia più grosso.

 

0 – Chiarimenti sullo studio intorno all’esposizione del corpo nudo e dell’attività sessuale (versione semidefinitiva)

Premessa alla lettura dello studio condotto
Chi prende un libro in biblioteca, o in prestito da un amico oppure lo compra, in genere non l’ha ancora letto. Dunque, non può essere influenzato da cosa ci abbia messo l’autore, che può rilassarsi a scrivere cosa gli pare e come gli pare.

Ma i lettori prima di impiegare tempo ed energie nella lettura di uno studio vorrebbero sapere se ne varrà la pena, e dunque vorrebbero per prima cosa sapere cosa descrive o racconta quel testo. Per questo, oltre al titolo, leggono o leggono la sintesi sul retro copertina o le prime righe della prima pagina, e una volta accumulate sufficienti informazioni da poter capire se si tratta di un romanzo o di un saggio, se il testo tratta di pasticceria, microfoni, bambini, capelli o quant’altro, decidono se proseguire o no.

Questo accade anche perché tutti gli umani hanno un tempo limitato e delle energie limitate, e una parte del loro tempo e delle loro energie sono costretti a impiegarle per delle attività necessarie (lavorare, fare spesa, cucinare, mangiare, bere, dormire, ordinare casa, studiare materie universitarie…).
Perciò, devono necessariamente scartare delle possibilità di vita, fare delle rinunce, stabilire che una certa attività occupa troppo tempo o troppe energie e un’altra invece è adatta.
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DIVERSI USI DEL TERMINE NUDITà: NUDITà FISIOLOGICA E NUDITà CULTURALE

Il corpo umano è così complesso, che solo un ristretto numero di anatomisti umani padroneggia tutti i suoi dettagli: molti si specializzano solo su alcune parti interne, come il cervello, le viscere, ecc., accontentandosi di una buona conoscenza generale del resto del corpo.

Per ragionare sull’esposizione del corpo nudo, ma anche sul suo contatto sessuale con altri corpi non è necessario padroneggiare tutti i dettagli dall’anatomia, tuttavia in parte è necessario conoscere delle cose.

Per quanto riguarda l’esposizione del corpo nudo, sia per fare foto e video, ma anche spettacoli come il burlesque, o lo stripper, oppure performance teatrali, sono importanti solo le parti esterne del corpo e non quelle interne, perché sono quelle visibili dagli occhi di chi guarda, e tra le parti esterne sono più importanti alcune parti del corpo che altre, e dunque ci si può specializzare nella conoscenza accurata di esse: Mammelle (composte da areola e capezzoli), glutei, vulva, pene, ano.

Per prima cosa bisogna chiarire un aspetto linguistico generale. Con il termine “nudità” ci si può riferire a due elementi del mondo diversi. Uno è quello che descrive uno stato dell’intero corpo umano dalla testa ai piedi, affermando che è privo di vestiti, l’altro uso del termine è invece quello di indicare soltanto un insieme di parti del corpo, affermando che sono prive di vestiti.

Il primo uso del termine “nudità” è puramente descrittivo, il secondo invece indica la differenziazione di diverse parti del corpo (ad esempio viso e seno) e l’esistenza di una norma, contrapponendo lo stato delle cose così come viene percepito con lo stato delle cose come viene immaginato e si pensa dovrebbe essere: vestito.
Quest’ultimo è un concetto culturale creato attraverso diversi fattori, come ad esempio l’abitudine alla visione delle persone vestite e coperte in quelle parti del corpo indicate dall’uso del termine “nudo”. Si nasce nudi, e atei, e si diventa vestiti e religiosi, ma anche ideologizzati riguardo al come gestire la propria nudità (quando coprirla e scoprila, quando far interagire certe parti del corpo nudo col corpo altrui, e in che modalità).

Il viso e le mani sono quasi sempre scoperti in tutto l’anno solare. Le mani d’inverno possono essere coperte con i guanti, ma appena raggiunto un luogo chiuso si sfilano i guanti e si rimane a pelle nuda. Tuttavia, non si considerano il viso e le mani come parti nude. Si considerano alcune parti del corpo più nude delle altre quando scoperte, perché l’esigenza che siano coperte è più forte che in altre come il viso e le mani, la cui esigenze
è puramente strumentale in caso di freddo e neve. E le reazioni delle persone sono molto più forti in base a quale parte del corpo si scopre.
Sia per un senso di “normalità”, sia per una divisione delle funzioni del corpo. La pelle che va da sotto al seno all’inguine non ha una funzione ulteriore a quella di coprire ciò che c’è sotto, mentre la pelle sta sotto l’inguine e copre ciò che c’è sotto la vulva e il pene hanno delle funzioni ulteriori, l’orinare e la riproduzione.

Si può quindi elencare un ordine di nudità delle parti del corpo. Questa differenza di forma, colore e funzione, determina una differente risposta emotiva e cognitiva, un interesse visivo differente. Ci si sente anormali ad avere quelle parti del corpo scoperte in presenza di qualcun altro, se il contesto è in un modo, e ci si sente a proprio proprio agio se il contesto è in un altro modo.

nudità13
Nel proprio corpo e in quello di chi si desidera e ricambia il proprio desiderio esistono potenzialmente tutte le sensazioni possibili. Sono localizzate in alcune parti e non in altre e pronte a circolare nel resto del corpo, che aspettano solo di essere toccate, condivise e liberate. Per questo si infilano le lingue in bocca, pizzicarsi reciprocamente i capezzoli un dato numero di volte, leccarsi i rispettivi organi genitali, e poi fare dentro e fuori fino a che uno dei due non emette dei suoni che onomatopeicamente possono essere scritti come “ooo-ahhh, ooo-ahh” e l’altro fa spruzz, spruzz, spruzz.

Ogni società stabilisce ciò che deve essere coperto e ciò che può restare senza indumenti. In un grande numero di gruppi umani le parti del corpo da coprire sono gli organi genitali. In Giappone la norma secondo la quale i genitali devono restare nascosti è già contenuta nella lingua: la sillaba in, che significa “nascosto, oscurità, ombra”, è presente nei termini inbu: “genitale”, inmo: “peli del pube”, inno: “scroto”, e inmon: “vulva” (Duerr 1988). Se nella cultura occidentale è considerata buona norma coprirsi il seno poiché correlato alla sfera della sessualità, in molte culture africane il seno, maggiormente connesso alla funzione dell’allattamento, viene spesso mostrato, mentre sono le cosce a dover restare coperte avendo un forte legame con il desiderio sessuale. In un’isola del Gaeltacht (Irlanda), convenzionalmente denominata Iris Beag dall’antropologo J. Messenger, la nudità viene considerata un atteggiamento esplicitamente sessuale. Basta essere sorpresi senza calzini per provare un forte sentimento di vergogna; gli isolani hanno orrore della nudità e per questa ragione si lavano soltanto la faccia, il collo, le braccia, le mani e le gambe sotto le ginocchia; molti si rifiutano di farsi visitare durante una malattia per la paura di doversi spogliare, e persino la nudità degli animali domestici (cani e gatti) parrebbe essere causa di angustie e imbarazzo, soprattutto nel periodo dell’eccitamento sessuale.

Dal Rinascimento in poi si è sempre idealisticamente sottolineato il fatto che nella Grecia classica vigesse una forte libertà nel presentarsi nudi in combattimento e durante le gesta atletiche. In realtà il senso del pudore non era completamente svincolato dal concetto di nudità, soltanto che quest’ultima veniva ammessa in determinate occasioni e assumeva significati del tutto particolari, come nel caso della nudità dell’ebreo circonciso che, nei ginnasi, era giudicata inaccettabile (Duerr 1988). I greci erano sinceri ammiratori del pene dei fanciulli, purché questo fosse interamente ricoperto dal prepuzio. Durante gli esercizi fisici solevano legarsi il prepuzio sulla parte anteriore, in modo che non scivolasse inavvertitamente all’indietro. Un prepuzio corto era segno di un’eccessiva attività sessuale e la nudità del glande era, secondo il costume e i canoni estetici greci, riprovevole e imbarazzante. A partire dall’epoca in cui gli ebrei fecero ingresso nei ginnasi venne emanato un provvedimento secondo il quale potevano partecipare ai giochi olimpici unicamente quelli che si erano fatti nuovamente allungare il prepuzio. Come si può notare, il concetto di nudità era connesso non tanto alla mancanza di indumenti ma alla mancata copertura del glande; la nudità non era una questione di abiti ma di abitudini (nel caso specifico il ‘costume’ della circoncisione).

LE VARIE IDEOLOGIE SULLE PARTI DEL CORPO IMMORALI
Poiché l’esposizione di certe specifiche parti del corpo è erroneamente giudicata moralmente da moltissime persone, sia da chi deve scegliere di esporle, che da chi le vede esposte, c’è una maggiore attenzione verso l’apparato genitale rispetto a ogni altra parte del corpo, valutato in dettagli che vanno da un 1 cm a 1 mm, come se ci si avvicinasse con gli occhi a guardare ogni piccola variazione d’aspetto in quella parte del corpo, al contrario delle altre che le si possono valutare anche guardando da 1 a 5 metri di distanza. Per tanto si hanno molte scelte di limitazione nell’esposizione e ogni ragazza può scegliere di arrivare fino a una certa gradazione per rimanere entro quella che crede essere la moralità, la quale la può far pensare di essere nel giusto, di essere pura, di essere artistica, di essere amabile, accettabile, comprensibile al contrario delle altre esposizioni.

Indipendentemente dal come è fatta la foto che ritrae il soggetto nudo, di che tipo di luce che illumina il soggetto, dal tempo di esposizione, dall’inquadratura le fotografie in cui compaiono corpi nudi vengono separate in categorie sulla base del soggetto nella foto e del suo grado di nudità, del tipo di posa in cui è, e delle interazioni con oggetti o altri esseri umani che sta attuando. Per questo non si dice “facciamo foto scure” o “facciamo fotografie mosse” indicando la caratteristica della fotografia ma si dice “facciamo foto di nudo artistico, erotico, pornografico” indicando la caratteristica del soggetto.

Parlare di genere, soggetto e stile significa entrare in un mondo spesso confuso, non sempre ragionato del nostro modo di rappresentare il mondo.
Proviamo a dare alcune definizioni:
Il soggetto è quello che fotografi;
Lo stile è come lo fotografi.
Il genere definisce il modo in cui guardi al tuo soggetto dalla prospettiva del movimento artistico che abbracci o che crei per primo.

Chiariamo un po’ meglio quest’ultimo punto con un esempio, il Gruppo f/64 (Adams, Weston…)
Il loro lavoro si caratterizzava per:
Assenza di manipolazione;
Attenta rendizione di tonalità delicate ed immagini molto dettagliate;
Estrema profondità di campo;
Rifiuto di utilizzare filtri soft o obiettivi soft, carta pesantemente testurizzate e processi di stampa o ritocco che portassero all’alterazione complessiva dell’immagine fotografica.

Un genere, quindi, è indipendente dal soggetto, da quello che indossa, e dal suo grado di nudità. E’ definito da un approccio, da una metodologia.

Il diffuso apprezzamento del genere glamour, per il fatto che non mostra certe parti del corpo, e il diffuso disprezzo per il genere esplicito, per il fatto che mostra certe parti del corpo è il risultato della conformazione collettiva alle leggi morali vigenti nei riguardi dell’esposizione del corpo nudo.

Già l’espressione “lasciare spazio all’immaginazione” usata quasi sempre al posto di “dare spazio all’immaginazione” per descrivere il nudo “erotico” in contrapposizione a quello “pornografico” è tutto un programma, dal momento che il termine “lasciare” ha spesso un valore di insofferenza come quando si dice “lasciami in pace”, ma anche il termine “spazio” nelle espressioni “mi serve spazio” usata nei confronti di fidanzati che non si vuole più attorno, e quindi indica uno spazio che deve normativamente esserci, indipendentemente da quello che uno realmente vuole, e non può esserci o no indifferentemente, perché c’è differenza, lo spazio per l’immaginazione è sottinteso sia benefico, e l’assenza di spazio per l’immaginazione è sottinteso che sia malefico, per sé e per gli altri.

Per fare certe foto a ragazze non basta dire “voglio fotografarti nuda”, e per farsi fotografare in certi modi non basta dire “posso farmi fotografare nuda”, perché per molte ragazze la scelta non è solo tra vestita e nuda, anche se per altre invece è solo questa la scelta, e che si veda o non si vedano i genitali non fa differenza.

Per capire realmente come gli umani gestiscono la propria nudità e la propria sessualità, e quindi anche cosa rifiutano di fare e perché, bisogna fare discorsi complessi, e accettare quindi una certa difficoltà e precisione nel pensarci, oppure si può solo rimanere a un livello superficiale della descrizione delle cose.

Procedendo con un’analisi dettagliata, si può dire che il corpo umano ha delle parti alle quali non è assegnato nessun valore morale negativo e altre sì. Se si escludono volto e mani, che sono sempre scoperti durante la vita (a parte quando è freddo), le varie parti del corpo nude possono essere ordinate basandosi sul presupposto che più certe parti sono visibili nude, e più sono utilizzate per un contatto con un altro corpo senza determinati parametri, la gravità morale del fatto aumenta, e al contrario diminuisce.
Le varie esposizioni del corpo, così come i vari contatti tra corpi, che comprendono in modo maggiore o minore certe parti specifiche possono essere ordinate in questo modo:

gravità di valore 1: seno
gravità di valore 2: natiche,
gravità di valore 3: monte di venere/basso addome sopra il pene,
gravità di valore 4: vulva/pene,
gravità di valore 5: labbra vulvari/testicoli,
gravità di valore 6: ano

Per questa gradazione della nudità il termine “esplicito”, quando ad esempio si parla di fotografia o spogliarelli nei night club, assume sempre più senso quanto più ci si avvicina alla parte del corpo ritenuta maggiormente scabrosa se vista da qualcuno che non ha precise caratteristiche e peggio ancora toccata (o qualsiasi altra interazione) che rappresenta il massimo grado di nudità, e invece ha meno senso quanto più ci si allontana dal massimo grado di nudità.

Praticamente quando una ragazza si fa fotografare, o si esibisce in uno spettacolo di burlesque o in un night club con le mani sul seno è quasi equivalente allo stare in costume con un centimetro e mezzo di pelle scoperta in più e forniscono l’informazione che il soggetto voleva suscitare emozioni più intense rispetto allo stare in reggiseno.

gradinudità
Il seno, essendo tra le tre parti del corpo (seno, vulva, ano) quella che ha meno probabilità di provocare comportamenti violenti basati su concezioni morali (verbali e fisici) da parte degli altri nel momento in cui lo si espone (perché lo si fa anche durante l’allattamento o, anche se più raramente, in spiaggia, e sulle riviste è l’unica parte del corpo che ogni tanto si vede nuda) è la prima parte che una ragazza è disposta a esporre tra l’insieme delle parti del corpo che secondo alcuni sono moralmente da coprire (seno, natiche, monte di venere, vulva, labbra vulvari, ano), soprattutto se coperti i capezzoli con le mani o qualche oggetto, e lasciata visibile solo la parte attorno del seno che, a differenza dei capezzoli, ha lo stesso aspetto del resto della pelle che è accettabile mostrare.

Allo stesso modo rimanendo senza vestiti, la ragazza è prioritariamente disposta a mostrarsi con le mani che coprono la vulva, lasciando far vedere la pelle nuda ai lati, prima che mostrarla completamente, preferibilmente con oggetti che attenuano il concetto di desiderio sessuale e dissuadono dal dedurre che il soggetto rappresentato o la fotomodella stessa siano favorevoli a un tipo di sessualità separata dall’affettività e disponibile a più rapporti in un arco di tempo ristretto o contemporanea, oltre che senza inibizioni (lasciandola salva dal giudizio di troia nonostante sia infondato, insensato, inutile, a uso e consumo dell’egoismo di chi lo usa).

Oltre a scegliere il genere fotografico escludendone alcuni eventualmente una fotomodella è tenuta a descrivere in modo dettagliato cosa e come non far vedere, perché i nomi dei generi possono essere fraintesi, in modo che lui possa scegliere di fotografarla consapevole di ciò a cui andrà incontro.
Deve quindi conoscere la sua anatomia, la nomenclatura, e scegliere se mostrare tutto o qualcosa.

divisione apparato genitale femminile

Si può scegliere di mostrare il monte di venere, il prepuzio clitorideo, le grandi labbra, le piccole labbra, il perineo, e l’ano. Se non si vuole mostrare il proprio prepuzio clitorideo perché lo si trova esteticamente brutto (ad esempio perché grosso) ma solo il monte di venere, la fotomodella è tenuta a dirlo al fotografo, che sarà quindi costretto a non fotografarle frontalmente a meno che una gamba non lo copra. E non chiedere dopo di far saltare il lavoro. Piuttosto è meglio che non le fa le foto di nudo se non è capace a spiegare cosa si può o non si può fotografare. La responsabilità è maggiormente grave dal momento in cui la fotomodella ha esperienza, e dunque si è vista in foto, e si è valutata esteticamente.

La sottile linea di demarcazione tra bene e male per alcune ragazze è larga quanto le piccole labbra dell’apparato genitale femminile, in quanto mostrarle in foto, attraverso pose che ne permettono la visione, al contrario di mostrare le grandi labbra è giudicato “troppo”, “sbagliato”, “disprezzabile”.

La stessa espressione “aprire le gambe” è interpretata come negativa, e basta dire di una ragazza che è una “che apre le gambe” per provare dentro di sé un sentimento di disprezzo. Non c’è nessun altro movimento del corpo oltre a quello di aprire le gambe, come può essere sollevare un braccio, piegare una gamba, ruotare il collo, al quale viene attribuito un giudizio morale. Non si è mai sentito dire “quella è una che alza le braccia” o “è una che ruota il collo” o “è una che piega l’avanmbraccio” per schernirla con disprezzo, anzi, farebbe ridere. Al contrario si sente continuamente dire “quella lì è una che apre le gambe” e non si sa perché quest’unico atto compiuto da un’unica parte del corpo dovrebbe essere giudicato moralmente, e usato come sineddoche (sostituzione di un termine con un altro che ha con il primo una relazione di carattere quantitativo, cioè la parte per il tutto, il genere per la specie, il singolare per il plurale) di un pensiero o di uno stile di vita o un sentire.

C’è chi fa nudo esplicito ma rifiuta di far foto con chi vuole obbligatoriamente fare anche nudo esplicito durante il set, pur pagando, e non è disposto a far foto, o a pagare per farle se non ha sicurezza di avere la disponibilità della fotomodella a farle. Questo fenomeno non succede mai per gli altri generi fotografici. Se uno dice, ti pago solo se ti faccio foto beauty, oltre a fashion, nessuna dice “non ci scatto con te allora”.

LIMITAZIONE ALL’ESPOSIZIONE DEI GENITALI VALIDA SOLO PER ALCUNI DETTAGLI 
A differenza di generi fotografici in cui non c’è nudo, e anche di generi fotografici in cui pur essendo nudo il corpo, non espone le labbra della vulva e l’ano, in foto con labbra della vulva e ano visibili le categorizzazioni che le ragazze fanno si complicano millimetricamente in sottocategorie.

Paradossale e divertente il fatto che “mostrare ano, e piccole labbra” sia sputtanare certe parti del corpo, svenderle, svalorizzarle, e dunque sia implicito che ciò che vale deve essere tenuto o segreto o per pochi, mentre allo stesso tempo tutti dicono che il viso, o gli occhi sono la parte più importante di sé e del corpo, eppure sono perennemente esposti, dunque, secondo questa logica “sputtanati” e “svalorizzati”, che mostra una totale ignoranza per la logica.

A includere o escludere dalla categoria di nudo esplicito accettabile certe fotografie per alcune ragazze influiscono l’apertura delle gambe, la posizione del corpo, soprattutto della schiena (da dietro), gli oggetti, le espressioni del volto (di godimento, o di finta cattiveria), per altre invece dire “sono disponibile per nudo esplicito” significa includere ogni possibilità, ovvero mostrare tutto l’apparato genitale con le sue strutture (prepuzio clitoride, grandi labbra, piccole labbra, perineo e ano).

Per quanto riguarda i gradi di apertura delle gambe, quando le cosce sono a contatto, la vulva appare come una fessura di pelle lunga, dove le labbra, sono attaccate. La rima vulvare è chiusa a riposo (cioè le grandi labbra nascondono del tutto le altre strutture della vulva). Quando invece la donna si trova a cosce divaricate, la vulva si presenta di forma ovoidale ad asse verticale, e le labbra sono separate, mostrando anche una fessura tra le due.

Poi si possono distanziare le natiche manualmente tirando con loro anche le grandi labbra e la pelle dell’ano, oppure con le dita si possono tirare le grandi labbra e scoprire le piccole labbra.

gradiEsposizioneGenitale.jpg
Ci sono almeno due scuole di pensiero nella scelta di limitare l’esposizione dell’apparato genitale e categorizzarlo come “soft”.

VersioniEsplicitoSoft.jpgLe gambe chiuse non fanno automaticamente in modo che non si vedano le piccole labbra, perché queste hanno una lunghezza variabile di donna in donna, in alcuni casi se le possono inserire dentro manualmente. ma a parità di posa, a gambe chiuse, le piccole labbra si possono vedere come non vedere.

piccoleLabbra_posa.jpg

Se il limite posto all’esposizione dell’apparato genitale è che non si vedano le piccole labbra, allora le foto in cui le grandi labbra e l’ano si devono vedere le può fare solo chi per natura le ha corte, e chi le ha lunghe e vuole rimanere nel concetto di soft deve optare per foto in cui la rotazione delle natiche è di tre quarti rispetto alla fotocamera, oppure, la schiena non è totalmente piegata ma solo leggermente. Anche il grasso corporeo influisce nel nascondere ano e piccole labbra.
Se invece il limite è il rimando a posizioni sessuali anche così è accettabile. Variando la premessa al giudizio morale varia cosa includere o no nell’insieme delle esposizioni morali o immorali, nell’accettabile o nell’eccessivo.

Questa semplice e minima e dettagliata differenza visiva anatomica, la visibilità o non delle piccole labbra, o dell’apertura della vagina, per identificare la quale ci vuole molta attenzione, per molte cambia tutto, e rappresenta la linea di demarcazione tra il bene il male, dove il male è l’essere zoccola, volgare, sessuale, e dunque evitare tutto ciò è una difesa anti-zoccola, spesso inconsapevole.
La scelta del come e quanto il proprio corpo viene esposto in modo esplicito viene fatta per distanziarsi da quei comportamenti associati a certi concetti come quello di “chi fa certe cosa è troia/porco” ed evitare così di essere giudicate tali e subirne le conseguenze sociali.
Ci si distanzia da quel concetto con centimetri di pelle in meno, centimetri di apertura di gambe in meno, centimetri di curvatura di schiena in meno dal concetto di “donna per male”, ma è una ideologia, e non una sensazione istintiva.

Nudo esplicito soft: gambe chiuse con ano e vulva visibili.
Nudo esplicito hard (o Met-art): gambe spalancate con la possibilità di inquadrature strette.

E in fotografia molte ragazze basano questa distinzione tra generi fotografici di nudo esplicito, si può chiamarlo nudo esplicito soft e nudo esplicito hard, anche se la parola “hard” potrebbe portare a ulteriori fraintendimenti facendo pensare ai rapporti sessuali della pornografia chiamata appunto “hard”. Giudicando così il primo tipo di nudo esplicito, quello soft, come artistico ed elegante da donna per bene, e il secondo tipo di nudo esplicito, pornografico e volgare da donna per male.

A causa di questa diversa attribuzione di valore morale a certe esposizioni del corpo le fotografie pubblicate in siti web come come Met-Art si differenziano spesso da siti web come Suicide Girls, nonostante siano molto simili, proprio per i gradi di apertura delle gambe, e il grado di visibilità e illuminazione dell’ano di molte fotomodelle (che a volte permette la visione l’orifizio vaginale) ma anche per la maggiore attenzione suscitata allo sguardo dell’osservatore sul soggetto, ottenuta dall’isolamento del soggetto dalla scenografia con un fondale neutro, o con una inquadratura che lascia poco spazio all’ambiente e non distrae dal corpo.

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Così anche quando le cosce sono a contatto, e la vulva appare come una fessura, e non ha una forma ovoidale, se a quest’esposizione del corpo si uniscono oggetti ritenuti simbolicamente sessuali (da abbigliamento e scarpe di un colore e un tessuto associato al sadomaso, come la pelle nera o il latex, a simboli sostitutivi del pene o della vulva, come una banana o un’arancia tagliata a metà) l’esplicito diventa hard, secondo alcune ragazze che vogliono evitare di essere giudicate per le loro scelte espressive inerenti al sesso, e quindi evitare di essere considerate troie (da genitori, fidanzati, fratelli, amici, conoscenti, edicolanti).

TECNICA FOTOGRAFICA E ABBIGLIAMENTO COME FONTE D’IMMORALITà NEL NUDO
A volte una tecnica fotografica può attenuare il nudo esplicito, ad esempio facendo una polaroid (che è rende la vulva e l’ano fisicamente piccolo per l’occhio umano) e usando dei flash a una potenza elevata che schiariscono tutta la foto, oppure colorano lo sfondo con delle gelatine colorate, rendendo la foto meno oscura o provocante (perché non associata al colore nero o rosso). Per questo i fotografi che non conoscono questa differenziazione tra nudo esplicito soft e hard, quando chiedono a una fotomodella di fare per loro nudo esplicito possono rimanere sorpresi, confusi, e anche insoddisfatti (soprattutto se hanno pagato il servizio) nel momento in cui solo durante il set, e non prima, la fotomodella fa presente che è disposta a fare nudo esplicito con delle regole molto rigide per renderlo soft. Chiedendo indietro i soldi nel caso abbiano pagato, o rifiutandosi di pagare nel caso non lo abbiano ancora fatto.

Un esempio sono le foto fatte da Terry Richardson a Miley Cyrus, dove mima con le dita e la lingua l’atto di fare cunnilingus, e indossa uno strap-on. Uno strap-on dildo (anche detto strap-on, o dildo indossabile) è un dildo disegnato per essere indossato (mediante un’imbracatura) per rapporti anali, orali, vaginali e per quant’altro provochi desiderio e/o piacere, a prescindere dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere e dal sesso dei partecipanti.

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Le limitazioni all’esposizione delle nudità possono essere oltre che per motivi morali anche per motivi estetici. Oltre a scegliere il genere fotografico escludendone alcuni eventualmente una fotomodella è tenuta a descrivere in modo dettagliato cosa e come non far vedere, perché i nomi dei generi possono essere fraintesi, in modo che lui possa scegliere di fotografarla consapevole di ciò a cui andrà incontro.
Deve quindi conoscere la sua anatomia, la nomenclatura, e scegliere se mostrare tutto o qualcosa.

E facendo una lista anatomica ordinata dei vari generi di foto esce fuori questo:

1.Mani o braccia sul seno (Handbra),
2.Seno visibile (Topless),
3.Seno-natiche visibili, vulva nuda ma coperta con mani od oggetti (Nudo totale ma censurato nei genitali – Covered Nude, o Implied nude cioè nudo implicito contrapposto a esplicito)
4. Seno-natiche-vulva visibili (Nudo integrale)
5. Seno-natiche-vulva, labbra della vulva-ano visibili (Nudo esplicito soft)
6. Nudo esplicito hard (come MET-ART)
7. Erotico
8. Pornografico (il quale viene diviso moralmente a sua volta in diversi sottoinsiemi di categorie più o meno problematiche ordinata in base alla maggiore intensità di sensazioni fisiche provocata da quest’interazione. Leccare e succhiare non da l’intensità di sensazioni che da farsi penetrare o penetrare: Masturbazione autonoma, Toys, Cunnilingus e Fellatio, Penetrazione vaginale, Anale, Eiaculazione nella vagina, Gang Bang e così via)

Ora, bisogna considerare che guardare è diverso da interagire (toccando, leccando, penetrando e così via), ed queste due interazioni col corpo altrui vengono investite di parametri differenti.
Pertanto l’interazione visiva è di un grado meno invasiva e meno controllata e regolamentata, anche moralmente, dell’interazione del corpo con l’altro corpo.

Da questo si arriva al fatto che si può allegramente accettare che una ragazza mostri parzialmente il suo corpo, e che si possa nettamente rifiutare che una ragazza interagisca parzialmente col corpo altrui, ad esempio nei lavori che implicano il sesso (pornografia, prostituzione).

Inserendo anche l’insieme delle condizioni in cui si trova il soggetto fotografato durante l’interazione con i propri genitali o l’interazione genitale con gli altri corpi (pornografica) lo schema completo diventa questo:

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Proprio perché la pornografia è un evento eccezionale nella società attuale, nell’ambito della pornografia, al contrario della fotografia di nudo in cui non ci sono le nudostar, sono nate le pornostar, come Sasha Grey, Stoya e così via.

pornstars
A sua volta, l’insieme delle ragazze che accettano di farsi fotografare nude e di condividere queste foto nel web, si differenzia in due sottoinsiemi di ragazze. Quelle si mostrano in foto esplicite con delle regole precise e altre che non hanno queste regole.

Poiché l’esposizione di certe specifiche parti del corpo è erroneamente giudicata moralmente da moltissime persone, sia da chi deve scegliere di esporle, che da chi le vede esposte, ogni ragazza può scegliere di arrivare fino a una certa gradazione per rimanere entro quella che crede essere la moralità. Ma poiché un fotografo non può sapere cosa può volere, lo deve comunicare prima.
Se una ragazza vuole una intensità della luce più bassa perché sennò si vedono troppo i capezzoli sotto la camicetta semitrasparente, mentre li vuol far vedere ma poco, o se una vuole mostrare una sola tetta invece che due, o se una vuole solo le natiche invece che anche la vulva, o le labbra della vulva nella posizione della pecora mo solo se con le gambe chiuse invece che aperte, la sua fede religiosa nel fatto che più o meno esposizione del proprio corpo nudo abbia qualche significato metafisico deve essere rispettata, ma deve organizzarsi e comunicarlo al fotografo prima di fargli spostare un solo piede. Il problema è che neanche le fotomodelle professioniste sanno cosa non vogliono, soprattutto perché sono ignoranti di fotografia e non conoscono tutte le possibilità di fotografare. Poiché amano tanto dire “l’immagine è mia” o “il culo è mio” in modo sprezzante quando un fotografo tenta un ragionamento logico volto a stabilire dov’è il giusto e dov’è lo sbagliato nel pretendere di non usare delle foto scattate (a volte la maggioranza) allora è un problema loro capire cosa mostrare o no, perché appunto immagine e culo non sono del fotografo.

AVVISARE IL FOTOGRAFO PREVEDENDO COSA SI DOVRà ESPORRE O NO

Al di là della sensatezza di questa esclusione dalla moralità di certe parti del corpo esposte, una persona può credere anche a principii morali insensati, ma non deve provocare problemi agli altri per questi principii. Così come chi crede che gli omosessuali siano impuri, immorali e contronatura non deve imporre questi pregiudizi medievali a loro.

Ma poiché un fotografo non può sapere cosa può volere, lo deve comunicare prima.
Se una ragazza vuole una intensità della luce più bassa perché sennò si vedono troppo i capezzoli sotto la camicetta semitrasparente, mentre li vuol far vedere ma poco, o se una vuole mostrare una sola tetta invece che due, o se una vuole solo le natiche invece che anche la vulva, o le labbra della vulva nella posizione della pecora mo solo se con le gambe chiuse invece che aperte, la sua fede religiosa nel fatto che più o meno esposizione del proprio corpo nudo abbia qualche significato metafisico deve essere rispettata, ma deve organizzarsi e comunicarlo al fotografo prima di fargli spostare un solo piede. Il problema è che neanche le fotomodelle professioniste sanno cosa non vogliono, soprattutto perché sono ignoranti di fotografia e non conoscono tutte le possibilità di fotografare. Poiché amano tanto dire “l’immagine è mia” o “il culo è mio” in modo sprezzante quando un fotografo tenta un ragionamento logico volto a stabilire dov’è il giusto e dov’è lo sbagliato nel pretendere di non usare delle foto scattate (a volte la maggioranza) allora è un problema loro capire cosa mostrare o no, perché appunto immagine e culo non sono del fotografo.

I giudizi etici sulla fotografia come sex toy

L’USO DELLA FOTOCAMERA COME SEX TOY O PRELIMINARE SESSUALE O SUPPORTO SESSUALE
Sin da quando nel 1816  Joseph Nicéphore Niépce ottenne la sua prima immagine fotografica (che ritraeva un angolo della sua stanza di lavoro) utilizzando un foglio di carta sensibilizzato, forse, con cloruro d’argento, scoprendo così come si ottengono le fotografia, gli umani hanno iniziato ad avere la possibilità di fare centinaia di cose diverse con quella tecnologia, che ha moltissime funzioni.
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Il luogo comune che nel sesso promiscuo/occasionale “il maschio è considerato figo mentre la femmina è considerata troia”

Partendo dal presupposto che c’è chi pensa che il giudizio “troia” sia emesso a causa del maschilismo e che il maschilismo sia l’unica causa possibile di un insulto sessuale rivolto a una donna, e che quindi sia allo stesso tempo un insulto che rientra nella categoria più ampia chiamata “sessismo”, ovvero una forma di discriminazione tra gli esseri umani basata sul genere sessuale, che in questo caso è a sfavore del sesso femminile, certe persone deducono che per questo motivo:
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Baratto e tfcd: La pseudo-collaborazione nell’epoca della figa d’oro e del cazzo di cane

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Poiché non tutte le merci e i servizi hanno lo stesso costo economico ma si dividono in quelle che hanno costi maggiori o minori di una certa cifra, la soddisfazione, le emozioni, i desideri che si hanno e si vuole soddisfare attraverso merci e servizi possono avere un basso costo economico o un alto costo economico.
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