Manifesto FSN

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Disegno realizzato da Masaya : https://www.facebook.com/MasayaEBasta

Ci auguro di vivere in un mondo in cui nel fare fotografie si è liberi da tentativi ingiusti, da parte di chi non fa nulla di fotografico, di esercitare potere su chi si fa fare foto o fa foto a chi se le fa fare, per trasformare queste persone da persone “sbagliate” a persone “giuste”, secondo gli standard soggettivi scambiati per oggettivi, senza nessuna verifica della loro oggettività, oppure tentando di trasformare queste persone imponendo i propri standard pur conoscendo la loro soggettività e disinteressandosi della non responsabilità degli altri. Esercizio di potere che può avere buon esito se l’altro è predisposto a far stimolare i propri sensi di colpa e paura.

Stimolati attraverso condanne, censure, arginazioni, disapprovazioni/derisioni pubbliche, emarginazione, ammonimenti, rimproveri, pretese, insulti, diffamazioni, minacce, ricatti, svalutazioni, obblighi, pressioni, punizioni, critiche distruttive, malevolenza, diffidenza, assunzioni, molestie, mancanza di rispetto, invadenza, maltrattamentieallusioni negative.

Situazioni in cui si puo sentire il bisogno di stare in guardia, difendersi, aggredire, fuggire dal problema smettendo di fare o farsi fare fotografie.

Liberi di fotografare in modo professionale o amatoriale, liberi di fotografare un corpo canonico come uno non canonico, un look canonico come uno non canonico (capelli colorati, cotonati, tagliati in modo strano), un corpo nudo come uno vestito, con zone sessuali visibili o no, in pose sessuali o non, in atteggiamenti sessuali o non, in cui non ci sia discriminazione, le persone si possano sentire sicure, nel giusto a fare quello che fanno. In cui i soggetti che decidono di far foto credono veramente nel farle. In cui chi guarda le foto non si focalizzisul gradimento dell’aspetto dei soggetti, oppure non si focalizzi sul non gradimento dell’aspetto dei soggetti.

Un mondo fotografico in cui le persone abbiano interesse nel comunicare le proprie critiche su come si può migliorare quello che c’è creando meno sofferenza possibile, utilizzare interpretazioni utili a non provare avversione, avere l’interesse per la verità e non l’interesse nell’imporre la soddisfazione dei propri bisogni e standard, e conoscere la falsità e infondatezza di alcune critiche abitualmente pensate come fondate e vere.

Essere liberi da pregiudizi negativi. Eliminando dalla parola “pornografia”, la negatività che gli viene attribuita. Rendendola libera da negatività quanto sono libere da essa le parole uditivamente simili “fotografia”, “radiografia”, “discografia”, “videografia”, “biografia”. Vivere liberi da molestie verso chi si mostra in un modo in cui nella vita quotidiana non è dato mostrarsi, o chi osserva in un modo in cui nella vita quotidiana non è permesso osservare, causate dall’assunzione che i soggetti che così fanno è la molestia che vogliono e chiedono, o quello che si meritano. Liberi dall’ipocrisia di chi impedisce la chiara espressione di desiderio sessuale carnale al di là di fantasie, speranze e bisogni romantici per poi di nascosto fare ciò che impedisce agli altri di fare. Liberi dalla proiezione di colpevolezza nell’altro perché ci si autogiudica colpevoli di certe emozioni, sensazioni e desideri e non si riesce ad accettare di averli, e nascondendoli, si desidera che gli altri facciano altrettanto per non essere soli a vivere questa sofferenza di non accettarsi.

Liberi dalla superficialità nel valutare l’accettare di essere trattati come se si valesse più degli altri come ininfluente nel mondo, e quindi dall’abusare del potere fornito da chi tratta come se si meritasse di più degli altri nei confronti della soddisfazione dei bisogni fisiologici e psicologici, i possessori della propria immagine casualmente corrispondente ai canoni proposti nelle riviste, tv, film e telefim.
Scegliendo di godere della bellezza dell’aspetto altrui stimolandosi la vista e il proprio senso estetico, senza dare privilegi nei confronti dei bisogni fisiologici e psicologici che non si danno agli altri, come gentilezza, affetto e soldi, che non si danno a chi è senza casa, senza famiglia, senza lavoro, e senza la bellezza corrispondente al canone, e dunque ci auguro di vivere liberi dalla ricerca dell’essere apprezzati più degli altri in contrasto agli altri, grazie alla svalutazione degli altri, dalla ricerca di privilegi a danno degli altri, attraverso menzogne, artefatti, invidia, competizione, manipolazione, disinteresse dei bisogni degli altri. Liberi dall’idea che se si ha la bellezza si merita più gentilezza, più rispetto, più interesse, più apprezzamento, più facilità di vivere, più merito di non soffrire e non faticare degli altri, perché non siamo che uno fra gli infiniti esseri senzienti che desiderano tutti con la stessa intensità di essere felici e di evitare il dolore e dunque nessuno è più o meno importante degli altri. Nessuna star è più importante di chi non è una star. Di conseguenza, quando esprimiamo il desiderio che tutti siano felici e liberi dal dolore, dobbiamo includere anche noi stessi e gli altri. Ricercando una soddisfazione non a tutti costi, ma con dei limiti che sono il rispetto per i bisogni degli altri e la loro vulnerabilità, senza recare sofferenza. Liberi dalla competizione senza compassione, per raggiungere il primo posto e goderne i vantaggi a danno degli altri, senza fare nulla per aiutare chi non ha avuto le stesse fortune. Liberi dal bisogno ossessivo e pervasivo di avere potere sugli altri attraverso il possesso e l’uso della bellezza che comporta l’ossessione del mostrare il proprio aspetto sempre conforme ai canoni, con l’aiuto di make-up, abbigliamento, accessori, acconciature, aggredendo chi impedisce di farlo, arrivando a paranoie, ipocondrie e dismorfofobie, autolesionismi. Liberi dall’idea che solo chi produce guadagni a uno stato meriti dei soldi per soddisfare il bisogno di mangiare, bere, dormire, defecare e urinare, lavarsi, vestirsi e ridere, e dal conseguente fatto che chi ha la bellezza può guadagnare più soldi di quanti servono per i propri bisogni primari e chi non ce l’ha può morire per strada nell’indifferenza di tutti.
Liberi dall’idea che solo che è incluso nell’insieme delle caratteristiche estetiche si meriti certi trattamenti e chi invece possiede caratteristiche escluse non si meriti certi trattamenti.
Caratteristiche escluse e nascoste quotidianamente come tutti i danni che la pelle può aver subito come ferite, ustioni, ematomi, piaghe, verruche, cisti, tumori, infiammazioni, cicatrici, cheloidi. Tutte le malattie varie della pelle, rughe sul volto e sul collo, brufoli, smagliature, nei, lentiggini, efelidi, sproporzioni a livello di ossa, cellulite, foruncoli. Displasie alle gambe, handicap, obesità, anoressia, strabismo, alopecia femminile, pieghe cutanee nelle zone delle articolazioni come le dita, peli sul mento, sopra le labbra, sulle braccia, sotto le ascelle, canini sporgenti, denti gialli, cecità. E moltissime altre. Liberi da questi schemi mentali.

Liberi dalla diffidenza nei confronti delle persone con le quali si collobora a causa della loro possibile instabilità e imprevedibilità, attraverso l’uso e il potenziamento del proprio buon senso, dell’autoriflessione, della propria integrità mentale, facoltà che evitano di cambiare idea continuamente improvvisamente lasciando il fotografo con una sensazione di vuoto e sfiducia. Liberi dalla mancanza di rispetto per l’impiego di energia, tempo, soldi, emozioni, pensieri, conversazioni nel pensare solo al proprio guadagno nel produrre foto.

Occorre rendersi conto che la nostra condizione di vulnerabilità e di bisogno è così pervasiva che solo con l’aiuto della società nel suo insieme possiamo costruire una rete di tutele e aiuti che ci permettano di vivere la fotografia come esperienza arricchente anziché come un’esperienza scottante. Ed è quindi necessario che ognuno cambi il proprio modo di interpretare le cose.

Ma non tutti hanno la capacità di rendersi conto della necessità di un mondo pacifico. E non accadrà che tutti si conformeranno al mondo fotografico che desidera FSN. Perciò, chi desidera questo mondo appena descritto, è meglio che non preferisca nettamente questo mondo rifiutando quello reale, oppure da questo desiderio nascerà solo tristezza, e non un miglioramento del mondo che già c’è.

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